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Fatta la Capitale, bisogna fare i capitali.

I consiglieri comunali di Matera si Muove attaccano Verri, chiamandolo per nome a dare spiegazioni, sulle spese sostenute da Matera 2019 nel corso degli ultimi tre anni.

La Fondazione, e prima il Comitato, sono soggetti di diritto privato, che anche per ragioni di maggiore operatività agiscono con procedure privatistiche, potendo quindi scegliere il tipo di spesa da sostenere, l’importo da impegnare e finanche scegliere fornitori di beni e servizi senza dover dar conto a nessuno. Il problema nel nostro caso è che gestisce fondi pubblici, che arrivano dalla Regione, dal Comune e dopo la vittoria del Titolo di Capitale europea della Cultura, anche dallo Stato.

Questo meccanismo è teoricamente pericoloso, perchè ci si consegna alla buona volontà dei gestori di utilizzare in trasparenza i fondi pubblici in dotazione. Nel caso di Matera 2019 si è quindi pensato di ovviare inserendo nel CDA della Fondazione anche il sindaco della città e il Governatore della Regione, che delle gestione si assumono responsabilità politica e assolvono funzioni di controllo pubblico.

Tale meccanismo è stato quindi avallato all’unanimità da tutto il Consiglio Comunale di Matera, maggioranza e opposizione, non più tardi di un anno e mezzo fa, con tanto di commosso applauso finale.

Cos’è successo diciotto mesi e un’elezione più tardi?

Succede che due consiglieri di maggioranza saltano sulla sedia leggendo il consuntivo delle spese degli ultimi tre anni della Fondazione e chiedono a Paolo Verri di riferire in Consiglio Comunale come di fronte all’Inquisizione, con tanto di comunicati stampa al vetriolo che non mancano di far trasparire una preventiva e inappellabile condanna per lo scialacquatore. In tempi di generale sfiducia nei confronti del Pubblico, l’equivalente di una bomba mediatica ai danni della Fondazione e di Matera 2019, un elefante che irrompe in un negozio di bomboniere e cortesemente chiede di vedere l’ultima lampada di Murano, un attentato alla credibilità dell’Istituzione che di fatto essi stessi per tramite del sindaco da loro votato e sostenuto, indirettamente governano, come un marito che contesta alla moglie di aver pagato troppo il latte in polvere senza avere la minima cognizione di quanto costi il latte in polvere.

Immagino quindi i nostri provincialissimi consiglieri comunali confrontare il loro parco gettone di presenza di poche decine di euro con le decine di migliaia spese per il battage pubblicitario e di marketing che peraltro, fatto non secondario, ha permesso alla città di vincere la competizione cui si era candidata assicurandosi il diritto di ricevere ora diverse decine di milioni per continuare l’attività. Immagino i due poveretti saltare sulla sedia nell’apprendere che scrivere un dossier di candidatura è costato 31.600 euro, tradurlo poco più di 5.000, stamparlo 15.000 e indignarsi di tale “spreco”. Per carità, il mercato è vario e certamente vi saranno professionisti disposti a farlo per meno (e siamo certi che i due consiglieri hanno tanti amici capaci che avrebbero potuto farlo). Ma anche per di più. Se è vero, come è vero, che la città di Taranto aveva stanziato la bellezza di 90.000 euro per scrivere il proprio dossier. Ed era solo per candidarsi a Capitale italiana, manco europea. Lo ricorderanno i due zelanti consiglieri, visto che risultò poi coinvolto anche il nostro sindaco, in una misura che non si capì mai bene quale fosse. Ne parlammo qua.

In ogni caso Paolo Verri, senza fare una piega, si è subito detto disponibile a fornire le “rizzette” del caso, in pieno stile open data. Ma sinceramente, non credo che ai due consiglieri gliene freghi più di tanto: in pieno clima di antipolitica a loro basta fare credere di essere gli alfieri della legalità, dalla parte dei cittadini.

Peraltro non possiamo non notare che nella polemica è indirettamente coinvolto anche il sindaco De Ruggieri, che ha fatto parte del Comitato Matera 2019, e da sindaco, del CDA della Fondazione. Non sarà mica una ripicca dopo la bocciatura della delibera del caso Fareverde? O a qualcuno a Matera prudono le mani al pensiero dei tanti milioni da gestire senza dover dare troppe spiegazioni, da qui al 2019, e vedono in Paolo Verri l’ultimo ostacolo da superare per poter fare liberamente baldoria?

Nel dubbio, e considerando che le cifre spese non sembrano essere nè fuori mercato, nè improduttive (dal momento che ci hanno consentito di vincere la competizione), e non essendoci dubbi di sorta sulla trasparenza della gestione, almeno stando a quanto noto finora, e in ultima analisi fidandoci del controllo incrociato tra Sindaco, Governatore e Direttore, che certo non si amano oggi e non si amavano in passato, ringraziamo ancora una volta Paolo Verri di essere lui a dirigere la baracca. E ci auguriamo possa continuare a farlo. Anche per la rara sensibilità dimostrata nel caso del Quotidiano di Basilicata, che ci fa ben sperare nel prosieguo.

Certi come siamo, che in mano a certi politici locali, tutto il castello di carte faticosamente costruito fin qui, finirebbe dritto nel tritarifiuti, prima di poter diventare, ce lo auguriamo vivamente (ma visto lo spessore di questa classe dirigente non ci speriamo troppo), un massiccio castello in muratura che possa ospitare tutti.

