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La lezione di greco.

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E continuano le lezioni di alta politica greca.

Dopo il referendum che ha mandato in tilt i calcolatori dei finanzieri europei e dei loro politici di riferimento al suo solo annuncio.

Dopo la vittoria massiccia e schiacciante dei NO al piano di “salvataggio” (in grado di fornire lo stesso aiuto di un’altra dose di eroina ad un tossicodipendente, pagata a caro prezzo), nonostante i tentativi di ingerenza, le minacce, gli scenari catastrofisti che hanno provato a influenzare l’opinione pubblica.

Il Ministro delle finanze greco Yannis Varoufakis si dimette, perchè sia chiaro al mondo che il no dei greci è in realtà un maestoso e grande SI:

SI all’Europa dei diritti, e non solo dei doveri.
SI all’Europa della ricchezza distribuita, e non concentrata.
SI ad un’Europa del popolo, e non solo della finanza.
SI al lavoro, giusto e per tutti.
SI alla vita.

Una giornata storica per quanti amano l’Europa alla follia, ma ne sognano un’altra. Più viva, più vera.

Alla sinistra italiana non servono pellegrinaggi, non serve sventolare bandiere e conquiste altrui. Serve l’umiltà di capire che con un grande progetto, comunicando valori semplici, chiari e universali, mettendo gli obiettivi e la politica davanti a noi e non a nostro servizio per acquisire rendite di posizione, non solo si vincono elezioni, ma si può davvero cambiare verso alla Storia.

Altro che storie.
Altro che Renzi.

E adesso la pubblicità. #Tsipras & #Syriza

C’è un processo di apprendimento automatico che è alla base di alcuni meccanismi pubblicitari, come quello delle sponsorizzazioni. Vi siete mai chiesti perché Del Piero fa la pubblicità dell’acqua? Tutti pensano sia perché se un personaggio simpatico ti suggerisce qualcosa, si è meglio predisposti a comprarla. Vero, ma non solo per questo.

I prodotti possono avere una serie di caratteristiche che sono solo fisiche: l’acqua può essere buona, ma non può essere simpatica; può essere effervescente, ma non può essere un campione; può essere diuretica, ma non può essere bella (anche se il packaging lavora per migliorarne il trucco).

Il tentativo degli strateghi del marketing è quindi quello di traslare le caratteristiche immateriali dei testimonial (la simpatia di Del Piero, il suo essere campione, e anche belloccio) al prodotto inanimato. Dopo una martellante serie di ripetizioni, Pavlov insegna, assoceremo all’inanimata acqua, le caratteristiche positive di Del Piero. Ci porteremo a casa quindi una confezione di acqua non solo buona, effervescente e diuretica, ma anche bella, simpatica e campione del mondo.

E’ un po’ quello che la sinistra italiana pare abbia intenzione di fare.

Tsipras e Podemos sono due campioni della politica oltreconfine. L’idea è un po’ quella di farsi sponsorizzare e diventare, dopo una martellante serie di ripetizioni (Pavlov insegna), automaticamente vincenti, capaci, affidabili, innovativi, perfino bellocci (a quest’ultima caratterista tiene molto soprattutto Fassina).

E’ probabile che l’esperimento funzioni, dal momento che com’è noto in Italia la politica è puro marketing, e che il pubblico, tolta una parte cospicua che è più o meno direttamente controllato da lobby e mafie varie, si muove seguendo i consigli per gli acquisti della TV.

Io piuttosto seguirei i consigli di Dario Fo, e metterei su una rete di solidarietà e mutualità, indispensabile anche se non si dovessero vincere le elezioni.

Che poi, a guardar bene, per vincere Siryza ci ha messo 11 anni e un default.

C’è tempo.

Intanto, a sinistra, lavoriamo.

La casa nella prateria.

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C’è un grande prato verde, dove nascono speranze: quello è il grande prato della sinistra italiana.

Con le ultime elezioni regionali emerge forte il tema della rappresentanza a sinistra. In particolare, quello dell’Emilia Romagna è un grido di aiuto, che non può restare inascoltato.

In politica – recita il vecchio manuale – non esistono spazi vuoti. Credo sia tempo per quel manuale di essere gettato nel cestino. Il vuoto della rappresentanza esiste eccome, anche se ovviamente non è facile, nè scontato, colmarlo.

Siamo infatti già al terzo grado di delusione:

  1. Delusi dalla vecchia guarda del centro-sinistra, per aver scoperto grazie alla goffa gestione bersaniana, che non si è mai voluto combattere sul serio Berlusconi e, soprattutto, il berlusconismo;
  2. Delusi dalla risposta movimentista, 5 stelle in primis, arroccati in posizioni di sostanziale ininfluenza e mera testimonianza, e incapace con i propri farraginosi metodi di selezionare una classe dirigente adeguata alla mission che si è data;
  3. Delusi da Renzi, che ha bruciato il promesso rinnovamento dopo averci venduto rottamazione, e ha bruciato la sinistra dopo esserne venuto a capo.

Ce ne sarebbe abbastanza perché il dovere civico del voto venga comunque espresso, anche soltanto per automatica reazione, verso una qualunque forza che si professi di sinistra.

