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Fatta la Capitale, bisogna fare i capitali.

I consiglieri comunali di Matera si Muove attaccano Verri, chiamandolo per nome a dare spiegazioni, sulle spese sostenute da Matera 2019 nel corso degli ultimi tre anni.

La Fondazione, e prima il Comitato, sono soggetti di diritto privato, che anche per ragioni di maggiore operatività agiscono con procedure privatistiche, potendo quindi scegliere il tipo di spesa da sostenere, l’importo da impegnare e finanche scegliere fornitori di beni e servizi senza dover dar conto a nessuno. Il problema nel nostro caso è che gestisce fondi pubblici, che arrivano dalla Regione, dal Comune e dopo la vittoria del Titolo di Capitale europea della Cultura, anche dallo Stato.

Questo meccanismo è teoricamente pericoloso, perchè ci si consegna alla buona volontà dei gestori di utilizzare in trasparenza i fondi pubblici in dotazione. Nel caso di Matera 2019 si è quindi pensato di ovviare inserendo nel CDA della Fondazione anche il sindaco della città e il Governatore della Regione, che delle gestione si assumono responsabilità politica e assolvono funzioni di controllo pubblico.

Tale meccanismo è stato quindi avallato all’unanimità da tutto il Consiglio Comunale di Matera, maggioranza e opposizione, non più tardi di un anno e mezzo fa, con tanto di commosso applauso finale.

Cos’è successo diciotto mesi e un’elezione più tardi?

Succede che due consiglieri di maggioranza saltano sulla sedia leggendo il consuntivo delle spese degli ultimi tre anni della Fondazione e chiedono a Paolo Verri di riferire in Consiglio Comunale come di fronte all’Inquisizione, con tanto di comunicati stampa al vetriolo che non mancano di far trasparire una preventiva e inappellabile condanna per lo scialacquatore. In tempi di generale sfiducia nei confronti del Pubblico, l’equivalente di una bomba mediatica ai danni della Fondazione e di Matera 2019, un elefante che irrompe in un negozio di bomboniere e cortesemente chiede di vedere l’ultima lampada di Murano, un attentato alla credibilità dell’Istituzione che di fatto essi stessi per tramite del sindaco da loro votato e sostenuto, indirettamente governano, come un marito che contesta alla moglie di aver pagato troppo il latte in polvere senza avere la minima cognizione di quanto costi il latte in polvere.

Immagino quindi i nostri provincialissimi consiglieri comunali confrontare il loro parco gettone di presenza di poche decine di euro con le decine di migliaia spese per il battage pubblicitario e di marketing che peraltro, fatto non secondario, ha permesso alla città di vincere la competizione cui si era candidata assicurandosi il diritto di ricevere ora diverse decine di milioni per continuare l’attività. Immagino i due poveretti saltare sulla sedia nell’apprendere che scrivere un dossier di candidatura è costato 31.600 euro, tradurlo poco più di 5.000, stamparlo 15.000 e indignarsi di tale “spreco”. Per carità, il mercato è vario e certamente vi saranno professionisti disposti a farlo per meno (e siamo certi che i due consiglieri hanno tanti amici capaci che avrebbero potuto farlo). Ma anche per di più. Se è vero, come è vero, che la città di Taranto aveva stanziato la bellezza di 90.000 euro per scrivere il proprio dossier. Ed era solo per candidarsi a Capitale italiana, manco europea. Lo ricorderanno i due zelanti consiglieri, visto che risultò poi coinvolto anche il nostro sindaco, in una misura che non si capì mai bene quale fosse. Ne parlammo qua.

In ogni caso Paolo Verri, senza fare una piega, si è subito detto disponibile a fornire le “rizzette” del caso, in pieno stile open data. Ma sinceramente, non credo che ai due consiglieri gliene freghi più di tanto: in pieno clima di antipolitica a loro basta fare credere di essere gli alfieri della legalità, dalla parte dei cittadini.