 

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Quando Aldo Grasso criticava il Capodanno Rai e Pino Daniele

“Il grande veglione di Capodanno in diretta dal Forum Sport Center di Dolonne era in realtà un grande spot delle Funivie Monte Bianco, del Comune di Courmayeur, della Valle d’Aosta, regione autonoma, molto privilegiata (anche qui presidente faccia in fretta). Così le povere vecchiette e i poveri vecchietti – quorum ego – che hanno assistito al programma, hanno dovuto sorbirsi Al Bano (vive in Rai), Pino Daniele, Santa Esmeralda, Ritchie Family, Gibson Brothers, Audio 2, Simona Molinari, Moreno, Patty Pravo («Pazza idea di far l’amore con lui, pensando di stare ancora insieme a te…»).”

Così scriveva Aldo Grasso un anno fa, a proposito del Capodanno Rai 2014/15 da Courmayeur.

Penso che i critici televisivi agni inizio dell’anno fotocopino lo stesso articolo, cambiando solo il nome della location, dei presentatori e degli artisti invitati.

E per darsi ragione da soli, devono pure dire che gli italiani sono “costretti a sorbirsi Pino Daniele”.Ma quella di Pino Daniele sarebbe stata l’ultima esibizione. Sarebbe morto 3 giorni dopo. E oggi forse anche Aldo Grasso si farebbe povero vecchietto per potersela “sorbire” di nuovo.

Si fa bene a criticare la televisione, ad alzare l’asticella, a pretendere di più. Ma se la critica deve distruggere per forza, per partito preso, a prescindere, forse è meglio fermarsi sulla soglia. Anche perchè oggi con i social è facile scagliare un sasso, e ritrovarsi a gestire una lapidazione, appena un attimo dopo.

In ogni caso sarebbe bello se a partire dal prossimo anno costringessimo – proprio dalla città dei Sassi – gli sfaticati critici televisivi a riscrivere un articolo nuovo. Tutto da capo.

Tireranno altri sassi. Ma almeno gli faremo fare la fatica di raccoglierli. O di venirli a vedere.

Capodanno Rai, Presepe Vivente, Lumen, CatalystPiano: diamo i voti

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Diverse manifestazioni si sono intrecciate in questi giorni a Matera. Hanno origini e obiettivi diversi, ma proviamo a fare il punto.

LUMEN – VOTO 4
Il primo evento del Dossier di candidatura a Capitale della Cultura realizzato dopo la nomina ha deluso. Prometteva un corale e partecipato intervento di tutti i materani nel costruire luminarie fai-da-te che avrebbero rallegrato le vie cittadine (per il resto piuttosto scialbamente addobbate a festa per quanto di competenza dell’amministrazione comunale). Eravamo piuttosto scettici ma curiosi su come la pur condivisibile idea si sarebbe concretizzata. Possiamo dire a consuntivo che sia risultata del tutto impalpabile. Crediamo quindi che una registrata alla capacità della Fondazione di tradurre praticamente le pur condivisibili velleità enunciate nel Dossier si renda necessaria. Rimandati a settembre (ma speriamo prima!).

PRESEPE VIVENTE  – VOTO 6
Solo fino ad un anno fa era l’evento principale della città del periodo natalizio. Praticamente eclissato dal Capodanno Rai, ha comunque continuato a far registrare un buon afflusso, rimodulando anche la formula. Tuttavia continuiamo a mantenere le nostre perplessità sul fatto che un evento che consente ad un privato di lucrare (facendo pagare un biglietto al visitatore) sequestrando un pezzo della città vecchia per intere giornate, necessiti di un bando pubblico o della guida di una Fondazione con bilanci e metodologie di gestione trasparenti. E’ una questione etica prima che, probabilmente, legale. Inoltre, un salto di qualità anche nella stessa proposizione dell’evento è possibile e auspicabile; ad esempio prevedendo laboratori che durante l’anno coinvolgano cittadini attivi e maestranze locali per la rappresentazione e l’allestimento dell’evento; o organizzando l’evento in periodi in cui la pressione turistica è minima (ad esempio la settimana prima di Natale, che all’Immacolata e a Capodanno Matera è comunque sold out a prescindere dal Presepe vivente): avrebbe anche maggiore senso giustificare i contributi pubblici versati all’organizzazione. Non si può chiaramente non riconoscere il ruolo di chi l’evento l’ha avviato quando in città non c’era praticamente altro, ma si può migliorare, anzi si deve già a partire dalla prossima edizione. E magari la nuova amministrazione bene farebbe a pensarci subito, prima di dover alzare le mani, come ha già fatto quest’anno, a causa dei suoi balbettìi, ritardi e divisioni.