Eppure, a sinistra, nè SEL nè l’ex TSIPRAS sfondano. Cos’è successo?

Ovviamente, il timore di soffrire una delusione di quarto grado rende gli elettori prudenti, scettici, disillusi. Il che si sposa con l’impossibilità di trovare, nell’offerta politica attuale, un’alternativa credibile e desiderabile: nella democrazia mediatica dei nostri tempi, si paga lo scotto di non avere una leadership chiara, un’identità e una linea politica ben definita. Soprattutto il primo si rivela essere un fattore critico di successo.

Le praterie quindi ci sono, a sinistra. E abbastanza ampie, da poterci costruire una grande casa.

Ma il problema è sempre lo stesso: come, costruirla.

Renzi si è preso il PD, e lo sta velocemente trasformando a propria immagine e somiglianza. E’ un processo sicuramente reversibile, ma non è al momento prevedibile quando. Civati rimane a mio avviso la migliore risorsa per provarci. Ma se i calcoli sono quelli di far valere le percentuali Congressuali alle prossime politiche, per tirar su una ciurma di parlamentari realmente “civatiani”, con i quali costruire eventualmente e alla peggio, un nuovo soggetto politico, significa che l’orizzonte perché il progetto veda la luce è di 6-8 anni. Un po’ troppo, anche per la più paziente delle gestanti, ma nei calcoli abbastanza per vedere come va a finire Renzi. Perchè sarebbe un peccato gettare via il PD e regalarlo a qualcun altro se Renzi si rivelasse in fin dei conti una meteora. Capisco quindi i tentennamenti, ma è l’ora di prendere decisioni, elaborare una strategia, percorrerla con decisione.

Perché un progetto di sinistra, a mio avviso, possa avere chanches di riuscire, deve avere:

a) una leadership chiara e indiscussa. Giochetti e lotte di potere renderebbero la casa troppo chiassosa e rissosa, e meno desiderabile il venirci ad abitare dentro. E’ il problema di Tsipras, e di SEL, il cui leader sembra essersi eclissato. E sarà il problema di qualunque tentativo “dal basso”.

b) una linea politica semplice e definita. La mozione Civati presentata al Congresso, che attinge al patrimonio valoriale della sinistra, è un’ottima base di partenza. Le parole di Civati degli ultimi tempi, con il continuo e corretto riferimento al proprio mandato elettorale piuttosto che alla presunta fedeltà al capo di turno, per spiegare la propria azione parlamentare e politica, un’ottima premessa. E’ questo il problema dei 5 stelle, che annaspano puntando il dito contro i problemi, senza quasi mai fornire soluzioni sistematiche, e una corrispondente e coerente visione complessiva.

c) una chiara volontà di rinnovamento. E’ importante l’esperienza e il contributo di tutti, ma è necessario che le prime linee siano selezionate accuratamente. E’ banale, ma le risposte a questo punto date da Renzi (e da Bersani prima) e da Grillo, hanno prodotto risultati opposti ma tutti poco credibili. Salvo eccezioni, che sono per l’appunto eccezioni alla regola, abbiamo di fronte una ciurmaglia di parlamentari – se non ministri – senza carisma e in alcuni casi addirittura impreparati. Senza un partito che faccia da filtro, quindi, è necessario che il ruolo di filtro qualcuno si prenda la briga di esercitarlo, anche a costo di dire dei costosi NO (costosi nell’immediato, ma un sicuro investimento per il futuro).

Come ha rilevato Curzio Maltese, negli altri Paesi PIIGS la sinistra si è organizzata, e viaggia verso il governo, o verso percentuali sicuramente in grado di influenzare, di più e meglio delle solitarie battaglie civatiane, le scelte dei governi nazionali.

Naturalmente io non so cosa è meglio fare.

Ma sarebbe meglio ritornare a discutere, come fatto a Bologna, di quale futuro ci immaginiamo, di quanto ce la sentiamo di rischiare, di come sarebbe bello e appassionante costruire una casa nuova, in questa immensa prateria.

Lettera aperta a Pippo @Civati

*di Giorgia Villa, Alessandro Galatioto

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Con il permesso degli autori, pubblico questa lettera su questo blog, condividendone ampiamente i contenuti.

Caro Pippo Civati,

siamo di quelli che in tuo nome hanno raccolto firme, volantinato, fatto banchetti, organizzato iniziative, convinto a votare e fatto eleggere esponenti della mozione. Siamo di quelli che hanno creduto di poter cambiare le cose occupando il PD dall’interno, che hanno abbracciato l’idea che un diverso modo di interpretare la politica fosse possibile, che si sono raccolti attorno ad un programma di cambiamento e di sinistra.

Al congresso abbiamo perso la nostra battaglia e l’abbiamo persa male. L’abbiamo persa perché non solo siamo arrivati terzi al congresso, ma ci siamo anche messi da soli nell’angolo. L’abbiamo persa male perché nonostante si sia riusciti ad eleggere esponenti della nostra mozione al Parlamento Europeo, ci siamo condannati all’ irrilevanza, ci siamo fatti relegare nel ruolo di “nemici del cambiamento”, “gufi” . Abbiamo gestito molto male importanti passaggi comunicativi uscendone a pezzi, ridicolizzati, penalizzati da iniziative ed esternazioni scoordinate.