Peraltro non possiamo non notare che nella polemica è indirettamente coinvolto anche il sindaco De Ruggieri, che ha fatto parte del Comitato Matera 2019, e da sindaco, del CDA della Fondazione. Non sarà mica una ripicca dopo la bocciatura della delibera del caso Fareverde? O a qualcuno a Matera prudono le mani al pensiero dei tanti milioni da gestire senza dover dare troppe spiegazioni, da qui al 2019, e vedono in Paolo Verri l’ultimo ostacolo da superare per poter fare liberamente baldoria?

Nel dubbio, e considerando che le cifre spese non sembrano essere nè fuori mercato, nè improduttive (dal momento che ci hanno consentito di vincere la competizione), e non essendoci dubbi di sorta sulla trasparenza della gestione, almeno stando a quanto noto finora, e in ultima analisi fidandoci del controllo incrociato tra Sindaco, Governatore e Direttore, che certo non si amano oggi e non si amavano in passato, ringraziamo ancora una volta Paolo Verri di essere lui a dirigere la baracca. E ci auguriamo possa continuare a farlo. Anche per la rara sensibilità dimostrata nel caso del Quotidiano di Basilicata, che ci fa ben sperare nel prosieguo.

Certi come siamo, che in mano a certi politici locali, tutto il castello di carte faticosamente costruito fin qui, finirebbe dritto nel tritarifiuti, prima di poter diventare, ce lo auguriamo vivamente (ma visto lo spessore di questa classe dirigente non ci speriamo troppo), un massiccio castello in muratura che possa ospitare tutti.

 

Matera2019 ritiri subito il suo logo dal Quotidiano di Basilicata!

Senza nome

Sulla testata del Quotidiano della Basilicata campeggia ancora trionfante il logo di Matera 2019 Capitale Europea della Cultura.

Ma da oggi quei fogli di carta sono fogli vuoti. Inutili contenitori di veline passate al vaglio di una redazione che di lucano non ha più nulla.

Con decisione unilaterale, com’è ormai noto, ieri la proprietà ha deciso di azzerare la redazione lucana del quotidiano, mettendo in cassa integrazione a zero ore i professionisti che vi lavoravano. Il giornale sarà confezionato asetticamente in Campania.

Inutile spendere qui parole per dichiarare la vicinanza ai giornalisti e testimoniare il profondo legame con questa terra costruito negli anni dalla direttrice Lucia Serino e i suoi colleghi con i lucani, raccontando in maniera indipendente e plurale i fatti, ed esprimendo e lasciando esprimere le più varie opinioni.

La mobilitazione di queste ore ne è la prova più viva.

Chiediamo invece alla Fondazione Matera 2019 di vietare all’editore l’utilizzo del marchio di Capitale Europea della Cultura, protestando in questo modo ufficialmente contro una decisione che la cultura punta ad ucciderla.

In culla. Che da ‘ste parti la cultura è (era?) ancora tutta da costruire.

E la redazione del Quotidiano di Basilicata, con il suo impegno – appunto – quotidiano, stava dando una fondamentale mano a realizzarla.

 

Verri-Emiliano: la fine del sogno Matera-Basilicata 2019?

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Articolo pubblicato anche su il Quotidiano di Basilicata del 20/12/2015.

Paolo Verri va in Puglia, ma questa volta senza particolare clamore. A riprova del fatto che quando i processi sono gestiti dalla politica, si riescono comunque a prevenire polemiche e malumori.

Tuttavia le perplessità restano.

E’ vero che pochi mesi fa l’annuncio che Emiliano volesse Verri in Puglia aveva scatenato speculazioni sul fatto che la storica guida dei successi di Matera 2019 potesse lasciare Matera, verosimilmente in polemica per i mai troppo nascosti contrasti con la nuova amministrazione comunale; oggi sembra invece pacifico che si occuperà di entrambe le cose.

E’ vero che pochi mesi fa sembrava che Emiliano e Verri l’avessero fatta di nascosto a De Ruggieri e Pittella, i quali per la verità avrebbero forse ben poco protestato; e che oggi invece le parti pare abbiano trovato la quadra insieme.

