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Nino e Stefano a Radio Radiosa: il Podcast

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A grande richiesta (?!) ecco il podcast della diretta su Radio Radiosa di ieri, in occasione della trasmissione “Il Punto”, che approfondisce tematiche relative alla politica cittadina.

Il Punto, del 02/03/2015 – Radio Radiosa

–> Per ascoltarlo in streaming cliccare sul link; per salvarlo sul proprio PC, tasto destro del mouse e “Salva (link) con nome”.

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In esclusiva su D&S Channel, il fenomeno che fa: “Cuccuruccù”

Abbiamo anche a Matera il fenomeno. Si tratta di Emanuele Giordano, già famoso alle cronache cittadine per la faziosissima trasmissione dell’unica TV locale della Capitale, pagato e stipendiato – lo ricordiamo per dovere di cronaca – dall’ultimo sfidante politico dell’attuale sindaco, nonché principale promesso avversario alle future elezioni amministrative (in forme che al momento non è dato conoscere). Come se non bastasse è pure dichiaratamente grillino.

Non che ci sia nulla di male in sé, ma tanto curriculum già basterebbe a prendere con le pinze tutte le pseudo-denunce che il nostro fenomeno snocciola davanti al microfono alla ricerca dello scandalo a tutti i costi.  Il che è un peccato, perché alcune sono fondate e degne di attenzione. Sarebbe quindi consigliabile ad ogni giornalista di mantenere un certo profilo di indipendenza – almeno apparente – per non vanificare tutti i propri sforzi professionali. Ma il nostro è figlio della contemporaneità, in cui trasmissioni come “Le Iene” o “Striscia la Notizia” vengono a farci il predicozzo sulle nostre presunte meschinità quotidiane, mentre il loro editore allegramente evade miliardi, senza che i moralizzatori de noartri si sentano in dovere di intervenire. E’ proprio di ieri sera, ad esempio, un servizio di Striscia in cui lo zelante inviato col microfono rincorreva i poveracci che a Malpensa ti porgono il carrellino portabagagli chiedendo in cambio un obolo, incalzandoli per ottenere spiegazioni dell'”illecito” e del “disservizio” ai danni dei malcapitati passeggeri… Vabbè.

Per non essere da meno, il nostro fenomenale concittadino, che non dorme al pensiero che un qualche politico suo acerrimo e giurato nemico ogni tanto possa pure imbroccarne una giusta, tra un servizio e l’altro, si diverte ad andare sulle bacheche virtuali dei suoi amici ad insultare, nel suo stile maccheròn(ico), chiunque non la pensi come lui.

In passato il fenomeno mi aveva già allontanato dai suoi contatti, evidentemente infastidito che qualcuno potesse chiedergli ragione delle sue (già all’epoca) farneticanti esternazioni. La ragione è dei fessi, deve aver pensato, e Carella è un fesso perché vuole ragionare: inutile dargli corda. Bontà sua.

Abbiamo quindi approfittato stamane di un’uscita diurna del fenomeno per studiarne le movenze e fornirne un ritratto il più fedele possibile alla sua esistenza allo stato brado.

Il fenomeno si muove furtivo tra le bacheche altrui, alla ricerca della sua vittima. Appena sente olezzo di pensiero, attacca. Esce fuori dalle fronde del sottobosco cui è confinato, e azzanna la preda al collo allargando e stringendo le fauci al grido di “leccaculo!”, “piddino!”, “ladro!” anche a chi magari ha un trascorso leggermente diverso da quanto farnetica. Ma si sa, nel calderone mediatico meglio metterci tutto, condirlo con qualche maccheròn(ata), e tutto prende sapore.

Stamane ho quindi approfittato dell’ospitalità della bacheca dell’amico Francesco Foschino per tendere un’imboscata al fenomeno. Missione: trollare il troll. Dimostrare come questi fenomeni di sottobosco si comportano nel loro habitat naturale: il fancazzismo. Ne è venuto fuori un ritratto che manco Piero Quark.