A Luglio ci siamo ritrovati a Livorno dove abbiamo ascoltato delle belle, bellissime relazioni ed abbiamo appreso di esser divenuti una associazione. Però, francamente, ci aspettavamo qualcosa di più e di diverso, per esempio una discussione su cosa ci stiamo a fare in un partito che ha scelto di governare con l’NCD e far patti con il redivivo Berlusconi. Se, come sembra, in autunno avremo una manovra economica lacrime e sangue, chi ce lo fa fare di esserne complici? Se, il cielo lo volesse, si andasse a votare ed il PD vincesse che ruolo potremmo avere noi? Se invece, come temiamo, il PD perdesse le elezioni che vantaggio avremmo ad esser accomunati ai perdenti? La possibilità di guidare le macerie del PD? Di un partito ormai ridotto a comitato elettorale e il cui “brand” è ormai logoro? Politicamente, perché sopravviva almeno una rappresentanza politica della sinistra, sarebbe molto più saggio essere distanti anni luce dal PD quando verrà punito dagli elettori.

Ora, siccome questo percorso è iniziato con la tua candidatura a segretario del Partito Democratico, caro Pippo, abbiamo bisogno di sapere quale direzione pensi di prendere: non possiamo più rispondere ai problemi sempre più gravi del nostro paese consultando i nostri bloggers preferiti oppure citando libri vecchi e nuovi, spendendo la faccia per un obiettivo vago e indistinto ma dobbiamo invece essere capaci di fare delle proposte concrete e avere o guadagnarci la forza di imporle alla pubblica discussione.

Troviamoci e scriviamo un programma serio e sintetico delle misure concrete da prendere per far ripartire veramente l’Italia: lavoro, concorrenza, conflitto di interessi, legalità, stimolo alla imprenditorialità e all’innovazione, redistribuzione del reddito e del carico fiscale, diritti della persona, ponendoci seriamente come alternativa di sinistra al PD e accettando che chi ci sta è nostro fratello.

Poi dice che vince Grillo.

* Articolo pubblicato anche su Il quotidiano della Basilicata e sul blog EssereSinistra.

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Mentre impazza la campagna elettorale per le europee, e nella nostra regione tengono banco sui media le noiose diatribe interne al PD sul mai svoltosi Congresso Regionale, la vita va avanti.

E la gente si trova alle prese con la realta quotidiana: bollette da pagare, affitti, figli da crescere ed educare, necessità di spostarsi per lavorare. O per trovarlo, un lavoro.

Questa piccola realtà quotidiana pare non interessare nessuno. Né la politica, né il governo, che distribuisce 10 miliardi a chi ha meno bisogno pur di far dire di sè che si sta facendo qualcosa; nè l’Europa, impegnata nelle consuete chiacchiere che puntualmente la fine della campagna elettorale laverà via.

Ma sembra ormai non interessare più nemmeno quella che una volta era l’ossatura di questo Paese: la classe imprenditoriale piccola e media. Formatasi sul campo, speso con un passato essa stessa da operaio o da impiegato, messasi in proprio con la corretta combinazione di coraggio, talento ed intuito, erano loro stessi a volere dipendenti soddisfatti e felici. Qualche volta si contendevano i migliori a colpi di rilanci retributivi e bonus, rendendo il sistema competitivo ed equilibrato, per quanto possibile.

Ora qualcosa si è rotto. Sarà la crisi, sarà la sovrabbondanza di manodopera a buon mercato, sarà un sistema statale lontano, inefficiente e tartassatore che ha trasformato questa società in una sorta di far-west invece che in una comunità coesa e solidale. Ma i nostri piccoli e medi imprenditori sono diventate sanguisughe senza scrupoli. Non potendosela prendere con i più forti (anzi, molti di loro sono i principali fautori delle fortune politiche di questo o quell’incapace o corrotto politico, raggranellando pacchetti di voti – o tessere, in alcuni partiti – tra dipendenti e fornitori) i nostri novelli Dracula se la prendono con i loro sottoposti.

Approfittando della cronica mancanza di lavoro, arrivano – nella più bieca legalità, peraltro – a proporre contratti improbabili e insostenibili. E trovando sempre qualche disperato che accetta. Poco è sempre meglio di niente. questa la logica, corretta ma perversa.

Sono appena stato testimone di un atto del genere. Un quarantenne con un Curriculum di tutto rispetto, al quale una struttura turistica del materano ha offerto un lavoro a tempo pieno. In cambio di un inquadramento 6 mesi più 6 mesi con stage (quindi niente tutele, sussidi e amenità varie) a “ben” 450 euro mensili. E classica promessa finale di assunzione.

“Cosa devo fare?” mi ha chiesto, facendomi ascoltare la registrazione della telefonata con il futuro datore di lavoro.

Da una parte la propria dignità. Il giusto orgoglio di un lavoratore ormai arrivato, trattato come un sedicenne alle prime armi che ha il solo cruccio di portare fuori la ragazza e comprarsi le sigarette; e magari nel frattempo imparare un lavoro. Dall’altra lo stato di totale necessità: un figlio da mantenere, le bollette da pagare, l’affitto… Guadagnerebbe poco, ma comunque più dell’altra alternativa: niente.