La perplessità riguarda il fatto che consegnando di fatto Matera alla Puglia, si sia rinunciato allo sviluppo di un progetto che doveva essere Matera-Basilicata 2019, per abbracciarne un altro: Matera-Puglia 2019. E non è che sia la stessa cosa.

Un anno fa infatti, sulla scia della vittoria di Matera nella competizione #Ecoc2019, in molti avevamo auspicato che potesse essere occasione e volano di crescita e di investimenti infrastrutturali per tutta la Basilicata. Al netto di sciocche visioni e polemiche campanilistiche, la scelta di Pittella e di Emiliano segna dunque la fine del sogno di vedere la Basilicata (entro il 2019) finalmente libera dall’isolamento con il resto del Paese, efficacemente collegata al suo interno, pienamente sviluppata in tutti i suoi numerosi punti di interesse turistico-culturali?

Forse sì. Forse il Presidente della nostra Regione ha ritenuto impossibile il compito di attrezzarla in tempo per l’evento. O troppo oneroso lo sforzo richiesto. Meglio allora utilizzare la piattaforma pugliese, già quasi pronta e di certo già collaudata?

Matera rischia però così di trasformarsi da porta di ingresso alla Basilicata, ad accessorio di lusso della Puglia. Il che a ben vedere per i materani può essere un vantaggio, o alla peggio, del tutto indifferente.

Ma è un peccato che non si voglia, per volontà politica, sfruttare l’occasione strategica che il 2019 offre, ed estendere a tutta la Basilicata, la luce che Matera invece, rischia di riflettere solo verso la già luminosa Puglia.

M’illumino d’imme…nso

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Vi è piaciuto l’albero di Natale in piazza? Comunque la pensiate quest’anno è difficile risalire all’autore delle scelte, magari per complimentarsi con lui/lei della sobrietà e del buon gusto rivelato nell’occasione…

I DR boys sono infatti impegnati in queste ore nel puntare il dito contro la Fondazione Matera 2019: le luminarie fanno parte del progetto Lumen contenuto nel dossier, e se non vi piacciono prendetevela con Paolo Verri.

Nell’attesa che l’autore della scelta si palesi per ricevere i complimenti che merita, non possiamo però non notare che il programma Lumen dice chiaramente: “Si parte il 4 dicembre con l’accensione delle luminarie nel centro storico della città, spazio della socialità e dell’incontro, a cura dell’Assessorato al Turismo del Comune di Matera.”  Il nome del responsabile sarebbe dunque scritto chiaramente, ma i DR boys si difendono: il Comune ci ha messo solo i soldi. Ma perchè si difendono? A loro non piace? O hanno delegato il loro compito a qualcun altro, che magari ha dovuto fare in fretta e furia scelte di loro competenza?

Infatti nel dossier il progetto Lumen prevede solo dei workshop per un progetto di realizzazione diffusa e condivisa delle luminarie. Una bella idea e vedremo come si concretizzerà.

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Ma non ci pare questo il caso, visto che le luminarie accese ieri sono state ordinate ed allestite da una ditta specializzata. Da chi? Insomma, con chi dobbiamo complimentarci: Verri o De Ruggieri? E il sindaco non è anche il Presidente della Fondazione, in ogni caso? Perchè i DR boys scaricano su Paolo Verri la responsabilità di una scelta subito contestata da molti materani? Riprende la guerra fredda tra Comune e Fondazione?

Al di là del soggettivo giudizio estetico, il timore è che la scelta di quest’anno non riveli il coinvolgimento intellettuale ed emotivo che la Capitale della Cultura deve produrre. Lo scorso anno l’ulivo era simbolo di pace, di prosperità, nonchè simbolo della nostra terra.

La cosa più grave però è che pare palese che in città non ci sia da mesi a questa parte una cabina di regia e di comando in grado di assumere la guida e prendersi le responsabilità delle scelte.

Un pessimo viatico sulla strada del 2019, e cosa alla quale occorrerebbe subito porre rimedio.

