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La vera dichiarazione di De Ruggieri dopo il primo turno.

Siamo venuti in possesso della nota completa di appunti e note a margine che il candidato sindaco Raffaello De Ruggieri ha inviato alla stampa a commento del risultato ottenuto al primo turno delle elezioni comunali di Matera. Diretta ad una ignota collaboratrice di nome Rossella, l’abbiamo intercettata prima che la trascrizione in bella copia la modificasse del tutto, snaturandola. Le parti in grassetto sono quindi quelle eliminate nella versione definitiva, così come le note di commento a margine…

Titolo: “Ottimo risultato che premia la nostra capacità di unire”. [Scusa Rossella, ma di meglio non mi veniva, sto incazzato come una iena!]

“Sento il dovere di ringraziare gli uomini e le donne della città di Matera che hanno premiato il nostro impegno politico civico, portando i livelli della loro adesione a oltre il 36% dei voti. Certo potevate pure fare un po’ di sforzo un più, abbiamo speso un botto solo per il camion di Romaniello’s e questo è tutto quello che sapete fare? Un risultato comunque straordinario, soprattutto se si tiene conto che la nostra associazione ha mosso i primi passi nel marzo del 2015 [dici che suona credibile, anche se ne abbiamo aperte diverse altre, e anche qualche Fondazione, già quarant’anni fa?] e in soli tre mesi, ha raggiunto un traguardo così ambizioso e gratificante. In verità i sondaggi giusto proprio tre mesi fa ci davano in netto vantaggio, dicevano che Adduce stava sul cazzo a tutti ma il sondaggista lo aveva ingaggiato Tosto e la qualità dei suoi fornitori di servizi sappiamo quanto lasci a desiderare. Quando vinceremo miglioreremo anche questo. [Giordano tieniti pronto a fare le valigie, che ti sopporto solo perchè stai dalla mia parte, se no da mo’ che t’avevo mandato a fare video ai matrimoni!]

Ora si riparte per l’ultima tappa. Dopo, se mi danno la Presidenza della Fondazione, mi ritiro [e vi mando tutti affxxxxlo!]. E’ quella più importante, che noi abbiamo la certezza di conquistare perché, una volta avuta la rappresentanza amministrativa della città, dovremo ricostruire l’unità dei cittadini e delle cittadine: quelli che non la penserano come noi, saranno infatti deportati sulla Murgia e nutriti a giorni alterni con pane secco di Altamura e acqua dello Jesce non depurata. Sarà poi, per pubblico decoro, emessa un’ordinanza che vieti di andare in giro a fotografare monnezza e cessi chiusi. Ordine e disciplina, si diceva quando sono nato, e ottanta anni dopo ho concluso che avessero un po’ ragione anche loro: dobbiamo infatti ricostruire Un’armonia lacerata negli anni del dopoguerra, e da una campagna elettorale che ha visto fenomeni di divisioni e anche di dure contrapposizioni all’interno di famiglie, di associazioni e di partiti. E però si sono divisi male, se il 65% degli elettori non ci ha votati. [X Rossella: credo a questo proposito che la colpa sia stata di Giordano, che è andato dicendo che avremo preso il 55%, e non il 35 come poi è stato. Non è bello secondo me prendere in giro la gente, che poi s’incazza, vedi un po’ se gli puoi bucare sto feisbuc].

Quello che ci attende, quindi, è un compito fondamentale per il destino della città e dei suoi cittadini che avvertono l’esigenza di ritrovare uno spirito unitario che li faccia sentire parte di una comunità coesa. Ma sarà coesa solo se voteranno unitariamente per me, perché se votassero unitariamente Adduce non sarebbe la stessa cosa. Il problema non è tanto l’unità in sè, ma chi ne beneficia, e se ne beneficio io, sono vantaggi per tutti.

Per questo l’adesione al nostro progetto registra una progressione vincente che cresce ogni giorno di più (giusto ieri ad esempio un cinese mi ha detto che al ballottaggio ci vota, o almeno così mi è sembrato di capire quando mi ha portato il conto del suo ristorante), e ci rende fiduciosi di poter ricomporre la città per renderla europea [Ross, io però sta frase la toglierei, perché in effetti in Europa ci ha già portati Adduce, non vorrei che poi fosse un boomerang, valuta tu].

