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Un nuovo giorno o un giorno nuovo.

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Domenica è iniziato il nuovo corso del PD. Nel bene o nel male, nulla sarà come prima, e come tante svolte epocali, probabilmente il senso di quel che è accaduto non è stato colto appieno. Ma è davvero così? Basta davvero rottamare (rottamare!?!? Chi è stato rottamato?) la vecchia guardia per svoltare pagina?

La vecchia dirigenza ex diessina è stata ridotta all’inconsistenza. Una correntina piccola piccola, dalla quale guardare impotente il nuovo corso delle cose, potendo eventualmente contribuire, ma non fermarlo. Due ragazzi classe 1975 hanno oltre l’80% del partito; uno di loro ha un numero di delegati sufficienti a cambiare lo Statuto del PD praticamente da solo. E’ vero che rappresentano due facce distanti e diverse dello stesso racconto politico, ma sono entrambe il nuovo: un leader trascinatore e un po’ vacillante sui contenuti da una parte, un leader collettivo e profondo dall’altra; talmente profondo che non ha perso occasione di analizzare politicamente la proposta provocatoria di Renzi a Grillo. Una proposta evidentemente sconclusionata e irricevibile, ma usata a pretesto per far uscire dalla pancia del popolo piddino quel “buffone” che tutti abbiamo dentro ma che si faceva fatica ad esprimere, visto che finora ci è risultato difficile distinguere, tra gli altri, il pagliaccio di professione nel circo della politica italiana.

Renzi la sa lunga. Sa raccogliere gli umori e rispondere a tono. Questo significa peraltro, che cambiando l’umore del pubblico, cambia spesso anche il tono di risposta. Ma ha colto un punto: la gente è stanca, considera la loro classe dirigente incapace e inconcludente, secondo la definizione meno cattiva. “Abbiamo provato tutto, proviamo pure Renzi, ma è l’ultima occasione”, ha detto il sindaco ieri dal palco motivando il suo successo, ed è vero: spero sia una presa di coscienza, e non un dettato di falsa modestia.

Per il resto il programma di Renzi è più un programma da premier che da segretario di partito. Non c’è da meravigliarsi, per chi segue questo blog. E’ vero che ha incalzato il Governo, il Parlamento, la politica, i militanti e gli elettori del PD indicando tappe e date precise entro le quali compiere determinate riforme. Ma la sua è evidentemente una posizione comoda (ci si è trovato, e intelligentemente la sfrutta): se le cose che ha indicato ieri, penso alla legge elettorale entro gennaio, si faranno, se ne assumerà il merito: sono anni che se ne parla e non si fa, ci voleva Renzi!; se invece non si riuscirà a farle, penso soprattutto alla svolta chiesta all’azione del Governo entro le elezioni europee (un risultato non positivo del PD a quelle elezioni potrebbe allora metter fine anzitempo alla legislatura?) sarà colpa di un Governo e di un Parlamento imbragato, e avrà in mano la chiave per chiedere elezioni anticipate e rieleggere una nuova classe dirigente secondo i rapporti di forza emersi dal Congresso. Ottenere le elezioni, visto l’ostracismo del Quirinale a questa ipotesi, è poi un’altra partita; ma di fronte a ad un programma di governo a quel punto da troppi mesi inevaso, e a intese partite larghe e arrivate strettissime, sarebbe difficile anche per Napolitano continuare a nicchiare.

Cosa sarà del partito a quel punto? Perché credo che questa sia la vera domanda. Il percorso fino ad allora mi pare abbastanza chiaro. Ma il PD, quello per il quale ci siamo mobilitati e impegnati, che fine farà? Se si andasse a votare entro due anni, mi pare difficile che si possa celebrare un altro Congresso, se Renzi dovesse lasciarlo per andare a Palazzo Chigi. “Se”: perché non mi risulta che vi sia incompatibilità tra segretario e premier, e sarebbe grave se le due figure coincidessero: pur in mancanza di una norma specifica che lo vieti, è quantomeno inopportuno che si guidi sia il partito di maggioranza che il Governo; Fabrizio Barca l’ha esplicitato chiaramente e io sono assolutamente d’accordo nel tenere distinti Partito e Istituzioni, per quanto possibile. E l’intenzione del nuovo segretario di non lasciare l’incarico di Sindaco di Firenze in mancanza di una esplicita norma che lo vieti, costituisce un pericoloso precedente…

La presidenza affidata a Cuperlo, parrebbe allora indicare che possa essere la sua componente a guidarlo. La massiccia presenza di Franceschiniani in segreteria potrebbe invece suggerire che possa essere l’ex segretario il reggente prescelto.

Sono ipotesi inquietanti. Uno che ha perso il Congresso si potrebbe trovare a guidare il partito. Uno che lo vince sempre, ma saltando ogni volta di carro in carro, potrebbe fare altrettanto, e già lo sta facendo, per certi versi.

Non c’è pace per questo PD? E’ davvero un giorno nuovo o è soltanto un nuovo giorno, diverso ma in fondo uguale ai precedenti?

Ieri all’Assemblea Nazionale ho respirato ottimismo. Credo lo si debba a chiunque, un po’ di credito. Lo concederei anche a Matteo Renzi. Mi tranquillizza peraltro parecchio, e so di ciurlare in casa, la presenza di Civati e di una nutrita pattuglia di Civatiani nei direttivi di questo partito. Come dimostrazione, basti pensare al fatto che molti dei temi toccati o indicati da Renzi ieri, provengono dalla nostra mozione, e non dalla sua. E lo rivendico con orgoglio, non denunciando il plagio.