Francesco, la cui onestà ed indipendenza sono riconosciute e riconoscibili, tanto che ci troviamo quasi sempre d’accordo pur “militando” in postazioni diverse, aveva “osato” scrivere una banalità, per gettare acqua sul fuoco di polemichette provincialissime che incendiano la campagna elettorale nostrana:

Ecco quindi che, annusato il puzzo di pensiero libero, il fenomeno esce dalle frasche:

Accusando nientemeno i due manager di Matera 2019 di amare la città perché pagati (lui invece la amerebbe gratis) e di aver vinto il titolo di Capitale Europea della Cultura grazie all’interessamento delle compagnie petrolifere. Come si capisce, mancano solo le scie chimiche.

Visto il movimento, preparo quindi l’esca, alla quale il fenomeno abbocca senza problemi, come la più stupida delle carpe della Diga di San Giuliano:

Di fronte a questo verso gutturale del fenomeno, viene sempre da chiedersi se valga la pena una denuncia penale, oppure se la si debba buttare in caciara, per dimostrare al mondo le vere fattezze del misterioso animale. Stavolta, opto per la seconda ipotesi: mi serve materiale per questo articolo-documentario, e il fenomeno, generosamente, me ne fornisce parecchio. Rispondo quindi con l’unico verso che il fenomeno è in grado di riconoscere: l’insulto, certo che non avrebbe colto la “sottile” citazione politica:

Devo purtroppo tradurre l’insulto nell’unica forma che il fenomeno è in grado di comprendere, per evidenti limiti linguistici. Infatti capisce subito, e riabbocca all’amo.

Il galoppino dell’incolpevole Angelo Tosto, al quale va tutta la nostra solidarietà per doverlo sopportare a libro paga, travestito da grillino (è Carnevale d’altra parte), risponde a tono com’era prevedibile, per l’irresistibile richiamo della foresta. Ma non mi accontento. Per gli amici di D&S Channel, dobbiamo rivelare la sua vera natura. Cosa che fa peraltro subito, e che in esclusiva mondiale, qui vi proponiamo:

Ottenuto il risultato, mentre rimetto l’attrezzatura a posto, contento del materiale recuperato osservando il fenomeno nel suo ambiente naturale, quasi non bado alla serie di teneri versi che, per salutarmi, il fenomeno mi lancia contro scodinzolando:

Girandomi, accarezzo virtualmente il capo al fenomeno, sentendo scorrere sulle gote una lacrima di commozione, non potendo prevedere quando un incontro così ravvicinato con un animale tanto raro sarebbe ricapitato.

Al che, teneramente mi saluta, con il suo tipico verso: “mavaffangùl“.

Che dire. E’ stata un’emozione per noi. Una specie di rivelazione, che condividiamo con i nostri 4 lettori. Scusandoci con il buon Francesco se per recuperare il materiale, abbiamo dovuto sporcare il suo territorio (virtuale). Ma è stato per la scienza.

Vi rinviamo quindi alla prossima puntata della serie: “alla scoperta dei fenomeni da baraccone più imbarazzanti della Capitale della Cultura”.

A presto! Su D&S Channel!

vulvia

P.S.: il seguito della vicenda è qua.

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L’elezione di Mattarella a Presidente della Repubblica ci restituisce un Partito Democratico unito, un centrodestra diviso, ali più o meno dichiaratamente anti-sistema ininfluenti e sempre (per loro discutibilissima scelta) fuori dai giochi.

Ma soprattutto il confronto con il 2013 è impietoso: la ricerca di una mediazione continua, logorroica, minuziosa e particolareggiata, da parte degli allora vertici del Partito Democratico mandò in tilt il sistema, tanto da doverlo resettare e tornare al punto di partenza, con la rielezione di Napolitano.

Al di là del curriculum del nostro Presidente, che lascia aperte le porte della speranza di un cambiamento di stile e di merito, ma le cui capacità saranno giudicabili soltanto dal modo in cui effettivamente gestirà il suo ufficio, è indiscutibilmente una vittoria di Matteo Renzi.  E forse il segno che un certo tasso di decisionismo manageriale, se la decisione è giusta e incontra subito il favore di tutti, può accelerare e semplificare i processi, saltando e “asfaltando” gli inevitabili distinguo, i rilievi marginali, i “sì, ma, però” e il benaltrismo, i rituali barocchi di cui è infarcita la nostra politica, e sui quali è piantato e fermo l’intero Paese.

