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Fatta la Capitale, bisogna fare i capitali.

I consiglieri comunali di Matera si Muove attaccano Verri, chiamandolo per nome a dare spiegazioni, sulle spese sostenute da Matera 2019 nel corso degli ultimi tre anni.

La Fondazione, e prima il Comitato, sono soggetti di diritto privato, che anche per ragioni di maggiore operatività agiscono con procedure privatistiche, potendo quindi scegliere il tipo di spesa da sostenere, l’importo da impegnare e finanche scegliere fornitori di beni e servizi senza dover dar conto a nessuno. Il problema nel nostro caso è che gestisce fondi pubblici, che arrivano dalla Regione, dal Comune e dopo la vittoria del Titolo di Capitale europea della Cultura, anche dallo Stato.

Questo meccanismo è teoricamente pericoloso, perchè ci si consegna alla buona volontà dei gestori di utilizzare in trasparenza i fondi pubblici in dotazione. Nel caso di Matera 2019 si è quindi pensato di ovviare inserendo nel CDA della Fondazione anche il sindaco della città e il Governatore della Regione, che delle gestione si assumono responsabilità politica e assolvono funzioni di controllo pubblico.

Tale meccanismo è stato quindi avallato all’unanimità da tutto il Consiglio Comunale di Matera, maggioranza e opposizione, non più tardi di un anno e mezzo fa, con tanto di commosso applauso finale.

Cos’è successo diciotto mesi e un’elezione più tardi?

Succede che due consiglieri di maggioranza saltano sulla sedia leggendo il consuntivo delle spese degli ultimi tre anni della Fondazione e chiedono a Paolo Verri di riferire in Consiglio Comunale come di fronte all’Inquisizione, con tanto di comunicati stampa al vetriolo che non mancano di far trasparire una preventiva e inappellabile condanna per lo scialacquatore. In tempi di generale sfiducia nei confronti del Pubblico, l’equivalente di una bomba mediatica ai danni della Fondazione e di Matera 2019, un elefante che irrompe in un negozio di bomboniere e cortesemente chiede di vedere l’ultima lampada di Murano, un attentato alla credibilità dell’Istituzione che di fatto essi stessi per tramite del sindaco da loro votato e sostenuto, indirettamente governano, come un marito che contesta alla moglie di aver pagato troppo il latte in polvere senza avere la minima cognizione di quanto costi il latte in polvere.

Immagino quindi i nostri provincialissimi consiglieri comunali confrontare il loro parco gettone di presenza di poche decine di euro con le decine di migliaia spese per il battage pubblicitario e di marketing che peraltro, fatto non secondario, ha permesso alla città di vincere la competizione cui si era candidata assicurandosi il diritto di ricevere ora diverse decine di milioni per continuare l’attività. Immagino i due poveretti saltare sulla sedia nell’apprendere che scrivere un dossier di candidatura è costato 31.600 euro, tradurlo poco più di 5.000, stamparlo 15.000 e indignarsi di tale “spreco”. Per carità, il mercato è vario e certamente vi saranno professionisti disposti a farlo per meno (e siamo certi che i due consiglieri hanno tanti amici capaci che avrebbero potuto farlo). Ma anche per di più. Se è vero, come è vero, che la città di Taranto aveva stanziato la bellezza di 90.000 euro per scrivere il proprio dossier. Ed era solo per candidarsi a Capitale italiana, manco europea. Lo ricorderanno i due zelanti consiglieri, visto che risultò poi coinvolto anche il nostro sindaco, in una misura che non si capì mai bene quale fosse. Ne parlammo qua.

In ogni caso Paolo Verri, senza fare una piega, si è subito detto disponibile a fornire le “rizzette” del caso, in pieno stile open data. Ma sinceramente, non credo che ai due consiglieri gliene freghi più di tanto: in pieno clima di antipolitica a loro basta fare credere di essere gli alfieri della legalità, dalla parte dei cittadini.

Peraltro non possiamo non notare che nella polemica è indirettamente coinvolto anche il sindaco De Ruggieri, che ha fatto parte del Comitato Matera 2019, e da sindaco, del CDA della Fondazione. Non sarà mica una ripicca dopo la bocciatura della delibera del caso Fareverde? O a qualcuno a Matera prudono le mani al pensiero dei tanti milioni da gestire senza dover dare troppe spiegazioni, da qui al 2019, e vedono in Paolo Verri l’ultimo ostacolo da superare per poter fare liberamente baldoria?

Nel dubbio, e considerando che le cifre spese non sembrano essere nè fuori mercato, nè improduttive (dal momento che ci hanno consentito di vincere la competizione), e non essendoci dubbi di sorta sulla trasparenza della gestione, almeno stando a quanto noto finora, e in ultima analisi fidandoci del controllo incrociato tra Sindaco, Governatore e Direttore, che certo non si amano oggi e non si amavano in passato, ringraziamo ancora una volta Paolo Verri di essere lui a dirigere la baracca. E ci auguriamo possa continuare a farlo. Anche per la rara sensibilità dimostrata nel caso del Quotidiano di Basilicata, che ci fa ben sperare nel prosieguo.

