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Fatta la Capitale, bisogna fare i capitali.

I consiglieri comunali di Matera si Muove attaccano Verri, chiamandolo per nome a dare spiegazioni, sulle spese sostenute da Matera 2019 nel corso degli ultimi tre anni.

La Fondazione, e prima il Comitato, sono soggetti di diritto privato, che anche per ragioni di maggiore operatività agiscono con procedure privatistiche, potendo quindi scegliere il tipo di spesa da sostenere, l’importo da impegnare e finanche scegliere fornitori di beni e servizi senza dover dar conto a nessuno. Il problema nel nostro caso è che gestisce fondi pubblici, che arrivano dalla Regione, dal Comune e dopo la vittoria del Titolo di Capitale europea della Cultura, anche dallo Stato.

Questo meccanismo è teoricamente pericoloso, perchè ci si consegna alla buona volontà dei gestori di utilizzare in trasparenza i fondi pubblici in dotazione. Nel caso di Matera 2019 si è quindi pensato di ovviare inserendo nel CDA della Fondazione anche il sindaco della città e il Governatore della Regione, che delle gestione si assumono responsabilità politica e assolvono funzioni di controllo pubblico.

Tale meccanismo è stato quindi avallato all’unanimità da tutto il Consiglio Comunale di Matera, maggioranza e opposizione, non più tardi di un anno e mezzo fa, con tanto di commosso applauso finale.

Cos’è successo diciotto mesi e un’elezione più tardi?

Succede che due consiglieri di maggioranza saltano sulla sedia leggendo il consuntivo delle spese degli ultimi tre anni della Fondazione e chiedono a Paolo Verri di riferire in Consiglio Comunale come di fronte all’Inquisizione, con tanto di comunicati stampa al vetriolo che non mancano di far trasparire una preventiva e inappellabile condanna per lo scialacquatore. In tempi di generale sfiducia nei confronti del Pubblico, l’equivalente di una bomba mediatica ai danni della Fondazione e di Matera 2019, un elefante che irrompe in un negozio di bomboniere e cortesemente chiede di vedere l’ultima lampada di Murano, un attentato alla credibilità dell’Istituzione che di fatto essi stessi per tramite del sindaco da loro votato e sostenuto, indirettamente governano, come un marito che contesta alla moglie di aver pagato troppo il latte in polvere senza avere la minima cognizione di quanto costi il latte in polvere.

Immagino quindi i nostri provincialissimi consiglieri comunali confrontare il loro parco gettone di presenza di poche decine di euro con le decine di migliaia spese per il battage pubblicitario e di marketing che peraltro, fatto non secondario, ha permesso alla città di vincere la competizione cui si era candidata assicurandosi il diritto di ricevere ora diverse decine di milioni per continuare l’attività. Immagino i due poveretti saltare sulla sedia nell’apprendere che scrivere un dossier di candidatura è costato 31.600 euro, tradurlo poco più di 5.000, stamparlo 15.000 e indignarsi di tale “spreco”. Per carità, il mercato è vario e certamente vi saranno professionisti disposti a farlo per meno (e siamo certi che i due consiglieri hanno tanti amici capaci che avrebbero potuto farlo). Ma anche per di più. Se è vero, come è vero, che la città di Taranto aveva stanziato la bellezza di 90.000 euro per scrivere il proprio dossier. Ed era solo per candidarsi a Capitale italiana, manco europea. Lo ricorderanno i due zelanti consiglieri, visto che risultò poi coinvolto anche il nostro sindaco, in una misura che non si capì mai bene quale fosse. Ne parlammo qua.

In ogni caso Paolo Verri, senza fare una piega, si è subito detto disponibile a fornire le “rizzette” del caso, in pieno stile open data. Ma sinceramente, non credo che ai due consiglieri gliene freghi più di tanto: in pieno clima di antipolitica a loro basta fare credere di essere gli alfieri della legalità, dalla parte dei cittadini.

Peraltro non possiamo non notare che nella polemica è indirettamente coinvolto anche il sindaco De Ruggieri, che ha fatto parte del Comitato Matera 2019, e da sindaco, del CDA della Fondazione. Non sarà mica una ripicca dopo la bocciatura della delibera del caso Fareverde? O a qualcuno a Matera prudono le mani al pensiero dei tanti milioni da gestire senza dover dare troppe spiegazioni, da qui al 2019, e vedono in Paolo Verri l’ultimo ostacolo da superare per poter fare liberamente baldoria?

Nel dubbio, e considerando che le cifre spese non sembrano essere nè fuori mercato, nè improduttive (dal momento che ci hanno consentito di vincere la competizione), e non essendoci dubbi di sorta sulla trasparenza della gestione, almeno stando a quanto noto finora, e in ultima analisi fidandoci del controllo incrociato tra Sindaco, Governatore e Direttore, che certo non si amano oggi e non si amavano in passato, ringraziamo ancora una volta Paolo Verri di essere lui a dirigere la baracca. E ci auguriamo possa continuare a farlo. Anche per la rara sensibilità dimostrata nel caso del Quotidiano di Basilicata, che ci fa ben sperare nel prosieguo.

