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La fine del Movimento 5 Stelle

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Ci ho pensato a lungo se titolarlo effettivamente così, questo pezzo. Ma in effetti sì: profetizzo la fine del Movimento 5 stelle. Almeno nella forma (beh, la sostanza non è ancora pervenuta) in cui l’abbiamo conosciuto (o meglio, è stato propagandato) finora.

Sullo scoglio dei diritti civili si è infranto il veliero piratesco del Movimento. Che per la verità faceva acqua da tutte le parti già da un pezzo, con una larga fetta di ciurma ammutinata che è stata buttata a mare, e con una rotta tutta ancora da decidere.

I fatti sono noti. Nonostante nell’ottobre 2014 i pentastellati avessero indetto una votazione online per stabilire se si dovesse appoggiare o meno il pacchetto di norme sui diritti civili (inclusa la stepchild adoption), nonostante una maggioranza schiacciante dell’84% avesse detto sì, bisogna appoggiarlo (in verità fomentata anche dalla propaganda del capocomico:

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che attribuiva lo stallo su questi temi ai soliti nemici del popolo PD e PDL), Grillo, con una spiegazione del tutto falsa, smontata anche dal noto sito “bufale.net”, ha resettato tutto, e stabilito che niente da fare, sulla legge Cirinnà i parlamentari avranno libertà di coscienza. Nessuno, quindi, sarà espulso se voterà in modo contrario a quanto stabilito dagli iscritti poco più di un anno fa.

I commenti a questa decisione sono stati tantissimi, sia interni che esterni al Movimento. Ad esempio Pippo Civati ha commentato sornione che il PD, che ai suoi parlamentari ha concesso libertà di coscienza, non può additare il Movimento 5 Stelle di aver fatto lo stesso.

C’è però una grossa, evidente differenza. I parlamentari del Partito Democratico sono inquadrati secondo il dettato costituzionale, che respinge ogni ipotesi di vincolo di mandato; e anzi su temi così delicati è pacifico che il Partito lasci libertà di coscienza ai rappresentanti eletti, che semmai dovranno vedersela poi singolarmente con i propri elettori.

Qui invece siamo in un caso ben diverso. Il Movimento 5 Stelle non prevede affatto che i parlamentari eletti siano liberi di decidere secondo coscienza. I parlamentari (e i rappresentanti eletti in generale) sono infatti con enfasi rivoluzionaria definiti meri “portavoce”. Portavoce di che? Della volontà della base, sondata online attraverso una piattaforma; chi non vi si attiene viene espulso. Punto. E tra una tempesta e l’altra, finora il comandante della nave pirata si è effettivamente comportato più o meno così. Anche se in verità in tanti sono stati buttati a mare con processi sommari e motivazioni discutibili.

Ma ammettere libertà di coscienza su un tema già sondato e approvato dalla base, significa smontare definitivamente il presupposto della differenza tra il Movimento e un qualunque altro partito politico. Che opera, quest’ultimo, per espressa volontà del gruppo dirigente che in quel momento lo controlla, eletto però in un Congresso con regole certe e conosciute a priori, e libero quindi di stabilire di volta in volta linea politica, battaglie programmatiche, strategie e tattiche da mettere in campo. Semmai nel PD la discussione riguarda i limiti fino ai quali un gruppo dirigente eletto è libero di spingere la propria azione (in ogni caso, al massimo fino al prossimo Congresso), e mai la legittimità di farlo. E questo vale, peraltro, anche per Possibile, dove in molti hanno già esternato perplessità sull’effettiva efficacia e democraticità interna del neonato partito, da noi peraltro già messa in dubbio quando era ancora una mozione interna al PD e avendo sperimentato direttamente i metodi di persuasione e di riallineamento in voga all’epoca – ma disperiamo qualcosa sia cambiato nel frattempo – nel ristretto circolo civatiano che tiene le redini del comando. Perplessità così estese, quelle degli iscritti possibilisti, che post e polemiche sui social a parte, si è arrivati al clamoroso paradosso di un segretario eletto con un plebiscito pari a meno della metà degli iscritti, pur essendo unico candidato e indiscusso padre fondatore del partito,e  sull’onda dell’entusiasmo di quello che era di fatto il primo appuntamento dopo la tanto sospirata e attesa uscita dal PD.

