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Paolo Verri diffida il Quotidiano di Basilicata sull’uso del Logo di #Matera2019

Dopo l’appello lanciato dal nostro blog e raccolto e condiviso da centinaia di lucani, Paolo Verri, direttore della Fondazione Matera 2019 ci comunica su facebook di aver diffidato il Quotidiano di Basilicata dall’usare il logo sulla testata del giornale.

Com’è noto l’editore ha messo in liquidazione il giornale, chiudendo dalla sera alla mattina le redazioni di Potenza e Matera, e continuando a stampare il giornale dalla Campania o dalla Calabria. Forse per assicurarsi di intascare i contributi alla stampa, come la tranche di 900.000 euro appena incassata.

E’ evidente che questo (forse, ma non disperiamo) non cambierà le sorti del Quotidiano, ma segna il primo atto concreto (dopo tante parole spese, dovute ma vuote) nella direzione della condanna di un’imprenditoria che pretende di fare della Basilicata terra di razzìa, alla “prendi i soldi e scappa”; uno scenario già visto mille volte in passato e che con Matera 2019 rischia di ripetersi.

Ci complimentiamo quindi con Paolo Verri, scusandoci di averlo tirato per la giacchetta con pedante insistenza. Ma il futuro per essere davvero “open” per tutti, e non per pochi, necessita che la Fondazione abbia peso “politico”, indirizzando per quanto possibile le azioni dei cittadini, delle imprese e delle Istituzioni verso il nostro comune scopo: fare del 2019 l’orizzonte a partire dal quale lo sviluppo della Basilicata non sia più solo un vuoto obiettivo, sempre troppo in là da raggiunto.

Ce la possiamo fare, grazie Paolo per non averci fatto perdere la speranza!

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Capodanno Rai, Presepe Vivente, Lumen, CatalystPiano: diamo i voti

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Diverse manifestazioni si sono intrecciate in questi giorni a Matera. Hanno origini e obiettivi diversi, ma proviamo a fare il punto.

LUMEN – VOTO 4
Il primo evento del Dossier di candidatura a Capitale della Cultura realizzato dopo la nomina ha deluso. Prometteva un corale e partecipato intervento di tutti i materani nel costruire luminarie fai-da-te che avrebbero rallegrato le vie cittadine (per il resto piuttosto scialbamente addobbate a festa per quanto di competenza dell’amministrazione comunale). Eravamo piuttosto scettici ma curiosi su come la pur condivisibile idea si sarebbe concretizzata. Possiamo dire a consuntivo che sia risultata del tutto impalpabile. Crediamo quindi che una registrata alla capacità della Fondazione di tradurre praticamente le pur condivisibili velleità enunciate nel Dossier si renda necessaria. Rimandati a settembre (ma speriamo prima!).

PRESEPE VIVENTE  – VOTO 6
Solo fino ad un anno fa era l’evento principale della città del periodo natalizio. Praticamente eclissato dal Capodanno Rai, ha comunque continuato a far registrare un buon afflusso, rimodulando anche la formula. Tuttavia continuiamo a mantenere le nostre perplessità sul fatto che un evento che consente ad un privato di lucrare (facendo pagare un biglietto al visitatore) sequestrando un pezzo della città vecchia per intere giornate, necessiti di un bando pubblico o della guida di una Fondazione con bilanci e metodologie di gestione trasparenti. E’ una questione etica prima che, probabilmente, legale. Inoltre, un salto di qualità anche nella stessa proposizione dell’evento è possibile e auspicabile; ad esempio prevedendo laboratori che durante l’anno coinvolgano cittadini attivi e maestranze locali per la rappresentazione e l’allestimento dell’evento; o organizzando l’evento in periodi in cui la pressione turistica è minima (ad esempio la settimana prima di Natale, che all’Immacolata e a Capodanno Matera è comunque sold out a prescindere dal Presepe vivente): avrebbe anche maggiore senso giustificare i contributi pubblici versati all’organizzazione. Non si può chiaramente non riconoscere il ruolo di chi l’evento l’ha avviato quando in città non c’era praticamente altro, ma si può migliorare, anzi si deve già a partire dalla prossima edizione. E magari la nuova amministrazione bene farebbe a pensarci subito, prima di dover alzare le mani, come ha già fatto quest’anno, a causa dei suoi balbettìi, ritardi e divisioni.