Certi come siamo, che in mano a certi politici locali, tutto il castello di carte faticosamente costruito fin qui, finirebbe dritto nel tritarifiuti, prima di poter diventare, ce lo auguriamo vivamente (ma visto lo spessore di questa classe dirigente non ci speriamo troppo), un massiccio castello in muratura che possa ospitare tutti.

 

Paolo Verri diffida il Quotidiano di Basilicata sull’uso del Logo di #Matera2019

Dopo l’appello lanciato dal nostro blog e raccolto e condiviso da centinaia di lucani, Paolo Verri, direttore della Fondazione Matera 2019 ci comunica su facebook di aver diffidato il Quotidiano di Basilicata dall’usare il logo sulla testata del giornale.

Com’è noto l’editore ha messo in liquidazione il giornale, chiudendo dalla sera alla mattina le redazioni di Potenza e Matera, e continuando a stampare il giornale dalla Campania o dalla Calabria. Forse per assicurarsi di intascare i contributi alla stampa, come la tranche di 900.000 euro appena incassata.

E’ evidente che questo (forse, ma non disperiamo) non cambierà le sorti del Quotidiano, ma segna il primo atto concreto (dopo tante parole spese, dovute ma vuote) nella direzione della condanna di un’imprenditoria che pretende di fare della Basilicata terra di razzìa, alla “prendi i soldi e scappa”; uno scenario già visto mille volte in passato e che con Matera 2019 rischia di ripetersi.

Ci complimentiamo quindi con Paolo Verri, scusandoci di averlo tirato per la giacchetta con pedante insistenza. Ma il futuro per essere davvero “open” per tutti, e non per pochi, necessita che la Fondazione abbia peso “politico”, indirizzando per quanto possibile le azioni dei cittadini, delle imprese e delle Istituzioni verso il nostro comune scopo: fare del 2019 l’orizzonte a partire dal quale lo sviluppo della Basilicata non sia più solo un vuoto obiettivo, sempre troppo in là da raggiunto.

Ce la possiamo fare, grazie Paolo per non averci fatto perdere la speranza!

Matera2019 ritiri subito il suo logo dal Quotidiano di Basilicata!

Senza nome

Sulla testata del Quotidiano della Basilicata campeggia ancora trionfante il logo di Matera 2019 Capitale Europea della Cultura.

Ma da oggi quei fogli di carta sono fogli vuoti. Inutili contenitori di veline passate al vaglio di una redazione che di lucano non ha più nulla.

Con decisione unilaterale, com’è ormai noto, ieri la proprietà ha deciso di azzerare la redazione lucana del quotidiano, mettendo in cassa integrazione a zero ore i professionisti che vi lavoravano. Il giornale sarà confezionato asetticamente in Campania.

Inutile spendere qui parole per dichiarare la vicinanza ai giornalisti e testimoniare il profondo legame con questa terra costruito negli anni dalla direttrice Lucia Serino e i suoi colleghi con i lucani, raccontando in maniera indipendente e plurale i fatti, ed esprimendo e lasciando esprimere le più varie opinioni.

La mobilitazione di queste ore ne è la prova più viva.

Chiediamo invece alla Fondazione Matera 2019 di vietare all’editore l’utilizzo del marchio di Capitale Europea della Cultura, protestando in questo modo ufficialmente contro una decisione che la cultura punta ad ucciderla.

In culla. Che da ‘ste parti la cultura è (era?) ancora tutta da costruire.

E la redazione del Quotidiano di Basilicata, con il suo impegno – appunto – quotidiano, stava dando una fondamentale mano a realizzarla.

 

Quando Aldo Grasso criticava il Capodanno Rai e Pino Daniele

“Il grande veglione di Capodanno in diretta dal Forum Sport Center di Dolonne era in realtà un grande spot delle Funivie Monte Bianco, del Comune di Courmayeur, della Valle d’Aosta, regione autonoma, molto privilegiata (anche qui presidente faccia in fretta). Così le povere vecchiette e i poveri vecchietti – quorum ego – che hanno assistito al programma, hanno dovuto sorbirsi Al Bano (vive in Rai), Pino Daniele, Santa Esmeralda, Ritchie Family, Gibson Brothers, Audio 2, Simona Molinari, Moreno, Patty Pravo («Pazza idea di far l’amore con lui, pensando di stare ancora insieme a te…»).”

Così scriveva Aldo Grasso un anno fa, a proposito del Capodanno Rai 2014/15 da Courmayeur.

Penso che i critici televisivi agni inizio dell’anno fotocopino lo stesso articolo, cambiando solo il nome della location, dei presentatori e degli artisti invitati.

E per darsi ragione da soli, devono pure dire che gli italiani sono “costretti a sorbirsi Pino Daniele”.Ma quella di Pino Daniele sarebbe stata l’ultima esibizione. Sarebbe morto 3 giorni dopo. E oggi forse anche Aldo Grasso si farebbe povero vecchietto per potersela “sorbire” di nuovo.

Si fa bene a criticare la televisione, ad alzare l’asticella, a pretendere di più. Ma se la critica deve distruggere per forza, per partito preso, a prescindere, forse è meglio fermarsi sulla soglia. Anche perchè oggi con i social è facile scagliare un sasso, e ritrovarsi a gestire una lapidazione, appena un attimo dopo.