CAPODANNO RAI IN PIAZZA – VOTO 8
Le numerose critiche rivolte allo show erano prevedibili e si seguono uguali ogni anno; proprio per questo le numerose critiche rivolte alla Regione e al Comune sulla scelta stonata rispetto all’obiettivo culturale che ci siamo dati, erano altrettanto prevedibili e prevenibili. Arrivano però troppo tardi. Dov’erano un mese fa tutti questi cervelloni che ora si stracciano le vesti e si spellano le mani sui quotidiani nazionali e sui social? Avevamo messo agli atti il nostro dissenso al momento dell’annuncio, quasi da soli: n pochissimi rilevarono allora l’evidente stonatura. Ma occorre oggi separare i piani: chi ha investito sul Capodanno Rai (d’accordo, c’erano mille modi diversi e forse migliori per promuovere anche più efficacemente il nostro territorio), Pittella in testa, si è affrettato a tranquillizzare che il Capodanno Rai è solo una vetrina per Matera e tutta la Basilicata, e che si aggiungerà e non sostituirà i traguardi da tagliare sulla strada del 2019. E noi vogliamo credere che sia così. Anche perché pubblicizzare un prodotto che ancora di fatto non esiste, se non nelle nostre aspirazioni collettive e – ci vorremmo augurare – nelle menti della classe dirigente lucana e materana, rischia di essere un boomerang. Spiego: abbiamo visto tutti i servizi di Silvia Salemi decantare la bellezza degli scavi di Metaponto; peccato siano chiusi molti mesi all’anno a causa della cronica mancanza di fondi. Che li facciamo venire a fare i turisti? Per mostrargli un cancello chiuso? Ancora. abbiamo sentito tutti parlare del futuro della Basilicata con toni trionfanti e ammirati circa la capacità della nostra regione di capitalizzare gli investimenti industriali. Manco fossimo la Lombardia. E basta guardarsi intorno. Insomma la luce potente dei riflettori può essere ulteriore elemento catalizzante in grado di accelerare l’auspicabile processo di creazione di infrastrutture, di reti tra realtà locali, di valorizzazione dei tanti siti di interesse storico e culturale già presenti. Quindi non mi dispiace affatto. A patto di non raccontare ogni anno una regione che non esiste. Mi auguro quindi che vista da questa angolazione – l’unica a mio avviso corretta, perché non strumentale – il Capodanno Rai possa diventare invece il racconto annuale dei progressi e del cammino verso Matera 2019. Provando magari, da main sponsor, a influenzare il format per il futuro. Sostituendo magari le imitazioni alla Gigi Sabani con momenti più riflessivi; o prevedendo che i fondi raccolti coi messaggini (pare 150.000 a 50 cent l’uno per un incasso “indebito” – visto che il servizio non è nemmeno garantito – di ben 75.000 euro) vadano in beneficenza; e si potrebbe allora anche pagarli un euro. Che poi, diciamoci la verità: tra lenticchie, cotechino e spumante, ma chi diavolo lo segue davvero ‘sto show (lucani a parte, si intende)? E’ chiaro che nasce per fare solo da sottofondo fino al count-down di mezzanotte. A proposito, la prossina ediIone ricordiamoci di sfarlo un minuto dopo per recuperare quello di anticipo di quest’anno. Non vorremmo proprio che si provocasse un paradosso temporale, il cui risultato potrebbe provocare una reazione a catena che scomporrebbe la tessitura del continuum tempo-spazio distruggendo l’intero Universo! Proprio da Matera poi. Che figura di merda ci faremmo con l’intero universo???

Tornando seri (più o meno), che l’attenzione sia alta e che si debbano evitare figuracce (ben più gravi degli spoiler e delle bestemmie in sovraimpressione) è quindi interesse nostro e di tutti i lucani che dal 17 ottobre 2014 vogliono scommettere sulla loro terra e vogliono credere che il sogno dello sviluppo sia possibile e non più rimandabile. Ma perché si compia, non smetteremo mai di ricordarlo, è necessario anche allargare il raggio d’azione oltre il turismo, oltre l’eventificio, oltre le politiche di branding: occorre cioè costruire oggi quello che rimarrà dopo il 2019, quando le luci dei riflettori si affievoliranno, e l’attenzione inevitabilmente si sposterà altrove. Nel frattempo, godiamocela questa attenzione. Che non capita da tanto tempo, e certamente non durerà per sempre. Anzi magari di tanto in tanto ricordiamoci di ringraziare chi ci ha permesso di arrivare fin qui, pretendendo adesso di continuare ad andare ancora avanti, e non più indietro.

CATALYSTPIANO – VOTO 10

E’ a nostro avviso l’evento che meglio di tutti incarna l’anima di #Matera2019. Costato pochissimo (praticamente zero, se gli abitanti culturali prendessero il sano vizio di evitare di vandalizzare ogni cosa trovano davanti priva dell’etichetta di proprietà privata), ha prodotto decine di migliaia di condivisioni, status, hashtag, sfruttando appieno la potenza dei social. Ha reso plasticamente l’idea che a Matera succederanno cose, e molte delle cose che succederanno, succederanno a Matera. Una molla motivazionale fortissima per venire a vedere cosa diavolo sta capitando da queste parti, e perchè se ne parla così tanto, e così insistentemente (Capodanno compreso)… Ma soprattutto #CatalystPiano ha prodotto decine, centinaia di esperienze individuali e collettive, spostando in alto l’asticella del concetto di cultura, che da erudizione e conoscenza si fa proprio esperienza. A portata di chiunque. Anche di un abitante temporaneo distratto. E scusate se è poco.

Marco Masini, da Matera un Vaffanculo a Telecom?

“Voglio fare una dedica anch’io. Io la vorrei dedicare a tutte le aziende che fanno soltanto i conti e licenziano, senza pensare alle famiglie che poi restano a casa. Credo che si possa fare anche una politica aziendale diversa, pensando più che altro ai nostri valori e al principio che comunque è quello di poter creare una famiglia, di poter avere tramite il lavoro uno stimolo di vita: senza il lavoro non si vive.”

Con chi ce l’aveva Marco Masini, dal palco del Capodanno materano?

Aveva appena finito di cantare la sua hit “Vaffanculo”, dai conduttori simpaticamente e metaforicamente dedicata a diverse categorie di varia umanità, prima che la poderosa voce del “Maso” riempisse l’etere di liberatori improperi.