CAPODANNO RAI IN PIAZZA – VOTO 8
Le numerose critiche rivolte allo show erano prevedibili e si seguono uguali ogni anno; proprio per questo le numerose critiche rivolte alla Regione e al Comune sulla scelta stonata rispetto all’obiettivo culturale che ci siamo dati, erano altrettanto prevedibili e prevenibili. Arrivano però troppo tardi. Dov’erano un mese fa tutti questi cervelloni che ora si stracciano le vesti e si spellano le mani sui quotidiani nazionali e sui social? Avevamo messo agli atti il nostro dissenso al momento dell’annuncio, quasi da soli: n pochissimi rilevarono allora l’evidente stonatura. Ma occorre oggi separare i piani: chi ha investito sul Capodanno Rai (d’accordo, c’erano mille modi diversi e forse migliori per promuovere anche più efficacemente il nostro territorio), Pittella in testa, si è affrettato a tranquillizzare che il Capodanno Rai è solo una vetrina per Matera e tutta la Basilicata, e che si aggiungerà e non sostituirà i traguardi da tagliare sulla strada del 2019. E noi vogliamo credere che sia così. Anche perché pubblicizzare un prodotto che ancora di fatto non esiste, se non nelle nostre aspirazioni collettive e – ci vorremmo augurare – nelle menti della classe dirigente lucana e materana, rischia di essere un boomerang. Spiego: abbiamo visto tutti i servizi di Silvia Salemi decantare la bellezza degli scavi di Metaponto; peccato siano chiusi molti mesi all’anno a causa della cronica mancanza di fondi. Che li facciamo venire a fare i turisti? Per mostrargli un cancello chiuso? Ancora. abbiamo sentito tutti parlare del futuro della Basilicata con toni trionfanti e ammirati circa la capacità della nostra regione di capitalizzare gli investimenti industriali. Manco fossimo la Lombardia. E basta guardarsi intorno. Insomma la luce potente dei riflettori può essere ulteriore elemento catalizzante in grado di accelerare l’auspicabile processo di creazione di infrastrutture, di reti tra realtà locali, di valorizzazione dei tanti siti di interesse storico e culturale già presenti. Quindi non mi dispiace affatto. A patto di non raccontare ogni anno una regione che non esiste. Mi auguro quindi che vista da questa angolazione – l’unica a mio avviso corretta, perché non strumentale – il Capodanno Rai possa diventare invece il racconto annuale dei progressi e del cammino verso Matera 2019. Provando magari, da main sponsor, a influenzare il format per il futuro. Sostituendo magari le imitazioni alla Gigi Sabani con momenti più riflessivi; o prevedendo che i fondi raccolti coi messaggini (pare 150.000 a 50 cent l’uno per un incasso “indebito” – visto che il servizio non è nemmeno garantito – di ben 75.000 euro) vadano in beneficenza; e si potrebbe allora anche pagarli un euro. Che poi, diciamoci la verità: tra lenticchie, cotechino e spumante, ma chi diavolo lo segue davvero ‘sto show (lucani a parte, si intende)? E’ chiaro che nasce per fare solo da sottofondo fino al count-down di mezzanotte. A proposito, la prossina ediIone ricordiamoci di sfarlo un minuto dopo per recuperare quello di anticipo di quest’anno. Non vorremmo proprio che si provocasse un paradosso temporale, il cui risultato potrebbe provocare una reazione a catena che scomporrebbe la tessitura del continuum tempo-spazio distruggendo l’intero Universo! Proprio da Matera poi. Che figura di merda ci faremmo con l’intero universo???

