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Fatta la Capitale, bisogna fare i capitali.

I consiglieri comunali di Matera si Muove attaccano Verri, chiamandolo per nome a dare spiegazioni, sulle spese sostenute da Matera 2019 nel corso degli ultimi tre anni.

La Fondazione, e prima il Comitato, sono soggetti di diritto privato, che anche per ragioni di maggiore operatività agiscono con procedure privatistiche, potendo quindi scegliere il tipo di spesa da sostenere, l’importo da impegnare e finanche scegliere fornitori di beni e servizi senza dover dar conto a nessuno. Il problema nel nostro caso è che gestisce fondi pubblici, che arrivano dalla Regione, dal Comune e dopo la vittoria del Titolo di Capitale europea della Cultura, anche dallo Stato.

Questo meccanismo è teoricamente pericoloso, perchè ci si consegna alla buona volontà dei gestori di utilizzare in trasparenza i fondi pubblici in dotazione. Nel caso di Matera 2019 si è quindi pensato di ovviare inserendo nel CDA della Fondazione anche il sindaco della città e il Governatore della Regione, che delle gestione si assumono responsabilità politica e assolvono funzioni di controllo pubblico.

Tale meccanismo è stato quindi avallato all’unanimità da tutto il Consiglio Comunale di Matera, maggioranza e opposizione, non più tardi di un anno e mezzo fa, con tanto di commosso applauso finale.

Cos’è successo diciotto mesi e un’elezione più tardi?

Succede che due consiglieri di maggioranza saltano sulla sedia leggendo il consuntivo delle spese degli ultimi tre anni della Fondazione e chiedono a Paolo Verri di riferire in Consiglio Comunale come di fronte all’Inquisizione, con tanto di comunicati stampa al vetriolo che non mancano di far trasparire una preventiva e inappellabile condanna per lo scialacquatore. In tempi di generale sfiducia nei confronti del Pubblico, l’equivalente di una bomba mediatica ai danni della Fondazione e di Matera 2019, un elefante che irrompe in un negozio di bomboniere e cortesemente chiede di vedere l’ultima lampada di Murano, un attentato alla credibilità dell’Istituzione che di fatto essi stessi per tramite del sindaco da loro votato e sostenuto, indirettamente governano, come un marito che contesta alla moglie di aver pagato troppo il latte in polvere senza avere la minima cognizione di quanto costi il latte in polvere.

Immagino quindi i nostri provincialissimi consiglieri comunali confrontare il loro parco gettone di presenza di poche decine di euro con le decine di migliaia spese per il battage pubblicitario e di marketing che peraltro, fatto non secondario, ha permesso alla città di vincere la competizione cui si era candidata assicurandosi il diritto di ricevere ora diverse decine di milioni per continuare l’attività. Immagino i due poveretti saltare sulla sedia nell’apprendere che scrivere un dossier di candidatura è costato 31.600 euro, tradurlo poco più di 5.000, stamparlo 15.000 e indignarsi di tale “spreco”. Per carità, il mercato è vario e certamente vi saranno professionisti disposti a farlo per meno (e siamo certi che i due consiglieri hanno tanti amici capaci che avrebbero potuto farlo). Ma anche per di più. Se è vero, come è vero, che la città di Taranto aveva stanziato la bellezza di 90.000 euro per scrivere il proprio dossier. Ed era solo per candidarsi a Capitale italiana, manco europea. Lo ricorderanno i due zelanti consiglieri, visto che risultò poi coinvolto anche il nostro sindaco, in una misura che non si capì mai bene quale fosse. Ne parlammo qua.

In ogni caso Paolo Verri, senza fare una piega, si è subito detto disponibile a fornire le “rizzette” del caso, in pieno stile open data. Ma sinceramente, non credo che ai due consiglieri gliene freghi più di tanto: in pieno clima di antipolitica a loro basta fare credere di essere gli alfieri della legalità, dalla parte dei cittadini.

Peraltro non possiamo non notare che nella polemica è indirettamente coinvolto anche il sindaco De Ruggieri, che ha fatto parte del Comitato Matera 2019, e da sindaco, del CDA della Fondazione. Non sarà mica una ripicca dopo la bocciatura della delibera del caso Fareverde? O a qualcuno a Matera prudono le mani al pensiero dei tanti milioni da gestire senza dover dare troppe spiegazioni, da qui al 2019, e vedono in Paolo Verri l’ultimo ostacolo da superare per poter fare liberamente baldoria?

Nel dubbio, e considerando che le cifre spese non sembrano essere nè fuori mercato, nè improduttive (dal momento che ci hanno consentito di vincere la competizione), e non essendoci dubbi di sorta sulla trasparenza della gestione, almeno stando a quanto noto finora, e in ultima analisi fidandoci del controllo incrociato tra Sindaco, Governatore e Direttore, che certo non si amano oggi e non si amavano in passato, ringraziamo ancora una volta Paolo Verri di essere lui a dirigere la baracca. E ci auguriamo possa continuare a farlo. Anche per la rara sensibilità dimostrata nel caso del Quotidiano di Basilicata, che ci fa ben sperare nel prosieguo.

Certi come siamo, che in mano a certi politici locali, tutto il castello di carte faticosamente costruito fin qui, finirebbe dritto nel tritarifiuti, prima di poter diventare, ce lo auguriamo vivamente (ma visto lo spessore di questa classe dirigente non ci speriamo troppo), un massiccio castello in muratura che possa ospitare tutti.

 

Matera2019 ritiri subito il suo logo dal Quotidiano di Basilicata!

Senza nome

Sulla testata del Quotidiano della Basilicata campeggia ancora trionfante il logo di Matera 2019 Capitale Europea della Cultura.

