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Matera 2015 e il sindaco bulletto.

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Dopo qualche giorno di pausa, gli avversari di Salvatore Adduce alle Comunali materane riprendono la comunicazione. Sono rimasti un po’ in silenzio, forse per fiutare l’aria. E devono aver fiutato aria pesante perché ieri hanno cominciato ad attaccare. E si sa: solitamente attacca chi insegue.

Prima De Ruggieri manda ai giornali un comunicato stampa nel quale elenca una serie di mancanze – a suo dire – dell’amministrazione precedente. Ma a leggerle bene si nota già un certo nervosismo, una certa violenza verbale. E su tutto stona poi quel considerare Matera 2019 una foglia di fico, un obiettivo effimero, un circo vuoto, un eventificio fine a sé stesso. Non è la prima volta che il candidato sindaco di centrodestra esterna questa idea. E però suona parecchio strano che colui che si autoincensa padre della cultura materana, sputi nel piatto della celebrazione della cultura materana. E suona anche parecchio strano che chi siedeva ai piani alti del Comitato Matera 2019, sputi ora addosso a Matera 2019.
Nervosismo, dicevamo. Non rende lucidi. E si vede.

In ogni caso il sindaco uscente risponde invitando l’avversario ad un confronto pubblico, che a scrivere o farsi scrivere comunicati stampa, e  insomma, e so’ buoni tutti.

Ma DR non la prende bene. Manda ai giornali un altro comunicato stampa più nervoso del primo, un #epicfail che rimarrà scolpito nella All of Fame degli #epicfail.

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  1. “Non rispondo tramite staff ma direttamente”. Una inutile precisazione rivelatrice di un solo indizio: che evidentemente lo ha scritto qualcun altro. Perché specificarlo se no? Chi è stato allora a mettere in bocca a DR, mite ottantenne e riconosciuto uomo di buona educazione e cultura, le dichiarazioni che seguono? Mah, un’ideina ce l’abbiamo…
  2. “Se fossimo entrambi materani”. Eccolo qua. Torna il mito della materanità. Colpa di Adduce è infatti di essere nato a Ferrandina, comune alle porte di Matera. Ma abbastanza fuori dalle mura medievali (per loro siamo ancora nell’AD 1019) per essere considerato “un invasore”. Chissà quante ironie devono aver fatto alla corte fiorentina su quel provinciale di Leonardo da Vinci (hai dipinto la Gioconda, ma non sarai mai un Leonardo da Firenze)!
  3. “L’incontro sarebbe facile farlo sul castello”. Bah, e questa frase che vuol dire? Ci raccontano che il Castello di Matera è luogo in cui i bulletti una volta si davano appuntamento dopo la scuola per darsele. Ma che, De Ruggieri vuole picchiare Adduce?! L’immagine fa sorridere, ma la scivolata pare grave, per uno che si candida a sindaco nella Capitale della Cultura. Per fortuna dichiara subito che, non essendo Adduce un purosangue (“manca il requisito della materanità”), le botte stavolta Salvatore se le salva. Pericolo scampato.

Ci fermiamo qui per carità di patria. Ma si potrebbero analizzare molti altri segnali di un evidente e del tutto fuori luogo nervosismo: il tono da bulletto di periferia, la paura che a fare le domande sia un giornalista superpartes (meglio piuttosto sceglierlo a sorteggio in una rosa di nomi di parte), l’inutile e sprezzante indicazione del responsabile elettorale (praticamente un “parla con la mia segretaria, che non ho tempo da perdere”).

La cosa che più di tutte rattrista, è che non avendo argomenti per affrontare il confronto (non si sono infatti sentite finora nè grandi proposte, nè grandi idee, ma solo attacchi e slogan) il comitato Matera2020 ha deciso di giocarsela tutta sulla materanità. Di nuovo. Difatti questo è il manifesto del loro prossimo comizio:

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La materanità. Ma che razza di argomento è? Meno male che le “primarie” del centrodestra le ha vinte il materano De Ruggieri: se le avesse vinte la italo-finlandese Venanzia Rizzi (che fortunatamente ha già preso le distanze da questa pseudo-civica-marmellata) sarebbe da loro stessi stata accusata di aver tradito la materanità per fuggire al Nord Europa! Imperdonabile. L’abruzzese Marchionne, appreso della nota di De Ruggieri, sta in queste ore rassegnando le dimissioni dalla sabauda Fiat. Battendosi, con vergogna, il petto tre volte.