In ogni caso sarebbe bello se a partire dal prossimo anno costringessimo – proprio dalla città dei Sassi – gli sfaticati critici televisivi a riscrivere un articolo nuovo. Tutto da capo.

Tireranno altri sassi. Ma almeno gli faremo fare la fatica di raccoglierli. O di venirli a vedere.

Capodanno Rai, Presepe Vivente, Lumen, CatalystPiano: diamo i voti

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Diverse manifestazioni si sono intrecciate in questi giorni a Matera. Hanno origini e obiettivi diversi, ma proviamo a fare il punto.

LUMEN – VOTO 4
Il primo evento del Dossier di candidatura a Capitale della Cultura realizzato dopo la nomina ha deluso. Prometteva un corale e partecipato intervento di tutti i materani nel costruire luminarie fai-da-te che avrebbero rallegrato le vie cittadine (per il resto piuttosto scialbamente addobbate a festa per quanto di competenza dell’amministrazione comunale). Eravamo piuttosto scettici ma curiosi su come la pur condivisibile idea si sarebbe concretizzata. Possiamo dire a consuntivo che sia risultata del tutto impalpabile. Crediamo quindi che una registrata alla capacità della Fondazione di tradurre praticamente le pur condivisibili velleità enunciate nel Dossier si renda necessaria. Rimandati a settembre (ma speriamo prima!).

PRESEPE VIVENTE  – VOTO 6
Solo fino ad un anno fa era l’evento principale della città del periodo natalizio. Praticamente eclissato dal Capodanno Rai, ha comunque continuato a far registrare un buon afflusso, rimodulando anche la formula. Tuttavia continuiamo a mantenere le nostre perplessità sul fatto che un evento che consente ad un privato di lucrare (facendo pagare un biglietto al visitatore) sequestrando un pezzo della città vecchia per intere giornate, necessiti di un bando pubblico o della guida di una Fondazione con bilanci e metodologie di gestione trasparenti. E’ una questione etica prima che, probabilmente, legale. Inoltre, un salto di qualità anche nella stessa proposizione dell’evento è possibile e auspicabile; ad esempio prevedendo laboratori che durante l’anno coinvolgano cittadini attivi e maestranze locali per la rappresentazione e l’allestimento dell’evento; o organizzando l’evento in periodi in cui la pressione turistica è minima (ad esempio la settimana prima di Natale, che all’Immacolata e a Capodanno Matera è comunque sold out a prescindere dal Presepe vivente): avrebbe anche maggiore senso giustificare i contributi pubblici versati all’organizzazione. Non si può chiaramente non riconoscere il ruolo di chi l’evento l’ha avviato quando in città non c’era praticamente altro, ma si può migliorare, anzi si deve già a partire dalla prossima edizione. E magari la nuova amministrazione bene farebbe a pensarci subito, prima di dover alzare le mani, come ha già fatto quest’anno, a causa dei suoi balbettìi, ritardi e divisioni.

CAPODANNO RAI IN PIAZZA – VOTO 8
Le numerose critiche rivolte allo show erano prevedibili e si seguono uguali ogni anno; proprio per questo le numerose critiche rivolte alla Regione e al Comune sulla scelta stonata rispetto all’obiettivo culturale che ci siamo dati, erano altrettanto prevedibili e prevenibili. Arrivano però troppo tardi. Dov’erano un mese fa tutti questi cervelloni che ora si stracciano le vesti e si spellano le mani sui quotidiani nazionali e sui social? Avevamo messo agli atti il nostro dissenso al momento dell’annuncio, quasi da soli: n pochissimi rilevarono allora l’evidente stonatura. Ma occorre oggi separare i piani: chi ha investito sul Capodanno Rai (d’accordo, c’erano mille modi diversi e forse migliori per promuovere anche più efficacemente il nostro territorio), Pittella in testa, si è affrettato a tranquillizzare che il Capodanno Rai è solo una vetrina per Matera e tutta la Basilicata, e che si aggiungerà e non sostituirà i traguardi da tagliare sulla strada del 2019. E noi vogliamo credere che sia così. Anche perché pubblicizzare un prodotto che ancora di fatto non esiste, se non nelle nostre aspirazioni collettive e – ci vorremmo augurare – nelle menti della classe dirigente lucana e materana, rischia di essere un boomerang. Spiego: abbiamo visto tutti i servizi di Silvia Salemi decantare la bellezza degli scavi di Metaponto; peccato siano chiusi molti mesi all’anno a causa della cronica mancanza di fondi. Che li facciamo venire a fare i turisti? Per mostrargli un cancello chiuso? Ancora. abbiamo sentito tutti parlare del futuro della Basilicata con toni trionfanti e ammirati circa la capacità della nostra regione di capitalizzare gli investimenti industriali. Manco fossimo la Lombardia. E basta guardarsi intorno. Insomma la luce potente dei riflettori può essere ulteriore elemento catalizzante in grado di accelerare l’auspicabile processo di creazione di infrastrutture, di reti tra realtà locali, di valorizzazione dei tanti siti di interesse storico e culturale già presenti. Quindi non mi dispiace affatto. A patto di non raccontare ogni anno una regione che non esiste. Mi auguro quindi che vista da questa angolazione – l’unica a mio avviso corretta, perché non strumentale – il Capodanno Rai possa diventare invece il racconto annuale dei progressi e del cammino verso Matera 2019. Provando magari, da main sponsor, a influenzare il format per il futuro. Sostituendo magari le imitazioni alla Gigi Sabani con momenti più riflessivi; o prevedendo che i fondi raccolti coi messaggini (pare 150.000 a 50 cent l’uno per un incasso “indebito” – visto che il servizio non è nemmeno garantito – di ben 75.000 euro) vadano in beneficenza; e si potrebbe allora anche pagarli un euro. Che poi, diciamoci la verità: tra lenticchie, cotechino e spumante, ma chi diavolo lo segue davvero ‘sto show (lucani a parte, si intende)? E’ chiaro che nasce per fare solo da sottofondo fino al count-down di mezzanotte. A proposito, la prossina ediIone ricordiamoci di sfarlo un minuto dopo per recuperare quello di anticipo di quest’anno. Non vorremmo proprio che si provocasse un paradosso temporale, il cui risultato potrebbe provocare una reazione a catena che scomporrebbe la tessitura del continuum tempo-spazio distruggendo l’intero Universo! Proprio da Matera poi. Che figura di merda ci faremmo con l’intero universo???