Non so se quel lavoratore accetterà di prostituirsi, lavorativamente parlando. Di continuare ad essere povero,  forse solo un po’ meno, ma almeno con un lavoro. Non so se prevarrà la dignità – che qualche benpensante con la pancia piena scambierà sicuramente per disprezzo, per inutile orgoglio – o la necessità.

Dico solo che non dovremmo essere ridotti così. Dico che noi lavoratori dovremmo lasciare queste sanguisughe senza manodopera. Il momento di sollevarsi e combattere per il nostro futuro è adesso. Se non ora quando? I lavoratori di oggi, in questo sistema impallato, sono solo i disoccupati di domani. La contrapposizione tra lavoratori e disoccupati dev’essere quindi annullata. Dovremmo riscrivere tutti insieme il nostro futuro. Questo è il nostro Paese, non siamo comparse, ed è in gioco la nostra vita.

So che con questo articolo non cambierà il mondo.

Ma qualcosa bisogna fare.

Non voglio vivere in Paese in cui chi cerca lavoro si sorprende a trovarsi a pensare, di fronte ad una morte sul lavoro ascoltata al TG, che è un peccato, ma almeno se non altro si è liberato un posto.

 

#Renzi non lo fare.

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La stampa dà per scontato quello che il solo Civati denunciava senza ipocrisie nei giorni scorsi, e che tutta Italia aveva intuito che sarebbe successo prima o poi, già dal 9/12. Ma ipotizzando libere elezioni, nelle quali Renzi avrebbe potuto legittimamente misurare il proprio consenso ed arrivare trionfalmente dove ambisce arrivare.

La vicenda sta invece prendendo in queste ore una strana piega: Renzi pensa di arrivare a guidare il governo saltando le elezioni. Nessuno poteva prendere in considerazione un’ipotesi del genere per una banale considerazione: lui l’ha sempre escluso. A parte un paio di giorni lo scorso anno, quando il suo nome fu in ballottaggio con quello di Letta, e ci rimase fino a quando qualcun altro non lo depennò, non certo per sua esplicita esclusione.

Renzi ha passato gli ultimi due anni a raccontare di essere il nuovo e il meglio, e gli ultimi due mesi a fabbricare un percorso che potesse confermare agli italiani che in effetti era proprio così. Quest’ultima parte non dev’essergli riuscita granché bene, o magari s’è accorto che così continuando, anche grazie alla legge elettorale che ha tirato fuori dal cappello, la strada per Palazzo Chigi potrebbe essergli sbarrata per sempre. A questo punto: meglio l’uovo oggi o la gallina domani?

Caro Matteo: scegliere la scorciatoia e farsi consigliare dal proprio ego, non è mai una buona cosa. Questo governo che ti appresti a guidare nasce sotto i peggiori auspici. Lo so, a te piacciono le sfide. Ma andare a sbattere a duecento all’ora contro un muro di cemento armato non è una sfida pericolosa che mette i brividi: è una cazzata.

Dimentichi (o fai finta di non ricordare) una cosa fondamentale: il Parlamento resta il medesimo dell’anno scorso. Stessi numeri, stesse facce, stessa spiaggia stesso mare, dove pensi di andare? Nessuno mette in dubbio le tue potenzialità, ma perchè sprecarle così?

Questo è lo stesso Parlamento dei 101. E’ lo stesso Parlamento dove se devi cercare una maggioranza, devi chiedere il permesso a Berlusconi. O a Berluschino (Alfano), se ti accontenti di vivacchiare. E’ lo stesso parlamento in cui i grillini saltano sui banchi pronti a fare propaganda sul nulla. Ed in un Paese con il mal di pancia sempre più forte, rischi di farti fregare, se non hai la certezza di portare a casa qualche risultato utile, ed in brevissimo tempo. E quindi: #Renzipremier sì. Ma prima fai pulizia, e punta a mutarne le condizioni di fondo.

Caro Matteo, non accontentarti delle briciole. Non accontentarti dell’uovo oggi, immaginando che covandolo abbastanza a lungo, possa venirne fuori un fiero galletto domani. Il giochino era già stato tentato da D’Alema tempo fa. Con miseri risultati. E pure partiva con un vento anche più favorevole. Sono stanco di vedere il mio partito che gioca sempre in difesa, e di rimessa. Ti sei presentato come un grande goleador, e ora ti metti a fare il terzino? Non si può proprio sentire…

Caro Matteo, lascia perdere. Fai l’unica cosa sensata: prendi atto che in questo Parlamento non ci sono le condizioni per fare riforme e per trovare una strada chiara e netta per questo Paese alla quale dedicarsi per una intera, o anche due legislature (l’unica alternativa teoricamente possibile, una collaborazione con il Movimento, si è rivelata di fatto impraticabile – anche per errori ed orrori del PD). Disegna una mappa per ritornare al voto e ridare la parola agli italiani.

Lo diciamo da un anno, e abbiamo perso anche troppo tempo a immaginare e sognare percorsi alternativi, ma alternative non ce ne sono. E il fallimento di un #RenziPremier non ce lo possiamo proprio permettere.