Ma da oggi quei fogli di carta sono fogli vuoti. Inutili contenitori di veline passate al vaglio di una redazione che di lucano non ha più nulla.

Con decisione unilaterale, com’è ormai noto, ieri la proprietà ha deciso di azzerare la redazione lucana del quotidiano, mettendo in cassa integrazione a zero ore i professionisti che vi lavoravano. Il giornale sarà confezionato asetticamente in Campania.

Inutile spendere qui parole per dichiarare la vicinanza ai giornalisti e testimoniare il profondo legame con questa terra costruito negli anni dalla direttrice Lucia Serino e i suoi colleghi con i lucani, raccontando in maniera indipendente e plurale i fatti, ed esprimendo e lasciando esprimere le più varie opinioni.

La mobilitazione di queste ore ne è la prova più viva.

Chiediamo invece alla Fondazione Matera 2019 di vietare all’editore l’utilizzo del marchio di Capitale Europea della Cultura, protestando in questo modo ufficialmente contro una decisione che la cultura punta ad ucciderla.

In culla. Che da ‘ste parti la cultura è (era?) ancora tutta da costruire.

E la redazione del Quotidiano di Basilicata, con il suo impegno – appunto – quotidiano, stava dando una fondamentale mano a realizzarla.

 

Gramsci Togliatti Luongo Berlinguer

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di Nino Carella

La prima volta che ho incontrato Antonio Luongo ero bambino. Da piccolo, alle Feste dell’Unità, o alle manifestazioni alle quali accompagnavo mio padre, o anche in casa per indottrinare la prole, sentivo echeggiare il canto popolare “Bandiera Rossa”, che in un tripudio di autocelebrazione terminava con: “Evviva il grande partito comunista, di Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer!”.

Quando anni più tardi entrai nella federazione del PCI in piazza Firrao, ancora bambino, mi presentarono il compagno Luongo. Non ricordo le circostanze, ma ricordo bene la stretta al cuore nel trovarmi di certo al cospetto di un grande uomo, se era citato addirittura in una canzone, che i grandi cantavano con tanta serietà e convinzione! Il carisma e l’autorevolezza del portamento e della voce, che lo caratterizzavano allora come ieri, insieme alla febbrile attesa con la quale si aspettavano i “compagni di Potenza”, erano la prova che doveva essere di certo lui il “Luongo” di quel canto. Anni dopo capìi l’equivoco, ma quel senso di deferenza che avevo da piccolo, mi è rimasto dentro ogni volta che, ormai adulto, l’ho rincontrato.

E l’ultima volta che ho incontrato Antonio Luongo è stato giovedì scorso, e certamente nessuno dei due pensava che sarebbe stata l’ultima. Era stato chiamato a presenziare la direzione cittadina del PD. Dirimere questioni, prendere posizioni, era il suo compito. La ricerca spasmodica del punto che tenesse tutto in equilibrio sulla punta di un dito erano la sua missione. Prendersi le responsabilità degli errori commessi, anche quando non ne aveva, era la sua cifra. Con una leggerezza invidiabile, come se tutta questa corsa a schierarsi, a dichiarare pubblicamente, a puntare il dito di qui o di là, non fosse tanto importante quanto la nostra animosità tradiva. La vita e le cose fondamentali sono altre, sembrava dire Luongo tra le righe, commentando con una battuta o un sorriso sornione i passaggi più tesi. La politica è passione, e le passioni completano l’esistenza, non ne occupano tutto lo spazio. Politici così non ce ne sono più, e sono certo che la sua assenza graverà su di noi in un modo oggi nemmeno immaginabile.

All’ultimo Luongo, non avendo comunque per motivi di distanza geografica potuto valutare il primo, ho rimproverato molto. Ma con un “chi te l’ha fatto fare” di sottofondo, tanto era evidente l’impossibilità di conciliare i suoi condivisibili valori e il suo naturale senso del partito e della politica con questi tempi disordinati. Valori e identità che ancora di più dovremo impegnarci adesso a ricercare,  diffondere, e soprattutto praticare.

Con la sua improvvisa scomparsa si apre un vuoto nella politica lucana. E nel giorno del dolore e del ricordo, si fa ancora più evidente l’urgenza con la quale si sarebbe dovuto dar corso al nuovo corso, da tutti sempre evocato, da nessuno mai realizzato. Era infatti Antonio Luongo, con lo stesso carisma e la medesima autorevolezza di trent’anni fa, a fare da diga alle ambizioni, a fare da argine alle velleità, a tenere in equilibrio un partito senza più identità e direzione chiara, e dai confini incerti e facilmente valicabili. Non aver saputo, voluto o potuto creare una squadra, una guida che prescindesse dalla sua persona, priva infatti improvvisamente il Partito Democratico lucano della sua testa. Ma a questo ci si penserà domani.

Nel bene o nel male, a seconda di come la si pensa, Luongo è stato il protagonista silenzioso di questa ultima stagione.

Ciao, Antonio. Buon viaggio.

Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer ti aspettano. Per cantare insieme, ancora una volta, “bandiera rossa”.

Capodanno a Matera su raiuno. A chi serve?

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Oh, io l’ho sempre detto: w l’eventificio. La spocchia con la quale si bollavano come provinciali le manifestazioni organizzate a Matera fino a ieri appartiene quindi semmai ad altri, non certo a me. Altri che magari hanno vinto le elezioni. E che ora orgasmano al pensiero di Carlo Conti in piazza Vittorio Veneto, quando ieri andavano dicendo che Matera meritava di più, e che manifestazioni di piazza con i Sassi a far da sfondo ad un palco coi Cugini di Campagna sopra a cantare “Anima mia” non erano cose all’altezza del posizionamento che Matera doveva avere  nell’offerta turistica e culturale del futuro.