L’ipocrisia dei soldi negati alla Cultura

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“Battaglia vinta”. “Stop a chi inquina”. “Atto coerente” (ma de che?).

Il Consiglio Comunale di Matera ha approvato, assecondando un dibattito in corso da alcuni mesi, un provvedimento con il quale si escludono dalla possibilità di sponsorizzare le attività di Matera 2019 le aziende petrolifere. Sulla scia anche delle polemiche all’Expo di Milano per le sponsorizzazioni di multinazionali del junk-food come McDonald’s in un evento che si chiama “nutriamo il pianeta” (!).

Non potevano che essere i cinque stelle nostrani i protagonisti di questa azione, notoriamente fautori di una politica legata più alla comunicazione e al simbolismo astratto – praticamente una corrente politico/dadaista – piuttosto che volta al governo dei processi, alla guida verso una cultura nuova, aperta e trasparente.

E fa strano che molti nostri ambientalisti e sinistri plaudano a questa pagliacciata: il Comune, lo stesso che permette a queste imprese di esistere, concedendo autorizzazioni a chi inquina , vieta a chi inquina non di inquinare, ma di versare soldi per i suoi eventi culturali. Me cojoni, direbbe Bombolo. Ma andiamo con ordine.

Punto primo: rinunciare ai soldi delle odiate multinazionali provoca un immediato danno economico all’evento che si vorrebbe invece difendere, stimolare, rafforzare. Palliativi come quelli proposti, di una lista di imprese “verdi” che “potrebbero” essere interessate a sponsorizzare l’evento, si insinuano nel solco solito dell’ipocrisia di una politica che è solo comunicazione e zero sostanza. Di fatto, nulla vieterebbe che le sponsorizzazioni delle aziende “verdi” si possano sommare a quelle delle aziende “nere”. Ne verrebbe fuori un bel pendant multicolor, ma moltiplicherebbe possibilità ed opportunità. E invece no.

Punto secondo: le aziende petrolifere continuerebbero ad esistere. Nasconderle dal cartellone di Matera 2019 non le cancellerà dal paesaggio e non impedirà loro di lavorare se lavorano, di inquinare se inquinano. Nascondere la polvere sotto il tappeto è il tipico atteggiamento bacchettone dell’Italietta medio-borghese, per la quale la prostituzione non esiste perché tanto è vietata, i ragazzi non si drogano perché fortunatamente è proibito, e i coniugi non si tradiscono a vicenda perché tutte le sere cenano insieme con i figli. Contenti voi.

Punto terzo: le aziende petrolifere continueranno a far soldi; e i soldi verranno distribuiti nelle tasche già piene dei loro ricchi azionisti. Non sarebbe molto meglio se parte di quelli, invece che per l’acquisto di un nuovo costosissimo pezzo di arredamento nella lussuosa villa dell’azionista-petroliere, venissero invece utilizzati per operazioni culturali, o per dare linfa vitale a opportunità di svolta economica e sociale, che l’appuntamento di Matera nel 2019 potrebbe fornire? Permettendo di INVESTIRE (lo so, pare brutto, ma si investe con i soldi) su una via alternativa a quella nella quale siamo costretti e incatenati, che quel poco di lavoro che c’è oggi, ce lo garantiscono giusto loro? Ipocrisia, portami via. Peraltro, il tipico atteggiamento bacchettone dell’Italietta medio-borghese che si taglia le palle per far dispetto alla moglie ed è tutto contento, mentre la moglie gli fa spallucce.

Per concludere: capisco e condivido pienamente il messaggio. Cultura e Petrolio, Sviluppo continuo e rinnovabile partendo dalle ricchezze ambientali invece che dallo sfruttamento di risorse fossili una tantum, non sono alternative che stanno insieme.