Non puoi permettertelo tu, ovviamente. Ma non può permetterselo il PD, che dopo la sbornia delle primarie, si risveglierebbe con un tremendo mal di testa.

E non può permetterselo il Paese. Perché se un PD in piena forma fatica a contenere la destra, siamo sicuri che un PD stordito glielo consegnerebbe con un fiocchetto rosso.

E’ questo il film al quale stiamo assistendo.

E sappiamo già come va a finire.

 

Perchè uscire dal PD è una pessima idea.

Se potessimo fare una classifica dei commenti negativi più ricorrenti agli scritti di Pippo Civati sulle varie piattaforme web (blog, facebook, twitter), ne verrebbe fuori una cosa del genere:

3) “Che cavolo ci fa una persona perbene come te dentro il PD?”;

2) “Sì parla parla, ma poi alla fine voti come il PD”;

1) And the winner is: “Esci dal PD e fai un nuovo partito con Landini, Rodotà e Vendola e noi ti seguiamo”.

Ho contestato alla giuria che la categoria 3) ed 1) possono essere di fatto unificate sotto la stessa voce, ma non hanno voluto sentire ragioni: i detrattori di cui al punto sub 3) lamentano una situazione senza fornire soluzioni conseguenziali, mentre i detrattori di cui al punto sub 1) si spingono oltre ed offrono – gratis, peraltro, c’è di che benedirli – la soluzione a tutti i nostri problemi.

In ogni caso, io credo che la stragrande maggioranza dei detrattori di Pippo Civati sia potenziale elettorato di Pippo che proprio non sopporta vederlo agire ed interagire con i loschi figuri del PD.

Come se il PD fosse una cosa data, una massa informe ed immutabile (magari marrone e puzzolente, nell’immaginario collettivo) toccando la quale si rimane irrimediabilmente insozzati o contagiati.

Beh, le cose al solito, sono un po’ più complicate di così. Il PD, al contrario degli altri partiti, assume la forma che i suoi elettori – con non poca fatica – decidono di dargli. Qualcuno storcerà il naso, e dirà che elettori e militanti, per interesse o per ignoranza (o per sottile gusto masochistico) si fanno fregare e abbindolare dai loro dirigenti, e che alla fine si cambia tutto ma non cambia mai veramente nulla. Il che potrebbe essere vero in realtà per qualunque partito o movimento, se solo avessero delle regole di democrazia interna anche soltanto lontanamente paragonabili a quelle – peraltro insufficienti, e ci si dovrà impegnare a riformarle ed ampliarle – del Partito Democratico; e peraltro, la base della democrazia prevede che siano gli elettori a decidere, e la decisione non può essere filtrata da un Grande Fratello che vi appioppa l’adesivo “good” o “no good” a seconda del suo inappellabile giudizio morale. E quindi, meglio mettersi l’anima in pace.

Comunque, veniamo al sodo. Perché non è una buona idea uscire dal PD, anche se ogni giorno – Dio solo lo sa – non passa quarto d’ora senza che qualcuno di noi lo pensi? 

I verginelli si tappino gli occhi, e le orecchie, che ora la dico brutta: perchè non conviene.

Non conviene? Ecco i soliti politicanti che pensano alla carriera e a sistemarsi le cose loro. No, no, non avete capito: non CI conviene.

Qualunque sia la legge elettorale che trasforma il consenso in seggi parlamentari, appare chiaro che per cambiare le cose senza “sporcarsi le mani” con la massa informe di cui sopra, occorre avere la maggioranza assoluta, o quantomeno relativa, dei consensi. Cosa del tutto improbabile da realizzare; e, qualora si trovasse modo di renderla possibile, certamente molto molto costosa. La qual cosa implicherebbe di fatto il doversi sporcare le mani con altri tipi di masse informi e maleodoranti: finanza, grande industria, lobbies, e non voglio dire altro…

Il PD, pur con tutti i suoi difetti, rimane pur sempre un partito contendibile: ci si candida, si fa breccia nei cuori della gente (per dirla alla Renzi) e ci si mette alla sua guida. Semplice, facile e pulito. A parole.

Agli increduli della prima e della seconda ora, dico: guardate il vostro partito. Qualunque esso sia. Non è conquistabile. Se non a costo di sporcarsi le mani, come sopra. Vi sono barriere all’ingresso, vestite di razionalità, praticamente insormontabili. Anche nel PD ve ne sono, e ve ne mettono, ma nulla che una spinta di massa ben organizzata non possa superare.

E quindi veniamo al primo nodo. Serve una forza, e ben organizzata. Dobbiamo organizzarci. Serve tempo. Servono risorse, più umane che economiche, ma comunque risorse sono. Il web aiuta a tenere relazioni e contatti quasi gratis, ma non risolve tutto.

Infine, una banale considerazione numerica. Avere la maggioranza del PD, significa poter sfruttare un notevole effetto leva: con due milioni di voti alle primarie (ma ne bastavano anche meno Matteo, eh, così non vale!), che equivalgono ad appena il 5% dell’elettorato attivo, la sinistra può ambire a guidare il più grande partito italiano. Mica male, direi. La sinistra varrà almeno il 5% no? Beh, con la legge elettorale in discussione, non si supererebbe nemmeno la soglia di sbarramento, presentandosi da soli (e presentarsi in coalizione, a cosa diavolo servirebbe?).