Come ricorderete, qualche giorno fa c’è stata a Matera una vertenza tra Telecom Italia e l’azienda lucana Datacontact. Il gigante italiano della telefonia ha minacciato di non rinnovare il contratto con il call center materano adducendo varie motivazioni, tra le quali la crisi economica e la condanna inflitta recentemente in via definitiva ad uno degli azionisti di Datacontact; condanna che contrasterebbe con il codice etico interno di Telecom che riguarda anche i fornitori. Tutto molto bello, ma da un’azienda che contemporaneamente minaccia di lasciare a casa da un giorno all’altro almeno la metà dei circa 400 dipendenti del call center con cui è in affari da dieci anni, lezioni di etica non vorremmo ascoltarne.

In ogni caso, abbiamo raccontato la vicenda in questo articolo, notificandolo anche a Marco Masini quale destinatario della chiosa finale, auspicando che proprio dal concerto di Capodanno di Matera potesse partire un potente “Vaffanculo” alle aziende come Telecom per invitarle in futuro “a guardare meno i numeri, i report e le tabelle, e pensare alla vita delle persone“. Quasi le stesse parole usate dal palco di fronte a 5 milioni di telespettatori da Marco Masini.

Che Marco abbia letto il nostro articolo è probabile, e dopo la sua pesante sparata, anche evidente: questo infatti il retweet dalla sua pagina ufficiale su Twitter:

marco masini tweet

Nel frattempo la vertenza tra Datacontact e Telecom Italia ha subìto un aggiornamento, essendo stato prorogato il contratto attuale di altri tre mesi. Beh certo non sarà stato il nostro articolo, pur molto letto e condiviso, a far desistere il colosso dai suoi intenti; che comunque immaginiamo solo rimandati e non abbandonati.

Ma in mezzo a tanta musica, balli e divertimenti, nella notte più festosa dell’anno, dalla Capitale della Cultura è comunque partito un messaggio importante, che condividiamo fortemente e fortemente sottolineiamo, non solo perché ci coinvolge direttamente, come autori e come materani, ma perché è parte fondante dell’esistenza stessa di questo blog.

E siamo oltretutto contenti che a lanciarlo sia stato proprio Marco Masini, che ha sempre mostrato sin dall’inizio della sua carriera artistica una spiccata sensibilità al disagio e alle sofferenza di ragazzi e ragazze che con fatica tirano avanti in “questa piccola storia infinita,
che chiamiamo ancora vita“.

Insomma Marco Masini ha dedicato “Vaffanculo” a Telecom? Noi non lo diciamo, e lasciamo il punto interrogativo.

Ma certamente Marco ha tratto dalla vicenda materana lo spunto per una riflessione di carattere generale e universale, che qui, con questo pezzo, sottolineiamo e sottoscriviamo.

Grazie Marco, ti aspettiamo ancora a Matera! 😉

 

M’illumino d’imme…nso

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Vi è piaciuto l’albero di Natale in piazza? Comunque la pensiate quest’anno è difficile risalire all’autore delle scelte, magari per complimentarsi con lui/lei della sobrietà e del buon gusto rivelato nell’occasione…

I DR boys sono infatti impegnati in queste ore nel puntare il dito contro la Fondazione Matera 2019: le luminarie fanno parte del progetto Lumen contenuto nel dossier, e se non vi piacciono prendetevela con Paolo Verri.

Nell’attesa che l’autore della scelta si palesi per ricevere i complimenti che merita, non possiamo però non notare che il programma Lumen dice chiaramente: “Si parte il 4 dicembre con l’accensione delle luminarie nel centro storico della città, spazio della socialità e dell’incontro, a cura dell’Assessorato al Turismo del Comune di Matera.”  Il nome del responsabile sarebbe dunque scritto chiaramente, ma i DR boys si difendono: il Comune ci ha messo solo i soldi. Ma perchè si difendono? A loro non piace? O hanno delegato il loro compito a qualcun altro, che magari ha dovuto fare in fretta e furia scelte di loro competenza?

Infatti nel dossier il progetto Lumen prevede solo dei workshop per un progetto di realizzazione diffusa e condivisa delle luminarie. Una bella idea e vedremo come si concretizzerà.

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Ma non ci pare questo il caso, visto che le luminarie accese ieri sono state ordinate ed allestite da una ditta specializzata. Da chi? Insomma, con chi dobbiamo complimentarci: Verri o De Ruggieri? E il sindaco non è anche il Presidente della Fondazione, in ogni caso? Perchè i DR boys scaricano su Paolo Verri la responsabilità di una scelta subito contestata da molti materani? Riprende la guerra fredda tra Comune e Fondazione?

Al di là del soggettivo giudizio estetico, il timore è che la scelta di quest’anno non riveli il coinvolgimento intellettuale ed emotivo che la Capitale della Cultura deve produrre. Lo scorso anno l’ulivo era simbolo di pace, di prosperità, nonchè simbolo della nostra terra.

La cosa più grave però è che pare palese che in città non ci sia da mesi a questa parte una cabina di regia e di comando in grado di assumere la guida e prendersi le responsabilità delle scelte.

Un pessimo viatico sulla strada del 2019, e cosa alla quale occorrerebbe subito porre rimedio.

La politica #ciriguarda

Lascio la Leopolda materana, come è stata subito etichettata (ma impropriamente, perchè al contrario della kermesse fiorentina, qui non c’erano leader da incensare, piuttosto energie da raccogliere e rinnovare), con la domanda emersa dal tavolo di confronto su politica e comunicazione, coordinato dalla direttrice di (fu) YouDem Chiara Geloni: si possono vincere le elezioni dicendo la verità?

