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Capodanno Rai, Presepe Vivente, Lumen, CatalystPiano: diamo i voti

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Diverse manifestazioni si sono intrecciate in questi giorni a Matera. Hanno origini e obiettivi diversi, ma proviamo a fare il punto.

LUMEN – VOTO 4
Il primo evento del Dossier di candidatura a Capitale della Cultura realizzato dopo la nomina ha deluso. Prometteva un corale e partecipato intervento di tutti i materani nel costruire luminarie fai-da-te che avrebbero rallegrato le vie cittadine (per il resto piuttosto scialbamente addobbate a festa per quanto di competenza dell’amministrazione comunale). Eravamo piuttosto scettici ma curiosi su come la pur condivisibile idea si sarebbe concretizzata. Possiamo dire a consuntivo che sia risultata del tutto impalpabile. Crediamo quindi che una registrata alla capacità della Fondazione di tradurre praticamente le pur condivisibili velleità enunciate nel Dossier si renda necessaria. Rimandati a settembre (ma speriamo prima!).

PRESEPE VIVENTE  – VOTO 6
Solo fino ad un anno fa era l’evento principale della città del periodo natalizio. Praticamente eclissato dal Capodanno Rai, ha comunque continuato a far registrare un buon afflusso, rimodulando anche la formula. Tuttavia continuiamo a mantenere le nostre perplessità sul fatto che un evento che consente ad un privato di lucrare (facendo pagare un biglietto al visitatore) sequestrando un pezzo della città vecchia per intere giornate, necessiti di un bando pubblico o della guida di una Fondazione con bilanci e metodologie di gestione trasparenti. E’ una questione etica prima che, probabilmente, legale. Inoltre, un salto di qualità anche nella stessa proposizione dell’evento è possibile e auspicabile; ad esempio prevedendo laboratori che durante l’anno coinvolgano cittadini attivi e maestranze locali per la rappresentazione e l’allestimento dell’evento; o organizzando l’evento in periodi in cui la pressione turistica è minima (ad esempio la settimana prima di Natale, che all’Immacolata e a Capodanno Matera è comunque sold out a prescindere dal Presepe vivente): avrebbe anche maggiore senso giustificare i contributi pubblici versati all’organizzazione. Non si può chiaramente non riconoscere il ruolo di chi l’evento l’ha avviato quando in città non c’era praticamente altro, ma si può migliorare, anzi si deve già a partire dalla prossima edizione. E magari la nuova amministrazione bene farebbe a pensarci subito, prima di dover alzare le mani, come ha già fatto quest’anno, a causa dei suoi balbettìi, ritardi e divisioni.