Tornando seri (più o meno), che l’attenzione sia alta e che si debbano evitare figuracce (ben più gravi degli spoiler e delle bestemmie in sovraimpressione) è quindi interesse nostro e di tutti i lucani che dal 17 ottobre 2014 vogliono scommettere sulla loro terra e vogliono credere che il sogno dello sviluppo sia possibile e non più rimandabile. Ma perché si compia, non smetteremo mai di ricordarlo, è necessario anche allargare il raggio d’azione oltre il turismo, oltre l’eventificio, oltre le politiche di branding: occorre cioè costruire oggi quello che rimarrà dopo il 2019, quando le luci dei riflettori si affievoliranno, e l’attenzione inevitabilmente si sposterà altrove. Nel frattempo, godiamocela questa attenzione. Che non capita da tanto tempo, e certamente non durerà per sempre. Anzi magari di tanto in tanto ricordiamoci di ringraziare chi ci ha permesso di arrivare fin qui, pretendendo adesso di continuare ad andare ancora avanti, e non più indietro.

CATALYSTPIANO – VOTO 10

E’ a nostro avviso l’evento che meglio di tutti incarna l’anima di #Matera2019. Costato pochissimo (praticamente zero, se gli abitanti culturali prendessero il sano vizio di evitare di vandalizzare ogni cosa trovano davanti priva dell’etichetta di proprietà privata), ha prodotto decine di migliaia di condivisioni, status, hashtag, sfruttando appieno la potenza dei social. Ha reso plasticamente l’idea che a Matera succederanno cose, e molte delle cose che succederanno, succederanno a Matera. Una molla motivazionale fortissima per venire a vedere cosa diavolo sta capitando da queste parti, e perchè se ne parla così tanto, e così insistentemente (Capodanno compreso)… Ma soprattutto #CatalystPiano ha prodotto decine, centinaia di esperienze individuali e collettive, spostando in alto l’asticella del concetto di cultura, che da erudizione e conoscenza si fa proprio esperienza. A portata di chiunque. Anche di un abitante temporaneo distratto. E scusate se è poco.

Marco Masini, da Matera un Vaffanculo a Telecom?

“Voglio fare una dedica anch’io. Io la vorrei dedicare a tutte le aziende che fanno soltanto i conti e licenziano, senza pensare alle famiglie che poi restano a casa. Credo che si possa fare anche una politica aziendale diversa, pensando più che altro ai nostri valori e al principio che comunque è quello di poter creare una famiglia, di poter avere tramite il lavoro uno stimolo di vita: senza il lavoro non si vive.”

Con chi ce l’aveva Marco Masini, dal palco del Capodanno materano?

Aveva appena finito di cantare la sua hit “Vaffanculo”, dai conduttori simpaticamente e metaforicamente dedicata a diverse categorie di varia umanità, prima che la poderosa voce del “Maso” riempisse l’etere di liberatori improperi.

Come ricorderete, qualche giorno fa c’è stata a Matera una vertenza tra Telecom Italia e l’azienda lucana Datacontact. Il gigante italiano della telefonia ha minacciato di non rinnovare il contratto con il call center materano adducendo varie motivazioni, tra le quali la crisi economica e la condanna inflitta recentemente in via definitiva ad uno degli azionisti di Datacontact; condanna che contrasterebbe con il codice etico interno di Telecom che riguarda anche i fornitori. Tutto molto bello, ma da un’azienda che contemporaneamente minaccia di lasciare a casa da un giorno all’altro almeno la metà dei circa 400 dipendenti del call center con cui è in affari da dieci anni, lezioni di etica non vorremmo ascoltarne.

