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La fine del Movimento 5 Stelle

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Ci ho pensato a lungo se titolarlo effettivamente così, questo pezzo. Ma in effetti sì: profetizzo la fine del Movimento 5 stelle. Almeno nella forma (beh, la sostanza non è ancora pervenuta) in cui l’abbiamo conosciuto (o meglio, è stato propagandato) finora.

Sullo scoglio dei diritti civili si è infranto il veliero piratesco del Movimento. Che per la verità faceva acqua da tutte le parti già da un pezzo, con una larga fetta di ciurma ammutinata che è stata buttata a mare, e con una rotta tutta ancora da decidere.

I fatti sono noti. Nonostante nell’ottobre 2014 i pentastellati avessero indetto una votazione online per stabilire se si dovesse appoggiare o meno il pacchetto di norme sui diritti civili (inclusa la stepchild adoption), nonostante una maggioranza schiacciante dell’84% avesse detto sì, bisogna appoggiarlo (in verità fomentata anche dalla propaganda del capocomico:

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che attribuiva lo stallo su questi temi ai soliti nemici del popolo PD e PDL), Grillo, con una spiegazione del tutto falsa, smontata anche dal noto sito “bufale.net”, ha resettato tutto, e stabilito che niente da fare, sulla legge Cirinnà i parlamentari avranno libertà di coscienza. Nessuno, quindi, sarà espulso se voterà in modo contrario a quanto stabilito dagli iscritti poco più di un anno fa.

I commenti a questa decisione sono stati tantissimi, sia interni che esterni al Movimento. Ad esempio Pippo Civati ha commentato sornione che il PD, che ai suoi parlamentari ha concesso libertà di coscienza, non può additare il Movimento 5 Stelle di aver fatto lo stesso.

C’è però una grossa, evidente differenza. I parlamentari del Partito Democratico sono inquadrati secondo il dettato costituzionale, che respinge ogni ipotesi di vincolo di mandato; e anzi su temi così delicati è pacifico che il Partito lasci libertà di coscienza ai rappresentanti eletti, che semmai dovranno vedersela poi singolarmente con i propri elettori.

Qui invece siamo in un caso ben diverso. Il Movimento 5 Stelle non prevede affatto che i parlamentari eletti siano liberi di decidere secondo coscienza. I parlamentari (e i rappresentanti eletti in generale) sono infatti con enfasi rivoluzionaria definiti meri “portavoce”. Portavoce di che? Della volontà della base, sondata online attraverso una piattaforma; chi non vi si attiene viene espulso. Punto. E tra una tempesta e l’altra, finora il comandante della nave pirata si è effettivamente comportato più o meno così. Anche se in verità in tanti sono stati buttati a mare con processi sommari e motivazioni discutibili.

Ma ammettere libertà di coscienza su un tema già sondato e approvato dalla base, significa smontare definitivamente il presupposto della differenza tra il Movimento e un qualunque altro partito politico. Che opera, quest’ultimo, per espressa volontà del gruppo dirigente che in quel momento lo controlla, eletto però in un Congresso con regole certe e conosciute a priori, e libero quindi di stabilire di volta in volta linea politica, battaglie programmatiche, strategie e tattiche da mettere in campo. Semmai nel PD la discussione riguarda i limiti fino ai quali un gruppo dirigente eletto è libero di spingere la propria azione (in ogni caso, al massimo fino al prossimo Congresso), e mai la legittimità di farlo. E questo vale, peraltro, anche per Possibile, dove in molti hanno già esternato perplessità sull’effettiva efficacia e democraticità interna del neonato partito, da noi peraltro già messa in dubbio quando era ancora una mozione interna al PD e avendo sperimentato direttamente i metodi di persuasione e di riallineamento in voga all’epoca – ma disperiamo qualcosa sia cambiato nel frattempo – nel ristretto circolo civatiano che tiene le redini del comando. Perplessità così estese, quelle degli iscritti possibilisti, che post e polemiche sui social a parte, si è arrivati al clamoroso paradosso di un segretario eletto con un plebiscito pari a meno della metà degli iscritti, pur essendo unico candidato e indiscusso padre fondatore del partito,e  sull’onda dell’entusiasmo di quello che era di fatto il primo appuntamento dopo la tanto sospirata e attesa uscita dal PD.