CAPODANNO RAI IN PIAZZA – VOTO 8
Le numerose critiche rivolte allo show erano prevedibili e si seguono uguali ogni anno; proprio per questo le numerose critiche rivolte alla Regione e al Comune sulla scelta stonata rispetto all’obiettivo culturale che ci siamo dati, erano altrettanto prevedibili e prevenibili. Arrivano però troppo tardi. Dov’erano un mese fa tutti questi cervelloni che ora si stracciano le vesti e si spellano le mani sui quotidiani nazionali e sui social? Avevamo messo agli atti il nostro dissenso al momento dell’annuncio, quasi da soli: n pochissimi rilevarono allora l’evidente stonatura. Ma occorre oggi separare i piani: chi ha investito sul Capodanno Rai (d’accordo, c’erano mille modi diversi e forse migliori per promuovere anche più efficacemente il nostro territorio), Pittella in testa, si è affrettato a tranquillizzare che il Capodanno Rai è solo una vetrina per Matera e tutta la Basilicata, e che si aggiungerà e non sostituirà i traguardi da tagliare sulla strada del 2019. E noi vogliamo credere che sia così. Anche perché pubblicizzare un prodotto che ancora di fatto non esiste, se non nelle nostre aspirazioni collettive e – ci vorremmo augurare – nelle menti della classe dirigente lucana e materana, rischia di essere un boomerang. Spiego: abbiamo visto tutti i servizi di Silvia Salemi decantare la bellezza degli scavi di Metaponto; peccato siano chiusi molti mesi all’anno a causa della cronica mancanza di fondi. Che li facciamo venire a fare i turisti? Per mostrargli un cancello chiuso? Ancora. abbiamo sentito tutti parlare del futuro della Basilicata con toni trionfanti e ammirati circa la capacità della nostra regione di capitalizzare gli investimenti industriali. Manco fossimo la Lombardia. E basta guardarsi intorno. Insomma la luce potente dei riflettori può essere ulteriore elemento catalizzante in grado di accelerare l’auspicabile processo di creazione di infrastrutture, di reti tra realtà locali, di valorizzazione dei tanti siti di interesse storico e culturale già presenti. Quindi non mi dispiace affatto. A patto di non raccontare ogni anno una regione che non esiste. Mi auguro quindi che vista da questa angolazione – l’unica a mio avviso corretta, perché non strumentale – il Capodanno Rai possa diventare invece il racconto annuale dei progressi e del cammino verso Matera 2019. Provando magari, da main sponsor, a influenzare il format per il futuro. Sostituendo magari le imitazioni alla Gigi Sabani con momenti più riflessivi; o prevedendo che i fondi raccolti coi messaggini (pare 150.000 a 50 cent l’uno per un incasso “indebito” – visto che il servizio non è nemmeno garantito – di ben 75.000 euro) vadano in beneficenza; e si potrebbe allora anche pagarli un euro. Che poi, diciamoci la verità: tra lenticchie, cotechino e spumante, ma chi diavolo lo segue davvero ‘sto show (lucani a parte, si intende)? E’ chiaro che nasce per fare solo da sottofondo fino al count-down di mezzanotte. A proposito, la prossina ediIone ricordiamoci di sfarlo un minuto dopo per recuperare quello di anticipo di quest’anno. Non vorremmo proprio che si provocasse un paradosso temporale, il cui risultato potrebbe provocare una reazione a catena che scomporrebbe la tessitura del continuum tempo-spazio distruggendo l’intero Universo! Proprio da Matera poi. Che figura di merda ci faremmo con l’intero universo???

Tornando seri (più o meno), che l’attenzione sia alta e che si debbano evitare figuracce (ben più gravi degli spoiler e delle bestemmie in sovraimpressione) è quindi interesse nostro e di tutti i lucani che dal 17 ottobre 2014 vogliono scommettere sulla loro terra e vogliono credere che il sogno dello sviluppo sia possibile e non più rimandabile. Ma perché si compia, non smetteremo mai di ricordarlo, è necessario anche allargare il raggio d’azione oltre il turismo, oltre l’eventificio, oltre le politiche di branding: occorre cioè costruire oggi quello che rimarrà dopo il 2019, quando le luci dei riflettori si affievoliranno, e l’attenzione inevitabilmente si sposterà altrove. Nel frattempo, godiamocela questa attenzione. Che non capita da tanto tempo, e certamente non durerà per sempre. Anzi magari di tanto in tanto ricordiamoci di ringraziare chi ci ha permesso di arrivare fin qui, pretendendo adesso di continuare ad andare ancora avanti, e non più indietro.

CATALYSTPIANO – VOTO 10

E’ a nostro avviso l’evento che meglio di tutti incarna l’anima di #Matera2019. Costato pochissimo (praticamente zero, se gli abitanti culturali prendessero il sano vizio di evitare di vandalizzare ogni cosa trovano davanti priva dell’etichetta di proprietà privata), ha prodotto decine di migliaia di condivisioni, status, hashtag, sfruttando appieno la potenza dei social. Ha reso plasticamente l’idea che a Matera succederanno cose, e molte delle cose che succederanno, succederanno a Matera. Una molla motivazionale fortissima per venire a vedere cosa diavolo sta capitando da queste parti, e perchè se ne parla così tanto, e così insistentemente (Capodanno compreso)… Ma soprattutto #CatalystPiano ha prodotto decine, centinaia di esperienze individuali e collettive, spostando in alto l’asticella del concetto di cultura, che da erudizione e conoscenza si fa proprio esperienza. A portata di chiunque. Anche di un abitante temporaneo distratto. E scusate se è poco.