Da solo quindi Renzi non basta, non può bastare.

Ma, insieme, può essere davvero l’alba di un giorno nuovo.

 

Oggi è un altro giorno. #primariePD

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Impressioni a caldo su questa campagna congressuale al fianco di Pippo Civati.

DATI NAZIONALI

C’è poco da dire: Renzi ha stravinto, ha raccolto consensi in una proporzione che non credevo possibile, e ha quindi il diritto di dettare la linea del Partito. Il che mi preoccupa non poco, soprattutto dal punto di vista del contenuto politico e della struttura interna del partito. Tuttavia ritengo che Renzi sia di passaggio in segreteria, e che miri altrove. Raccolgo con favore le prime parole sul ricambio della classe dirigente (immagino si riferisca agli sconfitti, ma anche nelle sue file dovrebbe fare un po’ della pulizia promessa) e il quasi ultimatum al Governo, rafforzato dalla considerazione che con un governo che tira a campare all’indefinito, anche la sua posizione di premier in pectore si indebolirà. Complessivamente si potrebbero quindi osservare sostanziali novità nella linea del PD, e nella direzione che auspichiamo: governo di breve durata per fare 2-3 cose importanti, ricambio della classe dirigente. Non credo avrà voglia e tempo per rimettere mani alla riforma del partito: il progetto di Barca resterà in un cassetto, ed è peccato. Vale però la pena attendere gli sviluppo di questa fase di transizione, e vedere come va a finire.

Non lo nascondo: il dato di Civati è complessivamente deludente, e l’ha ammesso lui stesso, con l’onestà intellettuale che tutti gli riconoscono (ricordate i politici che vincono sempre? Scordateveli). E’ vero che il terzo incomodo non ha mai raccolto consensi così alti in un’Italia ormai bipolare (anche clinicamente). Ma è una magra consolazione. Puntavamo almeno al 20%, puntavamo a superare Cuperlo. Ma mentre Cuperlo raccoglie quel che doveva, ci ha penalizzato il risultato straordinario del sindaco di Firenze. Nulla di grave, per carità, e pesa a mio avviso (mi sorprende che nessuno lo abbia detto) il calo dell’affluenza: a caldo posso azzardare che siano rimasti a casa quei delusi bersaniani che invece contavo saremmo riusciti a convincere e muovere all’azione. Quasi cinquecentomila persone che avrebbero potuto definitivamente mandare in soffitta una vecchia politica e mandare il partito verso il futuro. Posso solo immaginare che abbiano pensato di star fermi un giro, e vedere cosa il Partito sarà in grado di combinare, dopo tante delusioni (ormai consegnato alla storia il motto “Pippo, se diventi segretario voto il PD. Ma alle primarie non ci vengo, non ce la faccio”).

Un risultato buono ma deludente, diciamo così, e di certo l’idea di spostare a sinistra il partito, di renderlo solido, con una chiara identità, per il momento è rimandato. Qualcuno sarà tentato di mollare gli ormeggi, lo capisco, e abbandonare l’impegno. Ma, come detto sopra, a mio avviso vale la pena attendere qualche mese: abbiamo aspettato anni, non è la fine del mondo, e in politica i risultati si conquistano conquistandoli (ora basta con questo slogan però!)…

BASILICATA

In Basilicata siamo andati bene, date le premesse (è la regione di #Pittellachi). Dove abbiamo costruito un gruppo, anche piccolo, dove qualcuno si è preso la briga di portare il messaggio e spiegare cosa volevamo fare, raccogliamo consensi. Certo la Basilicata è grande e poco popolosa (siamo l’Australia d’Italia, per renderci conto…), e i nostri mezzi limitati. Abbiamo iniziati due mesi fa, e solo sei mesi fa ero il solo a volere Civati in Basilicata, dopo l’esperienza di #occupypd. Abbiamo raccolto amici, vecchi e nuovi strada facendo, e confido che tanti continueranno a contattarci, magari incuriositi da questo strano fenomeno. Troppo bello per essere vero, forse, troppo pulito per essere credibile, probabilmente. Ma tant’è. Noi stiamo qua, e le cose le faremo, facendole (ma non dovevamo smetterla con ‘sto slogan?)

Nel Materano spiccano il dato di Tursi (quasi il 32%) e Bernalda (26%). Nel Potentino Savoia di Lucania (33%) e Pignola (25%) sono tra i comuni più “Civatiani” della Regione. Nei due capoluoghi siamo sopra il 10% ed è una conquista incredibile. Partendo dal dato di bandiera dei congressi locali, schiacciati dal peso del tesseramento a pacchetto e delle corazzate in campo (parlamentari, europarlamentari, sindaci, assessori, consiglieri regionali e comunali :-0 – gente che vive di politica da una vita e ha incredibili mezzi a disposizione, anche economici), nel voto più “libero” dimostriamo che una Basilicata diversa esiste. Anche il dato straordinario di Renzi dev’essere letto in quest’ottica: il consenso raccolto supera abbondantemente il peso relativo degli endorsement locali che l’hanno sostenuto. Credo quindi che stavolta sia stato premiato il messaggio di rinnovamento del Sindaco, il che consegna ai depositari di questo messaggio qui da noi una diretta responsabilità. Su questo piano, ci sono certamente ampi margini per collaborare e portare decisamente il partito su un’altra rotta, anche in Basilicata. Soprattutto, in Basilicata.