I festeggiamenti degli aficionados del sindaco appaiono dunque del tutto fuori luogo, quantomeno incoerenti, di certo ipocriti. O forse, sono festeggiamenti di sollievo: va bene che qualcosa si faccia, purchè si faccia, che con questo andazzo qua si rischia di non fare praticamente nulla. Che le idee tirate fuori in questi sei mesi sono poche e, di certo, molto ben confuse. Da questo punto di vista, li capisco.

Ma detto questo, a cosa (o a chi) serve il Capodanno in piazza a Matera in diretta nazionale? Che messaggio vogliamo trasmettere? Perchè quando si investono tanti soldini (che siano 400K o 1 M) non conta solo il costo per contatto (circa 10 centesimi, stando agli ascolti dello scorso anno, investendo la cifra proposta dalla Regione alla Rai), ma inquadrare l’azione in una più ampia strategia di investimento e comunicazione. Un evento del genere sarebbe stato perfetto se Matera avesse perso la corsa a capitale europea della Cultura. Ma, ahimé, l’abbiamo vinta.

E quindi alla luce di questa vittoria tutta la strategia e la pianificazione degli eventi valida fino a ottobre 2014, va necessariamente rivista. Soprattutto da oggi al 2019. Chi glielo spiega a quelli di Plovdiv (l’altra Capitale europea della Cultura 2019) che meritiamo il titolo di capofila culturale del continente, perchè ogni Capodanno facciamo il trenino in piazza con Al Bano?

Un evento del genere non è dunque sbagliato in sè. Però comunica una sola cosa: che Matera esiste, che è figa, che qui succedono cose, che sarebbe bello venirci a passare qualche giorno (difatti in passato lo hanno ospitato città come Courmayer e Rimini, mete turistiche diciamo mature, quasi un po’ decotte, non certo città col vento in poppa sulla strada della crescita della dimensione turistica, che devono scegliere e decidere cosa e come vogliono essere da grandi). Ma, amici miei, questo obiettivo è già bello che raggiunto. E non da oggi.

Forse l’orologio di De Ruggieri è rimasto fermo agli anni ’80, quando interruppe la sua carriera politica, ripresa quest’anno. Qualcuno gli metta la sveglia e gli spieghi che siamo nel 2015: Matera è Patrimonio mondiale dell’umanità dal ’93; Matera è Capitale Europea della Cultura 2019; Matera è meta indiscussa del turismo internazionale da molto tempo; Matera è attrattore di investimenti sul turismo già da diversi anni. Tutto questo Matera lo è già, ed è destinata ad esserlo sempre di più. E allora? A me sembra di assistere alla scena di quello che voleva vendere il Colosseo ai romani, spacciandolo per un affare. E no caro sindaco, qui bisognerebbe fare piuttosto un balzo avanti, e sono certo che chi l’ha votato Le chieda questo.

Peraltro: la diretta Rai si rivolge solo ad un pubblico nazionale. Non è certo un evento di respiro europeo. Tutti questi squilli di tromba dunque cosa intendono festeggiare? Siete consapevoli di cosa state facendo, di dove ci state portando? Perchè a me sembra di no.

A me, piuttosto, sembra evidente che il Capodanno a Matera su Raiuno non rientri affatto nella gestione del titolo di Capitale Europea della Cultura. Può rappresentare al massimo un fortunato incidente, fedele comunque ad una linea di promozione del territorio ormai obsoleta, date le recenti prospettive che ci si sono dischiuse tra le mani. Ci penserei allora due volte prima di impegnarci ad investire (400 mila euro x 5 anni, come si legge) almeno 2 milioni di euro, con i quali si potrebbero certo fare altri tipi di intervento. A cominciare, ad esempio, dall’attrarre le attenzioni del settore manifatturiero, il grande assente nel capitolo Sviluppo di questa città. Ma incontri con aziende del settore delle auto elettriche o del lusso rimangono per ora lettera morta sui comunicati stampa di Via Aldo Moro. Magari mettere un po’ di soldi sul piatto, aiuterebbe…

Che poi, a me il Capodanno in piazza a Matera non dispiace affatto. Ma se questo è, come sembra essere, il centro dell’offerta, o il modello da seguire per impostare tutto il lavoro di qui al 2019, una volta di più dico: fermi tutti, questa strada è sbagliata e rischiamo sul serio di mandare alle ortiche la nostra grande occasione.

Ma che ci fa Zetema a Taranto?

Giunge in redazione (!) la segnalazione di una vicenda alquanto singolare che riguarda la strana commistione tra pubblico e privato, tra fondazioni e fatturazioni, tra dossier e collaborazioni esterne che riguardano la “nostra” (si fa per dire) fondazione Zetema, già nota ai lettori di questo blog, e certamente a tutti i cittadini materani, essendo la fondazione “di famiglia” del nostro sindaco Raffaello De Ruggieri.

Sul Quotidiano di Puglia di oggi, venerdì 6 novembre, il vicepresidente del Consiglio Comunale di Taranto, Adriano Tribbia, denuncia che il dossier preparato per la candidatura al titolo di Taranto quale “Capitale Italiana della cultura 2016” (titolo vinto poi da Mantova qualche giorno fa) riporta uno stralcio di un articolo del tutto contrario allo spirito del dossier stesso.

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Una bella gaffe, insomma. Come se uno studente universitario scrivesse una tesi citando un articolo che la smentisce, addirittura la ridicolizza, e lo facesse senza rendersene conto, pensando che invece la sostenga. Il professore lo boccerebbe, e addio laurea.

