Chi paga il debito di Zombilandia?

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Nel Paese di Zombilandia gli zombilandesi elessero Mr. Zombie Presidente.

Mr. Zombie era un tipo brillante. Pieno di sorrisi, ammiccava alle telecamere, e nei numerosi talk show in TV ai quali era invitato, risolveva ogni domanda con una battuta, tranne le volte che diventava serio, e parlava di asili nido, commuovendo le mamme di Zombilandia, che in massa lo votarono.

E così Mr. Zombie iniziò a governare. La situazione economica di Zombilandia non era florida, ma non era nemmeno seria: c’era sempre spazio per una battuta ad effetto con la quale stemperare la tensione. Gli efficaci slogan della campagna elettorale ancora risuonavano nell’aria, e gli zombilandesi erano ricolmi di speranza e di una sordida felicità che non sapevano spiegare. Vivevano tranquilli e andavano ogni sera al ristorante a mangiare grandi piatti di vermi. I ristoranti infatti erano pieni zeppi.

Mr. Zombie fece tante cose, alcune buone, alcune meno. Ma soprattutto si mise in testa che gli zombilandesi dovessero dotarsi di un esercito per difendersi dalla minaccia dei Maiali, che sembrava dovessero invadere il Paese da un giorno all’altro. Gli zombilandesi avevano paura, e la TV confermò loro che la paura era parecchio giustificata!

Fu così che Mr. Zombie andò in banca e chiese un prestito di 400 mila Zombini. Zombilandia fu dotata di un grandioso esercito, che si esercitava ogni giorno preparandosi a difendere il Paese, se ce ne fosse stato bisogno. Gli zombilandesi erano fiduciosi e sicuri: se i Maiali avessero provato a minacciarli, ora avrebbero potuto rispondere e difendersi. Furono acquistati aerei e carri armati, che per qualche anno fecero bella figura sfoggiati nelle parate della Festa Nazionale. Gli zombilandesi erano felici.

Arrivò la prima rata del mutuo, e Mr. Zombie la pagò. Dovette certo tagliare un po’ le spese generali. Qualcuno si lamentò, ma gli zombilandesi erano sempre abbastanza felici, e confidavano nella saggezza del loro carismatico leader, che continuava a sorridere ed ammiccare. E che figurino appariva al fianco dei grandi del pianeta durante le parate!

Arrivò poi la seconda rata del mutuo. Per pagarla Mr. Zombie chiese agli zombilandesi un sacrificio. Una tassa straordinaria sulla notte: per i giorni in cui il sole sorgeva dopo le 5 di mattina, si dovevano versare 10 Zombini. Un po’ riluttanti, gli zombilandesi accettarono però di buon grado – che altro potevano fare? – anche perchè il loro leader spiegò che una parte del loro sacrificio sarebbe stato investito per la crescita. Difatti furono acquistati altri 30 carri armati, e l’esercito di Zombilandia crebbe. Gli zombilandesi non erano più tanto felici. Qualcuno tirò la cinghia e smise di andare al ristorante. Un lusso inutile, del quale si poteva certo fare a meno. Ma Mr. Zombie in TV giurava che i ristoranti erano pieni come un tempo, e che se qualcuno aveva smesso di andare a cena fuori, in ogni caso l’industria del verme in scatola andava a gonfie vele e compensava la perdita. Era macroeconomia, spiegò in TV, e fece bella figura.

Arrivò la terza rata del mutuo. Mr. Zombie si fece serio serio e in diretta TV nazionale spiegò che la crisi del settore dei vermi aveva causato meno entroiti per le casse dello Stato, e che per questo si dovevano tagliare le pensioni. Ma come, quel settore non andava a gonfie vele, chiese il Giornalista a Mr. Zombie. “Io non ho mai detto una cosa del genere. Lo giuro sulla testa dei miei figli”. La TV confermò infatti che non l’aveva mai detto, e che invece erano state parole messe in bocca al Presidente dalla propaganda dell’opposizione, che voleva instaurare un regime dittatoriale a Zombilandia, in accordo coi Maiali.

Il sistema delle pensioni fu dunque riformato, anche perchè adesso gli zombilandesi non morivano più come un tempo. Agli zombilandesi questa cosa non andava giù, ma che potevano fare? Qualcuno protestò, qualcuno minacciò che non avrebbe più votato Mr. Zombie, e qualcun altro fiutò il cambio di vento e mise su un Nuovo Partito. Il Nuovo Partito parlava quasi sempre male di Mr. Zombie, e gli zombilandesi erano adesso un po’ confusi.