Tornando a noi, il Movimento 5 stelle da oggi non è di fatto più lo stesso. Nel 2014 certo faceva comodo sfottere il Partito Democratico su temi del genere, per provocarne spaccature e imbarazzi. E Casaleggio, che di previsioni fa largo uso e abuso, ma è dubbio che ne abbia mai imbroccata una, si sarà all’epoca cullato nell’idea che la discussione sui diritti civili non sarebbe mai arrivata in Parlamento. E invece ci è arrivata, se ne discute, e siamo ad un passo – finalmente – dalla sua approvazione. Fattesi serie le cose, qualche parlamentare non propriamente di vedute progressiste avrà espresso la sua contrarietà. Poteva Grillo permettersi altre espulsioni? Peraltro i nomi dei parlamentari grillini che proveniendo da destra hanno incrociato il Movimento sono tutti noti e sono nell’Olimpo del Movimento. Poteva Grillo non tenerne conto? No, non poteva, e ha quindi preferito lavarsene le mani, e alzare bandiera bianca. Se questo è il Movimento sulle comode poltrone dell’opposizione, figuriamoci cosa potrebbe essere dall’altra parte…

Quindi, parafrasando il famoso tweet del comico, se l’Italia non avrà una legislazione per le unioni di fatto, sarà una vergogna attribuibile in primo luogo ai pilateschi vertici del Movimento, che da Quarto in poi non ne hanno più imbroccata una, e messi all’angolo dal pressing del Partito Democratico, ben intenzionato a farne esplodere limiti e incongruenze e non arrendersi inerte alla propaganda grillina, avrà sulla coscienza i diritti di migliaia di cittadini in attesa da troppo tempo che il vento del Cambiamento soffi finalmente anche in Italia, le decine di migliaia di suoi iscritti, delusi dalla conferma evidente di non contare nulla, i milioni di loro elettori che in queste ore, come i sondaggi sembrano indicare, si stanno chiedendo se davvero la strada della riforma tanto attesa e non più prorogabile di questo Paese, possa passare per i server del blog di Beppe Grillo.

 

 

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E Grillo cadde sulla spazzatura

L’attacco de l’Unità contro Grillo colpisce un obiettivo insperato. Il giornale di Renzi, nel denunciare da diversi giorni le condizioni delle strade di Livorno amministrate dal Movimento, ricolme di spazzature come nei peggiori giorni di Napoli, voleva mettere in evidenza la fallacia dell’azione amministrativa grillina, tutta chiacchiere e distintivo quando sta all’opposizione a puntare il dito, così fragile quando tocca loro governare.

Ma, come dicevo, l’attacco sortisce ben più pesanti risultati: viene fuori con violenza la vera natura di questo movimento, così nobile nelle intenzioni e così debole nelle azioni, eterodiretto da un manipolo di persone disseminate da qualche parte nel web.

Grillo, al limite dell’isteria, tira fuori questo post, dicendo in pratica che Livorno è pulita, invece Reggio Calabria dove governa il PD è sommersa dalla spazzatura:

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Tranquilli cittadini, è tutto a posto, è la solita disinformazione del Bildenberg. Sarà, ma intanto i livornesi protestano anche sul Sacro Blog, dove vengono prontamente bollati come piddini, quindi bruciati sul rogo come ogni eretico si merita, per non aver avuto fede nell’infallibilità del Guru:

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Come se non bastasse, un comunicato stampa della dirigente PD reggina Anna Rita Leonardi smaschera la falsità: la foto attribuita a Reggio Calabria 2015 è di due anni fa, prima che l’attuale amministrazione si insediasse e mettesse mano al problema. Anche il sindaco di Reggio conferma…

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E come ulteriore conferma della tendenza bufalara del capo del Movimento, il post incriminato viene rimosso, ma ormai la figuraccia è fatta, e fa comunque il giro del web: la rete ha memoria, e queste sono paradossalmente parole di Grillo. Ammetto che la pressione del PD ha un che di propagandistico, ma chi di propaganda ferisce poi perisce, e proprio Grillo è l’ultimo che può lamentarsene dato che ne fa un uso smodato e quotidiano.