Ultimo dato: poco ufficialmente dovremmo aver eletto il nostro capolista Andrea Casarano all’Assemblea Nazionale del Partito Democratico. Se fosse, diventerà il nostro riferimento. Intorno alla sua azione, all’agenda nazionale, costruiremo nel nostro piccolo, quel partito che abbiamo in testa. Magari utilizzeremo Facebook invece che pompose assemblee nelle Sale Convegni di prestigiosi alberghi. Ma è il contenuto che conta, non il contenitore.

Attendiamo l’ufficialità, ma anche se non dovesse scattare il seggio, la nostra azione non si fermerà. Ci guarderemo intorno, dialogheremo, come avevo proposto già sabato, nel post che apre questo articolo: collaborando e discutendo con chiunque abbia la nostra stessa premura: riportare il partito vicino alla gente, senza avere la pretesa che sia la gente a inseguire il partito ovunque decida di andare. Non siamo civatiani, siamo Democratici. Abbiamo idee diverse, forse, anzi certamente. Ma il bello è proprio questo, e chi ci ha votati lo fa fatto proprio per questo.

Una nuova stagione sta per aprirsi. Gli ingredienti sono diversi da quelli che avevamo in mente, ma i bravi chef sanno tirar fuori ricette straordinarie anche dagli avanzi del frigo. Ce n’è abbastanza per essere ottimisti, ma non a sufficienza per non essere concentrati.

Andiamo avanti. Oggi è già un altro giorno.

 

P.S.: ringraziare dopo il voto mi è sempre sembrato un po’ da cafoni. Ma non ce la faccio: grazie a chi ci ha votato, ma soprattutto a chi si è impegnato dedicando tempo e anche soldi alla causa, producendo bile in quantità industriale, non arrendendosi nemmeno quando qualche “potente” faceva chiaramente capire che la strada scelta si sarebbe rivelata infausta per la sua giovane vita e la sua prospettiva di carriera.

Un grazie a voi, ragazzi. E un vaffanculo a loro: se lo meritano tutto.

 

Il voto (in)utile.

bimbo arrabbiato

Berlusconi è decaduto ma non è caduto. Gli effetti del Berlusconismo dureranno a lungo, più della sua carriera e della sua stessa vita mortale.

Una delle sue più atroci invenzioni ci accompagnerà a lungo: il voto utile.

E basta con questa storia: vota chi ti pare, ma perché ti convince, ti ispira fiducia, non perché vuoi fermare qualcun altro…

Sul “voto utile” Berlusconi si è costruito tutto: “se volete fermare i comunisti, non disperdete il vostro voto dandolo ad uno dei partitini minori. Votate per me, che sono il loro principale e più accreditato avversario!”.

E il PD ha subito ben pensato di fare lo stesso: “Non votate inutilmente: per fermare Berlusconi, votate il PD!”.

Argomenti sacrosanti, per carità, specie in un sistema maggioritario con alte soglie di sbarramento.

Ma alle primarie PD non ci sono soglie di sbarramento; non c’è maggioritario. Stiamo tranquilli. Stavolta possiamo permetterci addirittura di votare come meglio crediamo. Un voto al nostro candidato preferito sarà indirettamente un voto in dissenso agli altri due.

Invece anche qui ci raccontano che puoi non essere del tutto renziano o cuperliano, ma se uno dei due ti sta un po’ più sulle balle, devi per forza votare l’altro.

Relax! Così non è. Questa non è una corsa, gli sgambetti non hanno effetto! E’ il Congresso del Partito Democratico, perbacco!

Voti Civati? Vuol dire che ti convince il suo programma, la sua persona, la sua storia politica. La squadra che si è scelto, che è il primo indicatore della credibilità di una proposta politica di rinnovamento.

Voti Cuperlo? Renzi? Vale lo stesso discorso.

Qui non si vota CONTRO. Qui si vota PER. Non esiste il voto utile, esiste il voto sbagliato: quello dato a qualcuno diverso da chi, secondo noi, lo merita.

Non esiste voto utile, perché non esiste il voto inutile: non ci sono soglie di sbarramento; chi vince non prende una golden share.

Sto sentendo troppo spesso la solfa: “voterei Civati, ma voto X perché voglio fermare Y.”

Il voto utile è l’argomento di chi non ha argomenti.

Io voto Civati, e di argomenti ne ho parecchi. 69 pagine di argomenti, per la precisione.

Le somme, facciamole in fondo.

Non facciamo i berlusconiani, almeno al congresso del Partito Democratico.

Se no siamo nel partito sbagliato. Credo. :-/

Non aprire quella porta. Lettera aperta a @giannipittella

Leggo di un tweet di Gianni Pittella, candidato alla segreteria nazionale del PD ed escluso dalle primarie, nonostante un risultato assolutamente non disprezzabile:

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Mah. Ad una prima occhiata sembrerebbe quasi che la corsa solitaria di Gianni, politico di sicuro spessore, sia stata animata fin dall’inizio dall’intenzione di riaprire un ciclo personale che dopo 34 anni di onorata carriera sembrava destinato a chiudersi.