Tornando a noi, il Movimento 5 stelle da oggi non è di fatto più lo stesso. Nel 2014 certo faceva comodo sfottere il Partito Democratico su temi del genere, per provocarne spaccature e imbarazzi. E Casaleggio, che di previsioni fa largo uso e abuso, ma è dubbio che ne abbia mai imbroccata una, si sarà all’epoca cullato nell’idea che la discussione sui diritti civili non sarebbe mai arrivata in Parlamento. E invece ci è arrivata, se ne discute, e siamo ad un passo – finalmente – dalla sua approvazione. Fattesi serie le cose, qualche parlamentare non propriamente di vedute progressiste avrà espresso la sua contrarietà. Poteva Grillo permettersi altre espulsioni? Peraltro i nomi dei parlamentari grillini che proveniendo da destra hanno incrociato il Movimento sono tutti noti e sono nell’Olimpo del Movimento. Poteva Grillo non tenerne conto? No, non poteva, e ha quindi preferito lavarsene le mani, e alzare bandiera bianca. Se questo è il Movimento sulle comode poltrone dell’opposizione, figuriamoci cosa potrebbe essere dall’altra parte…

Quindi, parafrasando il famoso tweet del comico, se l’Italia non avrà una legislazione per le unioni di fatto, sarà una vergogna attribuibile in primo luogo ai pilateschi vertici del Movimento, che da Quarto in poi non ne hanno più imbroccata una, e messi all’angolo dal pressing del Partito Democratico, ben intenzionato a farne esplodere limiti e incongruenze e non arrendersi inerte alla propaganda grillina, avrà sulla coscienza i diritti di migliaia di cittadini in attesa da troppo tempo che il vento del Cambiamento soffi finalmente anche in Italia, le decine di migliaia di suoi iscritti, delusi dalla conferma evidente di non contare nulla, i milioni di loro elettori che in queste ore, come i sondaggi sembrano indicare, si stanno chiedendo se davvero la strada della riforma tanto attesa e non più prorogabile di questo Paese, possa passare per i server del blog di Beppe Grillo.

 

 

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I 5 stelle, l’onestà, il Jobs Act e il “chiagn e fott”

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Dopo aver fatto le barricate contro il Jobs Act i grillini vedono che conviene e ne approfittano: assumono 25 loro dipendenti con il contratto messo a punto dal governo renziano.

Sono loro stessi a dichiararlo nel bilancio del gruppo parlamentare presentato alla Camera:

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L’establishment governativo si butta naturalmente a pesce su questo scivolone politico, commentando che se l’hanno trovato conveniente loro, a maggior ragione l’avrebbero trovato conveniente gli imprenditori italiani. E dunque il loro atto dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che il tanto bistrattato strumento funziona.

Ma quel che colpisce è la replica e tentata giustificazione addotta dai vertici grillini:

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Il Tesoriere Vincenzo Caso, arrampicandosi su uno specchio (a Caso) particolarmente scivoloso, ammette insomma che Grillo e i suoi hanno approfittato di un buco legislativo del Jobs Act che non disciplinando il caso dei gruppi parlamentari (per loro natura determinati) ha permesso al movimento di applicare il contratto a tempo indeterminato, ma a termine: verrà in ogni caso meno al termine della legislatura.

Un paradosso contrattuale, che però non risolve il problema: perchè lo hanno fatto? Forse per approfittare delle agevolazioni contributive concesse a chi trasforma contratti a tempo determinato nella forma contrattuale prevista dal Jobs Act? Ma se le cose stanno come ammette il tesoriere Caso, pur essendo concesso dalla norma letterale, il caso in specie va contro la ratio stessa della legge. Si tratterebbe in sostanza di elusione contributiva.

La stessa piaga che affligge il precariato italiano, applicato dalle migliaia di scorretti imprenditori che approfittando di imperfezioni o vuoti legislativi, di mancanze nei controlli praticati, di norme talvolta confuse e contraddittorie, tengono al laccio corto i loro dipendenti, e al palo le loro famiglie, i consumi, la possibilità di pianificare il futuro.