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Ma che ci fa Zetema a Taranto?

Giunge in redazione (!) la segnalazione di una vicenda alquanto singolare che riguarda la strana commistione tra pubblico e privato, tra fondazioni e fatturazioni, tra dossier e collaborazioni esterne che riguardano la “nostra” (si fa per dire) fondazione Zetema, già nota ai lettori di questo blog, e certamente a tutti i cittadini materani, essendo la fondazione “di famiglia” del nostro sindaco Raffaello De Ruggieri.

Sul Quotidiano di Puglia di oggi, venerdì 6 novembre, il vicepresidente del Consiglio Comunale di Taranto, Adriano Tribbia, denuncia che il dossier preparato per la candidatura al titolo di Taranto quale “Capitale Italiana della cultura 2016” (titolo vinto poi da Mantova qualche giorno fa) riporta uno stralcio di un articolo del tutto contrario allo spirito del dossier stesso.

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Una bella gaffe, insomma. Come se uno studente universitario scrivesse una tesi citando un articolo che la smentisce, addirittura la ridicolizza, e lo facesse senza rendersene conto, pensando che invece la sostenga. Il professore lo boccerebbe, e addio laurea.

L’articolo citato e copiaincollato nel dossier tarantino è questo, pubblicato inizialmente sul Venerdì di Repubblica dell’11/09, dal titolo non proprio edificante: “il supermercato del passato tra Disneyland e folklore”. Nell’articolo, in sostanza, si denuncia appunto l’uso folkloristico della storia a fini turistici e di cassa. E nel caso di “Taranto città Spartana” si critica anche il Ministro Franceschini, che invece questa visione la incoraggia. Visione che però è alla base del dossier di candidatura di Taranto a capitale italiana della Cultura…

Ma cosa c’entra la materana Fondazione Zetema in tutto questo? E’ presto detto. Nell’articolo di oggi del Quotidiano di Puglia l’assessore tarantina Vozza, tentando di giustificarsi e ripondere alla critiche a lei rivolte, dice che “l’elaborazione del dossier, non avendo risposto nessuno al bando, è stata affidata alla Zètema di Matera, che ha elaborato anche il progetto per Matera Capitale europea della Cultura per il 2019“.

COME COME? Zetema ha elaborato il dossier per Matera 2019? Ma se De Ruggieri è stato tra i più accaniti critici del dossier, arrivando a rassegnare le dimissioni dal comitato scientifico della Fondazione Matera-Basilicata 2019, in aperta polemica con il percorso pur vincente del “nostro” dossier, e aprendo di fatto la campagna elettorale tutta giocata contro la passata amministrazione! I materani avranno infatti ancora nelle orecchie l’eco delle parole di fuoco pronunciate dall’allora candidato De Ruggieri contro i promotori di quel percorso, ex sindaco Adduce in testa, quando sembrava che fosse stato tutto sbagliato e Matera avesse vinto solo grazie ai Sassi e ad una bizzarra e irripetibile congiunzione astrale… Ora il sindaco si vanta, fuori dalle mura cittadine, di esserne stato l’autore, per mezzo della “sua” Fondazione? No scusate, qui c’è qualcosa che non quadra. Sarà il caso di approfondire. E le sorprese infatti non finiscono qui.