Una dimensione internazionale che troverà nel lavoro la sua massima espressione di sviluppo [questa non vuol dire un cazzo ma fa sempre la sua porca figura!], perché l’unità politica civica e l’occupazione delle poltrone dei suoi abitanti saranno centrali nel nostro impegno di governo.

Contrariamente al sindaco Adduce che ha avuto la capacità di dividere il proprio partito per non avere fatto le primarie, [Ros, certo che ci ha lasciato il peggio del PD a noi, eh?] di dividere il consiglio comunale di partenza per non avere rispettato alcuni patti [dovevo fare il Presidente della Fondazione, cribbio!] e di dividere persino il Comitato 2019, la cui maggior parte si è schierata contro di lui, che se avessimo potuto decidere di fare come volevamo noi, avremmo diversamente vinto, noi siamo uomini di pace, di governo e di unità.” [ Rossè, credo che una chiusura umoristica dopo aver parlato male di Adduce qui ci stia bene, tanto ‘sta battuta è troppo sottile e non la capisce nessuno! 😉 ]

Nino e Stefano a Radio Radiosa: il Podcast

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A grande richiesta (?!) ecco il podcast della diretta su Radio Radiosa di ieri, in occasione della trasmissione “Il Punto”, che approfondisce tematiche relative alla politica cittadina.

Il Punto, del 02/03/2015 – Radio Radiosa

–> Per ascoltarlo in streaming cliccare sul link; per salvarlo sul proprio PC, tasto destro del mouse e “Salva (link) con nome”.

Carmen Lasorella, la cultura, e la razza.

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I concittadini materani si saranno ormai accorti che da qualche giorno si è fatta solida la presenza social di un noto volto della TV, nostra conterranea. In molti hanno ricevuto la richiesta di amicizia su facebook direttamente da parte della famosa giornalista Carmen Lasorella, e sono corsi col petto gonfio a raccontarlo agli amici del Bar Valentino.

Ma l’operazione è presto svelata: pare infatti (manca l’annuncio ufficiale) che Carmen si debba candidare a sindaco alle prossime elezioni comunali.

Operazione formalmente impeccabile: volto noto, familiare, pulito. Pure donna. Si vince facile.

Studiato a tavolino, l’identikit sembra infatti perfetto. Resta da capire chi l’abbia studiato, ma a questa domanda risponderemo magari un’altra volta.

Perchè ieri sera, scrollando annoiato la TL di Facebook, mi soffermo a leggere il commento della Lasorella ai ben noti fatti di Roma. Sgrano gli occhi e per poco non casco dal divano!

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Seguo il link che rimanda al suo sito, nuovo di pacca, e la situazione va di male in peggio:

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In un lungo e ficcante articolo, Carmen ci spiega il suo punto di vista, per il quale le evidenti colpe di un gruppo di sballati hanno una chiara matrice subculturale: nessuno ha rilevato infatti che sti cazzoni provengono da un Paese “Basso”, in cui la gente non sa nulla della bellezza, della storia, dediti come sono a mangiare salsicce e formaggio grasso tutto il giorno. Meriterebbero di essere trattati da barbari, quali sono. Gente che piscia sui muri. UNA BRUTTA RAZZA.

Non come noi italiani. Denigrati all’estero come mafiosi e mangiapizza, ma buoni come agnellini (magari qualche connazionale si diverte a sparare ai pescatori, ma solo se maldestramente travestiti da pirati). Noi abbiamo il Bernini, noi. E Michelangelo, Leonardo, Donatello e Raffaello: le tartarughe Ninja. Siamo culturalmente superiori a questa ciurmaglia, noi, anche se ci siamo tenuti Berlusconi per 20 anni.

Ma noi siamo diversi. Noi siamo una razza superiore, che sa riconoscere la bellezza, e dare valore alla custodia e salvaguardia dei propri capolavori! Infatti noi, se un gruppo di barbari ubriachi ci ammacca una fontana, noi ci indigniamo! Pazienza, invece, se si sbriciola Pompei.

E quindi.