Che lo faccia un imprenditore che ha fine di lucro appare comunque lontanamente giustificabile.

Ma che sia la furbata di un Movimento che la rabbia dei precari vorrebbe rappresentare, e che si vanta di un codice etico e morale superiore alla media, fa parecchio riflettere, e anche un po’ ridere.

Beppe Grillo si scandalizza per l’hamburger. Che pizza!

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E siamo alla nuova, fondamentale battaglia del liberatore degli italici bidet otturati, sempre pronto a cavalcare sulle pance degli italiani pur di ottenere clicchini sul suo sito web, e magari qualche voto nelle cabine elettorali di incalliti malpancisti italioti.

Ebbene, qualche clicchino te lo mando volentieri pure io, commentando questa notizia sul blog di Beppe (con tanto di filmato di manifestazione di piazza, presenti Di Maio e un paio di fumanti quattro stagioni – Di Maio è quello meno rotondo, ndr) nel quale si rende noto che “Il M5S presenterà un ricorso all’Agcom per chiedere di oscurare lo spot di McDonald’s che prende di mira la pizza italiana. Il messaggio dello spot è che un fast food McDonald’s – simbolo per eccellenza del junk food, cioè del cibo-spazzatura – sia più buono della pizza, simbolo della cucina italiana e del mangiar bene. Non possiamo permettere che McDonald’s ridicolizzi il fiore all’occhiello e il simbolo della gastronomia italiana senza battere ciglio.” “Siamo i soli a difendere le nostre eccellenze.

Sacrilegio!!! Blasfemia!!! Mancanza di venerazione e di rispetto verso ciò che è ritenuto sacro!!!

GOMBLODDO!!!1!!!

In ogni caso, anche senza la solita profusione di punti esclamativi, il concetto è chiaro: nessuno tocchi la pizza!

Ma Beppe, stai tranquillo: è solo pubblicità. Non è niente di serio: è solo la TV. Non è la vita vera.

Ma ormai il puritano Beppe, strenuo e indefesso sostenitore di tutte le battaglie perse italiane, si scandalizza per qualunque cosa (non lo riguardi) e scende in piazza a protestare.

Anche per la pubblicità. Soprattutto se non è lui a farla, che negli anni ’80 lo ricordiamo bene promuovere uno yogurt industriale, non certo a spingere per la produzione artigianale a Km zero come forse farebbe il Grillo del nuovo millennio.

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Peraltro Beppe, alla pubblicità si dovrebbe rispondere con la pubblicità. Non con le manifestazioni di piazza. Lasciamo le piazze per cose serie: i diritti costituzionali, i contratti dei lavoratori, le rivendicazioni dei disoccupati, il ricordo di pagine storiche e simboliche della nostra storia.

Prova piuttosto a sfruttare la tua notorietà e la tua posizione, anche politica, per fare cose più utili: ad esempio suggerire alle pizzerie di regalare ai bambini un giochino cinese da 20 centesimi per ogni margherita da 5 euro ordinata. Vuoi scommettere che tra un Happy Meal e una pizza con allegato pupazzetto, nemmeno mio figlio avrebbe dubbi?

Certo, così facendo, clicchini non ne beccheresti nemmeno uno.

E capisco che sia un cacchio di problema.

Per te.

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Lettera di un Grillino mai nato

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Ciao,

sono un troll del Movimento più fico d’Italia. Passo la giornata a infestare internet di propaganda, scassando le balle alla gente che vuole discutere di politica. Anche a quelli che, come me, pensano che il PD somigli sempre meno ad un partito e molto più ad un comitato d’affari. E che si indignano e si impegnano per portare un po’ di moralità nella politica. Loro, i piddinimenoelle, sono comunque gente che sbagliano. Non si può essere piddinimenoelle e avere ragione. Le due cose si escludono a vicenda, alla radice.

Invece, penso che Beppe, lui sì, abbia sempre ragione; anche quando dice cose che contraddicono le precedenti. D’altronde, a parte noi, chi può dire di avere la verità in tasca? Nessuno è nato imparato. Tranne Beppe.