Credo quindi ci sia molto da riflettere. E credo abbiamo molto da riflettere anche in Basilicata; e soprattutto all’interno del Partito Democratico. Che della trattativa ad oltranza su decisioni di metodo e di merito ha fatto il suo tratto distintivo, scavando sempre più profondamente il solco che lo separa dal sentire comune.

La designazione del candidato sindaco del centrosinistra al Comune di Matera sta ad esempio tenendo banco nel dibattito cittadino. Eppure ad oggi c’è un solo candidato in campo, anche guardando oltre il nostro perimetro; a favore o contro il quale si sprecano inchiostro e voce. E’ uno stillicidio che non ci possiamo permettere, forti anche della esperienza a livello regionale: la ricerca del miglior punto di equilibrio a tutti i costi, ha portato piuttosto a maggiori squilibri, rancori, promesse di rivincite. E ingessato e paralizzato l’azione politica. Basti pensare che dal giorno della sua elezione, il Segretario regionale ha convocato solo una volta l’Assemblea Regionale, e non vi è ancora ombra di una Segreteria. Alla faccia del metodo nuovo, partecipato, del rovesciamento della piramide, sbandierato e propagandato anche dai più giovani sostenitori di questo “nuovo” corso, e al quale non ho, non abbiamo, mai creduto, attendendo di vederlo piuttosto realizzato.

A Matera dobbiamo essere differenti, e in parte già lo siamo. Anche perché il nome del candidato è il meno. Ci interessano di più le idee sullo sviluppo della città; la freschezza delle liste che sosterranno il progetto; la preparazione della nuova classe dirigente; il perimetro dell’area che sosterrà il nostro progetto; l’azione di pulizia e allontanamento verso chi in questi anni ha lavorato più per crearsi spazi personali che per concretizzare obiettivi condivisi.

La partita del candidato sindaco si giochi qui.

Dimostriamo di essere autonomi, di essere capaci, di essere responsabili; di saper fare lavoro di squadra; di metterci tutti a disposizione del lavoro che, se ben impostato e condotto, segneranno i cinque anni più importanti della nostra storia. E di saper presto e bene sciogliere il primo nodo della lunga strada che ci porterà al 2019.

Altrimenti il rischio è di sprecare, ancora una volta, l’ennesima buona occasione.

L’abitante culturale su Facebook

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Ogni mattina un materano si sveglia, e sa che dovrà correre al PC per informare tempestivamente il popolo di concittadini culturali sul prosieguo della sua giornata.

Ecco quindi un elenco non conclusivo nè esaustivo delle principali azioni da compiere in maniera pressochè quotidiana per potersi vantare di essere un vero abitante culturale medio su facebook:

  1. Dare il buongiorno sul gruppo “sei di Matera se”. In alternativa si offra un caffè virtuale fatto di pixel. Non ha alcun gusto, ma in compenso costa meno di uno vero al bar.
  2. nella quotidiana ispezione in mezzo alla piazza (il materano medio è mediamente disoccupato, o anche se occupato, tende a disertare il posto di lavoro, con il placet del suo diretto superiore, che anche qualora fosse, chessòio, un Prefetto per dire, giustificherebbe con materana rassegnazione il comportamento del proprio sottoposto, in quanto antropologicamente insito nel suo Dna) raccogliere foto di marciapiedi sfasciati, erbacce incolte, presunti abusi edilizi e postarli con tempestività sul social network al grido di “vergogna!”, non dimenticando di taggare l’assessore preposto al ramo;
  3. ringraziare l’assessore preposto al ramo per il tempestivo intervento sul social network riguardo al problema segnalato;
  4. Se si è litigato con la propria commare, scrivere un ambiguo e sibillino post su facebook che suoni come una verità universale, del tipo: “le persone vere non ti giudicano proprio quando hai più bisogno di loro :-(“, ignorando i successivi commenti sulla variante del “che è successo?” per aumentare subdolamente il grado di tensione e suspence nel mondo (mica solo tu devi soffrire, eccheccazzo);
  5. Vantare le superiori qualità organolettiche della cibaria “Made in Matera”, soprattutto se in relazione e confronto con quella del circondario, al grido di: “che ce frega de Altamura anche se hanno il Pane DOP”;
  6. Leggere gli articoli del Quotidiano di Basilicata (online, se da casa o dall’ufficio, cartaceo solo al bar) sul dissesto finanziario del Comune di Potenza. Resistere alla tentazione di esternare un certo non so che di soddisfazione, non sia mai che gli altri abitanti culturali ti facciano notare che invece il bilancio del Comune di Matera è in pareggio: verrebbe meno la possibilità di adoperarsi efficacemente per il successivo punto n. 7;
  7. Lamentarsi del Comune e della Regione (la Provincia no, che tanto il materano medio pensa sia stata ormai abolita) per qualunque problema, anche di carattere personale. Se si è otturato il cesso di casa, non dimenticare di postare tempestivamente il problema sul social network, taggando l’assessore al ramo;
  8. Candidarsi a sindaco per le amministrative 2015, o quantomeno minacciare di organizzare una lista civica per la rivoluzione del proletariato;
  9. Assolvere il proprio quotidiano dovere civile e politico scrivendo un post su un argomento a piacere: petrolio, vetero-cultura, ztl nei Sassi, PD, fame nel mondo;
  10. Se sei amico del Comitato Matera2019 lodare ogni cosa fatta e in procinto di essere fatta dal comitato Matera2019; se non sei amico del comitato Matera2019, criticare ogni cosa fatta e in procinto di essere fatta dal comitato Matera2019. Basta che non vi parliate tra di voi, se non per lanciarvi reciproci insulti (culturali, si intende).

😉

Conosco il nome del futuro sindaco di Matera

Oggi ho vissuto un’avventura straordinaria. Mentre con il mio amico Stefano percorrevo la Basentana alla velocità di 88 miglia orarie, il display sul custrotto della De Volvean ha cominciato a girare all’impazzata.

Stavamo parlando delle elezioni amministrative del 2015 e, caso strano, siamo stati catapultati proprio nel 2015, con tanto di fuoco e saette dal posteriore (della macchina).

Rientrati fortunosamente dopo mille peripezie nel 2014, siamo a conoscenza del nome del futuro sindaco di Matera.

Naturalmente, non possiamo rivelarlo, perché causerebbe un paradosso temporale il cui risultato potrebbe provocare una reazione a catena che scomporrebbe la tessitura del continuum tempo-spazio, distruggendo l’intero Universo.

O quantomeno, l’intera (futura) Capitale.

Ma una cosa ve la possiamo rivelare: saranno cazzi vostri. Mettetevi in salvo.

#iovelhodetto

#sischerza

#matera2015 #matera2019 #ecoc2019

 

 

 

 

Un progetto collettivo per Matera 2015? #NoiAndiamo.

Al bar, in piazza, su internet, tra amici e compagni, capita spesso di sentire e risentire gli stessi discorsi: è tutto un magna-magna; cambia tutto per non cambiare niente; sono sempre i soliti incapaci al potere; la politica locale è un tappo al nostro sviluppo.

A lungo ho pensato che fossero alibi per una classe imprenditoriale e sociale che al meridione di certo non brilla per capacità di iniziativa, salvo alcune preziose punte di diamante. Abbiamo avuto i Sassi a disposizione per mille anni, ma ci siamo svegliati di colpo solo nel 1993 quando ci hanno battuto la spalla dall’Europa dicendoci “Ehi, ragazzi, questi sono un Patrimonio Mondiale di tutta l’Umanità. Preservatelo, e sfruttatelo”. Direi che in venti anni, non siamo riusciti (ancora) a pieno nell’intento: nè a preservarlo, nè a sfruttarlo.