Scusa Vermeer. Scusa Rembrandt. Scusate Mondrian e Van Gogh. Scusa quasi omonimo Karel Appel. E tu, Erasmo, con la tua mania di pisciare su tutti i portoni di Rotterdam: scusa. E anche a te, Spinoza, chiedo scusa, anche perchè i tuoi tweet mi fanno scompisciare dalle risate.

Scusate tutti. Perchè nella smania di trovare il candidato perfetto, che possa rompere i giochi e spaccare gli equilibri, nella città Capitale Europea della cultura, abbiamo commesso un unico, piccolo, quasi insignificante errore.

Pur di cavalcare bassi pruriti e mal di pancia, ci siamo totalmente dimenticati la cultura.

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L’elezione di Mattarella a Presidente della Repubblica ci restituisce un Partito Democratico unito, un centrodestra diviso, ali più o meno dichiaratamente anti-sistema ininfluenti e sempre (per loro discutibilissima scelta) fuori dai giochi.

Ma soprattutto il confronto con il 2013 è impietoso: la ricerca di una mediazione continua, logorroica, minuziosa e particolareggiata, da parte degli allora vertici del Partito Democratico mandò in tilt il sistema, tanto da doverlo resettare e tornare al punto di partenza, con la rielezione di Napolitano.

Al di là del curriculum del nostro Presidente, che lascia aperte le porte della speranza di un cambiamento di stile e di merito, ma le cui capacità saranno giudicabili soltanto dal modo in cui effettivamente gestirà il suo ufficio, è indiscutibilmente una vittoria di Matteo Renzi.  E forse il segno che un certo tasso di decisionismo manageriale, se la decisione è giusta e incontra subito il favore di tutti, può accelerare e semplificare i processi, saltando e “asfaltando” gli inevitabili distinguo, i rilievi marginali, i “sì, ma, però” e il benaltrismo, i rituali barocchi di cui è infarcita la nostra politica, e sui quali è piantato e fermo l’intero Paese.

Credo quindi ci sia molto da riflettere. E credo abbiamo molto da riflettere anche in Basilicata; e soprattutto all’interno del Partito Democratico. Che della trattativa ad oltranza su decisioni di metodo e di merito ha fatto il suo tratto distintivo, scavando sempre più profondamente il solco che lo separa dal sentire comune.

La designazione del candidato sindaco del centrosinistra al Comune di Matera sta ad esempio tenendo banco nel dibattito cittadino. Eppure ad oggi c’è un solo candidato in campo, anche guardando oltre il nostro perimetro; a favore o contro il quale si sprecano inchiostro e voce. E’ uno stillicidio che non ci possiamo permettere, forti anche della esperienza a livello regionale: la ricerca del miglior punto di equilibrio a tutti i costi, ha portato piuttosto a maggiori squilibri, rancori, promesse di rivincite. E ingessato e paralizzato l’azione politica. Basti pensare che dal giorno della sua elezione, il Segretario regionale ha convocato solo una volta l’Assemblea Regionale, e non vi è ancora ombra di una Segreteria. Alla faccia del metodo nuovo, partecipato, del rovesciamento della piramide, sbandierato e propagandato anche dai più giovani sostenitori di questo “nuovo” corso, e al quale non ho, non abbiamo, mai creduto, attendendo di vederlo piuttosto realizzato.

A Matera dobbiamo essere differenti, e in parte già lo siamo. Anche perché il nome del candidato è il meno. Ci interessano di più le idee sullo sviluppo della città; la freschezza delle liste che sosterranno il progetto; la preparazione della nuova classe dirigente; il perimetro dell’area che sosterrà il nostro progetto; l’azione di pulizia e allontanamento verso chi in questi anni ha lavorato più per crearsi spazi personali che per concretizzare obiettivi condivisi.

La partita del candidato sindaco si giochi qui.

Dimostriamo di essere autonomi, di essere capaci, di essere responsabili; di saper fare lavoro di squadra; di metterci tutti a disposizione del lavoro che, se ben impostato e condotto, segneranno i cinque anni più importanti della nostra storia. E di saper presto e bene sciogliere il primo nodo della lunga strada che ci porterà al 2019.

Altrimenti il rischio è di sprecare, ancora una volta, l’ennesima buona occasione.