Lo ammetto: c’è gente del PDmenoL che mi sta simpatica. Anzi, dirò di più: certi miei compagni di Movimento non li sopporto proprio! Credo che ambiscano solo a complottare per sfruttare la nostra forza elettorale ed arrivare alle poltrone. Non lo permetterò! Ma intanto non dico nulla. Tempo al tempo: il problema, al momento, è il PDmenoL. I nodi verranno al pettine, e saranno risolti al momento opportuno. Come in Sardegna, dove grazie a noi, non ci siamo presentati proprio. O puliti, o niente! Ora così abbiamo le mani libere e possiamo lamentarci delle porcate della classe dirigente. Vedrete che opposizione che faremo! Non ci servono le poltrone a noi, per far casino!

Lo ammetto: non ho capito bene quale programma abbia in mente Beppe per noi. Ad esempio sulla legge elettorale: abbiamo chiesto il ritorno al mattarellum per un anno, ma quando sembrava che si potesse fare, ci siamo ricordati che le decisioni si prendono in rete, e abbiamo chiesto tempo per indire un referendum interno. In questo modo, abbiamo lasciato che Renzi (quanto lo odio!) potesse fare la legge con un delinquente! Questo è il PDmenoL, la gente lo deve sapere! Oppure, come quando nel 2011 Beppe diceva che Napolitano doveva sostituire Berlusconi con un tecnico, e oggi ne chiede l’empeachment perché non avrebbe dovuto farlo… #confused

Comunque, non m’interessa poi tanto; è come quando ero piccolino, e non capivo quello che mi dicevano mamma e papà, ma lo facevo e basta: loro mi volevano bene. E anche Beppe ce ne vuole. Lui è come il nostro papà. Roberto è come la nostra mamma: è buona e cara, ma se si incazza… E poi, ha i capelli lunghi.

Vivo in un mondo che non mi piace: siamo tutti senza lavoro, senza una meta per il futuro, senza certezze e garanzie, e ci trasciniamo a stento nella vita, aspettando un domani che forse non arriverà mai. Per questo mi impegno. Occorre punire i responsabili di tutto questo. Occorre dargli una lezione. Far capire loro che il tempo delle autoblu, dei pasti alla bouvette, del magna-magna, sono finiti per sempre. Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno! Ma la troveremo vuota, e allora saliremo sul tetto a stendere uno striscione. Sembra poco, lo so, ma sapere che un gruppo di ragazzi che parla come me, che mangia come me, che ride e piange e si incazza come me sta lì sopra, sul tetto, a sventolare lo striscione, mi riempie il cuore di orgoglio.

Poi, devo uscire a cercarmi un lavoro. Ma con il cuore gonfio di orgoglio. Che non è poco, di questi tempi.

A me piace il Movimento: raccogliamo le firme, distribuiamo i volantini, impariamo a memoria le poesie del blog e poi le recitiamo in piazza. Siamo fieri dei nostri eletti. A Parma, ad esempio, abbiamo un sindaco. Sta facendo tanto tanto bene. E se non ha potuto spegnere l’inceneritore come aveva promesso, la colpa è del PDmenoL. Che bastardi…

Ormai guardo poco la tv. Tanto, tutti i programmi che trasmettono complottano contro di noi. Mi informo su internet: c’è il blog di Beppe, c’è la TV via web, ci sono le pagine facebook dei nostri parlamentari, da consultare ogni mattina. E il pomeriggio lo passo a vomitare sulle pagine degli altri tutto quello che ho imparato. Ad esempio il regalo fatto alle banche da questo Governo! Lo ha detto anche la Meloni. Al massimo, leggo il Fatto Quotidiano. Ma solo quando dice cose approvate dal Movimento. Non quando spara minkiate.

Civati, in particolare, ce l’ho nel mirino. Per carità: è bravo, si vede che è onesto, si capisce anche quando parla e spesso mi piace anche quel che dice. Ma è del PDmenoL. Quindi la soluzione è: Civati, passa al Movimento! Ricostruiamo un partito nuovo, in Italia. Uno in meno, uno in più, che problema fa? Prendiamo il pezzo buono del PD, il pezzo buono di SEL, il pezzo buono (quasi tutto, noi siamo come il maiale, non si butta via niente) del Movimento5stelle, ci aggiungiamo un po’ di Rodotà e una spolverata di Zagrebelsky, ed è fatta! Certo, un partito che nasce già con 5 correnti può essere un problema, ma a questo ci penserà Beppe.