L’articolo citato e copiaincollato nel dossier tarantino è questo, pubblicato inizialmente sul Venerdì di Repubblica dell’11/09, dal titolo non proprio edificante: “il supermercato del passato tra Disneyland e folklore”. Nell’articolo, in sostanza, si denuncia appunto l’uso folkloristico della storia a fini turistici e di cassa. E nel caso di “Taranto città Spartana” si critica anche il Ministro Franceschini, che invece questa visione la incoraggia. Visione che però è alla base del dossier di candidatura di Taranto a capitale italiana della Cultura…

Ma cosa c’entra la materana Fondazione Zetema in tutto questo? E’ presto detto. Nell’articolo di oggi del Quotidiano di Puglia l’assessore tarantina Vozza, tentando di giustificarsi e ripondere alla critiche a lei rivolte, dice che “l’elaborazione del dossier, non avendo risposto nessuno al bando, è stata affidata alla Zètema di Matera, che ha elaborato anche il progetto per Matera Capitale europea della Cultura per il 2019“.

COME COME? Zetema ha elaborato il dossier per Matera 2019? Ma se De Ruggieri è stato tra i più accaniti critici del dossier, arrivando a rassegnare le dimissioni dal comitato scientifico della Fondazione Matera-Basilicata 2019, in aperta polemica con il percorso pur vincente del “nostro” dossier, e aprendo di fatto la campagna elettorale tutta giocata contro la passata amministrazione! I materani avranno infatti ancora nelle orecchie l’eco delle parole di fuoco pronunciate dall’allora candidato De Ruggieri contro i promotori di quel percorso, ex sindaco Adduce in testa, quando sembrava che fosse stato tutto sbagliato e Matera avesse vinto solo grazie ai Sassi e ad una bizzarra e irripetibile congiunzione astrale… Ora il sindaco si vanta, fuori dalle mura cittadine, di esserne stato l’autore, per mezzo della “sua” Fondazione? No scusate, qui c’è qualcosa che non quadra. Sarà il caso di approfondire. E le sorprese infatti non finiscono qui.

Il dossier di candidatura di Taranto – scaricabile qui – a Capitale Italiana della cultura 2016 (concorso che assegnava oltre al titolo, anche un milione di euro da parte del Ministero, mica bruscolini) riporta la collaborazione con la Fondazione Zetema, che quindi presumibilmente (stando alle dichiarazioni dell’assessore alla cultura di Taranto) lo ha materialmente redatto, errore di citazione compreso. Ma l’errore è comunque scusabile. lo stesso dossier riporta infatti la lettera di offerta di collaborazione della Fondazione Zetema al Comune di Taranto, firmata da De Ruggieri in veste di presidente:

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La cosa strana è che la lettera è datata 14/09. Il dossier è del 15/09. Zetema ha dunque redatto in meno di 24 ore il dossier tarantino? Beh se è così lo ha fatto davvero in fretta e furia. Non poteva certo badare troppo alla bontà e qualità delle fonti. Errore giustificato.

Ma come nasce la collaborazione tra Zetema e Taranto? Non lo sappiamo. Sappiamo però che il Comitato promotore di Taranto capitale della cultura, che ha redatto il primo dossier di candidatura, quello che permise a Taranto di entrare tra le 10 città finaliste, viene ad un certo punto escluso dal continuare il percorso, quando si trattò di stilare il secondo e decisivo dossier. Ad agosto scorso, infatti, il Comune di Taranto, secondo quanto riportato in questa nota polemica dello stesso comitato promotore, indisse un bando, andato deserto. Bando deserto di cui, ricorderete, parla anche l’assessore alla cultura, rivelando che successivamente l’incarico fu affidato a Zetema, definito nel dossier (redatto dalla stessa Zetema) “braccio operativo” delle iniziative connesse a Matera Capitale della Cultura in Europa per l’anno 2019. Il che non è nemmeno vero, perché qui a Matera – fortunatamente, c’è da dire, visti gli opposti esiti delle due candidature, Matera e Taranto – il braccio operativo è proprio la Fondazione, che ad un certo punto sembrava invece dovesse essere smantellata sotto la scura punitrice dell’amministrazione De Ruggieri, dopo essere stata pesantemente messa sotto accusa. Non si capisce bene di cosa, avendo vinto il concorso Ecoc, permettendo a Matera di incassare tanti dindini insperati…

Ma De Ruggieri non arriva mica impreparato alla sfida di preparare un dossier per Taranto in 24 ore: il 10 settembre, ricorderete, il Comune di Matera e il Comune di Taranto firmano un protocollo con il quale di fatto La Capitale Europea della Cultura 2019 “sponsorizza” Taranto nella corsa a Capitale italiana. Il dossier tarantino riporta il protocollo, a firma, ovviamente, dello stesso De Ruggieri, questa volta però in veste di Sindaco e non di Presidente della Fondazione Zetema (veste con la quale ha firmato invece la collaborazione per la redazione del dossier).

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Al sesto piano di via Aldo Moro dev’esserci uno stanzino nel quale il sindaco può, a seconda della bisogna, indossare i panni di sindaco, di presidente di Zetema, di sfasciatore di Capitali, eccetera eccetera…

Insomma un gran bel casotto, con commistione di ruoli pubblici e semi-pubblici (ma che noi sappiamo essere abbastanza privati, visto che il ruolo di componente del CDA di Zetema viene tramandato per successione agli eredi della famiglia De Ruggieri, e gli altri membri sono in maggioranza di associazioni culturali a lui vicine), ancora più inquietanti se si riflette sul fatto che il bando andato poi deserto staccava un assegno di 90.000 euro a chi se lo fosse aggiudicato. Quanto ha incassato invece Zetema con procedura (immaginiamo) di affidamento diretto? E solo quattro giorni dopo che il sindaco di Matera ha “casualmente” “abbracciato” la causa tarantina?