Assessore regionale già nel 1980, Deputato nel 1996 e Parlamentare Europeo dal 1999 per tre mandati l’ultimo dei quali si sta per concludere: il prossimo anno sono infatti previste le elezioni per il suo totale rinnovo.

Difficile che Pittella possa ottenere una deroga al limite di mandati (che pure sono concesse con molta generosità), quindi qualche malizioso nelle scorse settimane sussurrava che, insomma, alla fine Pittella altro non voleva fare che accreditarsi per ottenere qualche incarico, approssimandosi la scadenza dell’attuale.

Inoltre, come già si sussurrava, nei giorni scorsi Pittella apre una linea di credito (pessima idea accostare il gergo bancario al PD, di questi tempi) a Matteo Renzi (ma solo se ci coinvolge, specifica). Mettendo i due indizi insieme si fa quasi una prova, che peraltro stride un po’ con le dichiarazioni che solo un anno fa rilasciava sul sindaco di Firenze, paragonandolo addirittura a Berlusconi (il leit motiv era un po’ quello, allora, bisogna ammetterlo):

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Insomma, non vogliamo pensare che Pittella stia giocando con le conte interne per garantirsi di continuare ad avere un posto al sole sempiterno della politica italiana. Non ne avrebbe bisogno, peraltro, visto che le qualità dimostrate e unanimemente riconosciute dai suoi stessi colleghi in questi anni sono credenziali sufficienti.

Chiediamo quindi a Gianni, da giovani lucani che lavorano per dare a questa terra una visione nuova e una nuova classe dirigente, di restare qui con noi. Se ha l’occasione, utilizzi il suo ascendente per mandare al suo posto qualche giovane leva a farsi le ossa. Certamente Gianni Pittella ha nel suo entourage persone degne del ruolo; io ne conosco personalmente.

Crediamo infatti che l’esperienza maturata da chi da decenni è a contatto diretto con le istituzioni, se pur con causa elettiva, debba essere messa a disposizione delle nuove generazioni. Questa è la lezione che ci ha spiegato Barca, inserita nella mozione Civati, e che abbiamo fatto nostra.

Quindi Gianni: resta in Basilicata. Resta nel PD e formaci, aiutaci. Metti il patrimonio di conoscenze e competenze acquisito a disposizione di tutti noi. La Lucania ne ha bisogno, il PD ne ha bisogno. In un partito che funziona, per dirla con Barca, si fa così.

Insieme, possiamo fare di questa terra la Toscana del Sud.

Renzi: “Basta. Chiudiamo gli asili nido”

Una precisazione: il virgolettato è falso.

Ieri da Santoro Renzi ha ancora una volta tirato fuori gli asili nido:

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Una mia battuta sulla falsa riga di quelle qui sopra:

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Ha generato le seguenti risposte:

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Bene. Quindi Renzi parla in continuazione di asili nido perché il suo cruccio principale sono le donne, la questione femminili, gli orari impossibili della società moderna, per le poche lavoratrici che ancora riescono a trovare uno straccio di impiego.

Ma siamo proprio sicuri che sia così?

Mi sono preso la briga di andare a spulciare la mozione di Renzi. Di asili nido non vi è traccia. Proprio così. Vengono citati solo in calce, per vantare genericamente di aver “ridotto del 90% le liste di attesa degli asili nido” a Firenze durante la sua amministrazione. Un dato che non faccio fatica a credere vero, anche se mancano del tutto dati verificabili a supporto.

Il problema è: come riduciamo le liste di attesa? Un problema che a Bologna, per esempio ha diviso la popolazione, con il famoso referendum sui fondi pubblici per gli asili privati, che ha comunque registrato la vittoria del fronte per la scuola pubblica, diciamo così.

Sorpresa n. 2: nell’intera mozione di Renzi manca l’indicazione di come verrà affrontato il problema, che è in cima ai pensieri di Matteo, ma che non viene né enunciato né declinato nel principale documento programmatico del Congresso prossimo venturo.

Nell’enciclopedica mozione Civati, invece, il problema degli asili nido viene sollevato ben due volte: una nella sezione dedicata al lavoro, nella quale si evidenzia come in Italia “abbiamo deciso di depotenziare il lavoro con un sistema fiscale penalizzante e trascurando di sviluppare i servizi – dagli asili nido alla riqualificazione professionale – che lo favorissero.”; una nella sezione dedicata alla “Rivoluzione Culturale”, citandolo come causa dell’arretratezza culturale dell’Italia e – purtroppo – soprattutto del Sud “dove scarsissima è la presenza di asili nido e scuole dell’infanzia, dove l’edilizia scolastica è più fatiscente”. Inutile poi dire che nella mozione è chiaramente indicata la via del potenziamento della scuola pubblica, anche dal punto di vista finanziario, dal momento che è inaccettabile e viola i principi della gratuità e dell’uguaglianza delle opportunità che i contributi economici dei genitori diventino pressoché obbligatori per il funzionamento normale della scuola. E tutto questo mentre, a fronte dei tagli alla scuola pubblica, aumentavano negli stessi anni i finanziamenti alla scuola privata.