Io, troll del Movimento più fico d’Italia, in verità ho tanta fifa che Civati e il suo gruppo facciano diventare quel comitato d’affari che è ormai il Partito Democratico, un partito votabile. Come farò a spammare le mie minkiate sulle pagine facebook di mezzo mondo?

Mi toccherà cominciare a fare politica come stanno facendo loro!

Oddio noooo!

Oggi e sempre: forza Beppe!!!

Scemo chi vince. Sondaggio semiserio sulle elezioni 2015 (o 2014?)

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Ordunque (certi incipit improbabili si possono leggere solo su questo blog), l’Italia si appresta a darsi una nuova legge elettorale. Eh sì, era proprio quello che ci voleva. Di tutti i problemi urgenti e improcrastinabili questo era certamente il più sentito dal popolo.

Non hai un lavoro? Tranquillo, ora hai il listino corto.

Prima non arrivavi a fine mese e ora addirittura temi di non riuscire nemmeno a cominciarlo, il mese? E vedi come un miraggio il confine tra 31 e l’1, che riazzererà il plafond della tua rovente carta di credito? Keep calm: ora c’è il doppio turno.

E, naturalmente, se temi che la corruzione impedisca a te e ai tuoi figli di vivere in un Paese che se non premi la meritocrazia (embè, ai miracoli ormai non ci crede più nessuno, a parte i Mastrapasqua di turno), che offra perlomeno garanzie di pari opportunità a tutti i suoi cittadini, devi aver fede: il ricatto dei partitini sarà scongiurato da alte soglie di sbarramento.

E così, se hai deciso che ti sei rotto le balle di questo inutile teatrino politico che ti spupazzano quotidianamente ormai da anni e pensi “Ora scendo in campo io”: puppa. Se non prendi almeno l’8 percento sei fuori. Ma 8% significa circa tre milioni di voti. Un po’ troppi per me. E anche per te. Ma è la democrazia bellezza!, dicono, e l’accettiamo. Se non hai tre milioni di voti, non sei nessuno. E’ giusto che tu stia a casa, a guardare attraverso la tele l’inutile teatrino che ti spupazzano quotidianamente ormai da anni.

Insomma, è facile prevedere che alle prossime elezioni i tre poli che se la giocheranno saranno PDL (o come diavolo si chiamerà), CSX e M5S. Ipotizzando che nessuno arrivi al 37%, si prospetta un ballottaggio. Renzi punta molto (forse tutto) sul suo appeal. Berlusconi tirerà fuori dal cilindro qualche promessa mirabolante, alla quale al solito milioni di imbecilli crederanno (che ci possiamo fare: è la democrazia, bellezza!). Grillo al grido di fanno tutti schifo! Sono tutti morti! raccoglierà il resto. Pescando molto, temo, anche a sinistra, se SEL come probabile rimarrà un satellite pericolosamente gravitante intorno all’orbita di un PD totalmente renzicentrico.

Al ballottaggio quindi, cosa succederà? Boh, è difficile da dire, e io poi con le previsioni sono notoriamente una chiavica. Ma fin tanto che non diventerà un reato spararle a caso, ci provo di nuovo:
Ipotesi A) Ballottaggio PD-PDL: vince il PD. Non si discute. Mi rifiuto di immaginare uno scenario diverso, per la mia salute mentale. Che poi, in fondo, cosa cambia? (nota amara di un elettore scoraggiato e disilluso).
Ipotesi B) Ballottaggio PDL-M5S: dipenderà molto dalla strategia di Grillo per accapparrarsi i voti degli elettori PD, ma che questi votino Berlusconi anche per sbaglio, mi pare decisamente improbabile. Un voto a Grillo, una volta sola, giusto per vedere di nascosto l’effetto che fa, glielo daremmo. Quindi: vince il M5S.
Ipotesi C) Ballottaggio PD-M5S. E qui viene la sicumera del nostro segretario: siamo abbastanza certi che l’elettorato PDL voterà Renzi compatto. D’altronde il candidato è più loro che nostro (#sischerza). Praticamente certo che vince il PD.