Uomini del centrodestra, siate seri: tirate fuori le idee, se ne avete qualcuna. 

Matera merita di meglio di questa nervosa, confusa, insulsa sceneggiata che state mandando in onda.

La vera dichiarazione di De Ruggieri dopo il primo turno.

Siamo venuti in possesso della nota completa di appunti e note a margine che il candidato sindaco Raffaello De Ruggieri ha inviato alla stampa a commento del risultato ottenuto al primo turno delle elezioni comunali di Matera. Diretta ad una ignota collaboratrice di nome Rossella, l’abbiamo intercettata prima che la trascrizione in bella copia la modificasse del tutto, snaturandola. Le parti in grassetto sono quindi quelle eliminate nella versione definitiva, così come le note di commento a margine…

Titolo: “Ottimo risultato che premia la nostra capacità di unire”. [Scusa Rossella, ma di meglio non mi veniva, sto incazzato come una iena!]

“Sento il dovere di ringraziare gli uomini e le donne della città di Matera che hanno premiato il nostro impegno politico civico, portando i livelli della loro adesione a oltre il 36% dei voti. Certo potevate pure fare un po’ di sforzo un più, abbiamo speso un botto solo per il camion di Romaniello’s e questo è tutto quello che sapete fare? Un risultato comunque straordinario, soprattutto se si tiene conto che la nostra associazione ha mosso i primi passi nel marzo del 2015 [dici che suona credibile, anche se ne abbiamo aperte diverse altre, e anche qualche Fondazione, già quarant’anni fa?] e in soli tre mesi, ha raggiunto un traguardo così ambizioso e gratificante. In verità i sondaggi giusto proprio tre mesi fa ci davano in netto vantaggio, dicevano che Adduce stava sul cazzo a tutti ma il sondaggista lo aveva ingaggiato Tosto e la qualità dei suoi fornitori di servizi sappiamo quanto lasci a desiderare. Quando vinceremo miglioreremo anche questo. [Giordano tieniti pronto a fare le valigie, che ti sopporto solo perchè stai dalla mia parte, se no da mo’ che t’avevo mandato a fare video ai matrimoni!]

Ora si riparte per l’ultima tappa. Dopo, se mi danno la Presidenza della Fondazione, mi ritiro [e vi mando tutti affxxxxlo!]. E’ quella più importante, che noi abbiamo la certezza di conquistare perché, una volta avuta la rappresentanza amministrativa della città, dovremo ricostruire l’unità dei cittadini e delle cittadine: quelli che non la penserano come noi, saranno infatti deportati sulla Murgia e nutriti a giorni alterni con pane secco di Altamura e acqua dello Jesce non depurata. Sarà poi, per pubblico decoro, emessa un’ordinanza che vieti di andare in giro a fotografare monnezza e cessi chiusi. Ordine e disciplina, si diceva quando sono nato, e ottanta anni dopo ho concluso che avessero un po’ ragione anche loro: dobbiamo infatti ricostruire Un’armonia lacerata negli anni del dopoguerra, e da una campagna elettorale che ha visto fenomeni di divisioni e anche di dure contrapposizioni all’interno di famiglie, di associazioni e di partiti. E però si sono divisi male, se il 65% degli elettori non ci ha votati. [X Rossella: credo a questo proposito che la colpa sia stata di Giordano, che è andato dicendo che avremo preso il 55%, e non il 35 come poi è stato. Non è bello secondo me prendere in giro la gente, che poi s’incazza, vedi un po’ se gli puoi bucare sto feisbuc].

Quello che ci attende, quindi, è un compito fondamentale per il destino della città e dei suoi cittadini che avvertono l’esigenza di ritrovare uno spirito unitario che li faccia sentire parte di una comunità coesa. Ma sarà coesa solo se voteranno unitariamente per me, perché se votassero unitariamente Adduce non sarebbe la stessa cosa. Il problema non è tanto l’unità in sè, ma chi ne beneficia, e se ne beneficio io, sono vantaggi per tutti.