L’autogol comunicativo è peraltro devastante, perchè gli italiani scoprono che un’amministrazione PD ha preso in mano una situazione disastrosa due anni fa e l’ha portata sulla strada della normalizzazione; un’amministrazione grillina ha preso invece in mano una città tranquilla come Livorno, approfittando della stanchezza verso un certo modello di gestione, e l’ha trascinata nel baratro.

Ma c’è anche un dato politico. La base grillina difende il suo sindaco mostrando foto o linkando articoli che rimandano a gestioni a loro dire fallimentari del PD. Come quella di Roma, dove però Marino ha avuto a che fare con la mafia, oltre che coi buchi di bilancio, e verso il quale il nostro comico ha avuto un atteggiamento molto meno comprensivo, chiedendone la testa.

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Che poi ci siano dirigenti e amministratori incapaci nel PD è peraltro cosa nota e i lettori di questo blog sanno bene che non ne risparmiamo nessuno. Capita spesso peraltro quando amministri praticamente tutto il Paese, e non dieci Comuni.

E a me sembra comunque assurdo che chi sostiene un partito che canta ai quattro venti di sapere come risolvere i tutti i problemi di tutto il pianeta, ma che dico: di tutti i pianeti, colto in fallo si difenda dicendo “beh ma il Pd fa lo stesso”. Eh, ma se fa lo stesso, quest’aria si eterna saccenza come si spiega? Forse ha ragione chi dice che è meglio provare a cambiare il partito, e non cambiare partito?

Ma non finisce qui: la toppa al disastro politico comunicativo è peggio del buco. Grillo tuona contro l’Unità, rea di aver affondato il coltello nel fianco scoperto del Movimento: l’affidabilità dell’organizzazione e le capacità dei suoi eletti.

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Il titolo è illuminante: il pd disinforma coi tuoi soldi. Grillo, invece, disinforma gratis.

La differenza, alla fine, pare essere tutta qua.

Quanto sono lontani i giorni gai e luminosi delle minacce alle scatolette di tonno?

AGGIORNAMENTO: E se alla fine le cose non stessero nemmeno come le raccontano Nogarin e Grillo?
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I 5 stelle, l’onestà, il Jobs Act e il “chiagn e fott”

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Dopo aver fatto le barricate contro il Jobs Act i grillini vedono che conviene e ne approfittano: assumono 25 loro dipendenti con il contratto messo a punto dal governo renziano.

Sono loro stessi a dichiararlo nel bilancio del gruppo parlamentare presentato alla Camera:

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L’establishment governativo si butta naturalmente a pesce su questo scivolone politico, commentando che se l’hanno trovato conveniente loro, a maggior ragione l’avrebbero trovato conveniente gli imprenditori italiani. E dunque il loro atto dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che il tanto bistrattato strumento funziona.

Ma quel che colpisce è la replica e tentata giustificazione addotta dai vertici grillini:

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Il Tesoriere Vincenzo Caso, arrampicandosi su uno specchio (a Caso) particolarmente scivoloso, ammette insomma che Grillo e i suoi hanno approfittato di un buco legislativo del Jobs Act che non disciplinando il caso dei gruppi parlamentari (per loro natura determinati) ha permesso al movimento di applicare il contratto a tempo indeterminato, ma a termine: verrà in ogni caso meno al termine della legislatura.

Un paradosso contrattuale, che però non risolve il problema: perchè lo hanno fatto? Forse per approfittare delle agevolazioni contributive concesse a chi trasforma contratti a tempo determinato nella forma contrattuale prevista dal Jobs Act? Ma se le cose stanno come ammette il tesoriere Caso, pur essendo concesso dalla norma letterale, il caso in specie va contro la ratio stessa della legge. Si tratterebbe in sostanza di elusione contributiva.