Ma arrivò presto la quarta rata del mutuo. I Maiali non avevano ancora invaso il Paese, e quindi l’esercito continuava a prepararsi marciando e sparando tutto il giorno. I carri armati erano diventati però obsoleti e dovevano essere sostituiti, o la difesa contro i Maiali poteva non risultare efficace. Mr. Zombie andò in banca. Chiese un nuovo mutuo, e la banca glielo concesse. La rata in scadenza fu pagata senza sacrifici utilizzando parte del nuovo prestito, mentre il resto fu impegnato per comprare carri armati di nuova generazione. Gli zombilandesi erano di nuovo felici, e ricolmi di speranza, e ammiravano i carri armati di Zombilandia nuovi fiammanti.

Arrivò presto però la quinta rata del prestito vecchio, più la prima del nuovo. Mr. Zombie confidava in una ripresa economica che non si era verificata, a causa dell’aumento del prezzo dell’olio delle lampade votive, che aveva provocato la recessione. Per onorare il prestito Mr. Zombie vendette, per mezzo della Banca (che incassò laute commissioni), tutti i cimiteri statali ai Maiali, che furono così privatizzati. Gli zombilandesi erano perplessi, ma Mr. Zombie spiegò che i cimiteri sarebbero diventati adesso molto più efficienti, anche se ora per l’ingresso si sarebbe dovuto pagare un biglietto, e che i Maiali grazie alle sue doti diplomatiche, erano ora diventati amici di Zombilandia. La guerra era scongiurata, il Paese era salvo!

Il Paese era però adesso molto diverso. Zombilandia era in recessione, con un esercito inutilizzato sul groppone, e pieno di debiti. Alle elezioni vinse il Nuovo Partito, al quale il popolo di zombilandesi affidava le proprie speranze di riportare Zombilandia quantomeno al precedente livello di benessere. Il leader del Nuovo Partito era un severo Professore, che senza troppi giri di parole spiegò che la situazione era gravissima e gli zombilandesi dovevano prepararsi a grandi sacrifici per qualche anno, ma che alla fine tutto si sarebbe risolto per il meglio. Gli zombilandesi non ci capivano molto, ma si fidavano del Professore, che aveva fatto le scuole alte, e studi approfonditi in materia. Fecero quindi tutti i sacrifici loro imposti: le tasse aumentarono, i servizi pubblici diminuirono di qualità e quantità, le pensioni nuovamente riformate. Molti smisero di acquistare del tutto vermi. Molti allevamenti e imprese di confezionamento vermi per questo chiusero, altre si trasferirono all’estero, nel Paese dei Maiali, dove la manodopera costava poco perchè i Maiali non facevano controlli, e tanti zombilandesi si trovarono senza lavoro. Ma lo Stato non aveva fondi per alleviare le sofferenze degli zombilandesi disoccupati, perchè tutti i tagli e le tasse erano destinate alla copertura dei primi due prestiti. Così il Professore andò in Banca, e chiese un terzo prestito. La banca glielo concesse.

Ma l’economia non decollò e alla scadenza successiva Zombilandia ci arrivò con le casse vuote. Il Professore si dimise, la Banca e i Maiali suggerirono al Parlamento che se avesse nominato Presidente tal Leccapiedi, avrebbero ritrattato il debito pregresso e concesso nuovi finanziamenti. Leccapiedi diventò dunque Presidente di Zombilandia senza passare per le urne, e il nuovo prestito fu concesso, ma la Banca chiese garanzie: Zombilandia dovette promettere di vendere ad un prezzo prestabilito tutti gli aerei e i carri armati ai Maiali, che da parte loro garantirono il prestito. Ma i Maiali adesso erano amici, i carri armati non servivano a granché, e Leccapiedi firmò.

Per consentire la ripresa dell’economia, Leccapiedi varò una serie di Riforme, concertate con la Banca: per incentivare il settore dei vermi, agli imprenditori che riaprivano le fabbriche ora chiuse fu concesso di licenziare quando avessero voluto e senza fornire giustificazioni. Le fabbriche infatti riaprirono, ma gli zombilandesi adesso non erano felici per niente: se non lavoravano alle condizioni imposte dagli imprenditori, venivano licenziati e sostituiti con altri lavoratori disoccupati più disperati di loro. Il settore del verme era stato peraltro nel frattempo trasformato, e il lavoro richiedeva poco impegno e poca specializzazione: i vermi venivano coltivati dai Maiali e importati; a Zombilandia ci si limitava a confezionarli utilizzando macchinari semiautomatici a basso impiego di manodopera. Era diventata una gara tra disperati, ma che si poteva fare? Peraltro chi un lavoro ce l’aveva ancora e vedeva gli altri disoccupati, era molto preoccupato di perderlo, e non solidarizzava affatto con i suoi concittadini, ai quali dava anzi la colpa di non sapersi cercare o mantenere un lavoro, e di avere troppe pretese. Il Paese si spaccò, e la tensione crebbe.