In ogni caso nell’ultimo anno ho scoperto che un fondo di verità, nei luoghi comuni che accompagnano la politica nostrana, soprattutto da parte di chi la guarda dal basso verso l’alto, in effetti c’è.

Risorse sprecate (lo ha ricordato efficacemente anche Gianni Pittella, per dire), incapacità di una visione per il Paese che lo tiri fuori dalle sabbie (im)mobili (ad esempio: non dicono tutti i nostri politici che il problema principale in Italia è il lavoro, e soprattutto la disoccupazione giovanile? Allora perché sono monotematicamente concentrati e impegnati a riformare il Senato?), paura e timore di abbandonare vecchie logiche consortili, e un atavico equilibrio sociale, per lanciarsi alla ricerca di uno nuovo, e di rimettere in pari la bilancia. Almeno provarci. Almeno a sinistra.

Non è che i soldi non ci siano. La verità è che non li si vuole sfilare dalle tasche di chi è intoccabile, perchè ha potere e privilegi. E invece le tasche sempre disponibili e rassegnate sono, al fine, sempre le nostre.

Ma tutti i tentativi di unire i puntini del malcontento per creare una rete che abbia una qualche efficacia e sfondi il muro della vecchia politica, dall’interno o dall’esterno, sono finora falliti. E il motivo è presto detto: chi ci ha provato, ha sfruttato l’onda malpancista per accrescere il proprio potere, senza tentare però efficacemente di incidere sulla realtà, pur conquistando un bagaglio importante di consenso; qualcun altro, puntualmente con l’approssimarsi di appuntamenti elettorali, spunta fuori proponendosi come “il nuovo che avanza”, tirando fuori dal cappello proposte rivoluzionarie che trovano facile consenso: un consenso però che gradualmente si perde, lasciando spazio alla sfiducia nel metodo, mano a mano che i personaggi in questione, magari animati di buone intenzioni in partenza, conquistato un posto di potere, presto si dedicano unicamente alla sua strenua difesa, dimenticando buoni propositi e cittadini delusi.

Credo quindi che la risposta non possa essere attesa, ma vada costruita. Propongo alle forze attive e vive della città, qualunque provenienza abbiano, qualunque interesse portino di cominciare a vedersi, confrontarsi, provare a cercare una soluzione e disegnare una strategia che possa rovesciare davvero le sorti tutt’altro che magnifiche e progressive, verso le quali siamo speditamente diretti.

Il prossimo anno si vota, a Matera. E già vedo movimenti, di personaggi antichi, pronti a indossare nuovi abiti, a farsi la barba per apparire giovani e nuovi. In barba a chi giovane e nuovo, magari pure precario o disoccupato, lo è per davvero. Nascono gruppi, si confezionano slogan, si organizzano incontri, più o meno cammellati.

Siamo sicuri che stavolta servirà a qualcosa? O non siamo piuttosto certi, data l’esperienza pregressa, che nulla di nuovo emergerà dopo le prossime elezioni, e le carte verranno solo rimescolate nell’ordine, ma il mazzo rimarrà praticamente sempre lo stesso?

Io ne sono certo. E credo che si continuerà a puntare, da parte di tutti, a sollecitare il voto dello zoccolo duro, a mostrare i muscoli lucenti del capitano, trascurando volutamente la sempre maggiore parte della popolazione che senza una valida alternativa, resterà a casa, rassegnata.

Costruiamola insieme, invece, questa alternativa: nasciamo liberi. Decidiamo di non esserlo più.

E, invece, l’impegno non ha padroni.

#NoiAndiamo.

Ma la città?

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Trovo piuttosto fastidiosa tutta questa attenzione mediatica sul rimpasto di giunta proposto dal sindaco Adduce. Credo che un atto del genere sia del tutto fisiologico secondo le dinamiche presenti e gli obiettivi che il sindaco si pone. E sono questi ultimi, a mio avviso, che meriterebbero maggiore attenzione, non tanto la presenza o assenza di donne, se le facce siano più o meno nuove, e a quale partito o corrente appartengano. Queste sono osservazioni giornalistiche che possono interessare nei confini del mero gossip, ma altro è fare un minimo di analisi politica.