La stessa piaga che affligge il precariato italiano, applicato dalle migliaia di scorretti imprenditori che approfittando di imperfezioni o vuoti legislativi, di mancanze nei controlli praticati, di norme talvolta confuse e contraddittorie, tengono al laccio corto i loro dipendenti, e al palo le loro famiglie, i consumi, la possibilità di pianificare il futuro.

Che lo faccia un imprenditore che ha fine di lucro appare comunque lontanamente giustificabile.

Ma che sia la furbata di un Movimento che la rabbia dei precari vorrebbe rappresentare, e che si vanta di un codice etico e morale superiore alla media, fa parecchio riflettere, e anche un po’ ridere.

Beppe Grillo si scandalizza per l’hamburger. Che pizza!

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E siamo alla nuova, fondamentale battaglia del liberatore degli italici bidet otturati, sempre pronto a cavalcare sulle pance degli italiani pur di ottenere clicchini sul suo sito web, e magari qualche voto nelle cabine elettorali di incalliti malpancisti italioti.

Ebbene, qualche clicchino te lo mando volentieri pure io, commentando questa notizia sul blog di Beppe (con tanto di filmato di manifestazione di piazza, presenti Di Maio e un paio di fumanti quattro stagioni – Di Maio è quello meno rotondo, ndr) nel quale si rende noto che “Il M5S presenterà un ricorso all’Agcom per chiedere di oscurare lo spot di McDonald’s che prende di mira la pizza italiana. Il messaggio dello spot è che un fast food McDonald’s – simbolo per eccellenza del junk food, cioè del cibo-spazzatura – sia più buono della pizza, simbolo della cucina italiana e del mangiar bene. Non possiamo permettere che McDonald’s ridicolizzi il fiore all’occhiello e il simbolo della gastronomia italiana senza battere ciglio.” “Siamo i soli a difendere le nostre eccellenze.

Sacrilegio!!! Blasfemia!!! Mancanza di venerazione e di rispetto verso ciò che è ritenuto sacro!!!

GOMBLODDO!!!1!!!

In ogni caso, anche senza la solita profusione di punti esclamativi, il concetto è chiaro: nessuno tocchi la pizza!

Ma Beppe, stai tranquillo: è solo pubblicità. Non è niente di serio: è solo la TV. Non è la vita vera.

Ma ormai il puritano Beppe, strenuo e indefesso sostenitore di tutte le battaglie perse italiane, si scandalizza per qualunque cosa (non lo riguardi) e scende in piazza a protestare.

Anche per la pubblicità. Soprattutto se non è lui a farla, che negli anni ’80 lo ricordiamo bene promuovere uno yogurt industriale, non certo a spingere per la produzione artigianale a Km zero come forse farebbe il Grillo del nuovo millennio.

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Peraltro Beppe, alla pubblicità si dovrebbe rispondere con la pubblicità. Non con le manifestazioni di piazza. Lasciamo le piazze per cose serie: i diritti costituzionali, i contratti dei lavoratori, le rivendicazioni dei disoccupati, il ricordo di pagine storiche e simboliche della nostra storia.

Prova piuttosto a sfruttare la tua notorietà e la tua posizione, anche politica, per fare cose più utili: ad esempio suggerire alle pizzerie di regalare ai bambini un giochino cinese da 20 centesimi per ogni margherita da 5 euro ordinata. Vuoi scommettere che tra un Happy Meal e una pizza con allegato pupazzetto, nemmeno mio figlio avrebbe dubbi?

Certo, così facendo, clicchini non ne beccheresti nemmeno uno.

E capisco che sia un cacchio di problema.

Per te.

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Lettera di un Grillino mai nato

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Ciao,

sono un troll del Movimento più fico d’Italia. Passo la giornata a infestare internet di propaganda, scassando le balle alla gente che vuole discutere di politica. Anche a quelli che, come me, pensano che il PD somigli sempre meno ad un partito e molto più ad un comitato d’affari. E che si indignano e si impegnano per portare un po’ di moralità nella politica. Loro, i piddinimenoelle, sono comunque gente che sbagliano. Non si può essere piddinimenoelle e avere ragione. Le due cose si escludono a vicenda, alla radice.