Il dossier di candidatura di Taranto – scaricabile qui – a Capitale Italiana della cultura 2016 (concorso che assegnava oltre al titolo, anche un milione di euro da parte del Ministero, mica bruscolini) riporta la collaborazione con la Fondazione Zetema, che quindi presumibilmente (stando alle dichiarazioni dell’assessore alla cultura di Taranto) lo ha materialmente redatto, errore di citazione compreso. Ma l’errore è comunque scusabile. lo stesso dossier riporta infatti la lettera di offerta di collaborazione della Fondazione Zetema al Comune di Taranto, firmata da De Ruggieri in veste di presidente:

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La cosa strana è che la lettera è datata 14/09. Il dossier è del 15/09. Zetema ha dunque redatto in meno di 24 ore il dossier tarantino? Beh se è così lo ha fatto davvero in fretta e furia. Non poteva certo badare troppo alla bontà e qualità delle fonti. Errore giustificato.

Ma come nasce la collaborazione tra Zetema e Taranto? Non lo sappiamo. Sappiamo però che il Comitato promotore di Taranto capitale della cultura, che ha redatto il primo dossier di candidatura, quello che permise a Taranto di entrare tra le 10 città finaliste, viene ad un certo punto escluso dal continuare il percorso, quando si trattò di stilare il secondo e decisivo dossier. Ad agosto scorso, infatti, il Comune di Taranto, secondo quanto riportato in questa nota polemica dello stesso comitato promotore, indisse un bando, andato deserto. Bando deserto di cui, ricorderete, parla anche l’assessore alla cultura, rivelando che successivamente l’incarico fu affidato a Zetema, definito nel dossier (redatto dalla stessa Zetema) “braccio operativo” delle iniziative connesse a Matera Capitale della Cultura in Europa per l’anno 2019. Il che non è nemmeno vero, perché qui a Matera – fortunatamente, c’è da dire, visti gli opposti esiti delle due candidature, Matera e Taranto – il braccio operativo è proprio la Fondazione, che ad un certo punto sembrava invece dovesse essere smantellata sotto la scura punitrice dell’amministrazione De Ruggieri, dopo essere stata pesantemente messa sotto accusa. Non si capisce bene di cosa, avendo vinto il concorso Ecoc, permettendo a Matera di incassare tanti dindini insperati…

Ma De Ruggieri non arriva mica impreparato alla sfida di preparare un dossier per Taranto in 24 ore: il 10 settembre, ricorderete, il Comune di Matera e il Comune di Taranto firmano un protocollo con il quale di fatto La Capitale Europea della Cultura 2019 “sponsorizza” Taranto nella corsa a Capitale italiana. Il dossier tarantino riporta il protocollo, a firma, ovviamente, dello stesso De Ruggieri, questa volta però in veste di Sindaco e non di Presidente della Fondazione Zetema (veste con la quale ha firmato invece la collaborazione per la redazione del dossier).

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Al sesto piano di via Aldo Moro dev’esserci uno stanzino nel quale il sindaco può, a seconda della bisogna, indossare i panni di sindaco, di presidente di Zetema, di sfasciatore di Capitali, eccetera eccetera…

Insomma un gran bel casotto, con commistione di ruoli pubblici e semi-pubblici (ma che noi sappiamo essere abbastanza privati, visto che il ruolo di componente del CDA di Zetema viene tramandato per successione agli eredi della famiglia De Ruggieri, e gli altri membri sono in maggioranza di associazioni culturali a lui vicine), ancora più inquietanti se si riflette sul fatto che il bando andato poi deserto staccava un assegno di 90.000 euro a chi se lo fosse aggiudicato. Quanto ha incassato invece Zetema con procedura (immaginiamo) di affidamento diretto? E solo quattro giorni dopo che il sindaco di Matera ha “casualmente” “abbracciato” la causa tarantina?

All’uscita della notizia dell’abbraccio tra Matera e Taranto, commentai subito che fosse quantomeno inopportuna. Non potevo certo sapere cosa c’era dietro. In verità non lo so nemmeno adesso, ma tracciando una linea tra date e fatti, posso effettivamente immaginarlo. E non ne viene fuori una bella immagine, diciamo, per la nostra città.