Certi come siamo, che in mano a certi politici locali, tutto il castello di carte faticosamente costruito fin qui, finirebbe dritto nel tritarifiuti, prima di poter diventare, ce lo auguriamo vivamente (ma visto lo spessore di questa classe dirigente non ci speriamo troppo), un massiccio castello in muratura che possa ospitare tutti.

 

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Capodanno a Matera su raiuno. A chi serve?

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Oh, io l’ho sempre detto: w l’eventificio. La spocchia con la quale si bollavano come provinciali le manifestazioni organizzate a Matera fino a ieri appartiene quindi semmai ad altri, non certo a me. Altri che magari hanno vinto le elezioni. E che ora orgasmano al pensiero di Carlo Conti in piazza Vittorio Veneto, quando ieri andavano dicendo che Matera meritava di più, e che manifestazioni di piazza con i Sassi a far da sfondo ad un palco coi Cugini di Campagna sopra a cantare “Anima mia” non erano cose all’altezza del posizionamento che Matera doveva avere  nell’offerta turistica e culturale del futuro.

I festeggiamenti degli aficionados del sindaco appaiono dunque del tutto fuori luogo, quantomeno incoerenti, di certo ipocriti. O forse, sono festeggiamenti di sollievo: va bene che qualcosa si faccia, purchè si faccia, che con questo andazzo qua si rischia di non fare praticamente nulla. Che le idee tirate fuori in questi sei mesi sono poche e, di certo, molto ben confuse. Da questo punto di vista, li capisco.

Ma detto questo, a cosa (o a chi) serve il Capodanno in piazza a Matera in diretta nazionale? Che messaggio vogliamo trasmettere? Perchè quando si investono tanti soldini (che siano 400K o 1 M) non conta solo il costo per contatto (circa 10 centesimi, stando agli ascolti dello scorso anno, investendo la cifra proposta dalla Regione alla Rai), ma inquadrare l’azione in una più ampia strategia di investimento e comunicazione. Un evento del genere sarebbe stato perfetto se Matera avesse perso la corsa a capitale europea della Cultura. Ma, ahimé, l’abbiamo vinta.

E quindi alla luce di questa vittoria tutta la strategia e la pianificazione degli eventi valida fino a ottobre 2014, va necessariamente rivista. Soprattutto da oggi al 2019. Chi glielo spiega a quelli di Plovdiv (l’altra Capitale europea della Cultura 2019) che meritiamo il titolo di capofila culturale del continente, perchè ogni Capodanno facciamo il trenino in piazza con Al Bano?

Un evento del genere non è dunque sbagliato in sè. Però comunica una sola cosa: che Matera esiste, che è figa, che qui succedono cose, che sarebbe bello venirci a passare qualche giorno (difatti in passato lo hanno ospitato città come Courmayer e Rimini, mete turistiche diciamo mature, quasi un po’ decotte, non certo città col vento in poppa sulla strada della crescita della dimensione turistica, che devono scegliere e decidere cosa e come vogliono essere da grandi). Ma, amici miei, questo obiettivo è già bello che raggiunto. E non da oggi.

Forse l’orologio di De Ruggieri è rimasto fermo agli anni ’80, quando interruppe la sua carriera politica, ripresa quest’anno. Qualcuno gli metta la sveglia e gli spieghi che siamo nel 2015: Matera è Patrimonio mondiale dell’umanità dal ’93; Matera è Capitale Europea della Cultura 2019; Matera è meta indiscussa del turismo internazionale da molto tempo; Matera è attrattore di investimenti sul turismo già da diversi anni. Tutto questo Matera lo è già, ed è destinata ad esserlo sempre di più. E allora? A me sembra di assistere alla scena di quello che voleva vendere il Colosseo ai romani, spacciandolo per un affare. E no caro sindaco, qui bisognerebbe fare piuttosto un balzo avanti, e sono certo che chi l’ha votato Le chieda questo.

Peraltro: la diretta Rai si rivolge solo ad un pubblico nazionale. Non è certo un evento di respiro europeo. Tutti questi squilli di tromba dunque cosa intendono festeggiare? Siete consapevoli di cosa state facendo, di dove ci state portando? Perchè a me sembra di no.

A me, piuttosto, sembra evidente che il Capodanno a Matera su Raiuno non rientri affatto nella gestione del titolo di Capitale Europea della Cultura. Può rappresentare al massimo un fortunato incidente, fedele comunque ad una linea di promozione del territorio ormai obsoleta, date le recenti prospettive che ci si sono dischiuse tra le mani. Ci penserei allora due volte prima di impegnarci ad investire (400 mila euro x 5 anni, come si legge) almeno 2 milioni di euro, con i quali si potrebbero certo fare altri tipi di intervento. A cominciare, ad esempio, dall’attrarre le attenzioni del settore manifatturiero, il grande assente nel capitolo Sviluppo di questa città. Ma incontri con aziende del settore delle auto elettriche o del lusso rimangono per ora lettera morta sui comunicati stampa di Via Aldo Moro. Magari mettere un po’ di soldi sul piatto, aiuterebbe…

Che poi, a me il Capodanno in piazza a Matera non dispiace affatto. Ma se questo è, come sembra essere, il centro dell’offerta, o il modello da seguire per impostare tutto il lavoro di qui al 2019, una volta di più dico: fermi tutti, questa strada è sbagliata e rischiamo sul serio di mandare alle ortiche la nostra grande occasione.

