Papa Francesco, l’ipocrisia e il potere.

Si legge in questi giorni che il Papa si sarebbe messo di traverso rispetto alla cordata capeggiata da una fronda interna della Chiesa che chiederebbe al Vaticano di spingere per la riuscita del Family Day, che quest’anno assume un significato del tutto particolare essendo seriamente in discussione la possibilità che finalmente il Parlamento italiano vari una norma per il riconoscimento universale dei diritti civili. Addirittura il cardinal Bagnasco, che aveva chiesto udienza a Bergoglio sarebbe stato rimbalzato dal Papa stesso. La Santa Sede si affretta a spegnere le polemiche, ma intanto una vocina si intrufola e gira insistentemente nei pensieri degli italiani: il papa è a favore dei gay? Beh, se certamente non lo vedremo mai sfilare in testa ad un Gay-Pride, di sicuro non è la prima volta che Papa Francesco strizza l’occhietto al movimento omosessuale, fin da quel “se una persona è gay, chi sono io per giudicarla?” del 2013, che fece partire una ola dalla curva dei vaticanisti più riformisti e aperti e di atei e laici vessati da secoli di ingerenza del potere spirituale su quello temporale, lasciando intravedere in fondo al tunnel la possibilità di un oramai insperato adeguamento della Chiesa ai tempi.

Eppure quando Papa Francesco era “solo” Jorge Bergoglio, cardinale della periferia del mondo al centro di Buenos Aires, le cose sembravano molto diverse.

Era solo il 2010 quando il futuro papa si mise di traverso, stavolta, alle riforme appena annunciate dall’allora Presidenta Cristina Kirchner, che stava per varare una legge per legalizzare il matrimonio fra persone dello stesso sesso. Ne parlarono la BBC, la Naciòn, e molti altri giornali e siti locali, basta una ricerca mirata su Google.

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Parteciparono tra le 50 e le 100 mila persone. Bergoglio fu l’animatore della protesta. “Distinguire non è discriminare… approvare il matrimonio omosessuale è un arretramento antropologico” disse l’allora cardinale. Bergoglio fece distribuire un volantino contro la proposta di legge argentina, secondo il quale essa era “la pretesa distruttiva del piano di Dio”. Toni da Inquisizione, come infatti Cristina Kirchner bollò la protesta e l’attivismo bergogliano. Riportiamo qui la traduzione dell’articolo de “La Nacion”, uno dei maggiori quotidiani argentini:

Bergoglio si è messo in testa alla marcia

Il Cardinale Jorge Bergoglio si è messo direttamente in testa alla marcia contro il Matrimonio gay. L’arcivescovo di Buenos Aires ha inviato una lettera a parroci e cappellani perchè facilitino ai loro fedeli la partecipazione, martedì prossimo, alla manifestazione di fronte al Congresso. Bergoglio ha anche chiesto che nelle messe di dopodomani venga letta la dichiarazione dell’Episcopato “sul bene inalterabile del matrimonio e della famiglia”. E’ infatti previsto che il prossimo mercoledì sia discusso in Senato il progetto di legge sul matrimonio omosessuale. Bergoglio ha inviato il messaggio gli ultimi giorni di giugno, ma è stato diffuso solo ieri. Un giorno prima era stato resa nota un’altra lettera di Bergoglio diretta alle monache carmelitane, nella quale criticava con durezza il progetto di legge approvato nella Camera dei Deputati.

La posizione del cardinale è stata rispedita al mittente da Néstor Kirchner. Il marito della Presidenta, uno dei principali promotori del matrimonio egualitario, ha tuonato contro la Curia: “L’Argentina deve abbandonare definitivamente le visioni discriminatorie e oscurantiste”. In questi sette anni di Kirchnerismo al governo la coppia presidenziale non ha mai nascosto la scarsa simpatia per il cardinal Bergoglio. Uno degli atti concreti del Governo nella sua “guerra” con Bergoglio fu di trasferire la messa ufficiale del 25 maggio (Festa Nazionale Argentina, ndt), a diocesi considerate “amiche”.  […]

La deputata Elisa Carrió ha commentato che il dibattito legislativo è condizionato pesantemente da motivazioni quasi personali: “Le posizioni rigide sono riscontrabili in entrambi i lati, dai settori estremisti della Chiesa, però anche dalla parte di Nestor Kirchner, che vuole usare il matrimonio gay per confrontarsi con Bergoglio”. E ha aggiunto: “La verità è che a Kirchner non gli importa nulla della comunità gay, quello che a Kirchner interessa è combattere con qualcuno e sta usando gli omosessuali.”  […]

Dichiarazione della Chiesa (attribuita a Bergoglio, ndt)

“Affermare l’eterosessualità come requisito per il matrimonio non è discriminare, ma partire da una nota oggettiva come suo requisito preventivo. Il matrimonio non è una istituzione solamente umana, nonostante le numerose variazioni subite nel corso dei secoli. Non siamo di fronte ad un fatto privato o a un’opzione religiosa, ma di fronte a una realtà che ha le sue radici nella stessa natura dell’uomo, che è uomo e donna. Il matrimonio come relazione stabile tra l’uomo e  ladonna, che si completano con la trasmissione e la cura della vita.”

Insomma, al di là dei fatti e delle reciproche posizioni, emerge quindi dalla lettura degli articoli dei quotidiani, una guerra fredda, anzi piuttosto calda, tra il Kirchnerismo e il Bergoglismo, nella quale gli omosessuali sono, loro malgrado, solo un’arma nelle mani rispettivamente dello Stato e della Chiesa.

Le posizioni molto più morbide (e condivisibili) di oggi di Papa Francesco sono dunque solo un’arma da scagliare contro i propri nemici interni?

Possibile. Il dietro front è davvero di quelli clamorosi, anche se parzialmente giustificabile dalla differenza dei due ruoli.

Ma proprio per questo sarebbe il caso di cogliere l’opportunità che il momento storico offre a questo Paese, forse irripetibile, per portarsi alla pari con il resto dell’Europa.

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