Pertanto, a ragionarci sopra non ci si azzecca mai, ma tanto non si fa peccato:

  • Il PD vince le elezioni se supera il 37% o se entra almeno in ballottaggio. Difficile immaginare che non accada, ma in passato la sinistra è riuscita a perdere elezioni anche più facili, quindi perchè mettere limiti alla Provvidenza? Soprattutto se qualcuno non capisce che più dura questo governo, più la certezza di una vittoria si allontana…
  • Il M5S vince le elezioni se entra in ballottaggio con il PDL. Ipotesi improbabile, al momento, ma affascinante. Grillo dovrebbe fare tutta la sua campagna sul e contro il PD. Oh: ma non la sta già facendo?
  • Il PDL vincerebbe le elezioni solo nel caso in cui superasse il 37% (e il PD) al primo turno. Ipotesi remota anch’essa, al momento. Ma Berlusconi conosce il Paese. Sa dove andare a bussare per sommare voti. I listini bloccati gli consentono di elargire posti in Parlamento a chiunque, in cambio di un bel bottino di consensi. E, dunque, non è affatto scontato che non riesca nel giochino. E infatti in molti l’hanno fatto notare:

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E chissà poi che nel frattempo a Berlusconi non riesca anche di trovare un “Civati” di destra…

Beh, si scherza, naturalmente. Infatti Renzi ci tiene a sottolineare che non si vince grazie ad una legge elettorale, ma perché si riesce ad entrare nel cuore e nella testa degli elettori, conquistandoli uno per uno.

E io mi auguro che Renzi questo faccia. E che non sia solo propaganda elettorale, ma un percorso condiviso di crescita e di proposta. Un #civoti, insomma.

Che le cose, insomma, cambiano solo cambiandole.

Grillino deluso? Leggi qui…

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by Angelo Giordano*

Ehi, tu!
Tu che ti senti di sinistra!
Tu che non andrai più a votare perché magari hai votato Grillo e anche Grillo ti ha deluso!
Tanto meno andresti a votare ad un Congresso del PD o a delle Primarie, vere o false che siano.
Aspetta un attimo, non ti voglio convincere di niente, ti devo solo ricordare la differenza tra certezza e probabilità.
Se non vai a votare hai la certezza matematica che altri voteranno al tuo posto e tra questi ‘altri’ molti saranno i clientes che tanto, giustamente, disprezzi e che consideri il cancro della democrazia.
E tu mi rispondi: ”Non so chi votare, sono tutti uguali e non cambia niente!”
Ecco.
Hai appena dimostrato con la tua risposta che non hai ben chiara la differenza tra probabilità e certezza.
E’ certo che se nessuno fa qualcosa di concreto le cose andranno come al solito. Ti dirò di più: meno tu ti impegni più i satrapi, locali e nazionali delle varie forze politiche, vedranno rafforzato il proprio potere. E’ matematico: se i Satrapi controllano il 30% dell’elettorato via clientelismo, se questo 30% diventa il 90% dei votanti perché la maggior parte degli elettori si astiene non c’è matematicamente speranza di cambiamento.
E tu mi rispondi: ”Perché, se mi tessero e vado a votare ad un congresso, a delle Primario o alle elezioni anche uno decente, a trovarlo, qualcosa cambierà davvero?”
Ecco, ti rispondo io, è improbabile, tutto sommato, ma è possibile.
Seeee, mi rispondi tu.
Certo che sì, incalzo io:
seguimi: se ti prendi la tessera del PD
(in sottofondo rumore di ringhi, vomito, urla, armi da fuoco)
mica poi sei obbligato ad andare a votare, giusto?
Giusto.
Però se ti prendi la tessera del PD puoi andare a votare al Congresso PD
(in sottofondo risate tipo show televisivo)
Dicevo, al Congresso PD la Mozione Civati.
CiChi?
Civati.
Insomma, informati, mica è Renzi che si porta appresso i Satrapi e la Dottrina Marchionne; si è opposto a Monti e al governo Letta PDL.
Ebbè, mi dici tu, mi sono opposto pure io a Monti e al governo Letta PDL.
Ecco, rispondo io: lo vedi che siamo d’accordo?
Se riusciamo a portare in alto la Mozione Civati magari non ci sarà mai più un governo Letta-PDL e magari ci sarà qualcuno che tu abbia cuore di votare nelle prossime elezioni comunali – regionali – nazionali.
Meglio essere in minoranza ed essere che non essere.
E anche questo è matematico.
Coraggio… Scegli la speranza e non rassegnarti alla certezza!