Il blogger trolla, il palazzo crolla

Stamane è apparso sulla nostra pagina fecebook un link che ha fatto accapponare la pelle  a molti. Gente si è trovata a scattare in piedi sul letto leggendo il suo iPad, sbattendo le corna contro il soffitto della mansarda nella quale è costretta a dormire per aver litigato con la moglie; centinaia di persone si sono riversate per strada in preda al panico; TRM per non sbagliarsi, non ne ha fatto parola.

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Per come siamo abituati a leggere i link, infatti, sembrava quasi che il redattore di Sassilive, notoriamente sobrio ed equidistante dalle beghe della politica locale, avesse perso la pazienza come tanti cittadini materani di fronte alle imbarazzanti uscite dei nuovi amministratori e avesse puntato per un titolo ad effetto. Ma bastava aprire il link per scoprire l’arcano: il titolo lo abbiamo modificato noi!

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La redazione di Sassilive ci ha presto contattato per ottenere il cambio di titolo, cosa che naturalmente ci siamo ben guardati dal fare. Ma altri a quanto pare molt-ben-informati, si sono sentiti in dovere di mandare un avvertimento a mezzo social:TW

“Conosciamo le tue manovre informatiche illecite”. Conosciamo chi?

E come si spiega la pressione dei peones ventiventini esercitata ultimamente contro il Quotidiano di Basilicata, reo di dare spazio e risalto a cose ritenute sconvenienti (anche se spesso provenienti da fonti vicine al sindaco, come nel caso della polemica sul dossier a Bruxelles), tanto da portare la direttrice Lucia Serino a sbottare su Twitter?

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C’è poi gente a Matera seriamente convinta che se tre-quattro persone fanno la stessa critica al sindaco, siano in qualche modo collegate da un patto di sangue di stampo massonico. E Madonna! Almeno quello a Roma si limita in questi casi a derubricarli nella categoria gufi/rosiconi, pur di non stare ad ascoltarli. Ma nella Capitale Europea della Cultura ci piace esagerare.

Da parte nostra, sveliamo l’arcano che ha tenuto la città col fiato sospeso per mezza giornata: la manovra informatica illecita consiste banalmente nella modifica del titolo del link direttamente su facebook. Facebook lo consente, noi lo facciamo. Consigliamo a questo proposito agli inesperti consulenti “informazionatici” del Comune di consultare questa guida online. Altro che manovra illecita:  un lazzo piuttosto, o un frizzo, un gesto istrionico: tanto per sondare il livello di nervosismo dalle parti del sesto piano che, a naso, dovrebbe in effetti essere piuttosto alto. Chissà poi perchè.

Fatevela una risata ogni tanto, e ricordate di andare a firmare per i referendum in piazza, anche a Matera, domani sabato 19 settembre dalle 10 alle 13 in piazza Vittorio Veneto.

E’ dal comitato promotore dei referendum che è infatti partita la “moda” di modificare i titoli dei link per ottenere l’attenzione negata da TV e giornali (vedi foto sotto, e cliccare sulla stessa per aprire il “vero” link). Moda che ci siamo limitati umilmente a seguire, perché la trovavamo divertente, e poi si sa, stiamo sempre sul pezzo. Mica come Cuccurucù che è rimasto a parlar male di Adduce.

E quindi materani-molto-nervosi: fatevi un mega clistere di Valium, e andate tutti a firmare!

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Matera compra campioni. Ma quando inizia il campionato?

E continua la campagna acquisti della nuova società che gestisce il (Comune di) Matera.

No, non è di calcio che stiamo parlando, ovviamente, ma di politica!

L’ultimo acquisto in ordine di tempo è Maria Rita Iaculli, già vice-prefetto di Matera, già candidata alle “primarie” di Matera 2020.

Già.

Il leader dell’opposizione-ombra Angelino parla di cambiale elettorale pagata dal sindaco. Chiaramente il pagherò sarà onorato implicitamente  addebitando il relativo importo sui conti correnti di tutti i materani, chiamati indirettamente a finanziare l’allegra campagna acquisti di De Ruggieri con uno spropositato aumento dell’imposizione fiscale.

Insomma, c’è chi risica e chi rosica.

Rosiconi che non siete altro, potevate vincere le elezioni, se vi fanno gola i 120.000 euro all’anno (10.000 al mese) che entreranno nelle tasche del nuovo acquisto. Soprattutto se siete tra quanti qualche anno fa protestavano per una cifra inferiore (e se non andiamo errati, divisa in due) per i precedenti funzionari nominati dalla scorsa amministrazione.

Ma se siete indignati, sticazzi. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, chi ha vinto ha vinto, scurdammece ‘o passato, ormai Matera è Capitale, mica una provincia qualunque, e merita una squadra di grandi fuoriclasse!

Non facciamo però fatica ad annusare che le aspettative della popolazione materana su questi primi mesi di gestione amministrativa, che promettevano rivoluzioni copernicane, il giorno delle elezioni, fossero ben altre.