In ogni caso, abbiamo raccontato la vicenda in questo articolo, notificandolo anche a Marco Masini quale destinatario della chiosa finale, auspicando che proprio dal concerto di Capodanno di Matera potesse partire un potente “Vaffanculo” alle aziende come Telecom per invitarle in futuro “a guardare meno i numeri, i report e le tabelle, e pensare alla vita delle persone“. Quasi le stesse parole usate dal palco di fronte a 5 milioni di telespettatori da Marco Masini.

Che Marco abbia letto il nostro articolo è probabile, e dopo la sua pesante sparata, anche evidente: questo infatti il retweet dalla sua pagina ufficiale su Twitter:

marco masini tweet

Nel frattempo la vertenza tra Datacontact e Telecom Italia ha subìto un aggiornamento, essendo stato prorogato il contratto attuale di altri tre mesi. Beh certo non sarà stato il nostro articolo, pur molto letto e condiviso, a far desistere il colosso dai suoi intenti; che comunque immaginiamo solo rimandati e non abbandonati.

Ma in mezzo a tanta musica, balli e divertimenti, nella notte più festosa dell’anno, dalla Capitale della Cultura è comunque partito un messaggio importante, che condividiamo fortemente e fortemente sottolineiamo, non solo perché ci coinvolge direttamente, come autori e come materani, ma perché è parte fondante dell’esistenza stessa di questo blog.

E siamo oltretutto contenti che a lanciarlo sia stato proprio Marco Masini, che ha sempre mostrato sin dall’inizio della sua carriera artistica una spiccata sensibilità al disagio e alle sofferenza di ragazzi e ragazze che con fatica tirano avanti in “questa piccola storia infinita,
che chiamiamo ancora vita“.

Insomma Marco Masini ha dedicato “Vaffanculo” a Telecom? Noi non lo diciamo, e lasciamo il punto interrogativo.

Ma certamente Marco ha tratto dalla vicenda materana lo spunto per una riflessione di carattere generale e universale, che qui, con questo pezzo, sottolineiamo e sottoscriviamo.

Grazie Marco, ti aspettiamo ancora a Matera! 😉

 

Verri-Emiliano: la fine del sogno Matera-Basilicata 2019?

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Articolo pubblicato anche su il Quotidiano di Basilicata del 20/12/2015.

Paolo Verri va in Puglia, ma questa volta senza particolare clamore. A riprova del fatto che quando i processi sono gestiti dalla politica, si riescono comunque a prevenire polemiche e malumori.

Tuttavia le perplessità restano.

E’ vero che pochi mesi fa l’annuncio che Emiliano volesse Verri in Puglia aveva scatenato speculazioni sul fatto che la storica guida dei successi di Matera 2019 potesse lasciare Matera, verosimilmente in polemica per i mai troppo nascosti contrasti con la nuova amministrazione comunale; oggi sembra invece pacifico che si occuperà di entrambe le cose.

E’ vero che pochi mesi fa sembrava che Emiliano e Verri l’avessero fatta di nascosto a De Ruggieri e Pittella, i quali per la verità avrebbero forse ben poco protestato; e che oggi invece le parti pare abbiano trovato la quadra insieme.

La perplessità riguarda il fatto che consegnando di fatto Matera alla Puglia, si sia rinunciato allo sviluppo di un progetto che doveva essere Matera-Basilicata 2019, per abbracciarne un altro: Matera-Puglia 2019. E non è che sia la stessa cosa.

Un anno fa infatti, sulla scia della vittoria di Matera nella competizione #Ecoc2019, in molti avevamo auspicato che potesse essere occasione e volano di crescita e di investimenti infrastrutturali per tutta la Basilicata. Al netto di sciocche visioni e polemiche campanilistiche, la scelta di Pittella e di Emiliano segna dunque la fine del sogno di vedere la Basilicata (entro il 2019) finalmente libera dall’isolamento con il resto del Paese, efficacemente collegata al suo interno, pienamente sviluppata in tutti i suoi numerosi punti di interesse turistico-culturali?

Forse sì. Forse il Presidente della nostra Regione ha ritenuto impossibile il compito di attrezzarla in tempo per l’evento. O troppo oneroso lo sforzo richiesto. Meglio allora utilizzare la piattaforma pugliese, già quasi pronta e di certo già collaudata?

Matera rischia però così di trasformarsi da porta di ingresso alla Basilicata, ad accessorio di lusso della Puglia. Il che a ben vedere per i materani può essere un vantaggio, o alla peggio, del tutto indifferente.

Ma è un peccato che non si voglia, per volontà politica, sfruttare l’occasione strategica che il 2019 offre, ed estendere a tutta la Basilicata, la luce che Matera invece, rischia di riflettere solo verso la già luminosa Puglia.

M’illumino d’imme…nso

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Vi è piaciuto l’albero di Natale in piazza? Comunque la pensiate quest’anno è difficile risalire all’autore delle scelte, magari per complimentarsi con lui/lei della sobrietà e del buon gusto rivelato nell’occasione…

I DR boys sono infatti impegnati in queste ore nel puntare il dito contro la Fondazione Matera 2019: le luminarie fanno parte del progetto Lumen contenuto nel dossier, e se non vi piacciono prendetevela con Paolo Verri.