Tornando seri (più o meno), che l’attenzione sia alta e che si debbano evitare figuracce (ben più gravi degli spoiler e delle bestemmie in sovraimpressione) è quindi interesse nostro e di tutti i lucani che dal 17 ottobre 2014 vogliono scommettere sulla loro terra e vogliono credere che il sogno dello sviluppo sia possibile e non più rimandabile. Ma perché si compia, non smetteremo mai di ricordarlo, è necessario anche allargare il raggio d’azione oltre il turismo, oltre l’eventificio, oltre le politiche di branding: occorre cioè costruire oggi quello che rimarrà dopo il 2019, quando le luci dei riflettori si affievoliranno, e l’attenzione inevitabilmente si sposterà altrove. Nel frattempo, godiamocela questa attenzione. Che non capita da tanto tempo, e certamente non durerà per sempre. Anzi magari di tanto in tanto ricordiamoci di ringraziare chi ci ha permesso di arrivare fin qui, pretendendo adesso di continuare ad andare ancora avanti, e non più indietro.

CATALYSTPIANO – VOTO 10

E’ a nostro avviso l’evento che meglio di tutti incarna l’anima di #Matera2019. Costato pochissimo (praticamente zero, se gli abitanti culturali prendessero il sano vizio di evitare di vandalizzare ogni cosa trovano davanti priva dell’etichetta di proprietà privata), ha prodotto decine di migliaia di condivisioni, status, hashtag, sfruttando appieno la potenza dei social. Ha reso plasticamente l’idea che a Matera succederanno cose, e molte delle cose che succederanno, succederanno a Matera. Una molla motivazionale fortissima per venire a vedere cosa diavolo sta capitando da queste parti, e perchè se ne parla così tanto, e così insistentemente (Capodanno compreso)… Ma soprattutto #CatalystPiano ha prodotto decine, centinaia di esperienze individuali e collettive, spostando in alto l’asticella del concetto di cultura, che da erudizione e conoscenza si fa proprio esperienza. A portata di chiunque. Anche di un abitante temporaneo distratto. E scusate se è poco.

L’ipocrisia dei soldi negati alla Cultura

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“Battaglia vinta”. “Stop a chi inquina”. “Atto coerente” (ma de che?).

Il Consiglio Comunale di Matera ha approvato, assecondando un dibattito in corso da alcuni mesi, un provvedimento con il quale si escludono dalla possibilità di sponsorizzare le attività di Matera 2019 le aziende petrolifere. Sulla scia anche delle polemiche all’Expo di Milano per le sponsorizzazioni di multinazionali del junk-food come McDonald’s in un evento che si chiama “nutriamo il pianeta” (!).

Non potevano che essere i cinque stelle nostrani i protagonisti di questa azione, notoriamente fautori di una politica legata più alla comunicazione e al simbolismo astratto – praticamente una corrente politico/dadaista – piuttosto che volta al governo dei processi, alla guida verso una cultura nuova, aperta e trasparente.

E fa strano che molti nostri ambientalisti e sinistri plaudano a questa pagliacciata: il Comune, lo stesso che permette a queste imprese di esistere, concedendo autorizzazioni a chi inquina , vieta a chi inquina non di inquinare, ma di versare soldi per i suoi eventi culturali. Me cojoni, direbbe Bombolo. Ma andiamo con ordine.

Punto primo: rinunciare ai soldi delle odiate multinazionali provoca un immediato danno economico all’evento che si vorrebbe invece difendere, stimolare, rafforzare. Palliativi come quelli proposti, di una lista di imprese “verdi” che “potrebbero” essere interessate a sponsorizzare l’evento, si insinuano nel solco solito dell’ipocrisia di una politica che è solo comunicazione e zero sostanza. Di fatto, nulla vieterebbe che le sponsorizzazioni delle aziende “verdi” si possano sommare a quelle delle aziende “nere”. Ne verrebbe fuori un bel pendant multicolor, ma moltiplicherebbe possibilità ed opportunità. E invece no.