A dirlo non solo e non tanto le narici del vostro affezionatissimo ma notoriamente parzialissimo blogger, quanto le prime reazioni alla notizia dei lettori del sito Sassilive, di solito piuttosto composte nei commenti, che indicherebbero che dopo tre mesi di continui acquisti sul mercato a suon di milioni, vorrebbero quantomeno vedere i loro campioni giocare una partita.

Anche solo un allenamento.

Una “scalata” in mezzo alla strada.

Due calci ad un barattolo vuoto.

Qualcosa, insomma…

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Un cestello, un cartello ed un balzello

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Foto: Sassiland.

Ci avviciniamo ormai al terzo mese del nuovo corso di amministrazione della città ed è forse tempo di tirare una prima linea.

L’azione amministrativa fin qui intrapresa si può tutta riassumere nello slogan “un cestello, un cartello ed un balzello”.

Il cestello ed il cartello sono quelli approntati dall’unico assessore della giunta DR che sembra non essere andato in ferie, Valeriano Delicio: nel dettaglio, il cestello simboleggia il vaso di fiori che sbarrando via Volta ha impedito l’accesso veicolare, regalando un altro pezzetto di zona pedonale al centro storico. Rozzo, ma senz’altro efficace.

Il cartello è invece quello che lo stesso assessore ha messo su a mo’ di infografica, nello sforzo di coordinare parcheggi e mobilità per abituare turisti e residenti a lasciare l’auto un po’ più in là della loro destinazione.

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Purtroppo, come si sa, in questi casi non basta un cartello e nemmeno la buona volontà di Delicio a risolvere il problema. Via Vena è ogni sera un senso unico alternato grazie alle sempre presenti auto parcheggiate in divieto di sosta (per la verità qualche multa in più la si è vista, ma credo possa risultare più efficace una delibera che conceda licenza di graffio libero con la chiave ai cittadini); via Lanera è ancora il solito parcheggio di autobus turistici, e tutta la situazione di totale anarchia rivela che c’è ancora molto da fare e da lavorare. Non di meno, è questa la strada giusta. Non ci si fermi al cartello. E nemmeno al cestello.

Il balzello è invece quello decretato dalla giunta che prevede un aumento esponenziale delle tasse locali per il prossimo anno. Aumento deliberato tra molte polemiche, peraltro, con la maggioranza che ha affossato pregiudizialmente un sensato emendamento delle opposizioni che avrebbe avuto quantomeno l’effetto di spostare di un anno l’eventuale entrata in vigore. Opposizioni che, dal canto loro, hanno inoltre denunciato che la delibera è intervenuta oltre il tempo massimo imposto dalla legge, dunque sarebbe illegittimo applicarla, e se lo faranno si aprirà comunque la strada a ricorsi e appelli che con tutta probabilità vedranno un aumento di liti e contenziosi con i cittadini, e quindi spese che si volevano invece diminuire, e che alla fine quasi certamente vedranno soccombente il Comune, essendoci materia giuridica a sostenere le ragioni degli eventuali ricorrenti.

Peraltro, pur essendo l’aumento in parte previsto a causa della chiusura della discarica di La Martella, non si capisce da che pulpito si impongano nuove o maggiori tasse ai cittadini, giusto alcuni giorni dopo aver varato la giunta più elefantiaca della storia comunale: ben nove assessori, oltre ai relativi staff e collaboratori, il cui costo grava interamente sulle nostre spalle.

A questo si aggiungono le voci sempre più insistenti di uno smantellamento della squadra che ha portato alla vittoria inaspettata di Capitale della Cultura, a partire da Paolo Verri, in rotta per la Puglia. Solo voci, appunto, e anche queste prevedibili. Vedremo se il cambiamento ci sarà (è peraltro legittimo che il nuovo corso imponga una sua visione delle cose) e se sarà foriero di miglioramenti. O se, come pensiamo e temiamo, si navigherà a vista senza mettere a fuoco gli obiettivi. Scenario per scongiurare il quale (“squadra che vince non si cambia”) ci siamo decisamente schierati a favore della riconferma dell’amministrazione uscente, pur storcendo il naso di fronte ad alcune scelte politiche di fondo. Ma l’obiettivo era la città, è sempre stato la città, e i cittadini e il nostro futuro, e non ci si poteva permettere di avere le idee meno che chiare.

Peraltro la navigazione a vista potrebbe palesarsi molto presto: è infatti in preparazione la “notte bianca” materana, finanziata dal Comune. Un evento decisamente pop, molto pop, quasi pulp, ma che appare in contrasto con i proclami elettorali e con la volontà sempre dichiarata di andare contro l’idea di “eventificio” che secondo DR era prerogativa del PD e del centrosinistra. Eppure la notte bianca dovrebbe incastrarsi comodamente nella definizione di “eventificio“. O il pop è cultura solo se la fanno loro, ed è idea di Satana se le stesse cose le fanno o le propongono altri? E visto che siamo in regime di aumento dei balzelli, non si poteva cominciare risparmiando questi (pare) oltre 50.000 euro di spesa pubblica? Cosa aggiungerà una notte bianca alla narrazione di Matera Capitale Europea della Cultura? Nulla, temo. Ma quando si fa festa gratis, ungimi tutto. Che poi, gratis, si fa per dire.