Insomma. Il dubbio che Renzi si faccia scudo dei bambini per nascondere la vaghezza dei contenuti del suo programma politico, è più che legittimo. Il che a pensarci bene è un po’ squallido, ma c’è da sottolineare come, da efficace comunicatore, appaia alla fine per quello che “pensa ai bambini, e alle mamme” solo per aver ripetuto fino allo sfinimento qualche battuta sugli (inattaccabili: chi può voler male ai bambini e alle loro povere mamme?) asili nido.

E magari è anche un modo per glissare argomenti di attualità un po’ più scivolosi, pronunciandosi sui quali si rischia di scontentare sempre qualcuno e perdere magari qualche voto….

Invece no. Ci fanno sapere che la mozione non è un programma, ma che verrà presto integrato. Con le idee.

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Quindi: scusate. Il virgolettato è falso. Ma, tanto, se il titolo non risponde al contenuto, a chi dovrebbe interessare?

Voglio un partito chiusissimo.

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Milito nel PD da pochi mesi. Una parte di me vorrebbe esserne fuori, avendo già avuto modo di passare da primarie clientelari, a congressi che si preannunciano armati. L’altra, invece, è ancora più convinta di tenere la barra dritta fino in fondo, costi quel che costi.

Il PD è soggetto politico o spazio politico, per dirla con Bersani? Beh, al di là delle intenzioni dell’ex segretario, ma anche grazie alla sua debole azione, bisogna ammetterlo, purtroppo il PD, oggi, è uno spazio politico, e nemmeno dei più accoglienti, peraltro. Perché è uno spazio organizzato e utilizzato come terreno di scontro non di idee, come dovrebbe essere, ma di truppe militarmente organizzate per la gloria del loro comandante (nella utilitaristica considerazione che favorendolo si migliorerà la propria condizione e, secondariamente, se ci si crede, quella di tutti i cittadini, grazie al superiore Karma dell’Eletto). Se quel che conta è il voto, e in un’organismo assembleare lo è sempre, chi ha tempo e mezzi per farlo, si organizza. Alla lunga, piega le regole, e l’ha vinta.

Di etico in questi comportamenti c’è ben poco, è ovvio, ma dal momento che si è sempre fatto così, perlomeno da molti anni a questa parte, chiunque si sente autorizzato e legittimato ad utilizzare i medesimi sistemi per sopraffare l’avversario o guadagnare posizioni.

Ma è questo il fine ultimo del Partito Democratico? Essere un’arena nella quale il gladiatore più forte vince lo scontro? E la forza può solo misurarsi in quantità dei voti ricevuti e non invece anche in qualità?

Sto cominciando a maturare l’idea che per fermare la deriva da SpA del partito, che lo espone a scalate ostili senza possibilità di difesa, occorra chiuderlo. E parecchio pure. Non è solo una provocazione, dal momento che tutti i candidati alla segreteria vedono invece con favore primarie e occasioni di partecipazione aperte, anzi: apertissime. Un partito spalancato, a chiunque abbia voglia di partecipare.

Ma “partecipazione” è solo esprimere un voto? Per poi magari eclissarsi dalla vita del partito per 3-4 anni? Mah, io non credo.

Nei mesi scorsi mi sono pronunciato a favore di un partito aperto nella convinzione che una larga e massiccia partecipazione possa diluire il controllo clientelare del voto. Ma questo (forse) è vero solo per primarie nazionali… A tutti i livelli intermedi la partecipazione aperta mette il referente in condizione di dover soltanto moltiplicare lo sforzo. Ma nulla che sia impossibile o di serio ostacolo per chi ha mezzi ingenti da poter impiegare.

Ecco la mia soluzione, passibile di critica, per carità, ma che alle porte di un congresso così importante dovrebbe perlomeno essere discussa. Il voto per gli organismi interni, per le candidature, per la linea politica, dovrebbe essere consentito soltanto a chi milita nel partito da almeno tre anni consecutivi. Agli altri riconosciamo diritto di intervento, di influenza degli aventi diritto. Di fare politica insomma, senza poter (per il momento) esercitare diritto di voto. Chi si iscrive oggi (compreso il sottoscritto, peraltro) saprebbe che per tre anni la propria influenza sarà indiretta – ma comunque importante.

Nessun rimedio a ben vedere è immune da aggiramenti e interpretazioni che vanno al di là o addirittura contro la ratio del rimedio stesso. Ma questa regola potrebbe migliorare enormemente le cose anche se, di contro, rallenterebbe il ricambio. Ricambio che, peraltro, al momento non è solo lento, è addirittura bloccato, quindi la critica è un puro esercizio di stile.

Evidentemente una regola da sola non basta, pertanto andrebbe adottata insieme ad altri provvedimenti, come:

1. Anagrafe pubblica degli iscritti e dei votanti alle primarie, se non iscritti, previa raccolta del consenso alla pubblicazione del proprio nome e cognome e città di residenza. Non vedo cosa ci sia da obiettare. La militanza è fatto noto ed in ogni caso si dovrebbe esser fieri di appartenere al Partito Democratico; se non lo si è, evidentemente c’è qualche problema…

2. Limite di mandato SENZA ECCEZIONE ALCUNA a due o tre legislature per gli eletti, dal consiglio comunale al Parlamento Europeo. Il senso è di non dare né il tempo né la convenienza a costruire clientele profondamente militarizzate. La politica dovrebbe essere una passione, non un mestiere, e la passione la si può vivere in mille modi, senza fossilizzarsi in posizioni di rendita personale, che vanno poi a discapito della qualità della politica e della rappresentanza.