La risposta immediata da parte di tutti è stata “vogliamo credere che sia possibile“. Ma gli sguardi non erano convintissimi, ripensando alla nostra storia recente, al berlusconismo, al renzismo e a caricature locali più o meno vicine ai modelli originari. Però è forse la risposta naturale, e certo l’unica possibile, per un gruppo di ragazzi e di ragazze che si rifanno a ideali e valori democratici. Di sinistra, se proprio vogliamo osare una bestemmia.

Poi il pensiero va alla Grecia, e a Tsipras, che per non correre il rischio di governare piantando i piedi sopra una menzogna, a quel “Syriza non firmerà mai il memorandum dell’Europa” quando poi ha dovuto farlo, ha però sciolto il Parlamento ed è tornato alle urne, raccontando al popolo la verità: che è stato fregato, in buona sostanza, e che non se l’è sentita di correre il concreto rischio che un pensionato greco si ritrovasse con un pugno di dracme avvizzite dalla svalutazione, tre giorni dopo aver riscosso la pensione. E il popolo gli ha ridato fiducia. Se è successo in Grecia, allora sì, forse è possibile non rassegnarsi a vivere la politica come una bugia.

Anche a Matera abbiamo di recente affrontato una campagna elettorale, correndo l’insano rischio di dire la verità alla gente. E però l’abbiamo persa. Forse perchè abbiamo detto che non era tutto da buttare via, in pieno clima generale da rottamazione (fasulla, peraltro). Abbiamo detto che sì, alcuni aspetti della gestione cittadina andavano curati meglio, alcuni problemi affrontati, alcune questioni risolte definitivamente; ma che la vittoria di Matera2019, ci offriva adesso spazio e soprattutto risorse per farlo. Abbiamo detto che avremmo potuto sfruttare questa occasione per attirare investimenti su cultura e turismo certo, ma anche per attività manifatturiere, servizi, e soprattutto infrastrutture, continuando l’infaticabile opera di apertura e coinvolgimento nel nostro progetto dell’intera regione, ed estendendo ora l’abbraccio al Mezzogiorno, e all’Italia intera, della quale saremo ambasciatori in Europa tra quattro anni. E niente, i cittadini non ci hanno creduto. E così adesso corriamo il rischio di vivere l’appuntamento solo come un grande evento, che certo aumenterà per un po’ la luce dei riflettori sulla nostra città, ma soprattutto consentirà agli amministratori di distribuire a pioggia un po’ di soldi per ingraziare o ringraziare. Il rischio c’è, lo vediamo già oggi.

Ma i cittadini non ci hanno creduto. Forse non siamo stati bravi a comunicare. Forse non siamo stati pienamente credibili. O forse eravamo deboli politicamente, e avremmo perso comunque.

Ma ieri si è ripartiti col piede giusto (apertura, condivisione, partecipazione, confronto) da dove ci eravamo lasciati. Da quella foto colorata della giunta promessa, fatta da giovani capaci e preparati. Abbiamo detto la verità anche su questo, che sarebbe stato un grande cambiamento, e oggi quel cambiamento proviamo comunque a costruirlo.

La comunicazione politica di oggi produce e racconta storie. Alla fine, votando, non scegliamo tra visioni e valori diversi, ma solo la storia raccontata meglio, o più vicina al nostro sentire.

Ecco, credo sia ora che una nuova generazione smetta di chiedersi quale storia scegliere, e prenda invece carta e penna, e la propria storia cominci a scriversela da sola.

Per questo, e per tanto altro che verrà, il futuro, la politica, tutto #ciriguarda.

Il blogger trolla, il palazzo crolla

Stamane è apparso sulla nostra pagina fecebook un link che ha fatto accapponare la pelle  a molti. Gente si è trovata a scattare in piedi sul letto leggendo il suo iPad, sbattendo le corna contro il soffitto della mansarda nella quale è costretta a dormire per aver litigato con la moglie; centinaia di persone si sono riversate per strada in preda al panico; TRM per non sbagliarsi, non ne ha fatto parola.

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Per come siamo abituati a leggere i link, infatti, sembrava quasi che il redattore di Sassilive, notoriamente sobrio ed equidistante dalle beghe della politica locale, avesse perso la pazienza come tanti cittadini materani di fronte alle imbarazzanti uscite dei nuovi amministratori e avesse puntato per un titolo ad effetto. Ma bastava aprire il link per scoprire l’arcano: il titolo lo abbiamo modificato noi!

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La redazione di Sassilive ci ha presto contattato per ottenere il cambio di titolo, cosa che naturalmente ci siamo ben guardati dal fare. Ma altri a quanto pare molt-ben-informati, si sono sentiti in dovere di mandare un avvertimento a mezzo social:TW

“Conosciamo le tue manovre informatiche illecite”. Conosciamo chi?

E come si spiega la pressione dei peones ventiventini esercitata ultimamente contro il Quotidiano di Basilicata, reo di dare spazio e risalto a cose ritenute sconvenienti (anche se spesso provenienti da fonti vicine al sindaco, come nel caso della polemica sul dossier a Bruxelles), tanto da portare la direttrice Lucia Serino a sbottare su Twitter?