Insomma, il bilancio di questi primi (quasi) tre mesi è più di ombre che di luci. La linea definitiva del bilancio la trarremo fra qualche mese, mentre ci sentiamo in dovere di continuare a raccontare il presente, secondo il nostro punto di vista.

Naturalmente i tifosi a prescindere si spelleranno le mani battendo i pugni, e perderanno la voce al grido di: “lasciamoli lavorare”. E in altri tempi avrei dato loro ragione.

Ma, come ho già detto, questa non è una consiliatura come le altre; è quella che ci porterà dritti al 2019. E questo credo lo sappiano anche loro, dal momento che la coalizione  con la quale si presentavano agli elettori si chiamava 20-20. A meno che 20+20 (%) non indicasse subdolamente l’aumento delle imposte locali del nuovo partito delle tasse deruggeriano.

Peraltro, chi è un po’ scafato di politica, come chi vi scrive scioccamente crede di essere, sa che i primi cento giorni sono di solito i più vivaci e pregni di programmaticità e di visioni.

Ma se questo è, e se il buongiorno si vede dal mattino, rischia di non essere affatto una bella giornata.

Meglio accorgersene subito, e provare a cambiare qualcosa: mancano ancora una ventina di giorni ai 100, e poi la “luna di miele” sarà finita.

Come la pazienza dei materani, che vorrebbero invece correre verso il futuro.

Matera perde ancora (tempo)

Dopo aver atteso oltre un mese per vedere finalmente varata una giunta, dopo aver assistito al progressivo affievolirsi delle aspettative di cambio di rotta rispetto alle logiche spartitorie fin qui sperimentate e pagate a caro prezzo dalla comunità, dopo aver visto piccoli potenti locali andare a chiedere pane a destra, ora che a sinistra era stato negato, dopo aver visto una città avviata a diventare Capitale della Cultura credere un un Cambiamento che pare già non ci sarà, assistiamo oggi ad un altro atto di maldestra politica: la città ha sì una giunta ma non può lavorare; ha sì un consiglio comunale ma non può legittimamente deliberare a causa di surroghe fatte in fretta e in furia, che lontano dal potere non ci si può stare; ha sì un Sindaco ma pare che altri esercitino le sue prerogative, o le condizionino pesantemente.

E forse è presto per tirare le conclusioni. In altri casi avremmo certo atteso ancora prima di intervenire e commentare gli imbarazzi di una amministrazione alle prese con il difficile compito di governare, dopo le facili chiacchiere della campagna elettorale.

Ma non è un momento qualunque. E non è una città qualunque. Questa è la Capitale Europea della Cultura, e questo è il nostro appuntamento con la Storia, il nostro appuntamento con un’occasione di sviluppo più unica che rara, il nostro appuntamento con la possibilità di avviare perlomeno un percorso che ci porti a superare un gap infrastrutturale secolare.

Non c’è quindi tempo da perdere. Un giorno equivale un mese, se fra solo fra tre anni la vetrina dovrà essere aperta e tutto dovrà essere pronto.

Passa invece un mese e mezzo e ancora nulla pare essere stato approntato, se non dei nomi messi in croce su un foglio, scelti apparentemente senza criterio, con competenze distribuite a casaccio, e certo solo per appagare gli appetiti della peggiore politica locale.

Avevamo capito che nulla di buono poteva nascere da una marmellata che inacidisce alla prima calura estiva.

Il nostro appello al sindaco De Ruggieri è dunque di scrollarsi di dosso la zavorra che pare invece già rassegnato a portarsi dietro nei prossimi mesi, chiamare a raccolta tutta la città e cominciare a lavorare per il nostro futuro senza condizionamenti, senza preclusioni, senza imbarazzi, senza divisione di postazioni, mettendo davvero in pratica le azioni di buona amministrazione che egli stesso aveva evocato, e che ora i cittadini attendono. Non c’è tempo da perdere, Matera non può aspettare ancora.

Matera 2015 e il sindaco bulletto.

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Dopo qualche giorno di pausa, gli avversari di Salvatore Adduce alle Comunali materane riprendono la comunicazione. Sono rimasti un po’ in silenzio, forse per fiutare l’aria. E devono aver fiutato aria pesante perché ieri hanno cominciato ad attaccare. E si sa: solitamente attacca chi insegue.

Prima De Ruggieri manda ai giornali un comunicato stampa nel quale elenca una serie di mancanze – a suo dire – dell’amministrazione precedente. Ma a leggerle bene si nota già un certo nervosismo, una certa violenza verbale. E su tutto stona poi quel considerare Matera 2019 una foglia di fico, un obiettivo effimero, un circo vuoto, un eventificio fine a sé stesso. Non è la prima volta che il candidato sindaco di centrodestra esterna questa idea. E però suona parecchio strano che colui che si autoincensa padre della cultura materana, sputi nel piatto della celebrazione della cultura materana. E suona anche parecchio strano che chi siedeva ai piani alti del Comitato Matera 2019, sputi ora addosso a Matera 2019.
Nervosismo, dicevamo. Non rende lucidi. E si vede.

In ogni caso il sindaco uscente risponde invitando l’avversario ad un confronto pubblico, che a scrivere o farsi scrivere comunicati stampa, e  insomma, e so’ buoni tutti.