Sono pensieri ad alta voce, ovviamente. Ma credo che senza pregiudizi e senza dichiarazioni di stile, il prossimo segretario del Partito Democratico – che sarà Giuseppe Civati, naturalmente 😉 – dovrà metter mano a questa importante e primaria riforma, dalla quale discendono tutte le altre. Perché a questo punto non saprei dire se il Partito è lo specchio dell’Italia, o l’Italia è lo specchio di una politica che dalla DC al PD si è sempre mossa in questo modo. In un caso o nell’altro, dovremmo cominciare a dare il buon esempio. Le cose cambiano cambiandole, o no? Incominciamo a cambiare noi.

Peraltro, se diamo la certezza di non riuscire a governare il nostro partito, imponendo il rispetto di regole etiche prima che giuridiche, all’interno della nostra organizzazione, e comunque non riuscendo ad indirizzare positivamente la direzione della nostra linea politica, diamo ai nostri concittadini  l’impressione di essere un pessimo posto nel quale pescare la classe dirigente che dovrebbe avere l’arduo compito di raddrizzare, addirittura, l’Italia.

La favola del tesseramento.

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Diciamocelo: il PD che abbiamo in mente, non esiste. Non esiste ancora, perlomeno. Il senso della nostra ritrovata militanza sarà raccontare dalla nostra visuale il PD che c’è, e raccontare invece quello che potremmo creare tutti insieme. Paradigma dell’Italia che non c’è, e che potremmo realizzare . Tutti insieme.

by Giuseppe Carella

Qualche tempo fa, i mie due nipotini di cinque anni mi chiesero , di botto, se le favole esistono davvero. D’istinto risposi sì, certamente, esistono e sono vere. E cominciai a raccontar loro l’unica favola vera che conoscessi e che avevo vissuto direttamente.

C’era una volta……………un partito che iniziava il tesseramento per l’anno successivo già durante le feste che si organizzavano in estate. Feste bellissime, alle quali partecipava tutto il popolo e nelle quali lavoravano tutti gli iscritti al partito, volontariamente, sacrificando il loro tempo libero. Anche i dirigenti del partito lavoravano, e anche i parlamentari, i sindaci. Spesso li vedevi servire ai tavoli dei ristoranti delle feste, o in giro a raccogliere i soldi per il partito o a fare le prime tessere per l’anno che doveva ancora venire.

Poi in autunno, il tesseramento proseguiva con l’impegno delle sezioni del partito, che organizzava i piu volenterosi in squadre, che , ogni sera, andavano a trovare i vecchi iscritti nelle loro case per rinnovare la tessera. Quasi sempre gli iscritti erano contenti di ricevere queste visite e ti offrivano da bere, ti offrivano il caffè con il desiderio di parlare di quanto accadeva in giro e di dire la loro. A volte  si incontrava anche qualcuno arrabbiato, ma anche lui ti offriva da bere e parlava, parlava……… In giro a fare le tessere, ancora una volta, soprattutto di venerdi e sabato, anche i parlamentari e i dirigenti. A coloro poi, che riuscivano a reclutare nuovi iscritti, venivano offerti premi consistenti in viaggi di istruzione in paesi che dicevano essere felici. A nessuno veniva in mente di limitare il numero delle persone addetti al tesseramento o di fissare in determinati giorni queste operazioni.  Un giorno però, qualcuno decise che quel partito doveva cambiare nome. Ma insieme al nome, cambiarono anche gli uomini e ,come i virus dannosi, nuovi uomini si infiltrarono nel corpo del partito e riuscirono a sconfiggere anche le persone piu sane, fino a far morire totalmente il partito………..

Un po’ rattristiti dal non lieto fine i nipotini si allontanarono e ripresero i loro giochi.

Nel pomeriggio inoltrato di ieri mi sono recato presso la sede del locale circolo del PD e, con mia meraviglia, sotto il portone, in attesa che la sede venisse aperta, c’erano una decina di persone per fare la tessera. Cavolo! mi sono detto, allora a volte le favole ritornano, la gente ha di nuovo voglia di partecipare esattamente come me che dopo anni ho rifatto la tessera. Fra le persone in attesa, una intera famiglia costituita da due anziani nonni che a malapena si reggevano in piedi, figli e nipoti addirittura! Tutti a prendere la tessera. Poi finalmente la sede è stata aperta e la quindicina di persone, ha chiesto di fare la tessera ma si è accesa una discussione dai toni vivaci perché, per motivi a me ignoti, c’era qualche problema per fare le tessere. Poi finalmente si è addivenuti ad un accordo ed essendo tante le persone in attesa, mi sono offerto di aiutare nella compilazione dei moduli. Macché! Le tessere materialmente possono essere fatte e compilate solo da chi  è stato incaricato del compito e possono essere fatte solo nella sede del circolo!

Ho chiesto qualche informazione a qualcuno e mi è stato spiegato che è tutto cambiato, che c’è il rischio di una corsa in massa alla iscrizione per il congresso e le regole sono molto rigide.