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C’è poi gente a Matera seriamente convinta che se tre-quattro persone fanno la stessa critica al sindaco, siano in qualche modo collegate da un patto di sangue di stampo massonico. E Madonna! Almeno quello a Roma si limita in questi casi a derubricarli nella categoria gufi/rosiconi, pur di non stare ad ascoltarli. Ma nella Capitale Europea della Cultura ci piace esagerare.

Da parte nostra, sveliamo l’arcano che ha tenuto la città col fiato sospeso per mezza giornata: la manovra informatica illecita consiste banalmente nella modifica del titolo del link direttamente su facebook. Facebook lo consente, noi lo facciamo. Consigliamo a questo proposito agli inesperti consulenti “informazionatici” del Comune di consultare questa guida online. Altro che manovra illecita:  un lazzo piuttosto, o un frizzo, un gesto istrionico: tanto per sondare il livello di nervosismo dalle parti del sesto piano che, a naso, dovrebbe in effetti essere piuttosto alto. Chissà poi perchè.

Fatevela una risata ogni tanto, e ricordate di andare a firmare per i referendum in piazza, anche a Matera, domani sabato 19 settembre dalle 10 alle 13 in piazza Vittorio Veneto.

E’ dal comitato promotore dei referendum che è infatti partita la “moda” di modificare i titoli dei link per ottenere l’attenzione negata da TV e giornali (vedi foto sotto, e cliccare sulla stessa per aprire il “vero” link). Moda che ci siamo limitati umilmente a seguire, perché la trovavamo divertente, e poi si sa, stiamo sempre sul pezzo. Mica come Cuccurucù che è rimasto a parlar male di Adduce.

E quindi materani-molto-nervosi: fatevi un mega clistere di Valium, e andate tutti a firmare!

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Un cestello, un cartello ed un balzello

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Foto: Sassiland.

Ci avviciniamo ormai al terzo mese del nuovo corso di amministrazione della città ed è forse tempo di tirare una prima linea.

L’azione amministrativa fin qui intrapresa si può tutta riassumere nello slogan “un cestello, un cartello ed un balzello”.

Il cestello ed il cartello sono quelli approntati dall’unico assessore della giunta DR che sembra non essere andato in ferie, Valeriano Delicio: nel dettaglio, il cestello simboleggia il vaso di fiori che sbarrando via Volta ha impedito l’accesso veicolare, regalando un altro pezzetto di zona pedonale al centro storico. Rozzo, ma senz’altro efficace.

Il cartello è invece quello che lo stesso assessore ha messo su a mo’ di infografica, nello sforzo di coordinare parcheggi e mobilità per abituare turisti e residenti a lasciare l’auto un po’ più in là della loro destinazione.

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Purtroppo, come si sa, in questi casi non basta un cartello e nemmeno la buona volontà di Delicio a risolvere il problema. Via Vena è ogni sera un senso unico alternato grazie alle sempre presenti auto parcheggiate in divieto di sosta (per la verità qualche multa in più la si è vista, ma credo possa risultare più efficace una delibera che conceda licenza di graffio libero con la chiave ai cittadini); via Lanera è ancora il solito parcheggio di autobus turistici, e tutta la situazione di totale anarchia rivela che c’è ancora molto da fare e da lavorare. Non di meno, è questa la strada giusta. Non ci si fermi al cartello. E nemmeno al cestello.

Il balzello è invece quello decretato dalla giunta che prevede un aumento esponenziale delle tasse locali per il prossimo anno. Aumento deliberato tra molte polemiche, peraltro, con la maggioranza che ha affossato pregiudizialmente un sensato emendamento delle opposizioni che avrebbe avuto quantomeno l’effetto di spostare di un anno l’eventuale entrata in vigore. Opposizioni che, dal canto loro, hanno inoltre denunciato che la delibera è intervenuta oltre il tempo massimo imposto dalla legge, dunque sarebbe illegittimo applicarla, e se lo faranno si aprirà comunque la strada a ricorsi e appelli che con tutta probabilità vedranno un aumento di liti e contenziosi con i cittadini, e quindi spese che si volevano invece diminuire, e che alla fine quasi certamente vedranno soccombente il Comune, essendoci materia giuridica a sostenere le ragioni degli eventuali ricorrenti.

Peraltro, pur essendo l’aumento in parte previsto a causa della chiusura della discarica di La Martella, non si capisce da che pulpito si impongano nuove o maggiori tasse ai cittadini, giusto alcuni giorni dopo aver varato la giunta più elefantiaca della storia comunale: ben nove assessori, oltre ai relativi staff e collaboratori, il cui costo grava interamente sulle nostre spalle.

A questo si aggiungono le voci sempre più insistenti di uno smantellamento della squadra che ha portato alla vittoria inaspettata di Capitale della Cultura, a partire da Paolo Verri, in rotta per la Puglia. Solo voci, appunto, e anche queste prevedibili. Vedremo se il cambiamento ci sarà (è peraltro legittimo che il nuovo corso imponga una sua visione delle cose) e se sarà foriero di miglioramenti. O se, come pensiamo e temiamo, si navigherà a vista senza mettere a fuoco gli obiettivi. Scenario per scongiurare il quale (“squadra che vince non si cambia”) ci siamo decisamente schierati a favore della riconferma dell’amministrazione uscente, pur storcendo il naso di fronte ad alcune scelte politiche di fondo. Ma l’obiettivo era la città, è sempre stato la città, e i cittadini e il nostro futuro, e non ci si poteva permettere di avere le idee meno che chiare.