Ma DR non la prende bene. Manda ai giornali un altro comunicato stampa più nervoso del primo, un #epicfail che rimarrà scolpito nella All of Fame degli #epicfail.

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  1. “Non rispondo tramite staff ma direttamente”. Una inutile precisazione rivelatrice di un solo indizio: che evidentemente lo ha scritto qualcun altro. Perché specificarlo se no? Chi è stato allora a mettere in bocca a DR, mite ottantenne e riconosciuto uomo di buona educazione e cultura, le dichiarazioni che seguono? Mah, un’ideina ce l’abbiamo…
  2. “Se fossimo entrambi materani”. Eccolo qua. Torna il mito della materanità. Colpa di Adduce è infatti di essere nato a Ferrandina, comune alle porte di Matera. Ma abbastanza fuori dalle mura medievali (per loro siamo ancora nell’AD 1019) per essere considerato “un invasore”. Chissà quante ironie devono aver fatto alla corte fiorentina su quel provinciale di Leonardo da Vinci (hai dipinto la Gioconda, ma non sarai mai un Leonardo da Firenze)!
  3. “L’incontro sarebbe facile farlo sul castello”. Bah, e questa frase che vuol dire? Ci raccontano che il Castello di Matera è luogo in cui i bulletti una volta si davano appuntamento dopo la scuola per darsele. Ma che, De Ruggieri vuole picchiare Adduce?! L’immagine fa sorridere, ma la scivolata pare grave, per uno che si candida a sindaco nella Capitale della Cultura. Per fortuna dichiara subito che, non essendo Adduce un purosangue (“manca il requisito della materanità”), le botte stavolta Salvatore se le salva. Pericolo scampato.

Ci fermiamo qui per carità di patria. Ma si potrebbero analizzare molti altri segnali di un evidente e del tutto fuori luogo nervosismo: il tono da bulletto di periferia, la paura che a fare le domande sia un giornalista superpartes (meglio piuttosto sceglierlo a sorteggio in una rosa di nomi di parte), l’inutile e sprezzante indicazione del responsabile elettorale (praticamente un “parla con la mia segretaria, che non ho tempo da perdere”).

La cosa che più di tutte rattrista, è che non avendo argomenti per affrontare il confronto (non si sono infatti sentite finora nè grandi proposte, nè grandi idee, ma solo attacchi e slogan) il comitato Matera2020 ha deciso di giocarsela tutta sulla materanità. Di nuovo. Difatti questo è il manifesto del loro prossimo comizio:

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La materanità. Ma che razza di argomento è? Meno male che le “primarie” del centrodestra le ha vinte il materano De Ruggieri: se le avesse vinte la italo-finlandese Venanzia Rizzi (che fortunatamente ha già preso le distanze da questa pseudo-civica-marmellata) sarebbe da loro stessi stata accusata di aver tradito la materanità per fuggire al Nord Europa! Imperdonabile. L’abruzzese Marchionne, appreso della nota di De Ruggieri, sta in queste ore rassegnando le dimissioni dalla sabauda Fiat. Battendosi, con vergogna, il petto tre volte.

Uomini del centrodestra, siate seri: tirate fuori le idee, se ne avete qualcuna. 

Matera merita di meglio di questa nervosa, confusa, insulsa sceneggiata che state mandando in onda.

La vera dichiarazione di De Ruggieri dopo il primo turno.

Siamo venuti in possesso della nota completa di appunti e note a margine che il candidato sindaco Raffaello De Ruggieri ha inviato alla stampa a commento del risultato ottenuto al primo turno delle elezioni comunali di Matera. Diretta ad una ignota collaboratrice di nome Rossella, l’abbiamo intercettata prima che la trascrizione in bella copia la modificasse del tutto, snaturandola. Le parti in grassetto sono quindi quelle eliminate nella versione definitiva, così come le note di commento a margine…

Titolo: “Ottimo risultato che premia la nostra capacità di unire”. [Scusa Rossella, ma di meglio non mi veniva, sto incazzato come una iena!]

“Sento il dovere di ringraziare gli uomini e le donne della città di Matera che hanno premiato il nostro impegno politico civico, portando i livelli della loro adesione a oltre il 36% dei voti. Certo potevate pure fare un po’ di sforzo un più, abbiamo speso un botto solo per il camion di Romaniello’s e questo è tutto quello che sapete fare? Un risultato comunque straordinario, soprattutto se si tiene conto che la nostra associazione ha mosso i primi passi nel marzo del 2015 [dici che suona credibile, anche se ne abbiamo aperte diverse altre, e anche qualche Fondazione, già quarant’anni fa?] e in soli tre mesi, ha raggiunto un traguardo così ambizioso e gratificante. In verità i sondaggi giusto proprio tre mesi fa ci davano in netto vantaggio, dicevano che Adduce stava sul cazzo a tutti ma il sondaggista lo aveva ingaggiato Tosto e la qualità dei suoi fornitori di servizi sappiamo quanto lasci a desiderare. Quando vinceremo miglioreremo anche questo. [Giordano tieniti pronto a fare le valigie, che ti sopporto solo perchè stai dalla mia parte, se no da mo’ che t’avevo mandato a fare video ai matrimoni!]