Per questo l’adesione al nostro progetto registra una progressione vincente che cresce ogni giorno di più (giusto ieri ad esempio un cinese mi ha detto che al ballottaggio ci vota, o almeno così mi è sembrato di capire quando mi ha portato il conto del suo ristorante), e ci rende fiduciosi di poter ricomporre la città per renderla europea [Ross, io però sta frase la toglierei, perché in effetti in Europa ci ha già portati Adduce, non vorrei che poi fosse un boomerang, valuta tu].

Una dimensione internazionale che troverà nel lavoro la sua massima espressione di sviluppo [questa non vuol dire un cazzo ma fa sempre la sua porca figura!], perché l’unità politica civica e l’occupazione delle poltrone dei suoi abitanti saranno centrali nel nostro impegno di governo.

Contrariamente al sindaco Adduce che ha avuto la capacità di dividere il proprio partito per non avere fatto le primarie, [Ros, certo che ci ha lasciato il peggio del PD a noi, eh?] di dividere il consiglio comunale di partenza per non avere rispettato alcuni patti [dovevo fare il Presidente della Fondazione, cribbio!] e di dividere persino il Comitato 2019, la cui maggior parte si è schierata contro di lui, che se avessimo potuto decidere di fare come volevamo noi, avremmo diversamente vinto, noi siamo uomini di pace, di governo e di unità.” [ Rossè, credo che una chiusura umoristica dopo aver parlato male di Adduce qui ci stia bene, tanto ‘sta battuta è troppo sottile e non la capisce nessuno! 😉 ]

Il punto sulle elezioni comunali a Matera, ad una settimana dalla presentazione delle liste.

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Mi pare che il quadro si vada sufficientemente delineando, ed è quindi possibile poter cominciare a fare alcune considerazioni, se pur parziali, e ovviamente soggettive.

1) Nonostante le lacune, la timidezza, diciamolo pure: l’inadeguatezza del PD locale nel guidare efficacemente la politica, frutto di una classe dirigente diffusamente incapace di elevarsi e di rigenerarsi, salvo rare ma comunque presenti eccezioni (e comunque più numerose qui che in ogni altra area politica locale), lo schieramento a sostegno della riconferma di Salvatore Adduce alla guida del Comune di Matera, disegna un quadro sufficientemente chiaro ed identitario. Pur rinnovato grazie all’allontanamento dei molti negazionisti, che in questa consiliatura ormai al termine
hanno ostacolato più che agevolato il lavoro dell’amministrazione comunale, alcune volte con merito, molte altre per puro spirito di contraddizione e di piccolo interesse di bottega, affidare la guida del Comune alla stessa compagine che ha di fatto creato le condizioni per una clamorosa e definitiva svolta economica della nostra città, appare cosa saggia. Il rischio di riazzerare tutto, di assalire il carro del 2019 per trasformarlo in carrozzone, è molto maggiore dei possibili ed eventuali benefici. Anche perché, a conti fatti, questa amministrazione ha messo a segno molti punti, soprattutto nell’ultima fase, nella quale si è assistito ad una vera e propria accelerata, con molti progetti (viabilità, capitale europea della cultura, rilancio del trasporto pubblico, mercato) che sono andati finalmente e con successo in porto. Con altri (rifiuti, discarica, verde pubblico, strutture sportive, ztl, gestione dei grandi eventi, parcheggi) in parte avviati e in parte da completare. Alcuni nodi, pensiamo ai quartieri periferici, pensiamo ai Sassi e al loro ruolo e identità, necessitano invece di una spinta che vogliamo imprimere noi per primi.

Non secondariamente, e qui so di non essere in linea con il sentiment della Nazione, ma chi se ne frega: chi sta con Adduce prova a difendere un’idea di politica mediata, ragionata, identitaria con i valori di quel centrosinistra ormai scomparso dai radar della politica nazionale, stretta dall’abbraccio mortale di Renzi a Berlusconi. Scusate se è poco (piuttosto, qualcuno glielo dice a Civati e ai suoi colonnelli? Grazie).