Quindi: scusate se la faccio così spicciola. Scrivo questo post per semplificarmi la vita. Rimanderò qui ogni volta che si accende una discussione sulla questione, evitandomi di ripetere lunghe litanie ogni volta.

Può non essere la strategia migliore; qualcuno può pensare che siamo dei paraculi; siamo aperti al dubbio, e alla discussione. Ma non ci sentiamo sconfitti. Partiamo da un buon risultato alle primarie e lo rafforzeremo. Non ci rassegniamo, e presto diventeremo maggioranza, nel partito e poi nel Paese.

Oggi gli elettori hanno scelto un altro candidato, un’altra strada, un’altra linea politica. E’ giusto che si lasci lo spazio all'”eletto” di dimostrare il suo valore e provarci. Non lo diciamo noi: lo ha chiesto a gran voce quasi il 70% degli elettori che ha votato alle scorse primarie; appena due mesi fa.

Un giorno, non troppo lontano secondo me, potremmo essere nelle condizioni di dover chiedere lo stesso. Di lasciarci fare e di provarci, con l’appoggio nel Partito anche di chi non la pensa esattamente come noi.

E quindi. Popolo della sinistra! Uniamoci!

Pippo Civati ci apre la strada, ma tocca a noi saperla e volerla percorrere con lui fino in fondo. Imboccando una via stretta, lunga e tortuosa che si chiama: politica. Tutte le altre scorciatoie portano, immancabilmente ed inesorabilmente, al punto di partenza. Mi pare che se ne abbia avuto prova, in questi ultimi venti anni.

Ad maiora!

De Gregori rimandato agli esami di sinistra?

Siccome se ne sentiva il bisogno, oggi il Corriere della Sera ci delizia con un’intervista a Francesco De Gregori, tra i massimi esponenti riconosciuti e patentati della cultura di sinistra italiana, che ci spiega il suo punto di vista sulla situazione italiana.

Pieno di aspettativa mi appresto a leggere e rimango un po’ perplesso. Sui social il popolo di sinistra si spacca (e ti pareva). Il De Gregori del 2013 è ancora di sinistra? Esprime posizioni condivisibili e dà una lezione ai guru e alle nuove leve che si sono messe in testa di cambiare il mondo (pensa te)? Oppure si è un po’ imborghesito, difende il gruzzoletto e spara solo ovvietà, alcune palesemente in conflitto con quello che dovrebbe definirsi “essere di sinistra”?

Ciascuno dice la sua ma non si riesce a trovare la quadra. Peraltro operazione difficile: siamo di sinistra, mica cotiche. Così ho elaborato il mio personalissimo metodo scientifico, che altro non consiste che dare un voto alle singole dichiarazioni del personaggio rispetto a quanto io pensi o senta (non che abbia il patentino della sinistra, ma credo non ce l’abbia manco lui, quindi giochiamo). Ne è uscito quel che segue:

Affermazione Commento Voto
Ho demolito figura emergente di Veltroni Riferito a sei anni fa, stima. 10
Interesse per la politica è scemato Se sei di sinistra nun se po fa 2
Pagare le tasse felice di farlo Beato te che le puoi pagare (chedere a Fassina) 8
Votare Monti alla Camera Oddio 2
Votare Bersani al Senato Col senno di poi… 6
Monti ha governato in modo consapevole Mah, insomma. 4
Probabilmente non voterei Male 0
Col porcellum tanto vale scegliere i candidati dall’elenco telefonico (sarcasmo) Oh, cominciavo a disperare 9
Continuo a pensarmi di sinistra Ognuno ha i suoi problemi esistenziali s.v.
Tutelare fasce deboli: immigrati, giovani evvabbè 10
Redistribuire la ricchezza evvabbè 2 10
Non credo che la ricchezza vada punita non pervenuto il vero significato s.v.
A favore della scuola pubblica, delle pari
opportunità, della meritocrazia
Giusto, ma la rivelazione dov’è? 10
Sinistra oggi è idolatria piste ciclabili Che??!?! Povere piste ciclabili… 0
E sindacalismo vecchio stampo estremizzi, ma concordo 6
“Costituzione più bella del mondo” è un feticcio Ma che cazzo dici? L’applicassero, invece! -5
Non strizzare l’occhio ai notav L’occhio no, ma prestare un orecchio, magari… 5
O fare scouting con i grillini Ma la sinistra non deve dialogare con tutti? :-/ 2
Governo con Berlusconi è unico possibile Si vede che leggi poco 3
Occupare il PD è spiritosaggine mi astengo, sono in conflitto di interessi s.v.
Apprezza Letta? “Leggo e seguo poco” Appunto, si vede, e cmq è male 0
Nutro rispetto per il lavoro di Letta e Alfano Quale lavoro? 4
Bisogna dire qualcosa di nuovo siiii! 10
Berlusconi è stato un uomo d’azienda, abile nel suo campo Povero Gelli, tutto quel lavoro, tempo sprecato… 0
Berlusconi ha fatto politica per proteggere i suoi interessi mmmh… ma sì ci sta 10
Senza nessun senso dello Stato ok 11
Senza rispetto per le regole sei sulla strada giusta 12
Con scarsa cultura generale Se una cosa non ce l’ha se la compra, vedi De Gregorio s.v.
Berlusconi è inadatto a governare l’Italia oooooh Grandeee!!! Ma dov’è la rivelazione? 6
Mi chiedo se Italia è adatta ad essere governata no vabbè, questa è vecchia 2
Berlusconi con Ruby ha sbagliato: Andreotti non avrebbe telefonato Ambè che complimento! 4
Qualche domanda in meno su Noemi e in più sull’Ilva Sottoscrivo 10
Sarebbe stato meglio elaborare progetto per sconfiggere B. politicamente Già 10
Mi irrita sentir parlare di Regime Berlusconiano A me irrita il regime berlusconiano 0
E’ mancanza di rispetto per oppositori di Castro e Putin Giusto Putin, l’amico di B.? Ma ‘ndo vive sto cantante? E cmq non è questo 4
Ridicolo appiccicare lettera scarlatta a Renzi Condivido, ma insomma, si poteva evitare… 6
Renzi è uno che ha sparigliato Giusto. 10
Se il PD avesse candidato lui avrebbe vinto Vabbè ormai questa fa il pari con le mezze stagioni, la stampano sui calendari s.v.
Il termine rottamazione è volgare e violento Addirittura? Pensa se lanciava le molotov. Ma non fece il ’68 costui? 4
Non seguo più nessuno a scatola chiusa Ci mancherebbe, ma se prima dici che non t’informi, la vedo dura. 8
Non basta promettere e saper comunicare Già. Anche se farlo sarebbe cosa buona 6
Condivido i tagli ai costi della politica E chi non lo condivide s.v.
Questa idea della Rete come palingenesi e istituzione
iperdemocratica mi ricorda i romanzi di Urania
Basta dire che fa cagare, noi lo si dice da un pezzo, se leggessi i giornali… s.v.
Ho fatto pace con Veltroni Chi se ne frega s.v.
Mi piace Papa Francesco Non mi dire s.v.
Mi piaceva anche Ratzinger Cosaaa?!??! 2
Il suo discorso di Ratisbona fu un discorso importante Aaaah ok 8
Sono convinto che l’Italia abbia grandi chance per il futuro Wow! Che culo. 10
Ho cantato l’Italia che ogni tanto s’innamora delle persone sbagliate, da Mussolini a Berlusconi Eccolo De Gregori, allora c’è! 10
Sono stato berlusconiano solo per trenta secondi in vita mia:
quando ho visto i sorrisi di scherno di Merkel e Sarkozy
Io mi sono vergognato di essere italiano. -20
Risultato (media) Rimandato a settembre (come un provvedimento del Governo Letta) 5

Insomma, il voto è un po’ sotto la sufficienza.

E’ solo un gioco. Ma rimane da stabilire se è più di sinistra condividere il De Gregori versione 2013 o contestarne alcune affermazioni. Magari ne discutiamo al Congresso. Quando ci sarà.

Larghe Intese? Piuttosto larghe difese…

Berlusconi è un Senatore della Repubblica, condannato in vari gradi di giudizio per gravi ipotesi di reato.

Calderoli è un viceministro della Camera dei Deputati, che ha insultato un Ministro della Repubblica.

Alfano è un Ministro della Repubblica (per la Costituzione “responsabile per gli atti del proprio dicastero” stranamente i padri costituenti non hanno usato formule tipo “responsabile di quel che sa” o “responsabile sì, ma dipende da quanto sa e da quanto gli riferiscono quei cattivoni incompetenti della polizia”) che ha consentito e forse partecipato – direttamente o indirettamente – ad un’operazione di polizia in aperta violazione dei diritti umani.

Idem è stata un ministro della Repubblica che ha – in buona o malafede – eluso il fisco commettendo un errore in sede di dichiarazione IMU.

Di questi quattro, solo l’ultima si è dimessa. L’unica donna; la più debole politicamente; l’unica di sinistra.

Cosa ci insegna questa storia? Cosa trasmettiamo al popolo come “morale della favola”? Qual è il messaggio che lancia il governo delle larghe intese al Paese che prima o poi dovrà decidersi di cominciare a governare?

Questo, tra le altre cose: se sei di sinistra, devi essere onesto e immacolato. Se non lo sei, devi andare a casa. Lo pretende il popolo: il tuo popolo, e l’immaginario collettivo di quell’altro.

Se sei di destra, è accettabile e immaginabile che tu sia disonesto, rozzo, e anche un po’ incapace. Se i tuoi atti e fatti dimostrano che sei così, non devi dimetterti: fa parte del tuo bagaglio culturale, del tuo modo di essere; è quello che si aspetta il popolo: il tuo popolo, e l’immaginario collettivo di quell’altro.