Tanto rigide non devono poi esserle se pare che gli iscritti nella città di Matera abbiano raggiunto già i 1300, rispetto ai poco piu dei duecento del 2012. Pare che un gruppo abbia dato l’ordine di iscriversi per conquistare il partito, che poi decide le canditature, che poi indica chi deve andare dove etc. etc. Tutto questo contro l’altro gruppo che strebbe facendo altrettanto. Solo gli arrabbiati non si organizzano e sono sparsi e divisi. Purtroppo tale situazione non accade solo a Matera, ma sta succedendo in molte parti del Paese, con ispezioni e controlli dell’apparato centrale.

Mi chiedo però come si possa bloccare il tesseramento artificiale: se qualcuno interessato dispone di migliaia di €uro che investe nel tesseramento  al PD per impadronirsi del partito, come fermare questa cosa se le regole sono formalmente rispettate? Boh, francamente non lo so.

A me che mi ero illuso che le favole a volte è possibile farle ritornare, forse toccherà tornare dai nipotini  e raccontare loro che mi ero sbagliato: le favole non esistono, sono favole appunto.

#Contiamoci.

civ

Sento dire qualche volta che la maggioranza di questo Paese, di questo partito, è composto da gente perbene. Gente che paga le tasse, va al lavoro ogni giorno, paga le rate della macchina, emette sempre fattura o scontrino fiscale, dà un bacio ai bambini mettendoli a letto, dorme con la propria moglie praticamente ogni notte. Mettendo a dura prova i luoghi comuni che ci vorrebbero invece corrotti e propensi a delinquere per conseguire vantaggi personali, avendone l’occasione.

Sento invece dire spesso che i partiti sono invece preda di una minoranza corrotta, affarista, complottistica, senza alcun rapporto con i propri elettori, pronta a saltare da una poltrona all’altra con la stessa velocità con la quale cambia sfacciatamente idea e valori di riferimento.

Sulla base dell’incrocio di queste due considerazione, è probabilmente nato e prosperato il Movimento 5 Stelle, brillante operazione di marketing politico che però, al di là forse delle stesse intenzioni dei suoi creatori, come spesso accade per i prodotti di larga diffusione, ha dato impulso ad un diffuso movimento di rinnovamento che coinvolge e coinvolgerà trasversalmente tutti i partiti di qui a breve.

Molti ex elettori ed ex iscritti del Partito Democratico, stanchi di prestare consenso ad un partito che ignora questo lapalissiano assunto, hanno infatti votato per il Movimento, o lo faranno la prossima volta. Oppure sono rimasti e rimarranno a casa, sempre più sfiduciati e sempre più numerosi, in attesa che il tanto chiacchierato e sbandierato rinnovamento prenda finalmente una piega evidente.

Questo Congresso è l’occasione per dare il nostro attivo contributo all’accelerazione di un percorso di rinnovamento comunque alle porte, sconfiggendo i reflussi di resistenza del sistema alle forze nuove che vogliono occuparlo per indirizzarlo diversamente. Nel PD abbiamo (finalmente) un candidato indipendente, forte, di sinistra, pulito, onesto, un progetto politico che coinvolge la base, che mira a dare maggiore potere di indirizzo e di controllo alla militanza attiva.

Quanti con lui? Contiamoci.

#Contiamoci: nel senso di capire se siamo davvero la maggioranza di questo Paese, magari sfiduciata, magari schifata, probabilmente disillusa. Ma con un ultimo scatto di orgoglio proviamo a cambiare le cose. L’occasione è questa, potrebbe non essercene un’altra, anche se, naturalmente, l’impegno di tanti di noi comincia con il Congresso, non si esaurisce lì.

#Contiamoci: nel senso di “fidiamoci”; contiamo su Civati, sul suo progetto di una classe dirigente diffusa, di una partecipazione consapevole, di una leadership che viene dal basso e che non è invece nominata dall’alto, in spregio alle minime competenze richieste per assolvere ruoli pubblici così delicati.

#Contiamoci: nel senso di “raccontiamoci”. L’Italia che vorremmo, le scelte giuste, il partito del futuro; un nuovo percorso di crescita economica che non sia solo quantitativa, un nuovo riassetto e una nuova ridistribuzione della spesa pubblica; l’apertura dei mercati lì dove sono protezionisticamente chiusi, e una loro diversa regolamentazione in quei settori dove invece la privatizzazione selvaggia di questi ultimi anni ha prodotto evidenti disequilibri.

#Contiamoci: nel senso di aver fiducia in noi stessi. Fiducia che, insieme, supereremo le barriere clientelari, proromperemo nel partito, ne cambieremo modi e modelli di gestione, ci prepareremo ad una nuova stagione per l’Italia e gli Italiani.

E vinceremo. Comunque, noi vinceremo.

Io ci conto. #Contiamoci tutti.

Qui Matera. Civati non deve passare.

mobbasta matera

Approfitto di questo spazio e della Vostra pazienza per diffondere il nostro comunicato stampa sulla situazione politica pesante che si sta creando a Matera in vista del Congresso. Solo qualche sgarbo, ma sufficiente a far capire che il territorio è marcato. Noi vogliamo aprire il Partito, far saltare il coperchio e guardarci dentro. Trovarvi democrazia e partecipazione ci farebbe felici; segnaleremo invece tutti gli episodi che vanno sfrontatamente in senso contrario a quello che questo Partito dovrebbe essere.

Senza paura, sempre avanti, noi non ci adeguiamo.