2) dall’altra parte, e parlo del carrozzone Matera 2020, si assiste invece all’assalto all’arma bianca al sesto piano. Talmente disperato, da arruolare chiunque abbia nel mirino Adduce. Talmente imbarazzante, che pare saranno costretti a nascondere i simboli dei partiti di centrodestra dietro finte liste civiche per non turbare gli ex piddini (si parla di Viti, Santochirico e di alcuni – ex? – civatiani materani) che hanno trovato largo posto nel carrozzone. Peraltro, l’odio personale verso la persona del sindaco pare essere la sola cosa che li tiene insieme. Facile prevedere che, in caso di vittoria elettorale, imploderebbero nel giro di pochi mesi, mettendo a repentaglio tutto quanto finora faticosamente conquistato dalla città. Oppure si paralizzerebbero in un immobilismo ancora più pericoloso, proprio ora che tanti passi in avanti sono stati incontestabilmente fatti. Emblematica la vicenda del più grande teatro materano, il Duni. Appena chiuso dai suoi proprietari, che non riescono a trovare una linea comune per la sua gestione, in Matera 2020 sul problema si procede in ordine sparso, con alcuni che da tempo puntano al recupero delle strutture esistenti, mentre altri – compreso il candidato sindaco – che vorrebbero al contrario costruire teatri e strutture nuove… E se a loro il rischio paralisi sembra non interessare granché, a noi interessa eccome: non vogliamo ritornare indietro di cinque anni; vogliamo ripartire dal punto in cui siamo, oggi, e provare ad andare ancora più avanti.

3) Tortorelli ha messo su un comitato elettorale di tutto rispetto. A parte l’epic fail sul mercato, a parte i brutti manifesti con il pollice alzato (che sembra voler minacciosamente sostituire l’ombrello di Cipputi), a parte una identità “politica” di non primissimo pelo, la sua candidatura sembra rispondere a logiche personali o di “corrente” troppo evidenti per impensierire i due principali contendenti. Il classico terzo incomodo che punta a fare l’ago della bilancia. Vedremo se avrà modo e maniera di esercitare questo ruolo, e come, al ballottagio.

4) Stesso discorso vale per i velleitari ma pur sempre rispettabili tentativi di Materdomini e Vespe, a cui vanno i nostri auguri per una serena e proficua opposizione, alla quale sembrano rassegnatamente puntare ed inevitabilmente destinati.

Insomma, le truppe sono ormai quasi tutte schierate. Disegnano una situazione di sostanziale equilibrio. E forse allora per la prima volta la differenza la faranno le migliaia di elettori liberi. Quel voto di opinione finora sempre snobbato e sottovalutato. Vincerà, forse, chi saprà parlare non alla testa o alla pancia delle persone, ma al loro cuore. Sono loro – giustamente – sempre più lontani da una politica che li ha considerati nel migliore dei casi una rogna ed un ingombro di cui liberarsi, che saranno chiamati a sciogliere il nodo, e a decidere quale futuro meritano.

Un appunto infine su Matera2019.
Il discorso sul merito del risultato è davvero vuoto e provinciale: gli amici del sindaco esaltano il suo ruolo e merito nella vicenda; i suoi nemici lo assegnano invece tutto alla mobilitazione della città, alla sua bellezza, alla sua storia. La verità è evidentemente da qualche parte là in mezzo, tra i due estremi. E, comunque, non ci interessa granché.

Ci interessa invece notare e far notare il senso del percorso che Adduce ha voluto mettere in campo per conseguire questa vittoria, e che, cambiando cavallo, rischiamo definitivamente di perdere. La candidatura di Matera a Capitale Europea della Cultura ha coinvolto davvero tutta la città. Anzi la Regione, anzi tutto il Meridione. E ora l’intera Italia. Adduce è stato su questo realmente e intelligentemente aperto ed inclusivo. E non vi è dubbio alcuno che continuerebbe ad esserlo anche qualora venisse confermato.

Talmente inclusivo, che non ha avuto remore ad includere anche i suoi attuali avversari ed oppositori: De Ruggieri e Tortorelli sedevano infatti entrambi nel Consiglio di Amministrazione del Comitato di Matera 2019; Tosto (patron di Trm) ha strappato generosi contratti come media partner dell’evento.

Siamo sicuri che a parti invertite si garantirebbe altrettanta apertura e inclusione?

Scusate se, su questo, abbiamo i nostri seri, profondi e, dico anche, fondati dubbi.