La situazione non poteva durare a lungo. Ad un certo punto a Zombilandia gli zombilandesi si ribellarono, scesero in piazza e Leccapiedi dovette dimettersi. Si andò a elezioni anticipate. Mr. Zombie si ripresentò e vinse: gli Zombilandesi ricordavano che quando fu eletto la prima volta, si stava di molto meglio! Ma durò poco. Giusto il tempo di ottenere un nuovo prestito dalla banca, che impose però come condizione non trattabile, che i macchinari per confezionare i vermi fossero acquistati dalla Tettonia: i Téttoni erano infatti ottimi clienti della Banca. A Mr. Zombie parve tutto sommato un buon affare, tanto i macchinari da qualche parte li si doveva pur comprare, e firmò. Ma i Téttoni aumentarono il prezzo dei macchinari del 67,5% e Zombilandia sprofondò di nuovo in recessione.

Si tornò di nuovo al voto, e questa volta vinse Tzombis. Tzombis era stato, inascoltato, l’unico a dire in quegli anni che il Paese era corrotto e malgovernato, e che il debito mal speso non si sarebbe mai potuto ripagare.

Diventato Presidente, Tzombis andò in banca. Non chiese soldi. Disse alla Banca: “Il debito di Zombilandia non è pagabile. Gli zombilandesi da anni fanno sacrifici enormi per ripagare un debito del quale non hanno beneficiato in alcun modo. Ci ha guadagnato chi ha governato, ci ha guadagnato la Banca e suoi partner commerciali. Ma nessun altro zombilandese. Noi quindi non pagheremo più”.

La Banca si risentì molto e protestò con veemenza. I Maiali fecero durissime interviste alla TV, dicendo che Tzombis era un poco di buono, un folle che avrebbe gettato Zombilandia nel caos.
Ma Tzombis continuò: “Gli unici che stanno pagando questa situazione sono i miei concittadini. Per quanto dovranno pagare il prezzo di essersi fidati di governanti incapaci e corrotti? Voi piuttosto: avevate la possibilità di capire, e nonostante questo avete prestato soldi senza verificare come sarebbero stati spesi. Avete fatto un cattivo investimento. Capita. Arrivederci.”

Così Zombilandia non pagò nessuna rata. La Banca protestò, disse che non avrebbe mai più concesso prestiti a Zombilandia se non avessero subito cambiato Presidente. I Maiali minacciosi schierarono i carri armati, che una volta erano di Zombilandia, lungo i suoi confini. Furono emesse numerose sentenze internazionali che obbligavano Zombilandia a ripagare il debito.

Ma Tzombis non se ne curò e resistette: nessun tribunale straniero poteva obbligare Zombilandia a pagare, nessun giudice poteva ordinare pignoramenti in un territorio nel quale non aveva giurisdizione, e quando qualcuno forzatamente lo fece, nessun ufficiale giudiziario potè eseguire la sentenza. La crisi internazionale fu lentamente stemperata dai Paesi Confinanti, che non volevano certo una guerra nel loro Continente – e poi per cosa? per soldi? si era mai visto un motivo più futile per fare la guerra? Nessuno nel Continente avrebbe messo a repentaglio la propria vita per della carta stampata!

I Maiali, che avevano garantito il prestito, dovettero restituirlo di tasca loro, e per farlo cedettero tutta la flotta di carri armati acquistati tempo addietro da Zombilandia.

Nel frattempo gli zombilandesi ripresero a coltivare vermi. Qualche anno dopo erano diventati così bravi da venderne il surplus ai Paesi Confinanti, che compravano gli squisiti vermi di Zombilandia nonostante l’embargo proclamato dalla Banca e dai Maiali. Alcuni illuminati imprenditori inventarono dei nuovi macchinari per confezionare vermi, e strinsero partnership coi Téttoni, che di buon grado si adeguarono alle mutate condizioni di mercato, pur di non perdere del tutto il business.

Alla fine Zombilandia tornò, con un po’ di fatica, un Paese felice. Si lavorava per vivere, non si viveva per lavorare e per ripagare un debito che nessuno, adesso, ricordava nemmeno più per quale motivo era sorto.

P.S.: è solo una favola estiva. Ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale.

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