Punto secondo: le aziende petrolifere continuerebbero ad esistere. Nasconderle dal cartellone di Matera 2019 non le cancellerà dal paesaggio e non impedirà loro di lavorare se lavorano, di inquinare se inquinano. Nascondere la polvere sotto il tappeto è il tipico atteggiamento bacchettone dell’Italietta medio-borghese, per la quale la prostituzione non esiste perché tanto è vietata, i ragazzi non si drogano perché fortunatamente è proibito, e i coniugi non si tradiscono a vicenda perché tutte le sere cenano insieme con i figli. Contenti voi.

Punto terzo: le aziende petrolifere continueranno a far soldi; e i soldi verranno distribuiti nelle tasche già piene dei loro ricchi azionisti. Non sarebbe molto meglio se parte di quelli, invece che per l’acquisto di un nuovo costosissimo pezzo di arredamento nella lussuosa villa dell’azionista-petroliere, venissero invece utilizzati per operazioni culturali, o per dare linfa vitale a opportunità di svolta economica e sociale, che l’appuntamento di Matera nel 2019 potrebbe fornire? Permettendo di INVESTIRE (lo so, pare brutto, ma si investe con i soldi) su una via alternativa a quella nella quale siamo costretti e incatenati, che quel poco di lavoro che c’è oggi, ce lo garantiscono giusto loro? Ipocrisia, portami via. Peraltro, il tipico atteggiamento bacchettone dell’Italietta medio-borghese che si taglia le palle per far dispetto alla moglie ed è tutto contento, mentre la moglie gli fa spallucce.

Per concludere: capisco e condivido pienamente il messaggio. Cultura e Petrolio, Sviluppo continuo e rinnovabile partendo dalle ricchezze ambientali invece che dallo sfruttamento di risorse fossili una tantum, non sono alternative che stanno insieme.

Ma a dirla tutta, il messaggio non dovrebbe essere: le multinazionali del petrolio non dovrebbero influenzare la nostra offerta culturale e le nostre opportunità di sviluppo alternativo. Ma: le multinazionali non condizioneranno le nostre scelte. Punto. Nemmeno se versassero miliardi nelle casse di Matera 2019. Perché vigileremo, perché costruiremo percorsi trasparenti, perché selezioneremo persone indipendenti e responsabili. Perché i soldi possono comprare tutto, ma non la nostra dignità e il nostro futuro.

Continuando a nasconderci dietro il dito di sua signora l’ipocrisia, ammettiamo invece implicitamente che la realtà è questa. Che non ci piace. Ma che cambiarla non è, e non sarà, mai possibile.

Tutt’al più, possiamo nasconderla.

Adesso, sorridete.

 

 

Conosco il nome del futuro sindaco di Matera

Oggi ho vissuto un’avventura straordinaria. Mentre con il mio amico Stefano percorrevo la Basentana alla velocità di 88 miglia orarie, il display sul custrotto della De Volvean ha cominciato a girare all’impazzata.

Stavamo parlando delle elezioni amministrative del 2015 e, caso strano, siamo stati catapultati proprio nel 2015, con tanto di fuoco e saette dal posteriore (della macchina).

Rientrati fortunosamente dopo mille peripezie nel 2014, siamo a conoscenza del nome del futuro sindaco di Matera.

Naturalmente, non possiamo rivelarlo, perché causerebbe un paradosso temporale il cui risultato potrebbe provocare una reazione a catena che scomporrebbe la tessitura del continuum tempo-spazio, distruggendo l’intero Universo.

O quantomeno, l’intera (futura) Capitale.

Ma una cosa ve la possiamo rivelare: saranno cazzi vostri. Mettetevi in salvo.

#iovelhodetto

#sischerza

#matera2015 #matera2019 #ecoc2019

 

 

 

 

#Matera2019: La Capitale a cavallo del ciuccio

In una recente intervista sul Quotidiano, Joseph Grima viene a raccontarci la sua visione, in molti punti condivisibile, rispetto allo sviluppo lucano e della (ci auguriamo tutti) futura capitale europea della cultura.