Matera 2019 rischia di essere di nuovo un vantaggio per pochi, soliti noti.

E invece deve continuare ad essere di tutti.

[Continua…]

Tosto, Buccico, Santochirico, Viti… Se questo è il nuovo, aridetece i Borboni.

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Volevo scrivere un articolo per rispondere a quello di Tito Dimaggio di oggi, sul Quotidiano. Poi mi sono accorto che quell’articolo lo aveva già scritto Lucia Serino. E quindi provo ad andare oltre.

Si può criticare. Si deve, per crescere e migliorare. Fermo restando che alla favola per la quale una persona sola può cambiare il mondo, oramai non crede più nessuno. Ma in ogni caso, quando si afferma che “questo non va bene”, bisogna anche prendersi la responsabilità di dire cosa gli si preferisce. E lì è un po’ più difficile. Perchè siamo sempre tutti d’accordo nel voler risolvere un problema. Quel che ci divide, in famiglia, sul lavoro, nella politica, sono semmai le possibili soluzioni.

E quindi:

Non va bene Verri? Benissimo. Allora chi? Non scomodiamo Pitagora, per favore. E’ morto da un pezzo.

Non va bene Adduce? Meglio ancora. E quindi chi? Riesumiamo Francesco II e gli restituiamo il trono?

Siamo seri per favore. Che questo giochetto lo conosciamo già. E’ lo stesso che ci propinate da 30 anni: lui è cattivo, quello buono sono io; o se io non potessi, o non volessi, un amico mio. Usato garantito. Garantisco io! (Ah, allora stiamo a posto).

Basta!

Con tutto il rispetto, non siete meglio di nessun altro. I nomi che leggo, della fantomatica Allegra Brigata di Liberazione Materana, sono sempre gli stessi da trent’anni: Tosto, Buccico, Santochirico, Viti e tanti altri. Ma con che faccia venite a dirci “noi siamo il nuovo, l’alternativa?”. Alternativa a che, se state sempre lì da che portavo i calzoni corti e mangiavo pane di Matera e Nutella, pensando di brevettarne la formula e metterci su una fabbrica? Ma pensate ci sia ancora gente disponibile a credere a queste sciocchezze medievali? Forse i vostri vassalli, valvassori e valvassini. Ma la gente libera, no. Non ci crede più. E rimane fuori e lontana da questo sciocco giochino.

Ma non per voi, sia chiaro. Non sono i nomi, ci mancherebbe. E’ il metodo che non va. Qua vogliamo soluzioni: i problemi li conosciamo già; e anche troppo bene, essendoci dentro fino al collo.

La differenza tra una classe dirigente seria e responsabile, e una lamentosa e inconcludente, sta tutta qua. Puntare il dito su quel che non ci piace è troppo facile. Provate invece ad offrire una soluzione, ad indicare una prospettiva nuova e preferibile. O avete paura che il dito ve lo spezzino prima di poter dire B…?

Noi paura non ne abbiamo, e la nostra proposta di “cambiamento”, con la libertà e l’indipendenza che ci ha sempre contraddistinto, proveremo a metterla nero su bianco qui, dalle colonne di questo blog, e ad offrirla alla città. Partendo, però, dalla prospettiva che ci si è dischiusa tra le mani, dando merito a chi l’ha fatta nascere.

Perchè se c’è del nuovo, è qui. Voi, con rispetto parlando, siete acqua passata, che non macina più. Anche se, inspiegabilmente, per voi la ruota continua ancora a girare. E’ la nostra che è ferma da un pezzo. E ora che qualcosa, finalmente, si muove, non lasceremo che qualcuno, come sempre da 30 anni a questa parte, in Italia e soprattutto al Sud, provi a soffocarla; per un proprio, legittimo, ma inaccettabile, calcolo personale.

Perché non è la ruota mia, la sua, o la vostra.

E’ la ruota di tutta la città; che girando, ci muove verso il futuro.

Ma la città?