Ora si riparte per l’ultima tappa. Dopo, se mi danno la Presidenza della Fondazione, mi ritiro [e vi mando tutti affxxxxlo!]. E’ quella più importante, che noi abbiamo la certezza di conquistare perché, una volta avuta la rappresentanza amministrativa della città, dovremo ricostruire l’unità dei cittadini e delle cittadine: quelli che non la penserano come noi, saranno infatti deportati sulla Murgia e nutriti a giorni alterni con pane secco di Altamura e acqua dello Jesce non depurata. Sarà poi, per pubblico decoro, emessa un’ordinanza che vieti di andare in giro a fotografare monnezza e cessi chiusi. Ordine e disciplina, si diceva quando sono nato, e ottanta anni dopo ho concluso che avessero un po’ ragione anche loro: dobbiamo infatti ricostruire Un’armonia lacerata negli anni del dopoguerra, e da una campagna elettorale che ha visto fenomeni di divisioni e anche di dure contrapposizioni all’interno di famiglie, di associazioni e di partiti. E però si sono divisi male, se il 65% degli elettori non ci ha votati. [X Rossella: credo a questo proposito che la colpa sia stata di Giordano, che è andato dicendo che avremo preso il 55%, e non il 35 come poi è stato. Non è bello secondo me prendere in giro la gente, che poi s’incazza, vedi un po’ se gli puoi bucare sto feisbuc].

Quello che ci attende, quindi, è un compito fondamentale per il destino della città e dei suoi cittadini che avvertono l’esigenza di ritrovare uno spirito unitario che li faccia sentire parte di una comunità coesa. Ma sarà coesa solo se voteranno unitariamente per me, perché se votassero unitariamente Adduce non sarebbe la stessa cosa. Il problema non è tanto l’unità in sè, ma chi ne beneficia, e se ne beneficio io, sono vantaggi per tutti.

Per questo l’adesione al nostro progetto registra una progressione vincente che cresce ogni giorno di più (giusto ieri ad esempio un cinese mi ha detto che al ballottaggio ci vota, o almeno così mi è sembrato di capire quando mi ha portato il conto del suo ristorante), e ci rende fiduciosi di poter ricomporre la città per renderla europea [Ross, io però sta frase la toglierei, perché in effetti in Europa ci ha già portati Adduce, non vorrei che poi fosse un boomerang, valuta tu].

Una dimensione internazionale che troverà nel lavoro la sua massima espressione di sviluppo [questa non vuol dire un cazzo ma fa sempre la sua porca figura!], perché l’unità politica civica e l’occupazione delle poltrone dei suoi abitanti saranno centrali nel nostro impegno di governo.

Contrariamente al sindaco Adduce che ha avuto la capacità di dividere il proprio partito per non avere fatto le primarie, [Ros, certo che ci ha lasciato il peggio del PD a noi, eh?] di dividere il consiglio comunale di partenza per non avere rispettato alcuni patti [dovevo fare il Presidente della Fondazione, cribbio!] e di dividere persino il Comitato 2019, la cui maggior parte si è schierata contro di lui, che se avessimo potuto decidere di fare come volevamo noi, avremmo diversamente vinto, noi siamo uomini di pace, di governo e di unità.” [ Rossè, credo che una chiusura umoristica dopo aver parlato male di Adduce qui ci stia bene, tanto ‘sta battuta è troppo sottile e non la capisce nessuno! 😉 ]

Il punto sulle elezioni comunali a Matera, ad una settimana dalla presentazione delle liste.

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Mi pare che il quadro si vada sufficientemente delineando, ed è quindi possibile poter cominciare a fare alcune considerazioni, se pur parziali, e ovviamente soggettive.

1) Nonostante le lacune, la timidezza, diciamolo pure: l’inadeguatezza del PD locale nel guidare efficacemente la politica, frutto di una classe dirigente diffusamente incapace di elevarsi e di rigenerarsi, salvo rare ma comunque presenti eccezioni (e comunque più numerose qui che in ogni altra area politica locale), lo schieramento a sostegno della riconferma di Salvatore Adduce alla guida del Comune di Matera, disegna un quadro sufficientemente chiaro ed identitario. Pur rinnovato grazie all’allontanamento dei molti negazionisti, che in questa consiliatura ormai al termine
hanno ostacolato più che agevolato il lavoro dell’amministrazione comunale, alcune volte con merito, molte altre per puro spirito di contraddizione e di piccolo interesse di bottega, affidare la guida del Comune alla stessa compagine che ha di fatto creato le condizioni per una clamorosa e definitiva svolta economica della nostra città, appare cosa saggia. Il rischio di riazzerare tutto, di assalire il carro del 2019 per trasformarlo in carrozzone, è molto maggiore dei possibili ed eventuali benefici. Anche perché, a conti fatti, questa amministrazione ha messo a segno molti punti, soprattutto nell’ultima fase, nella quale si è assistito ad una vera e propria accelerata, con molti progetti (viabilità, capitale europea della cultura, rilancio del trasporto pubblico, mercato) che sono andati finalmente e con successo in porto. Con altri (rifiuti, discarica, verde pubblico, strutture sportive, ztl, gestione dei grandi eventi, parcheggi) in parte avviati e in parte da completare. Alcuni nodi, pensiamo ai quartieri periferici, pensiamo ai Sassi e al loro ruolo e identità, necessitano invece di una spinta che vogliamo imprimere noi per primi.