All’uscita della notizia dell’abbraccio tra Matera e Taranto, commentai subito che fosse quantomeno inopportuna. Non potevo certo sapere cosa c’era dietro. In verità non lo so nemmeno adesso, ma tracciando una linea tra date e fatti, posso effettivamente immaginarlo. E non ne viene fuori una bella immagine, diciamo, per la nostra città.

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La mia riflessione finale è che c’è comunque solo da rallegrarsi che DR e company siano stati tagliati fuori dalla redazione del dossier di Matera Capitale della Cultura (in verità si sono messi da parte da soli): visto l’esito infausto del concorso tarantino, che ha visto la partecipazione attiva e “illuminata” della Fondazione Zetema, che a Matera millantava di sapere bene cosa andava fatto e cosa invece no, mentre Adduce, Verri, il Comitato 2019 e il web team stavano sbagliando tutto, magari oggi De Ruggieri sarebbe lo stesso sindaco. Ma di una cittadina di provincia del Sud Italia. Non certo di una capitale europea.

P.S.: il nostro blog è come sempre aperto e disponibile ad ospitare repliche e precisazioni.

AGGIORNAMENTO: Prendiamo atto della nota del sindaco che in verità pur precisando che l’incarico assunto dalla Fondazione Zetema avrebbe avuto carattere gratuito, rivela un palese conflitto di interesse nella parte in cui il sindaco di Matera arriva a minacciare l’incrinatura dei rapporti tra la città di Matera con la città di Taranto in virtù degli scazzi privati tra l’assessore alla cultura di Taranto e la Fondazione Zetema. La vicenda conserva dunque intatta la sua (negativa) valenza politica.

La politica #ciriguarda

Lascio la Leopolda materana, come è stata subito etichettata (ma impropriamente, perchè al contrario della kermesse fiorentina, qui non c’erano leader da incensare, piuttosto energie da raccogliere e rinnovare), con la domanda emersa dal tavolo di confronto su politica e comunicazione, coordinato dalla direttrice di (fu) YouDem Chiara Geloni: si possono vincere le elezioni dicendo la verità?

La risposta immediata da parte di tutti è stata “vogliamo credere che sia possibile“. Ma gli sguardi non erano convintissimi, ripensando alla nostra storia recente, al berlusconismo, al renzismo e a caricature locali più o meno vicine ai modelli originari. Però è forse la risposta naturale, e certo l’unica possibile, per un gruppo di ragazzi e di ragazze che si rifanno a ideali e valori democratici. Di sinistra, se proprio vogliamo osare una bestemmia.

Poi il pensiero va alla Grecia, e a Tsipras, che per non correre il rischio di governare piantando i piedi sopra una menzogna, a quel “Syriza non firmerà mai il memorandum dell’Europa” quando poi ha dovuto farlo, ha però sciolto il Parlamento ed è tornato alle urne, raccontando al popolo la verità: che è stato fregato, in buona sostanza, e che non se l’è sentita di correre il concreto rischio che un pensionato greco si ritrovasse con un pugno di dracme avvizzite dalla svalutazione, tre giorni dopo aver riscosso la pensione. E il popolo gli ha ridato fiducia. Se è successo in Grecia, allora sì, forse è possibile non rassegnarsi a vivere la politica come una bugia.

Anche a Matera abbiamo di recente affrontato una campagna elettorale, correndo l’insano rischio di dire la verità alla gente. E però l’abbiamo persa. Forse perchè abbiamo detto che non era tutto da buttare via, in pieno clima generale da rottamazione (fasulla, peraltro). Abbiamo detto che sì, alcuni aspetti della gestione cittadina andavano curati meglio, alcuni problemi affrontati, alcune questioni risolte definitivamente; ma che la vittoria di Matera2019, ci offriva adesso spazio e soprattutto risorse per farlo. Abbiamo detto che avremmo potuto sfruttare questa occasione per attirare investimenti su cultura e turismo certo, ma anche per attività manifatturiere, servizi, e soprattutto infrastrutture, continuando l’infaticabile opera di apertura e coinvolgimento nel nostro progetto dell’intera regione, ed estendendo ora l’abbraccio al Mezzogiorno, e all’Italia intera, della quale saremo ambasciatori in Europa tra quattro anni. E niente, i cittadini non ci hanno creduto. E così adesso corriamo il rischio di vivere l’appuntamento solo come un grande evento, che certo aumenterà per un po’ la luce dei riflettori sulla nostra città, ma soprattutto consentirà agli amministratori di distribuire a pioggia un po’ di soldi per ingraziare o ringraziare. Il rischio c’è, lo vediamo già oggi.

Ma i cittadini non ci hanno creduto. Forse non siamo stati bravi a comunicare. Forse non siamo stati pienamente credibili. O forse eravamo deboli politicamente, e avremmo perso comunque.

Ma ieri si è ripartiti col piede giusto (apertura, condivisione, partecipazione, confronto) da dove ci eravamo lasciati. Da quella foto colorata della giunta promessa, fatta da giovani capaci e preparati. Abbiamo detto la verità anche su questo, che sarebbe stato un grande cambiamento, e oggi quel cambiamento proviamo comunque a costruirlo.

La comunicazione politica di oggi produce e racconta storie. Alla fine, votando, non scegliamo tra visioni e valori diversi, ma solo la storia raccontata meglio, o più vicina al nostro sentire.