Nell’attesa che l’autore della scelta si palesi per ricevere i complimenti che merita, non possiamo però non notare che il programma Lumen dice chiaramente: “Si parte il 4 dicembre con l’accensione delle luminarie nel centro storico della città, spazio della socialità e dell’incontro, a cura dell’Assessorato al Turismo del Comune di Matera.”  Il nome del responsabile sarebbe dunque scritto chiaramente, ma i DR boys si difendono: il Comune ci ha messo solo i soldi. Ma perchè si difendono? A loro non piace? O hanno delegato il loro compito a qualcun altro, che magari ha dovuto fare in fretta e furia scelte di loro competenza?

Infatti nel dossier il progetto Lumen prevede solo dei workshop per un progetto di realizzazione diffusa e condivisa delle luminarie. Una bella idea e vedremo come si concretizzerà.

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Ma non ci pare questo il caso, visto che le luminarie accese ieri sono state ordinate ed allestite da una ditta specializzata. Da chi? Insomma, con chi dobbiamo complimentarci: Verri o De Ruggieri? E il sindaco non è anche il Presidente della Fondazione, in ogni caso? Perchè i DR boys scaricano su Paolo Verri la responsabilità di una scelta subito contestata da molti materani? Riprende la guerra fredda tra Comune e Fondazione?

Al di là del soggettivo giudizio estetico, il timore è che la scelta di quest’anno non riveli il coinvolgimento intellettuale ed emotivo che la Capitale della Cultura deve produrre. Lo scorso anno l’ulivo era simbolo di pace, di prosperità, nonchè simbolo della nostra terra.

La cosa più grave però è che pare palese che in città non ci sia da mesi a questa parte una cabina di regia e di comando in grado di assumere la guida e prendersi le responsabilità delle scelte.

Un pessimo viatico sulla strada del 2019, e cosa alla quale occorrerebbe subito porre rimedio.

Capodanno a Matera su raiuno. A chi serve?

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Oh, io l’ho sempre detto: w l’eventificio. La spocchia con la quale si bollavano come provinciali le manifestazioni organizzate a Matera fino a ieri appartiene quindi semmai ad altri, non certo a me. Altri che magari hanno vinto le elezioni. E che ora orgasmano al pensiero di Carlo Conti in piazza Vittorio Veneto, quando ieri andavano dicendo che Matera meritava di più, e che manifestazioni di piazza con i Sassi a far da sfondo ad un palco coi Cugini di Campagna sopra a cantare “Anima mia” non erano cose all’altezza del posizionamento che Matera doveva avere  nell’offerta turistica e culturale del futuro.

I festeggiamenti degli aficionados del sindaco appaiono dunque del tutto fuori luogo, quantomeno incoerenti, di certo ipocriti. O forse, sono festeggiamenti di sollievo: va bene che qualcosa si faccia, purchè si faccia, che con questo andazzo qua si rischia di non fare praticamente nulla. Che le idee tirate fuori in questi sei mesi sono poche e, di certo, molto ben confuse. Da questo punto di vista, li capisco.

Ma detto questo, a cosa (o a chi) serve il Capodanno in piazza a Matera in diretta nazionale? Che messaggio vogliamo trasmettere? Perchè quando si investono tanti soldini (che siano 400K o 1 M) non conta solo il costo per contatto (circa 10 centesimi, stando agli ascolti dello scorso anno, investendo la cifra proposta dalla Regione alla Rai), ma inquadrare l’azione in una più ampia strategia di investimento e comunicazione. Un evento del genere sarebbe stato perfetto se Matera avesse perso la corsa a capitale europea della Cultura. Ma, ahimé, l’abbiamo vinta.

E quindi alla luce di questa vittoria tutta la strategia e la pianificazione degli eventi valida fino a ottobre 2014, va necessariamente rivista. Soprattutto da oggi al 2019. Chi glielo spiega a quelli di Plovdiv (l’altra Capitale europea della Cultura 2019) che meritiamo il titolo di capofila culturale del continente, perchè ogni Capodanno facciamo il trenino in piazza con Al Bano?

Un evento del genere non è dunque sbagliato in sè. Però comunica una sola cosa: che Matera esiste, che è figa, che qui succedono cose, che sarebbe bello venirci a passare qualche giorno (difatti in passato lo hanno ospitato città come Courmayer e Rimini, mete turistiche diciamo mature, quasi un po’ decotte, non certo città col vento in poppa sulla strada della crescita della dimensione turistica, che devono scegliere e decidere cosa e come vogliono essere da grandi). Ma, amici miei, questo obiettivo è già bello che raggiunto. E non da oggi.

Forse l’orologio di De Ruggieri è rimasto fermo agli anni ’80, quando interruppe la sua carriera politica, ripresa quest’anno. Qualcuno gli metta la sveglia e gli spieghi che siamo nel 2015: Matera è Patrimonio mondiale dell’umanità dal ’93; Matera è Capitale Europea della Cultura 2019; Matera è meta indiscussa del turismo internazionale da molto tempo; Matera è attrattore di investimenti sul turismo già da diversi anni. Tutto questo Matera lo è già, ed è destinata ad esserlo sempre di più. E allora? A me sembra di assistere alla scena di quello che voleva vendere il Colosseo ai romani, spacciandolo per un affare. E no caro sindaco, qui bisognerebbe fare piuttosto un balzo avanti, e sono certo che chi l’ha votato Le chieda questo.