“Denunciamo come mozione Civati il clima di ostracismo da parte della segreteria cittadina di Matera la quale impedisce e ostacola l’uso dei locali del Circolo provinciale per riunioni organizzative e iniziative politiche. Ricordiamo che il circolo non è proprietà privata di qualcuno, ma appartiene al partito, ovvero all’insieme di iscritti ed elettori, e che dovrebbe essere anzi obiettivo del PD animare i propri spazi e aprirli al pubblico.
Ci avviamo verso il Congresso con il piede sbagliato. Da parte nostra lotteremo contro chiunque tenti di ostacolare il normale corso della democrazia in questa città e in questa regione.
Sono finiti i tempi in cui il Partito Democratico era considerato proprio feudo da alcuni iscritti e dirigenti più uguali degli altri.
Ci auguriamo in un ritorno della razionalità e dell’onestà per consentire un leale e serio confronto sul percorso democratico da intraprendere dal Congresso in avanti.”

Pubblicato anche su Sassilive

Classe media o Classe dirigente.

Classemedia

Egr. Direttore,
ho letto il suo articolo odierno, e l’ho condiviso parzialmente. Lei dice che Renzi non l’ha colpita, ma che colpisce gli elettori; magari storditi dal ventennio berlusconiano, magari invece bisognosi di una estrema personalizzazione del messaggio politico, per potersi sentire fieramente rappresentati.

Io credo che ci sia un modo di destra e uno di sinistra di rispondere a questo bisogno, ammesso che esista, il bisogno, e la categoria destra/sinistra.

Il modo di destra è quello di stampare generiche etichette su un prodotto di massa, sufficientemente personalizzate da permettere l’identificazione di ciascuno, ma non abbastanza da compromettere le economia di scala.

Il modo di sinistra, e lo so di predicare al vento, è chiedere partecipazione, di promuovere ciascuno a farsi classe dirigente, invece di aspirare soltanto ad essere classe media. Non solo nella politica, ma anche nel proprio lavoro, nella propria famiglia.

Vede, la crisi italiana non si spiega con la crisi della politica. La mia sensazione è, piuttosto, che la politica sia in crisi perché è in crisi il modello di partecipazione alla vita sociale, da parte nostra.

La nostra massima ambizione è ormai trovare un posto più o meno fisso. I mille euro al mese che permettono di (soprav)vivere; pagare il fitto, le bollette, gli astucci e i quaderni. Le tasse. Finire di lavorare presto per tornare a casa a guardare la TV. Comprarsi una macchina un po’ più grande, una casa un po’ più in centro. Sentirsi normali, ma al contempo dimostrare di avercela fatta, che la nostra missione terrena si è compiuta.

Siamo in crisi perché la nostra classe media non lo è più per definizione economica, lo è per aspirazione. Non vogliamo emergere, la politica ci evita, ci ignora, e noi la ricambiamo. Abbiamo smesso di lottare, e finanche di averne voglia, forse perché abbiamo paura di perdere, ma così facendo non potremo mai vincere. Lasciamo che tutti ci passi sopra, qualunque nefandezza, basta che non ci tocchi troppo da vicino. Siamo in comunicazione l’uno con l’altro come mai nella storia dell’umanità, ma ci sentiamo isolati. Organizzare una pizza per incontrarsi al di fuori di facebook diventa un’impresa, quasi un sacrificio, un attentato alla nostra vita media. Schiacciati tra i mille ruoli, le mille responsabilità, evitiamo come la peste di doverne assumerne altri, non richiesti.

La mia idea dell’Italia, della Basilicata, è diversa. Io vedo imprenditori. Io vedo inventori. Io vedo politici di razza. Io vedo mercanti. Dove sono? In fila alla cassa del supermercato; negli autolavaggi a lustrare l’auto nuova; in salotto a guardare la TV, con i piedi sopra il tavolino e il telecomando in mano.

Usciamo dalle nostre case, incontriamoci. Usciamo dalle nostre vite medie, e viviamo.

Rinunciamo alla mediocrità e facciamoci classe dirigente. Nel senso di dirigere noi stessi e la nostra comunità verso un futuro migliore, quello che noi sceglieremo. Non importa in quale direzione, non importa al fianco di chi, non importa dove e come. Importa farlo, farlo tutti e farlo in fretta.

E’ una #propostahard, mi rendo conto. Da parte mia ho scelto da che parte stare, senza la presunzione di aver fatto la scelta migliore, aperto al confronto con altri che vorranno sentirsi ed essere come me, classe dirigente. Non serve uno stipendio alto per esserlo, non serve essere eletti da qualche parte. Basta una tessera, basta incontrarsi e confrontarsi, basta partecipare.

Non si tratta di seguire un leader. Non si tratta di spingere un carro. Si tratta di tirarlo, com’è normale che sia. Ma sul carro non c’è una persona. Non c’è un’auriga che verga chi tenta di strappare un comodo passaggio, con frustate che però non fanno male. Sul carro abbiamo un’idea, l’idea dell’Italia che abbiamo in mente, e se non lo trasciniamo noi, nessuno ce lo parcheggerà sotto casa.

Quando poi ci ritroveremo a dire o a pensare che siamo ormai ridotti all’osso, che non ci è rimasto più niente, pensiamo che una cosa ci è rimasta: il diritto di scegliere. Non è tanto, ma nemmeno troppo poco.

propostahard