Ecco, credo sia ora che una nuova generazione smetta di chiedersi quale storia scegliere, e prenda invece carta e penna, e la propria storia cominci a scriversela da sola.

Per questo, e per tanto altro che verrà, il futuro, la politica, tutto #ciriguarda.

Il blogger trolla, il palazzo crolla

Stamane è apparso sulla nostra pagina fecebook un link che ha fatto accapponare la pelle  a molti. Gente si è trovata a scattare in piedi sul letto leggendo il suo iPad, sbattendo le corna contro il soffitto della mansarda nella quale è costretta a dormire per aver litigato con la moglie; centinaia di persone si sono riversate per strada in preda al panico; TRM per non sbagliarsi, non ne ha fatto parola.

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Per come siamo abituati a leggere i link, infatti, sembrava quasi che il redattore di Sassilive, notoriamente sobrio ed equidistante dalle beghe della politica locale, avesse perso la pazienza come tanti cittadini materani di fronte alle imbarazzanti uscite dei nuovi amministratori e avesse puntato per un titolo ad effetto. Ma bastava aprire il link per scoprire l’arcano: il titolo lo abbiamo modificato noi!

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La redazione di Sassilive ci ha presto contattato per ottenere il cambio di titolo, cosa che naturalmente ci siamo ben guardati dal fare. Ma altri a quanto pare molt-ben-informati, si sono sentiti in dovere di mandare un avvertimento a mezzo social:TW

“Conosciamo le tue manovre informatiche illecite”. Conosciamo chi?

E come si spiega la pressione dei peones ventiventini esercitata ultimamente contro il Quotidiano di Basilicata, reo di dare spazio e risalto a cose ritenute sconvenienti (anche se spesso provenienti da fonti vicine al sindaco, come nel caso della polemica sul dossier a Bruxelles), tanto da portare la direttrice Lucia Serino a sbottare su Twitter?

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C’è poi gente a Matera seriamente convinta che se tre-quattro persone fanno la stessa critica al sindaco, siano in qualche modo collegate da un patto di sangue di stampo massonico. E Madonna! Almeno quello a Roma si limita in questi casi a derubricarli nella categoria gufi/rosiconi, pur di non stare ad ascoltarli. Ma nella Capitale Europea della Cultura ci piace esagerare.

Da parte nostra, sveliamo l’arcano che ha tenuto la città col fiato sospeso per mezza giornata: la manovra informatica illecita consiste banalmente nella modifica del titolo del link direttamente su facebook. Facebook lo consente, noi lo facciamo. Consigliamo a questo proposito agli inesperti consulenti “informazionatici” del Comune di consultare questa guida online. Altro che manovra illecita:  un lazzo piuttosto, o un frizzo, un gesto istrionico: tanto per sondare il livello di nervosismo dalle parti del sesto piano che, a naso, dovrebbe in effetti essere piuttosto alto. Chissà poi perchè.

Fatevela una risata ogni tanto, e ricordate di andare a firmare per i referendum in piazza, anche a Matera, domani sabato 19 settembre dalle 10 alle 13 in piazza Vittorio Veneto.

E’ dal comitato promotore dei referendum che è infatti partita la “moda” di modificare i titoli dei link per ottenere l’attenzione negata da TV e giornali (vedi foto sotto, e cliccare sulla stessa per aprire il “vero” link). Moda che ci siamo limitati umilmente a seguire, perché la trovavamo divertente, e poi si sa, stiamo sempre sul pezzo. Mica come Cuccurucù che è rimasto a parlar male di Adduce.

E quindi materani-molto-nervosi: fatevi un mega clistere di Valium, e andate tutti a firmare!

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Matera compra campioni. Ma quando inizia il campionato?

E continua la campagna acquisti della nuova società che gestisce il (Comune di) Matera.

No, non è di calcio che stiamo parlando, ovviamente, ma di politica!

L’ultimo acquisto in ordine di tempo è Maria Rita Iaculli, già vice-prefetto di Matera, già candidata alle “primarie” di Matera 2020.

Già.

Il leader dell’opposizione-ombra Angelino parla di cambiale elettorale pagata dal sindaco. Chiaramente il pagherò sarà onorato implicitamente  addebitando il relativo importo sui conti correnti di tutti i materani, chiamati indirettamente a finanziare l’allegra campagna acquisti di De Ruggieri con uno spropositato aumento dell’imposizione fiscale.

Insomma, c’è chi risica e chi rosica.

Rosiconi che non siete altro, potevate vincere le elezioni, se vi fanno gola i 120.000 euro all’anno (10.000 al mese) che entreranno nelle tasche del nuovo acquisto. Soprattutto se siete tra quanti qualche anno fa protestavano per una cifra inferiore (e se non andiamo errati, divisa in due) per i precedenti funzionari nominati dalla scorsa amministrazione.

Ma se siete indignati, sticazzi. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, chi ha vinto ha vinto, scurdammece ‘o passato, ormai Matera è Capitale, mica una provincia qualunque, e merita una squadra di grandi fuoriclasse!

Non facciamo però fatica ad annusare che le aspettative della popolazione materana su questi primi mesi di gestione amministrativa, che promettevano rivoluzioni copernicane, il giorno delle elezioni, fossero ben altre.

A dirlo non solo e non tanto le narici del vostro affezionatissimo ma notoriamente parzialissimo blogger, quanto le prime reazioni alla notizia dei lettori del sito Sassilive, di solito piuttosto composte nei commenti, che indicherebbero che dopo tre mesi di continui acquisti sul mercato a suon di milioni, vorrebbero quantomeno vedere i loro campioni giocare una partita.

Anche solo un allenamento.

Una “scalata” in mezzo alla strada.

Due calci ad un barattolo vuoto.