Peraltro: la diretta Rai si rivolge solo ad un pubblico nazionale. Non è certo un evento di respiro europeo. Tutti questi squilli di tromba dunque cosa intendono festeggiare? Siete consapevoli di cosa state facendo, di dove ci state portando? Perchè a me sembra di no.

A me, piuttosto, sembra evidente che il Capodanno a Matera su Raiuno non rientri affatto nella gestione del titolo di Capitale Europea della Cultura. Può rappresentare al massimo un fortunato incidente, fedele comunque ad una linea di promozione del territorio ormai obsoleta, date le recenti prospettive che ci si sono dischiuse tra le mani. Ci penserei allora due volte prima di impegnarci ad investire (400 mila euro x 5 anni, come si legge) almeno 2 milioni di euro, con i quali si potrebbero certo fare altri tipi di intervento. A cominciare, ad esempio, dall’attrarre le attenzioni del settore manifatturiero, il grande assente nel capitolo Sviluppo di questa città. Ma incontri con aziende del settore delle auto elettriche o del lusso rimangono per ora lettera morta sui comunicati stampa di Via Aldo Moro. Magari mettere un po’ di soldi sul piatto, aiuterebbe…

Che poi, a me il Capodanno in piazza a Matera non dispiace affatto. Ma se questo è, come sembra essere, il centro dell’offerta, o il modello da seguire per impostare tutto il lavoro di qui al 2019, una volta di più dico: fermi tutti, questa strada è sbagliata e rischiamo sul serio di mandare alle ortiche la nostra grande occasione.

Ma che ci fa Zetema a Taranto?

Giunge in redazione (!) la segnalazione di una vicenda alquanto singolare che riguarda la strana commistione tra pubblico e privato, tra fondazioni e fatturazioni, tra dossier e collaborazioni esterne che riguardano la “nostra” (si fa per dire) fondazione Zetema, già nota ai lettori di questo blog, e certamente a tutti i cittadini materani, essendo la fondazione “di famiglia” del nostro sindaco Raffaello De Ruggieri.

Sul Quotidiano di Puglia di oggi, venerdì 6 novembre, il vicepresidente del Consiglio Comunale di Taranto, Adriano Tribbia, denuncia che il dossier preparato per la candidatura al titolo di Taranto quale “Capitale Italiana della cultura 2016” (titolo vinto poi da Mantova qualche giorno fa) riporta uno stralcio di un articolo del tutto contrario allo spirito del dossier stesso.

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Una bella gaffe, insomma. Come se uno studente universitario scrivesse una tesi citando un articolo che la smentisce, addirittura la ridicolizza, e lo facesse senza rendersene conto, pensando che invece la sostenga. Il professore lo boccerebbe, e addio laurea.

L’articolo citato e copiaincollato nel dossier tarantino è questo, pubblicato inizialmente sul Venerdì di Repubblica dell’11/09, dal titolo non proprio edificante: “il supermercato del passato tra Disneyland e folklore”. Nell’articolo, in sostanza, si denuncia appunto l’uso folkloristico della storia a fini turistici e di cassa. E nel caso di “Taranto città Spartana” si critica anche il Ministro Franceschini, che invece questa visione la incoraggia. Visione che però è alla base del dossier di candidatura di Taranto a capitale italiana della Cultura…

Ma cosa c’entra la materana Fondazione Zetema in tutto questo? E’ presto detto. Nell’articolo di oggi del Quotidiano di Puglia l’assessore tarantina Vozza, tentando di giustificarsi e ripondere alla critiche a lei rivolte, dice che “l’elaborazione del dossier, non avendo risposto nessuno al bando, è stata affidata alla Zètema di Matera, che ha elaborato anche il progetto per Matera Capitale europea della Cultura per il 2019“.

COME COME? Zetema ha elaborato il dossier per Matera 2019? Ma se De Ruggieri è stato tra i più accaniti critici del dossier, arrivando a rassegnare le dimissioni dal comitato scientifico della Fondazione Matera-Basilicata 2019, in aperta polemica con il percorso pur vincente del “nostro” dossier, e aprendo di fatto la campagna elettorale tutta giocata contro la passata amministrazione! I materani avranno infatti ancora nelle orecchie l’eco delle parole di fuoco pronunciate dall’allora candidato De Ruggieri contro i promotori di quel percorso, ex sindaco Adduce in testa, quando sembrava che fosse stato tutto sbagliato e Matera avesse vinto solo grazie ai Sassi e ad una bizzarra e irripetibile congiunzione astrale… Ora il sindaco si vanta, fuori dalle mura cittadine, di esserne stato l’autore, per mezzo della “sua” Fondazione? No scusate, qui c’è qualcosa che non quadra. Sarà il caso di approfondire. E le sorprese infatti non finiscono qui.