Ma con somma meraviglia mia e, immagino, del titolista del giornale, arriva addirittura ad affermare che quello del ritardo strutturale della nostra Regione sia di fatto un falso mito, un luogo comune, da sfatare senza appello: Matera si raggiunge in meno di un’ora dall’aeroporto di Bari, e visto che ormai il mondo si muove in aereo, inutile cercare alibi.

Se a dirlo non è un passante intervistato da Cuccurucù ma uno dei dirigenti del Comitato di Matera 2019, dev’essere senz’altro vero. Sappiamo poi quanta riverenza riserviamo a chi è portatore di esperienze multiculturali e di un nome esotico sulla carta d’identità.

Veda caro Grima, è forse vero che lei raggiunge la nostra città in aereo. E non stento a crederlo: raggiungerla in auto è un’Odissea che solo il coraggio di Ulisse potrebbe affrontare a cuor leggero. Raggiungerla in treno è poi un’avventura al limite dell’esperienza extracorporea. Ovviamente, se la Gravina fosse navigabile Matera sarebbe una piccola Parigi, e forse si raggiungerebbe via nave, ma per ora ci si deve accontentare dell’esistente e del possibile.

Comunque capisco. In un modello di sviluppo turistico nel quale Matera è solo una delle tappe che il turista volante atterrato a Palese costruisce intorno al (Bari)centro aeroportuale, la disamina può apparire corretta. Almeno a lei, che ha negli occhi e nel cuore la nostra città e ambisce a portarla a tagliare traguardi straordinari, che sono indubbiamente a portata di mano.

Ma è qui il punto. Noi negli occhi e nel cuore abbiamo l’intera regione. E la Basilicata non può essere solo Matera. Credo quindi, anzi ne sono convinto, che non si possa limitare il discorso sullo sviluppo futuro puntando a fare di Matera una ennesima tappa di un minitour pugliese, giusto appena fuoriporta.

Non è populismo nè sciovinismo regionalistico pensare che la Basilicata con la sua ricchezza paesaggistica, culturale e storica possa vivere la stagione turistica in modo autonomo e indipendente, puntando ad un’offerta completa 365 giorni all’anno e all’impiego di molta più forza lavoro dell’attuale. Ma fino a quando dipenderemo dagli aeroporti pugliesi e dai caselli autostradali campani con il nulla o quasi in mezzo, credo avremo difficoltà a fare della nostra regione (inteso in senso fisico, non politico) un hub turistico autonomo e di eccellenza, come pure avrebbe facoltà di aspirare.

E in ogni caso la questione infrastrutturale non può essere inquadrata unicamente associandola allo sviluppo turistico: fatico infatti ad immaginare i lucani tutti impiegati a offrire pernottamenti e ristoro ai milioni di turisti che ci si aspetta di ricevere.

Le attività manifatturiere residue, e quelle che potenzialmente potrebbe essere possibile attirare, hanno infatti bisogno di qualche mezzo in più di un aeroporto a sessanta e più chilometri per essere competitivi nel mercato globale. Altrimenti con estrema facilità andranno ad investire altrove, e non mi pare che in questi ultimi anni si siano fatti molti scrupoli.

Capisco comunque che lo stimolo di Grima sia volto a non cercare alibi e darsi da fare con quel che c’è. Ma il pericolo di questa operazione mediatica, nel quale forse può inciampare chi non ha abbastanza dimestichezza con l’ampiezza e la profondità della questione Meridionale, sta nel sottrarre la Basilicata all’attenzione, già non altissima, che ha nei piani di sviluppo politico anche autoctoni.

Mi sembrano discorsi così banali che mi pare incredibile doverli affrontare ancora oggi, peraltro stimolati da chi ambisce a traghettarci nel 2019: e mi rendono timoroso che a questo punto sarebbe già un grosso risultato essere tutti sintonizzati al 2014.