Invece, penso che Beppe, lui sì, abbia sempre ragione; anche quando dice cose che contraddicono le precedenti. D’altronde, a parte noi, chi può dire di avere la verità in tasca? Nessuno è nato imparato. Tranne Beppe.

Lo ammetto: c’è gente del PDmenoL che mi sta simpatica. Anzi, dirò di più: certi miei compagni di Movimento non li sopporto proprio! Credo che ambiscano solo a complottare per sfruttare la nostra forza elettorale ed arrivare alle poltrone. Non lo permetterò! Ma intanto non dico nulla. Tempo al tempo: il problema, al momento, è il PDmenoL. I nodi verranno al pettine, e saranno risolti al momento opportuno. Come in Sardegna, dove grazie a noi, non ci siamo presentati proprio. O puliti, o niente! Ora così abbiamo le mani libere e possiamo lamentarci delle porcate della classe dirigente. Vedrete che opposizione che faremo! Non ci servono le poltrone a noi, per far casino!

Lo ammetto: non ho capito bene quale programma abbia in mente Beppe per noi. Ad esempio sulla legge elettorale: abbiamo chiesto il ritorno al mattarellum per un anno, ma quando sembrava che si potesse fare, ci siamo ricordati che le decisioni si prendono in rete, e abbiamo chiesto tempo per indire un referendum interno. In questo modo, abbiamo lasciato che Renzi (quanto lo odio!) potesse fare la legge con un delinquente! Questo è il PDmenoL, la gente lo deve sapere! Oppure, come quando nel 2011 Beppe diceva che Napolitano doveva sostituire Berlusconi con un tecnico, e oggi ne chiede l’empeachment perché non avrebbe dovuto farlo… #confused

Comunque, non m’interessa poi tanto; è come quando ero piccolino, e non capivo quello che mi dicevano mamma e papà, ma lo facevo e basta: loro mi volevano bene. E anche Beppe ce ne vuole. Lui è come il nostro papà. Roberto è come la nostra mamma: è buona e cara, ma se si incazza… E poi, ha i capelli lunghi.

Vivo in un mondo che non mi piace: siamo tutti senza lavoro, senza una meta per il futuro, senza certezze e garanzie, e ci trasciniamo a stento nella vita, aspettando un domani che forse non arriverà mai. Per questo mi impegno. Occorre punire i responsabili di tutto questo. Occorre dargli una lezione. Far capire loro che il tempo delle autoblu, dei pasti alla bouvette, del magna-magna, sono finiti per sempre. Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno! Ma la troveremo vuota, e allora saliremo sul tetto a stendere uno striscione. Sembra poco, lo so, ma sapere che un gruppo di ragazzi che parla come me, che mangia come me, che ride e piange e si incazza come me sta lì sopra, sul tetto, a sventolare lo striscione, mi riempie il cuore di orgoglio.

Poi, devo uscire a cercarmi un lavoro. Ma con il cuore gonfio di orgoglio. Che non è poco, di questi tempi.

A me piace il Movimento: raccogliamo le firme, distribuiamo i volantini, impariamo a memoria le poesie del blog e poi le recitiamo in piazza. Siamo fieri dei nostri eletti. A Parma, ad esempio, abbiamo un sindaco. Sta facendo tanto tanto bene. E se non ha potuto spegnere l’inceneritore come aveva promesso, la colpa è del PDmenoL. Che bastardi…

Ormai guardo poco la tv. Tanto, tutti i programmi che trasmettono complottano contro di noi. Mi informo su internet: c’è il blog di Beppe, c’è la TV via web, ci sono le pagine facebook dei nostri parlamentari, da consultare ogni mattina. E il pomeriggio lo passo a vomitare sulle pagine degli altri tutto quello che ho imparato. Ad esempio il regalo fatto alle banche da questo Governo! Lo ha detto anche la Meloni. Al massimo, leggo il Fatto Quotidiano. Ma solo quando dice cose approvate dal Movimento. Non quando spara minkiate.