Qualcosa, insomma…

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Un cestello, un cartello ed un balzello

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Foto: Sassiland.

Ci avviciniamo ormai al terzo mese del nuovo corso di amministrazione della città ed è forse tempo di tirare una prima linea.

L’azione amministrativa fin qui intrapresa si può tutta riassumere nello slogan “un cestello, un cartello ed un balzello”.

Il cestello ed il cartello sono quelli approntati dall’unico assessore della giunta DR che sembra non essere andato in ferie, Valeriano Delicio: nel dettaglio, il cestello simboleggia il vaso di fiori che sbarrando via Volta ha impedito l’accesso veicolare, regalando un altro pezzetto di zona pedonale al centro storico. Rozzo, ma senz’altro efficace.

Il cartello è invece quello che lo stesso assessore ha messo su a mo’ di infografica, nello sforzo di coordinare parcheggi e mobilità per abituare turisti e residenti a lasciare l’auto un po’ più in là della loro destinazione.

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Purtroppo, come si sa, in questi casi non basta un cartello e nemmeno la buona volontà di Delicio a risolvere il problema. Via Vena è ogni sera un senso unico alternato grazie alle sempre presenti auto parcheggiate in divieto di sosta (per la verità qualche multa in più la si è vista, ma credo possa risultare più efficace una delibera che conceda licenza di graffio libero con la chiave ai cittadini); via Lanera è ancora il solito parcheggio di autobus turistici, e tutta la situazione di totale anarchia rivela che c’è ancora molto da fare e da lavorare. Non di meno, è questa la strada giusta. Non ci si fermi al cartello. E nemmeno al cestello.

Il balzello è invece quello decretato dalla giunta che prevede un aumento esponenziale delle tasse locali per il prossimo anno. Aumento deliberato tra molte polemiche, peraltro, con la maggioranza che ha affossato pregiudizialmente un sensato emendamento delle opposizioni che avrebbe avuto quantomeno l’effetto di spostare di un anno l’eventuale entrata in vigore. Opposizioni che, dal canto loro, hanno inoltre denunciato che la delibera è intervenuta oltre il tempo massimo imposto dalla legge, dunque sarebbe illegittimo applicarla, e se lo faranno si aprirà comunque la strada a ricorsi e appelli che con tutta probabilità vedranno un aumento di liti e contenziosi con i cittadini, e quindi spese che si volevano invece diminuire, e che alla fine quasi certamente vedranno soccombente il Comune, essendoci materia giuridica a sostenere le ragioni degli eventuali ricorrenti.

Peraltro, pur essendo l’aumento in parte previsto a causa della chiusura della discarica di La Martella, non si capisce da che pulpito si impongano nuove o maggiori tasse ai cittadini, giusto alcuni giorni dopo aver varato la giunta più elefantiaca della storia comunale: ben nove assessori, oltre ai relativi staff e collaboratori, il cui costo grava interamente sulle nostre spalle.

A questo si aggiungono le voci sempre più insistenti di uno smantellamento della squadra che ha portato alla vittoria inaspettata di Capitale della Cultura, a partire da Paolo Verri, in rotta per la Puglia. Solo voci, appunto, e anche queste prevedibili. Vedremo se il cambiamento ci sarà (è peraltro legittimo che il nuovo corso imponga una sua visione delle cose) e se sarà foriero di miglioramenti. O se, come pensiamo e temiamo, si navigherà a vista senza mettere a fuoco gli obiettivi. Scenario per scongiurare il quale (“squadra che vince non si cambia”) ci siamo decisamente schierati a favore della riconferma dell’amministrazione uscente, pur storcendo il naso di fronte ad alcune scelte politiche di fondo. Ma l’obiettivo era la città, è sempre stato la città, e i cittadini e il nostro futuro, e non ci si poteva permettere di avere le idee meno che chiare.

Peraltro la navigazione a vista potrebbe palesarsi molto presto: è infatti in preparazione la “notte bianca” materana, finanziata dal Comune. Un evento decisamente pop, molto pop, quasi pulp, ma che appare in contrasto con i proclami elettorali e con la volontà sempre dichiarata di andare contro l’idea di “eventificio” che secondo DR era prerogativa del PD e del centrosinistra. Eppure la notte bianca dovrebbe incastrarsi comodamente nella definizione di “eventificio“. O il pop è cultura solo se la fanno loro, ed è idea di Satana se le stesse cose le fanno o le propongono altri? E visto che siamo in regime di aumento dei balzelli, non si poteva cominciare risparmiando questi (pare) oltre 50.000 euro di spesa pubblica? Cosa aggiungerà una notte bianca alla narrazione di Matera Capitale Europea della Cultura? Nulla, temo. Ma quando si fa festa gratis, ungimi tutto. Che poi, gratis, si fa per dire.

Insomma, il bilancio di questi primi (quasi) tre mesi è più di ombre che di luci. La linea definitiva del bilancio la trarremo fra qualche mese, mentre ci sentiamo in dovere di continuare a raccontare il presente, secondo il nostro punto di vista.

Naturalmente i tifosi a prescindere si spelleranno le mani battendo i pugni, e perderanno la voce al grido di: “lasciamoli lavorare”. E in altri tempi avrei dato loro ragione.

Ma, come ho già detto, questa non è una consiliatura come le altre; è quella che ci porterà dritti al 2019. E questo credo lo sappiano anche loro, dal momento che la coalizione  con la quale si presentavano agli elettori si chiamava 20-20. A meno che 20+20 (%) non indicasse subdolamente l’aumento delle imposte locali del nuovo partito delle tasse deruggeriano.