E quindi, al di là della positiva sorpresa di qualche amico in giunta, che qualcuno potrebbe felicemente rivendicare e applaudire, le domande che mi pongo sono: qual è l’obiettivo di questa amministrazione, a meno di un anno dalle elezioni? Quali sono le strategie sottese, quali le prospettive verso le quali ci incamminiamo? E il Partito Democratico cosa sta facendo per prepararle?

La risposta che mi dò, mi fa venire i brividi: non si sa.

Se la classe dirigente cittadina è figlia di quella regionale, temo che si possa avere in mente una sola cosa: tenere botta il più a lungo possibile, qualcosa succederà.

E, aprendo una necessaria parentesi, come non si capisce cosa diavolo dovrebbe accadere continuando a rimandare sine die in maniera ridicola e imbarazzante il Congresso Regionale, addirittura rimettendo in discussione i termini regolamentari entro i quali il Congresso stesso si sarebbe dovuto svolgere – come se fino adesso avessimo scherzato, rendendo oltremodo evidente che le decisioni che riguardano la Lucania non vengono prese in Basilicata – allo stesso modo andiamo verso le elezioni comunali del prossimo anno senza uno straccio di strategia politica. Rendendo già evidente che tra correnti e spifferi sarà scontro all’ultimo sangue per stabilire l’egemonia. Quindi meglio rimandare lo scontro il più possibile, in Regione come in città.

E invece tanto si potrebbe fare, prima che a ottobre/novembre la campagna elettorale – già cominciata – entri nella fase più acuta e ci si debba necessariamente limitare a urlare più forte, a spararla più grossa, a tirare le fila di quello che c’è, e incrociare le dita. Magari confidando nella debolezza degli avversari piuttosto che concentrarsi e sviluppare i nostri punti di forza.

Come ho più volte avuto modo di dire: ho un’altra idea di partito. Personalmente e come gruppo che si richiama ed ambisce a costruire un partito più aperto e vicino alla gente, più attento ad ascoltare che ad urlare, più trasparente e unito, teso verso un cambiamento profondo e necessario, e non solo di facciata, ci siamo dichiarati più volte disponibili a collaborare e lavorare, insieme. Con tutti: siamo nel Partito Democratico per rafforzarlo e aiutarlo a comunicare meglio e più efficacemente il tanto di buono che c’è e che si fa.

Non ci si illuda infatti di cullarsi sulla schiacciante vittoria europea del PD di Matteo Renzi, immaginando di avere già in tasca un futuro assicurato: intanto perché le elezioni amministrative seguono dinamiche completamente diverse da quelle propriamente più “politiche” e di opinione; poi perché la vittoria di Renzi (plebiscitaria alle primarie, schiacciante alle europee) ci insegna due cose: che il PD vince a mani basse se 1) si presenta unito 2) sa incarnare le richieste latenti di una fase nuova – ma rassicurante e concreta, non necessariamente rivoluzionaria e fumosa – che sono ampiamente diffuse nell’elettorato, anche in quello più moderato.

Cannare una delle due metterebbe a rischio il futuro stesso della città, rischiando, complice il meccanismo elettorale a doppio turno, di consegnarla in mano a gruppetti populisti e malpancisti, magari dotati di grandi idealità ma disorganizzati e impreparati. I cui limiti pagheremmo tutti collettivamente.

Mi auguro nessuno voglia assumersi la responsabilità di uno scenario simile.

Invito pertanto, e lo farò instancabilmente nei prossimi giorni, ad avviare costruttivamente già da ora una fase costituente per tracciare la strada che dovrà portare questo partito e questa città ad affrontare una sfida elettorale che si preannuncia difficile; ma proprio quando le cose si fanno difficili, dobbiamo avere la capacità e l’orgoglio di prendere in mano la situazione per il bavero, e fare l’unica cosa che un partito è immancabilmente e responsabilmente chiamato a fare: decidere.

Se ancora ne siamo capaci.