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Trovo piuttosto fastidiosa tutta questa attenzione mediatica sul rimpasto di giunta proposto dal sindaco Adduce. Credo che un atto del genere sia del tutto fisiologico secondo le dinamiche presenti e gli obiettivi che il sindaco si pone. E sono questi ultimi, a mio avviso, che meriterebbero maggiore attenzione, non tanto la presenza o assenza di donne, se le facce siano più o meno nuove, e a quale partito o corrente appartengano. Queste sono osservazioni giornalistiche che possono interessare nei confini del mero gossip, ma altro è fare un minimo di analisi politica.

E quindi, al di là della positiva sorpresa di qualche amico in giunta, che qualcuno potrebbe felicemente rivendicare e applaudire, le domande che mi pongo sono: qual è l’obiettivo di questa amministrazione, a meno di un anno dalle elezioni? Quali sono le strategie sottese, quali le prospettive verso le quali ci incamminiamo? E il Partito Democratico cosa sta facendo per prepararle?

La risposta che mi dò, mi fa venire i brividi: non si sa.

Se la classe dirigente cittadina è figlia di quella regionale, temo che si possa avere in mente una sola cosa: tenere botta il più a lungo possibile, qualcosa succederà.

E, aprendo una necessaria parentesi, come non si capisce cosa diavolo dovrebbe accadere continuando a rimandare sine die in maniera ridicola e imbarazzante il Congresso Regionale, addirittura rimettendo in discussione i termini regolamentari entro i quali il Congresso stesso si sarebbe dovuto svolgere – come se fino adesso avessimo scherzato, rendendo oltremodo evidente che le decisioni che riguardano la Lucania non vengono prese in Basilicata – allo stesso modo andiamo verso le elezioni comunali del prossimo anno senza uno straccio di strategia politica. Rendendo già evidente che tra correnti e spifferi sarà scontro all’ultimo sangue per stabilire l’egemonia. Quindi meglio rimandare lo scontro il più possibile, in Regione come in città.

E invece tanto si potrebbe fare, prima che a ottobre/novembre la campagna elettorale – già cominciata – entri nella fase più acuta e ci si debba necessariamente limitare a urlare più forte, a spararla più grossa, a tirare le fila di quello che c’è, e incrociare le dita. Magari confidando nella debolezza degli avversari piuttosto che concentrarsi e sviluppare i nostri punti di forza.

Come ho più volte avuto modo di dire: ho un’altra idea di partito. Personalmente e come gruppo che si richiama ed ambisce a costruire un partito più aperto e vicino alla gente, più attento ad ascoltare che ad urlare, più trasparente e unito, teso verso un cambiamento profondo e necessario, e non solo di facciata, ci siamo dichiarati più volte disponibili a collaborare e lavorare, insieme. Con tutti: siamo nel Partito Democratico per rafforzarlo e aiutarlo a comunicare meglio e più efficacemente il tanto di buono che c’è e che si fa.

Non ci si illuda infatti di cullarsi sulla schiacciante vittoria europea del PD di Matteo Renzi, immaginando di avere già in tasca un futuro assicurato: intanto perché le elezioni amministrative seguono dinamiche completamente diverse da quelle propriamente più “politiche” e di opinione; poi perché la vittoria di Renzi (plebiscitaria alle primarie, schiacciante alle europee) ci insegna due cose: che il PD vince a mani basse se 1) si presenta unito 2) sa incarnare le richieste latenti di una fase nuova – ma rassicurante e concreta, non necessariamente rivoluzionaria e fumosa – che sono ampiamente diffuse nell’elettorato, anche in quello più moderato.

Cannare una delle due metterebbe a rischio il futuro stesso della città, rischiando, complice il meccanismo elettorale a doppio turno, di consegnarla in mano a gruppetti populisti e malpancisti, magari dotati di grandi idealità ma disorganizzati e impreparati. I cui limiti pagheremmo tutti collettivamente.

Mi auguro nessuno voglia assumersi la responsabilità di uno scenario simile.

Invito pertanto, e lo farò instancabilmente nei prossimi giorni, ad avviare costruttivamente già da ora una fase costituente per tracciare la strada che dovrà portare questo partito e questa città ad affrontare una sfida elettorale che si preannuncia difficile; ma proprio quando le cose si fanno difficili, dobbiamo avere la capacità e l’orgoglio di prendere in mano la situazione per il bavero, e fare l’unica cosa che un partito è immancabilmente e responsabilmente chiamato a fare: decidere.

Se ancora ne siamo capaci.