 

* Direttivo PD Matera, gruppo Basilicata per Civati.

Piccola storia ignobile (lucana).

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E’ una storia piccola, che non rimbalzerà agli onori della cronaca nazionale, che forse non susciterà scalpore. Accade in una lontana regione italiana, che pure è al centro del Sud Italia. Mi ha sempre colpito che dalle foto dell’Italia di notte, riprese dai satelliti o dallo spazio, quelle in cui le luci delle città squarciano il buio infinito, la Basilicata appaia quasi una macchia nera, come nelle zone più impervie ed ostili del Paese; ma non hanno spento la luce: qui non è mai stata accesa.

Il m5s deve aver aspettato anni queste elezioni regionali; arrivate anzitempo, per le dimissioni anticipate del Governatore – premiato per il suo gesto coraggioso con la promozione alla guida del Partito Democratico – dopo il fenomenale risultato di febbraio hanno sognato di strappare la Regione al centrosinistra e inaugurare una fase nuova. E, detto tra noi, poco ha fatto il PD lucano per impedire che le speranze grilline si autoavverassero, tra risse e lotte di potere, manovre di palazzo e primarie di dubbio gusto.

Ma, evidentemente, i grillini nostrani non hanno fatto i conti con il punto debole del loro disegno: il Movimento. Quel che da mesi molti di noi denunciano sulla natura autocratica di questa formazione (anche se qualche volta attirati dall’antipolitica e dal desiderio di sfasciare tutto per ricostruirlo nuovo, nauseati dall’incuria con la quale i nostri governanti amministrano la macchina pubblica, il nostro territorio e i servizi essenziali alla società), si è limpidamente realizzato in Basilicata.

Per la cronaca, con dubbie modalità operative, si sono finalmente svolte dopo settimane di tensione interna le votazioni, rigidamente online, per designare il candidato del Movimento alla Regione. Poco dopo la proclamazione del risultato, il primo in classifica è stato “espluso” dalla competizione per irregolarità amministrative non meglio specificate, e il ruolo di candidato è stato ufficialmente affidato al secondo. Probabilmente comunque una buona scelta, per il suo popolo, ma non lo sapremo mai perché chi ha votato per il primo lo ha fatto inutilmente, visto che a quella competizione la persona che hanno scelto non avrebbe nemmeno potuto partecipare. E magari gli aventi diritto al voto si sarebbe espressi diversamente.

Insomma, un gran bel pasticcio. Che rivela come il Movimento, pur animato da buone intenzioni alla base, rimanga un prodotto di marketing in mano a due spietati strateghi della comunicazione come Grillo & Casaleggio; ai quali poco deve importare delle sorti della spenta Lucania, e forse anche dell’Italia. Il loro giocattolo viene prima di tutto; e in questo non ci vedo grande differenze rispetto all’autoreferenzialità che abbiamo sempre denunciato dell’attuale dirigenza piddina. Con la differenza che in questo partito, ed è l’unico in Italia, lo andiamo ripetendo da mesi, si celebrano i Congressi, si vota (poco, dovremmo farlo di più e in maniera più trasparente) coinvolgendo una notevole quantità di elettori ed iscritti (e il tesseramento dovrebbe diventare certo e cristallino).

Ai compagni, ai ragazzi delusi del M5S lucano lancio dunque un appello. Molto ci accomuna. Ma divisi siamo nulla. Abbandoniamo le bandierine che ci dividono e incontriamoci. Abbiamo un partito nel quale si può discutere, nel quale si può lottare, che si può e si deve cambiare. Il simbolo del PD a molti di voi può richiamare il passato; noi vogliamo proiettarlo nel futuro, e per farlo abbiamo anche bisogno della vostra energia, della vostra integrità, della vostra voglia di sognare un mondo migliore.

Di sognare una Basilicata finalmente illuminata a giorno; e da ben più di 5 stelle.