Il dossier di candidatura di Taranto – scaricabile qui – a Capitale Italiana della cultura 2016 (concorso che assegnava oltre al titolo, anche un milione di euro da parte del Ministero, mica bruscolini) riporta la collaborazione con la Fondazione Zetema, che quindi presumibilmente (stando alle dichiarazioni dell’assessore alla cultura di Taranto) lo ha materialmente redatto, errore di citazione compreso. Ma l’errore è comunque scusabile. lo stesso dossier riporta infatti la lettera di offerta di collaborazione della Fondazione Zetema al Comune di Taranto, firmata da De Ruggieri in veste di presidente:

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La cosa strana è che la lettera è datata 14/09. Il dossier è del 15/09. Zetema ha dunque redatto in meno di 24 ore il dossier tarantino? Beh se è così lo ha fatto davvero in fretta e furia. Non poteva certo badare troppo alla bontà e qualità delle fonti. Errore giustificato.

Ma come nasce la collaborazione tra Zetema e Taranto? Non lo sappiamo. Sappiamo però che il Comitato promotore di Taranto capitale della cultura, che ha redatto il primo dossier di candidatura, quello che permise a Taranto di entrare tra le 10 città finaliste, viene ad un certo punto escluso dal continuare il percorso, quando si trattò di stilare il secondo e decisivo dossier. Ad agosto scorso, infatti, il Comune di Taranto, secondo quanto riportato in questa nota polemica dello stesso comitato promotore, indisse un bando, andato deserto. Bando deserto di cui, ricorderete, parla anche l’assessore alla cultura, rivelando che successivamente l’incarico fu affidato a Zetema, definito nel dossier (redatto dalla stessa Zetema) “braccio operativo” delle iniziative connesse a Matera Capitale della Cultura in Europa per l’anno 2019. Il che non è nemmeno vero, perché qui a Matera – fortunatamente, c’è da dire, visti gli opposti esiti delle due candidature, Matera e Taranto – il braccio operativo è proprio la Fondazione, che ad un certo punto sembrava invece dovesse essere smantellata sotto la scura punitrice dell’amministrazione De Ruggieri, dopo essere stata pesantemente messa sotto accusa. Non si capisce bene di cosa, avendo vinto il concorso Ecoc, permettendo a Matera di incassare tanti dindini insperati…

Ma De Ruggieri non arriva mica impreparato alla sfida di preparare un dossier per Taranto in 24 ore: il 10 settembre, ricorderete, il Comune di Matera e il Comune di Taranto firmano un protocollo con il quale di fatto La Capitale Europea della Cultura 2019 “sponsorizza” Taranto nella corsa a Capitale italiana. Il dossier tarantino riporta il protocollo, a firma, ovviamente, dello stesso De Ruggieri, questa volta però in veste di Sindaco e non di Presidente della Fondazione Zetema (veste con la quale ha firmato invece la collaborazione per la redazione del dossier).

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Al sesto piano di via Aldo Moro dev’esserci uno stanzino nel quale il sindaco può, a seconda della bisogna, indossare i panni di sindaco, di presidente di Zetema, di sfasciatore di Capitali, eccetera eccetera…

Insomma un gran bel casotto, con commistione di ruoli pubblici e semi-pubblici (ma che noi sappiamo essere abbastanza privati, visto che il ruolo di componente del CDA di Zetema viene tramandato per successione agli eredi della famiglia De Ruggieri, e gli altri membri sono in maggioranza di associazioni culturali a lui vicine), ancora più inquietanti se si riflette sul fatto che il bando andato poi deserto staccava un assegno di 90.000 euro a chi se lo fosse aggiudicato. Quanto ha incassato invece Zetema con procedura (immaginiamo) di affidamento diretto? E solo quattro giorni dopo che il sindaco di Matera ha “casualmente” “abbracciato” la causa tarantina?

All’uscita della notizia dell’abbraccio tra Matera e Taranto, commentai subito che fosse quantomeno inopportuna. Non potevo certo sapere cosa c’era dietro. In verità non lo so nemmeno adesso, ma tracciando una linea tra date e fatti, posso effettivamente immaginarlo. E non ne viene fuori una bella immagine, diciamo, per la nostra città.

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La mia riflessione finale è che c’è comunque solo da rallegrarsi che DR e company siano stati tagliati fuori dalla redazione del dossier di Matera Capitale della Cultura (in verità si sono messi da parte da soli): visto l’esito infausto del concorso tarantino, che ha visto la partecipazione attiva e “illuminata” della Fondazione Zetema, che a Matera millantava di sapere bene cosa andava fatto e cosa invece no, mentre Adduce, Verri, il Comitato 2019 e il web team stavano sbagliando tutto, magari oggi De Ruggieri sarebbe lo stesso sindaco. Ma di una cittadina di provincia del Sud Italia. Non certo di una capitale europea.

P.S.: il nostro blog è come sempre aperto e disponibile ad ospitare repliche e precisazioni.

AGGIORNAMENTO: Prendiamo atto della nota del sindaco che in verità pur precisando che l’incarico assunto dalla Fondazione Zetema avrebbe avuto carattere gratuito, rivela un palese conflitto di interesse nella parte in cui il sindaco di Matera arriva a minacciare l’incrinatura dei rapporti tra la città di Matera con la città di Taranto in virtù degli scazzi privati tra l’assessore alla cultura di Taranto e la Fondazione Zetema. La vicenda conserva dunque intatta la sua (negativa) valenza politica.