Peraltro la navigazione a vista potrebbe palesarsi molto presto: è infatti in preparazione la “notte bianca” materana, finanziata dal Comune. Un evento decisamente pop, molto pop, quasi pulp, ma che appare in contrasto con i proclami elettorali e con la volontà sempre dichiarata di andare contro l’idea di “eventificio” che secondo DR era prerogativa del PD e del centrosinistra. Eppure la notte bianca dovrebbe incastrarsi comodamente nella definizione di “eventificio“. O il pop è cultura solo se la fanno loro, ed è idea di Satana se le stesse cose le fanno o le propongono altri? E visto che siamo in regime di aumento dei balzelli, non si poteva cominciare risparmiando questi (pare) oltre 50.000 euro di spesa pubblica? Cosa aggiungerà una notte bianca alla narrazione di Matera Capitale Europea della Cultura? Nulla, temo. Ma quando si fa festa gratis, ungimi tutto. Che poi, gratis, si fa per dire.

Insomma, il bilancio di questi primi (quasi) tre mesi è più di ombre che di luci. La linea definitiva del bilancio la trarremo fra qualche mese, mentre ci sentiamo in dovere di continuare a raccontare il presente, secondo il nostro punto di vista.

Naturalmente i tifosi a prescindere si spelleranno le mani battendo i pugni, e perderanno la voce al grido di: “lasciamoli lavorare”. E in altri tempi avrei dato loro ragione.

Ma, come ho già detto, questa non è una consiliatura come le altre; è quella che ci porterà dritti al 2019. E questo credo lo sappiano anche loro, dal momento che la coalizione  con la quale si presentavano agli elettori si chiamava 20-20. A meno che 20+20 (%) non indicasse subdolamente l’aumento delle imposte locali del nuovo partito delle tasse deruggeriano.

Peraltro, chi è un po’ scafato di politica, come chi vi scrive scioccamente crede di essere, sa che i primi cento giorni sono di solito i più vivaci e pregni di programmaticità e di visioni.

Ma se questo è, e se il buongiorno si vede dal mattino, rischia di non essere affatto una bella giornata.

Meglio accorgersene subito, e provare a cambiare qualcosa: mancano ancora una ventina di giorni ai 100, e poi la “luna di miele” sarà finita.

Come la pazienza dei materani, che vorrebbero invece correre verso il futuro.

Buon compleanno Fal

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Scopro per caso che oggi sono 100 anni di FAL. Il 9 agosto 1915 entrò infatti in funzione il primo tratto di quella che sarà la “rete” FAL, dalle maglie piuttosto larghe: giustappunto la tanto contestata Bari-Matera (Fonte Wikipedia).

A commemorare l’anniversario delle soprannominate Ferrovie Appulo Lumache, giusto un secolo dopo, un vivace dibattito che in vista dell’appuntamento del 2019 interroga la comunità sull’opportunità di adeguare la rete di trasporti materani alle mutate sorti, ci si augura magnifiche e progressive, della futura Capitale Europea della Cultura.

La soluzione verso la quale siamo decisamente incamminati, pare quella di un miglioramento del servizio già esistente, con il possibile raddoppio dei binari. Una condizione penalizzante, insieme allo scartamenti ridotto, che non permette di percorrere con sufficiente velocità i pochi chilometri che separano Matera con Bari e i suoi allacci alla rete ferroviaria nazionale, al porto, all’aeroporto internazionale. La prospettiva di raggiungere questo importante snodo logistico in 45 minuti, dimezzando praticamente i tempi attuali, potrebbe essere la svolta tanto attesa per il nostro territorio.

Eppure una parte della popolazione ancora rivendica una sorta di diritto oggettivo ad avere le Ferrovie dello Stato, per non detenere ancora a lungo il primato di unica provincia italiana non collegata alla rete ferroviaria nazionale.

Ma sarebbe sufficiente portare finalmente le FFSS a Matera per sentirsi meno isolati? Magari. Le cose stanno però diversamente. Una tratta Ferroviaria che collegasse Matera con Ferrandina, i cui lavori sono da tempo iniziati e da altrettanto tempo abbandonati, col solito inutile dissanguamento di risorse pubbliche, metterebbe infatti Matera in connessione col lato sbagliato della penisola.

Per rendersene conto, basta collegarsi con il sito delle Ferrovie per verificare che attualmente per raggiungere, ad esempio, Roma da Ferrandina, occorrono dalle 5 alle 7 ore e 1 o 2 cambi. Ai quali occorrerebbe ovviamente aggiungere la mezz’ora per il percorso Matera-Ferrandina, aumentato del tempo per raggiungere la stazione di Matera che stando ai piani ormai abbandonati, sorgerebbe com’è noto non al centro città ma nei pressi del Borgo La Martella. E forse un ulteriore cambio treno. Ci vorrebbero insomma almeno 6 ore per raggiungere Roma. Tempo analogo a quanto già oggi è possibile fare via gomma. Varrebbe la pena spendere decine di milioni di Euro per risparmiare una mezz’oretta?

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Si dirà che per mezzo delle le FFSS si possono raggiungere anche altre località oltre la Capitale, ma anche Bari è collegata ottimamente alla rete nazionale, senza contare che avremmo a meno di un’ora di distanza a disposizione i treni di ultima generazione Freccia Argento (augurandoci di aver presto i più performanti Freccia Rossa), mentre per avere analogo servizio dovremmo raggiungere Salerno, a 3 ore di treno da Ferrandina, quasi 4 da Matera. E non si può non considerare l’importanza fondamentale dell’aeroporto internazionale: non riesco infatti proprio ad immaginare turisti tedeschi o spagnoli raggiungere L’Italia e poi Matera in treno; Bari è invece ottimamente collegata con molte città europee, e l’attrattività di Matera e della Puglia insieme, potrebbe presto attirare investimenti su nuove rotte europee.