Peraltro, chi è un po’ scafato di politica, come chi vi scrive scioccamente crede di essere, sa che i primi cento giorni sono di solito i più vivaci e pregni di programmaticità e di visioni.

Ma se questo è, e se il buongiorno si vede dal mattino, rischia di non essere affatto una bella giornata.

Meglio accorgersene subito, e provare a cambiare qualcosa: mancano ancora una ventina di giorni ai 100, e poi la “luna di miele” sarà finita.

Come la pazienza dei materani, che vorrebbero invece correre verso il futuro.

Ma non chiamatelo reddito minimo

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Con grandi squilli di tromba la Regione Basilicata approva un provvedimento chiamato “Reddito Minimo di Inserimento”.

Il provvedimento sembra inserirsi appieno nel dibattito nazionale sulla necessità di un sostegno al reddito, nell’anno 8 d.C. (Dopo Crisi) di cittadini fuori dal mercato del lavoro e senza molte possibilità di rientrarci a breve.

A livello micro e macro economico, i benefici di un reddito di inserimento sono molteplici: oltre a permettere una vita dignitosa senza fornire assistenzialismo (in cambio si svolgono infatti tot ore di lavoro presso enti pubblici e Comuni), funge anche da calmiere per il mercato del lavoro: nell’attuale sistema legislativo, che ormai equipara il lavoro ad un qualunque altro fattore produttivo, con un prezzo stabilito dall’incontro tra domanda e offerta, sono moltissimi i casi in cui lavoratori – soprattutto giovani – sono costretti a lavorare per stipendi da fame perchè “o questa minestra, o la finestra” data l’enorme mole di lavoratori disoccupati a disposizione sul mercato.

Ma se lo Stato, che ha potere e soldi, dicesse che piuttosto che lavorare per un aguzzino a 4/500 euro al mese, chiunque ha DIRITTO di svolgere per la stessa cifra una sorta di servizio civile part-time per la propria comunità, gli imprenditori-aguzzini dovranno necessariamente alzare l’offerta economica per assicurarsi manodopera, e quindi profitti. Il potere contrattuale dei lavoratori dunque salirebbe, aumenterebbe la loro capacità di spesa, con benefici per il sistema economico, per gli stessi avidi imprenditori (dal canto loro consapevoli che un singolo isolato sforzo non cambierebbe nulla nel mercato globale, e allora meglio adeguarsi al ribasso per competere e sopravvivere, piuttosto che fare gli eroi e morire) e, in ultimo, per le casse dello Stato, che recupererebbe gran parte della spesa prevista.

Sono dunque molto favorevole al reddito minimo di inserimento, o di cittadinanza, se rispetta questa ratio e va in questa direzione.

Non è però il caso del provvedimento approvato dalla giunta regionale lucana. Come si può leggere nel dispositivo, infatti, i benefici durano solo tre mesi.

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In questo modo non solo non viene assicurato alcun sostegno al reddito, ma non si realizza nemmeno l’effetto calmiere sul mercato del lavoro che un serio provvedimento chiamato “reddito minimo di inserimento” avrebbe. E a nulla vale nemmeno la generica promessa, consegnata alla labile memoria dell’opinione pubblica, di trovare presto altri fondi, perchè una promessa non è un diritto, e senza diritti certi, il Lavoro muore.

E’ piuttosto invece come dare una sola boccata di ossigeno, smettendo poi la rianimazione, e augurandosi che basti. Non serve un genio per capire che per fare ripartire il cuore del lavoro, una boccata sola non basta. Una boccata che costa comunque alla Regione ben 7,5 milioni di euro.

A cosa serve allora? A poco più di nulla, evidentemente, se non diventa una riforma strutturale (d’altra parte sembra difficile che simili impegni possano essere assunti dalle casse di una Regione). Ma c’è chi è costretto pure a gioire, che in questo momento e contesto, poco più di nulla è sempre meglio di nulla. Ma non chiamatelo reddito minimo d’inserimento. A meno che i funzionari regionali non pensino che il reddito minimo per un lavoratore equivalga a poco più di cento al mese.

Mi stacco dunque dal coro e dico: senza un preciso piano a lungo termine, non era invece preferibile risparmiare gli sforzi e impiegare meglio quei fondi? In vista di Matera 2019 non sarebbe stato preferibile impiegare le stesse risorse per collegare meglio la Capitale con il resto della Basilicata e sfruttarne la scia, o per assumere un po’ di personale in pianta stabile nei servizi di assistenza al turismo, per insegnare insomma ai lucani a pescare anzichè elemosinare loro qualche sardina?

Ce l’abbiamo un piano in mente per la Basilicata e il suo futuro? Ce l’ha Pittella? Ce l’ha il PD? Confesso che faccio fatica a intravederlo. Forse invece che parlare di organigrammi, dovremmo parlare di questo, utilizzando i circoli per regalare all’esterno idee e visioni, e non per regolare all’interno conti e potere. Anche perchè avverto che i lucani stanno diventando impazienti, non vedendo molte differenze tra la nuova politica promessa, e la vecchia.

C’è allora solo da augurarsi che le liste dei beneficiari di questo provvedimento non siano gestite anch’esse con i vecchi metodi del bussa alla porta giusta, e che quindi il “reddito minimo” non sia stato concepito unicamente per fare bella figura sui giornali, e per oliare un po’ le vecchie, pesanti e ultimamente un po’ arrugginite catene del clientelismo, vero freno di una Regione che potrebbe volare, ed è costretta invece a camminare a fatica, nonostante lo sforzo e la passione di tanti imprenditori onesti, amministratori capaci, lavoratori indefessi, elettori pazienti, impegnati a spingere la parte migliore della nostra terra verso il futuro.