Ma a dirla tutta, il messaggio non dovrebbe essere: le multinazionali del petrolio non dovrebbero influenzare la nostra offerta culturale e le nostre opportunità di sviluppo alternativo. Ma: le multinazionali non condizioneranno le nostre scelte. Punto. Nemmeno se versassero miliardi nelle casse di Matera 2019. Perché vigileremo, perché costruiremo percorsi trasparenti, perché selezioneremo persone indipendenti e responsabili. Perché i soldi possono comprare tutto, ma non la nostra dignità e il nostro futuro.

Continuando a nasconderci dietro il dito di sua signora l’ipocrisia, ammettiamo invece implicitamente che la realtà è questa. Che non ci piace. Ma che cambiarla non è, e non sarà, mai possibile.

Tutt’al più, possiamo nasconderla.

Adesso, sorridete.

 

 

L’abitante culturale su Facebook

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Ogni mattina un materano si sveglia, e sa che dovrà correre al PC per informare tempestivamente il popolo di concittadini culturali sul prosieguo della sua giornata.

Ecco quindi un elenco non conclusivo nè esaustivo delle principali azioni da compiere in maniera pressochè quotidiana per potersi vantare di essere un vero abitante culturale medio su facebook:

  1. Dare il buongiorno sul gruppo “sei di Matera se”. In alternativa si offra un caffè virtuale fatto di pixel. Non ha alcun gusto, ma in compenso costa meno di uno vero al bar.
  2. nella quotidiana ispezione in mezzo alla piazza (il materano medio è mediamente disoccupato, o anche se occupato, tende a disertare il posto di lavoro, con il placet del suo diretto superiore, che anche qualora fosse, chessòio, un Prefetto per dire, giustificherebbe con materana rassegnazione il comportamento del proprio sottoposto, in quanto antropologicamente insito nel suo Dna) raccogliere foto di marciapiedi sfasciati, erbacce incolte, presunti abusi edilizi e postarli con tempestività sul social network al grido di “vergogna!”, non dimenticando di taggare l’assessore preposto al ramo;
  3. ringraziare l’assessore preposto al ramo per il tempestivo intervento sul social network riguardo al problema segnalato;
  4. Se si è litigato con la propria commare, scrivere un ambiguo e sibillino post su facebook che suoni come una verità universale, del tipo: “le persone vere non ti giudicano proprio quando hai più bisogno di loro :-(“, ignorando i successivi commenti sulla variante del “che è successo?” per aumentare subdolamente il grado di tensione e suspence nel mondo (mica solo tu devi soffrire, eccheccazzo);
  5. Vantare le superiori qualità organolettiche della cibaria “Made in Matera”, soprattutto se in relazione e confronto con quella del circondario, al grido di: “che ce frega de Altamura anche se hanno il Pane DOP”;
  6. Leggere gli articoli del Quotidiano di Basilicata (online, se da casa o dall’ufficio, cartaceo solo al bar) sul dissesto finanziario del Comune di Potenza. Resistere alla tentazione di esternare un certo non so che di soddisfazione, non sia mai che gli altri abitanti culturali ti facciano notare che invece il bilancio del Comune di Matera è in pareggio: verrebbe meno la possibilità di adoperarsi efficacemente per il successivo punto n. 7;
  7. Lamentarsi del Comune e della Regione (la Provincia no, che tanto il materano medio pensa sia stata ormai abolita) per qualunque problema, anche di carattere personale. Se si è otturato il cesso di casa, non dimenticare di postare tempestivamente il problema sul social network, taggando l’assessore al ramo;
  8. Candidarsi a sindaco per le amministrative 2015, o quantomeno minacciare di organizzare una lista civica per la rivoluzione del proletariato;
  9. Assolvere il proprio quotidiano dovere civile e politico scrivendo un post su un argomento a piacere: petrolio, vetero-cultura, ztl nei Sassi, PD, fame nel mondo;
  10. Se sei amico del Comitato Matera2019 lodare ogni cosa fatta e in procinto di essere fatta dal comitato Matera2019; se non sei amico del comitato Matera2019, criticare ogni cosa fatta e in procinto di essere fatta dal comitato Matera2019. Basta che non vi parliate tra di voi, se non per lanciarvi reciproci insulti (culturali, si intende).

😉