Da questa semplice ricerca e riflessione pare evidente che portare le Ferrovie dello Stato a Matera non risolverebbe affatto il problema dell’isolamento, non migliorando i tempi di percorrenza in maniera decisiva. Il desiderio di FFSS che pervade alcuni politici e cittadini materani, sembra assomigliare dunque più ad una sindrome freudiana di “invidia del pene” e alla possibilità di fare del facile populismo, che altro. Sembra chiaro infatti che non basterebbe aggiungere la tratta Ferrandina-Matera ad una rete poco e male sviluppata, ma la cosa avrbbe senso solo se inserita in un complesso piano di investimenti per iliglioramenti del servizio ferroviario di tutto il Sud Italia. Una roba del genere non è però nemmeno all’orizzonte. Ed è chiaro che le riflessioni qui proposte valgono per il trasporto persone e non per la movimentazione delle merci: alcune obiezioni lette in rete muovono infatti dalla considerazione che mancano le industrie perchè manca la Ferrovia. Ma a mio avviso si commette l’errore di invertire la causa con l’effetto, prova ne é che in Val Basento la Ferrovia ci arriva, ma le industrie faticano comunque a dare reddito e occupazione sufficiente alla Regione.

Tornando a noi, in un recente viaggio in Germania, nella regione del Baden-Württemberg, ho personalmente sperimentato l’efficienza della linea a scartamento ridotto per il trasporto persone: ho preso un tram in centro, con il quale ho percorso i 50 km tra Karlsruhe ed Eppingen (superando con scioltezza anche ampi tratti extraurbani) in meno di un’ora, con il treno che però fermava ogni 2-3 minuti: giusto il tempo di far scendere e salire i passeggeri, e non per aspettare il treno che arriva dalla direzione opposta, o per agganciare e sganciare vagoni provenienti da altre tratte…

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Personalmente ritengo che puntare a raddoppiare il servizio FAL, migliorando la frequenza delle corse, garantendone magari alcune dirette tra Bari e Matera senza fermate intermedie, migliorerebbe decisamente la situazione attuale con un investimento relativamente contenuto. La rete potrebbe essere anche successivamente elettrificata, per migliorare comfort ed emissioni. Infine, l’idea di avere un “trenino dei Sassi” tutto nostro, magari decorato con decalcografie dei panorami mozzafiato della nostra Regione, e che in tre quarti d’ora porta turisti e lavoratori dal centro di Bari nel cuore della città dei Sassi e viceversa, sarebbe anche un apprezzabile investimento turistico e migliorerebbe sostanzialmente la qualità della vita dei molti pendolari materani, lavoratori e studenti.

Pensiamoci.

Intanto, buon compleanno, amate-odiate F.A.L.

Matera perde ancora (tempo)

Dopo aver atteso oltre un mese per vedere finalmente varata una giunta, dopo aver assistito al progressivo affievolirsi delle aspettative di cambio di rotta rispetto alle logiche spartitorie fin qui sperimentate e pagate a caro prezzo dalla comunità, dopo aver visto piccoli potenti locali andare a chiedere pane a destra, ora che a sinistra era stato negato, dopo aver visto una città avviata a diventare Capitale della Cultura credere un un Cambiamento che pare già non ci sarà, assistiamo oggi ad un altro atto di maldestra politica: la città ha sì una giunta ma non può lavorare; ha sì un consiglio comunale ma non può legittimamente deliberare a causa di surroghe fatte in fretta e in furia, che lontano dal potere non ci si può stare; ha sì un Sindaco ma pare che altri esercitino le sue prerogative, o le condizionino pesantemente.

E forse è presto per tirare le conclusioni. In altri casi avremmo certo atteso ancora prima di intervenire e commentare gli imbarazzi di una amministrazione alle prese con il difficile compito di governare, dopo le facili chiacchiere della campagna elettorale.

Ma non è un momento qualunque. E non è una città qualunque. Questa è la Capitale Europea della Cultura, e questo è il nostro appuntamento con la Storia, il nostro appuntamento con un’occasione di sviluppo più unica che rara, il nostro appuntamento con la possibilità di avviare perlomeno un percorso che ci porti a superare un gap infrastrutturale secolare.

Non c’è quindi tempo da perdere. Un giorno equivale un mese, se fra solo fra tre anni la vetrina dovrà essere aperta e tutto dovrà essere pronto.

Passa invece un mese e mezzo e ancora nulla pare essere stato approntato, se non dei nomi messi in croce su un foglio, scelti apparentemente senza criterio, con competenze distribuite a casaccio, e certo solo per appagare gli appetiti della peggiore politica locale.

Avevamo capito che nulla di buono poteva nascere da una marmellata che inacidisce alla prima calura estiva.

Il nostro appello al sindaco De Ruggieri è dunque di scrollarsi di dosso la zavorra che pare invece già rassegnato a portarsi dietro nei prossimi mesi, chiamare a raccolta tutta la città e cominciare a lavorare per il nostro futuro senza condizionamenti, senza preclusioni, senza imbarazzi, senza divisione di postazioni, mettendo davvero in pratica le azioni di buona amministrazione che egli stesso aveva evocato, e che ora i cittadini attendono. Non c’è tempo da perdere, Matera non può aspettare ancora.