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La mia riflessione finale è che c’è comunque solo da rallegrarsi che DR e company siano stati tagliati fuori dalla redazione del dossier di Matera Capitale della Cultura (in verità si sono messi da parte da soli): visto l’esito infausto del concorso tarantino, che ha visto la partecipazione attiva e “illuminata” della Fondazione Zetema, che a Matera millantava di sapere bene cosa andava fatto e cosa invece no, mentre Adduce, Verri, il Comitato 2019 e il web team stavano sbagliando tutto, magari oggi De Ruggieri sarebbe lo stesso sindaco. Ma di una cittadina di provincia del Sud Italia. Non certo di una capitale europea.

P.S.: il nostro blog è come sempre aperto e disponibile ad ospitare repliche e precisazioni.

AGGIORNAMENTO: Prendiamo atto della nota del sindaco che in verità pur precisando che l’incarico assunto dalla Fondazione Zetema avrebbe avuto carattere gratuito, rivela un palese conflitto di interesse nella parte in cui il sindaco di Matera arriva a minacciare l’incrinatura dei rapporti tra la città di Matera con la città di Taranto in virtù degli scazzi privati tra l’assessore alla cultura di Taranto e la Fondazione Zetema. La vicenda conserva dunque intatta la sua (negativa) valenza politica.

Matera perde ancora (tempo)

Dopo aver atteso oltre un mese per vedere finalmente varata una giunta, dopo aver assistito al progressivo affievolirsi delle aspettative di cambio di rotta rispetto alle logiche spartitorie fin qui sperimentate e pagate a caro prezzo dalla comunità, dopo aver visto piccoli potenti locali andare a chiedere pane a destra, ora che a sinistra era stato negato, dopo aver visto una città avviata a diventare Capitale della Cultura credere un un Cambiamento che pare già non ci sarà, assistiamo oggi ad un altro atto di maldestra politica: la città ha sì una giunta ma non può lavorare; ha sì un consiglio comunale ma non può legittimamente deliberare a causa di surroghe fatte in fretta e in furia, che lontano dal potere non ci si può stare; ha sì un Sindaco ma pare che altri esercitino le sue prerogative, o le condizionino pesantemente.

E forse è presto per tirare le conclusioni. In altri casi avremmo certo atteso ancora prima di intervenire e commentare gli imbarazzi di una amministrazione alle prese con il difficile compito di governare, dopo le facili chiacchiere della campagna elettorale.

Ma non è un momento qualunque. E non è una città qualunque. Questa è la Capitale Europea della Cultura, e questo è il nostro appuntamento con la Storia, il nostro appuntamento con un’occasione di sviluppo più unica che rara, il nostro appuntamento con la possibilità di avviare perlomeno un percorso che ci porti a superare un gap infrastrutturale secolare.

Non c’è quindi tempo da perdere. Un giorno equivale un mese, se fra solo fra tre anni la vetrina dovrà essere aperta e tutto dovrà essere pronto.

Passa invece un mese e mezzo e ancora nulla pare essere stato approntato, se non dei nomi messi in croce su un foglio, scelti apparentemente senza criterio, con competenze distribuite a casaccio, e certo solo per appagare gli appetiti della peggiore politica locale.

Avevamo capito che nulla di buono poteva nascere da una marmellata che inacidisce alla prima calura estiva.

Il nostro appello al sindaco De Ruggieri è dunque di scrollarsi di dosso la zavorra che pare invece già rassegnato a portarsi dietro nei prossimi mesi, chiamare a raccolta tutta la città e cominciare a lavorare per il nostro futuro senza condizionamenti, senza preclusioni, senza imbarazzi, senza divisione di postazioni, mettendo davvero in pratica le azioni di buona amministrazione che egli stesso aveva evocato, e che ora i cittadini attendono. Non c’è tempo da perdere, Matera non può aspettare ancora.