Ora, io sono di sinistra, ma pure confesso che qualche multa qualche volta l’ho presa; una volta sono persino uscito dal supermercato dimenticandomi di pagare l’acqua minerale; un’altra volta – per fortuna non mi ha sentito – ho mandato anche a cagare un tizio che da dietro la scrivania del suo ufficio pubblico diceva di non poter fare quel che insistentemente gli chiedevo di fare.

Meno male che non sono ministro – non sia mai – se no mi sarei dovuto dimettere subito, da me stesso. Da uno di sinistra, ci aspetta che faccia così.

Dal #wcamp @civati il nostro Forrest Gump

forrest

Ok, il titolo non sembrerebbe proprio un complimento.

Ma il riferimento è alla famosa scena del Gump-guru che corre senza motivo da una parte all’altra del Paese. Prende la decisione da solo, senza chiedere il permesso a D’Alema, e passando di città in città sempre più gente si aggrega al corridore solitario, fino a quando voltandosi indietro si accorge di avere un vero e proprio esercito di seguaci alle spalle.

Credo che sia quello che sta accadendo, ed accadrà, con la candidatura di Civati. Sempre più persone si aggiungono alla famiglia, convinti di sostenere un’idea, dei valori, prima che un uomo o un’etichetta. E credo anche che il lungimirante PD (quello dei capi di oggi e di ieri che vogliono farsi… pardòn “Fare il PD”) stia sottostimando Civati come fece con Grillo. Potrebbe essere una bellissima e piacevolissima sorpresa. Vedremo.

Ora, è chiaro che se Forrest correva senza un motivo apparente, ma per i mille motivi che ciascuno dei suoi discepoli assegnavano alla sua corsa (assomigliando da questo punto di vista ad altri candidati al Congresso…), Civati corre per motivi ben chiari: riformare il partito, per cambiare così la politica, per cambiare finalmente l’Italia. Per capire in che termini rimando al suo blog e alle iniziative che verranno.

In ogni caso si impegna in un percorso difficile e lungo, coraggioso in tempi nei quali si chiedono risposte veloci e definitive, ma che a ben vedere è l’unico seriamente percorribile per combattere la malapolitica, le clientele, la corruzione, la malavita, la bassa produttività, e aggiungo anche la depressione collettiva, che hanno radici profonde e antiche. Una sfida lunga perché lungo è il cammino per cambiare la cultura democratica di un popolo, che alla politica affida capacità taumaturgiche e quasi magiche. E che alla politica, anzi ai politici, si affida per determinare il proprio personale destino, o la propria carriera lavorativa. Perderà certamente consenso tra quanti saranno ansiosi e affamati di un cambiamento immediato, radicale, che altri possono promettere, pur sapendo di poterlo difficilmente mantenere.

La scorciatoia del leaderismo spinto infatti  (peraltro fin qui praticata con pessimi risultati; si dirà: non c’era il leader giusto! Non credo: il leader è stato sempre giusto fino a quando non si è mostrato inadeguato. Non se ne esce) non garantisce che cambiando testa si cambi tutto, se la testa è attaccata al corpo e il corpo è sempre quello e ha limiti evidenti di movimento. Inoltre dal punto di vista della base è sinonimo di disimpegno, di delega in bianco, di fede quasi assoluta nelle capacità che un uomo, chiunque sia, da solo non può avere. E’ a ben vedere l’impostazione berlusconiana, che a lui faceva certamente comodo, ma che abbiamo scioccamente scimmiottato in questi anni senza pensare di costruire invece una rete di consenso e di partecipazione della base: lo hanno fatto i sindaci, le reti locali, che infatti ne colgono, dove questo percorso è stato compiuto e pur nella debolezza assoluta del Partito, un vantaggio in termini relativi, colto in pieno alle ultime elezioni amministrative.

A volte mi capita di sentir dire che Civati non può essere un buon segretario: non ha il carisma di altri, appare debole perché non ha nessuno sponsor importante, a volte sembra insicuro e quasi indeciso. Beh questa è proprio la sua forza, e quel che mi piace. Io appoggerò Civati perché Civati è uno di noi. Un ragazzo che ha in mente un’idea di partito vivo, partecipato, attivo sin dal più piccolo circolo di periferia; aperto al confronto e pronto a rimettere in discussione le sue certezze che ripetute diventano dogmi irremovibili e insensati, visto che il mondo e la società cambiano rapidamente. Appoggerò Civati perché con lui ho la quasi certezza che, dovesse vincere il Congresso, il partito che sarà assomiglierà terribilmente al PD che ho in mente io. E nel quale desidererei impegnarmi attivamente, e con me so per certo a migliaia, stanco di delegare gente che presa la delega e ringraziatomi, si gira dall’altra parte e continua a farsi beatamente i fatti suoi. In questo PD io non voglio avere spazi, perché non voglio aver padroni da ringraziare; solo amici con i quali confrontarmi e fare politica, bella politica.

Certo la mia è fiducia, non fede; quindi, com’è giusto che sia, sarà sottoposta a verifica continua rispetto alle aspettative generate in questa campagna congressuale che si apre oggi.

Io sto con Civati perché Civati è uno di noi. E anche io mi sento un po’ Civati.

Ma io rimarrò sempre un po’ Civati; verificherò che lo rimanga anche lui.

🙂