Non secondariamente, e qui so di non essere in linea con il sentiment della Nazione, ma chi se ne frega: chi sta con Adduce prova a difendere un’idea di politica mediata, ragionata, identitaria con i valori di quel centrosinistra ormai scomparso dai radar della politica nazionale, stretta dall’abbraccio mortale di Renzi a Berlusconi. Scusate se è poco (piuttosto, qualcuno glielo dice a Civati e ai suoi colonnelli? Grazie).

2) dall’altra parte, e parlo del carrozzone Matera 2020, si assiste invece all’assalto all’arma bianca al sesto piano. Talmente disperato, da arruolare chiunque abbia nel mirino Adduce. Talmente imbarazzante, che pare saranno costretti a nascondere i simboli dei partiti di centrodestra dietro finte liste civiche per non turbare gli ex piddini (si parla di Viti, Santochirico e di alcuni – ex? – civatiani materani) che hanno trovato largo posto nel carrozzone. Peraltro, l’odio personale verso la persona del sindaco pare essere la sola cosa che li tiene insieme. Facile prevedere che, in caso di vittoria elettorale, imploderebbero nel giro di pochi mesi, mettendo a repentaglio tutto quanto finora faticosamente conquistato dalla città. Oppure si paralizzerebbero in un immobilismo ancora più pericoloso, proprio ora che tanti passi in avanti sono stati incontestabilmente fatti. Emblematica la vicenda del più grande teatro materano, il Duni. Appena chiuso dai suoi proprietari, che non riescono a trovare una linea comune per la sua gestione, in Matera 2020 sul problema si procede in ordine sparso, con alcuni che da tempo puntano al recupero delle strutture esistenti, mentre altri – compreso il candidato sindaco – che vorrebbero al contrario costruire teatri e strutture nuove… E se a loro il rischio paralisi sembra non interessare granché, a noi interessa eccome: non vogliamo ritornare indietro di cinque anni; vogliamo ripartire dal punto in cui siamo, oggi, e provare ad andare ancora più avanti.

3) Tortorelli ha messo su un comitato elettorale di tutto rispetto. A parte l’epic fail sul mercato, a parte i brutti manifesti con il pollice alzato (che sembra voler minacciosamente sostituire l’ombrello di Cipputi), a parte una identità “politica” di non primissimo pelo, la sua candidatura sembra rispondere a logiche personali o di “corrente” troppo evidenti per impensierire i due principali contendenti. Il classico terzo incomodo che punta a fare l’ago della bilancia. Vedremo se avrà modo e maniera di esercitare questo ruolo, e come, al ballottagio.

4) Stesso discorso vale per i velleitari ma pur sempre rispettabili tentativi di Materdomini e Vespe, a cui vanno i nostri auguri per una serena e proficua opposizione, alla quale sembrano rassegnatamente puntare ed inevitabilmente destinati.

Insomma, le truppe sono ormai quasi tutte schierate. Disegnano una situazione di sostanziale equilibrio. E forse allora per la prima volta la differenza la faranno le migliaia di elettori liberi. Quel voto di opinione finora sempre snobbato e sottovalutato. Vincerà, forse, chi saprà parlare non alla testa o alla pancia delle persone, ma al loro cuore. Sono loro – giustamente – sempre più lontani da una politica che li ha considerati nel migliore dei casi una rogna ed un ingombro di cui liberarsi, che saranno chiamati a sciogliere il nodo, e a decidere quale futuro meritano.

Un appunto infine su Matera2019.
Il discorso sul merito del risultato è davvero vuoto e provinciale: gli amici del sindaco esaltano il suo ruolo e merito nella vicenda; i suoi nemici lo assegnano invece tutto alla mobilitazione della città, alla sua bellezza, alla sua storia. La verità è evidentemente da qualche parte là in mezzo, tra i due estremi. E, comunque, non ci interessa granché.

Ci interessa invece notare e far notare il senso del percorso che Adduce ha voluto mettere in campo per conseguire questa vittoria, e che, cambiando cavallo, rischiamo definitivamente di perdere. La candidatura di Matera a Capitale Europea della Cultura ha coinvolto davvero tutta la città. Anzi la Regione, anzi tutto il Meridione. E ora l’intera Italia. Adduce è stato su questo realmente e intelligentemente aperto ed inclusivo. E non vi è dubbio alcuno che continuerebbe ad esserlo anche qualora venisse confermato.

Talmente inclusivo, che non ha avuto remore ad includere anche i suoi attuali avversari ed oppositori: De Ruggieri e Tortorelli sedevano infatti entrambi nel Consiglio di Amministrazione del Comitato di Matera 2019; Tosto (patron di Trm) ha strappato generosi contratti come media partner dell’evento.

Siamo sicuri che a parti invertite si garantirebbe altrettanta apertura e inclusione?

Scusate se, su questo, abbiamo i nostri seri, profondi e, dico anche, fondati dubbi.

Matera 2019 rischia di essere di nuovo un vantaggio per pochi, soliti noti.

E invece deve continuare ad essere di tutti.

[Continua…]