Civati, in particolare, ce l’ho nel mirino. Per carità: è bravo, si vede che è onesto, si capisce anche quando parla e spesso mi piace anche quel che dice. Ma è del PDmenoL. Quindi la soluzione è: Civati, passa al Movimento! Ricostruiamo un partito nuovo, in Italia. Uno in meno, uno in più, che problema fa? Prendiamo il pezzo buono del PD, il pezzo buono di SEL, il pezzo buono (quasi tutto, noi siamo come il maiale, non si butta via niente) del Movimento5stelle, ci aggiungiamo un po’ di Rodotà e una spolverata di Zagrebelsky, ed è fatta! Certo, un partito che nasce già con 5 correnti può essere un problema, ma a questo ci penserà Beppe.

Io, troll del Movimento più fico d’Italia, in verità ho tanta fifa che Civati e il suo gruppo facciano diventare quel comitato d’affari che è ormai il Partito Democratico, un partito votabile. Come farò a spammare le mie minkiate sulle pagine facebook di mezzo mondo?

Mi toccherà cominciare a fare politica come stanno facendo loro!

Oddio noooo!

Oggi e sempre: forza Beppe!!!

Grillino deluso? Leggi qui…

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by Angelo Giordano*

Ehi, tu!
Tu che ti senti di sinistra!
Tu che non andrai più a votare perché magari hai votato Grillo e anche Grillo ti ha deluso!
Tanto meno andresti a votare ad un Congresso del PD o a delle Primarie, vere o false che siano.
Aspetta un attimo, non ti voglio convincere di niente, ti devo solo ricordare la differenza tra certezza e probabilità.
Se non vai a votare hai la certezza matematica che altri voteranno al tuo posto e tra questi ‘altri’ molti saranno i clientes che tanto, giustamente, disprezzi e che consideri il cancro della democrazia.
E tu mi rispondi: ”Non so chi votare, sono tutti uguali e non cambia niente!”
Ecco.
Hai appena dimostrato con la tua risposta che non hai ben chiara la differenza tra probabilità e certezza.
E’ certo che se nessuno fa qualcosa di concreto le cose andranno come al solito. Ti dirò di più: meno tu ti impegni più i satrapi, locali e nazionali delle varie forze politiche, vedranno rafforzato il proprio potere. E’ matematico: se i Satrapi controllano il 30% dell’elettorato via clientelismo, se questo 30% diventa il 90% dei votanti perché la maggior parte degli elettori si astiene non c’è matematicamente speranza di cambiamento.
E tu mi rispondi: ”Perché, se mi tessero e vado a votare ad un congresso, a delle Primario o alle elezioni anche uno decente, a trovarlo, qualcosa cambierà davvero?”
Ecco, ti rispondo io, è improbabile, tutto sommato, ma è possibile.
Seeee, mi rispondi tu.
Certo che sì, incalzo io:
seguimi: se ti prendi la tessera del PD
(in sottofondo rumore di ringhi, vomito, urla, armi da fuoco)
mica poi sei obbligato ad andare a votare, giusto?
Giusto.
Però se ti prendi la tessera del PD puoi andare a votare al Congresso PD
(in sottofondo risate tipo show televisivo)
Dicevo, al Congresso PD la Mozione Civati.
CiChi?
Civati.
Insomma, informati, mica è Renzi che si porta appresso i Satrapi e la Dottrina Marchionne; si è opposto a Monti e al governo Letta PDL.
Ebbè, mi dici tu, mi sono opposto pure io a Monti e al governo Letta PDL.
Ecco, rispondo io: lo vedi che siamo d’accordo?
Se riusciamo a portare in alto la Mozione Civati magari non ci sarà mai più un governo Letta-PDL e magari ci sarà qualcuno che tu abbia cuore di votare nelle prossime elezioni comunali – regionali – nazionali.
Meglio essere in minoranza ed essere che non essere.
E anche questo è matematico.
Coraggio… Scegli la speranza e non rassegnarti alla certezza!

 

* Direttivo PD Matera, gruppo Basilicata per Civati.